Giuseppe Dal Bianco:

Perpetuo Vagare

(CD 2010 - D.B.)


[ http://www.giuseppedalbianco.it ]


A volte l'intensità, il valore di certa musica, è così grande, quasi immenso, da farci sentire infinitamente piccoli anche soltanto a stare lì, fermi sulla poltrona ad ascoltarla… Figuriamoci a tentare di scriverne, a ricercare improbabili e pur sempre inadeguate e insufficienti parole per poterla in qualche modo descrivere, per poter mettere insieme le poche righe necessarie ad una recensione… E così, per quanto difficile, debbo necessariamente parlarvi in qualche modo di questo splendido disco, una produzione estremamente curata sotto ogni aspetto, che si presenta in un' elegante confezione, arricchita da un eloquente booklet di 16 pagine nel quale, oltre alle note abitualmente presenti su ogni CD, trovano posto suggestive immagini fotografiche e un'accurata descrizione di tutti gli strumenti etnici/tradizionali utilizzati da Giuseppe dal Bianco. Diplomato in flauto traverso, ma amante e virtuoso utilizzatore anche di strumenti a fiato provenienti da ogni angolo del pianeta (hulusi, bawu, khene, satara, benas, tambin…), nelle otto tracce presenti su "Perpetuo Vagare" Dal Bianco unisce in modo toccante e suggestivo il suono dei medesimi strumenti (quindi flauti, oboi, organi a bocca, di diversa origine e fattura), con discreti e "morbidi" sottofondi sintetici e ben calzanti e trainanti trame percussive ad opera per lo più di Luca Nardon. Il tutto con il decisivo supporto tecnico di Giampaolo Borin, che ha curato le registrazione e i missaggi, restituendo al CD una qualità sonora straordinaria, in grado di valorizzare al meglio la "voce", il timbro, le sottili sfumature e vibrazioni che strumenti purtroppo così poco conosciuti ai più sono in grado di emettere e trasmettere. Nonostante gli otto brani "vivano" evidentemente di suoni, atmosfere ed elementi così interconnessi alla musica etnica, c'è da sottolineare che le composizioni sono, ad eccezione dell'ultima traccia, tutte dello stesso Giuseppe Dal Bianco. Un estasiante ed emozionante "viaggio" il cui sostanziale filo conduttore è l'appassionata e genuina ricerca sonora, attraverso l'utiliizzo di spesso piccoli, "misteriosi" e apparentemente insignificanti manufatti artigianali in grado, attraverso la "semplice" emissione del fiato, di produrre suoni e melodie che, sapientemente dirette e organizzate, possano, come in questo caso, toccare le "corde" più profonde della nostra sensibilità… Un CD consigliato indistintamente a tutti..

(Giuseppe Verticchio)


Luciano Maggiore/Francesco Brasini:

Chàsm' Achanès

(CD 2011 - Boring Machines)


[ http://www.boringmachines.it ]


Un'unica lunga traccia, registrata in presa diretta da Luciano Maggiore (nastri e apparecchiature elettroniche) e Francesco "fuzz" Brasini (chitarre elettriche). Atmosfere affascinanti, lente, progressive, dall'andamento ipnotico e rituale, che anche attraverso la ripetizione ciclica di un suono dal timbro simiile a quello di antiche trombe tibetane, sembra evocare immagini di sacri rituali, scorci di antichi e indecifrabili cerimoniali… Sullo sfondo drones, rumori concreti e scricchiolìi elettronici, feedbacks, trame ambientali, note di chitarra ora tese e dilatate, ora più pulsanti, marcate ed incisive…  Il substrato sonoro va via via crescendo, arricchendosi di nuovi strati, di nuovi elementi, mentre altri suoni scompaiono dissolvendosi progressivamente nelle profondità, lasciando infine spazio a cupe, rimbombanti e più informi masse di drones, correnti elettriche distorte attraversate da sibili e imprevedibili quanto misurati e ben amalgamati disturbi elettronici…  Quindi l'inevitabile decadimento… le masse sonore si spengono, lascando posto, prima che al silenzio, a residue onde di vibrazioni elettriche in risonanza…  Una performance estremamente suggestiva, trainante e di grande impatto. Un altro ottimo album reso disponibile da un'etichetta, la Boring Machines, che negli ultimi tempi ha pubblicato diversi altri titoli estremamente interessanti (Andrea Marutti/Fausto Balbo: Detrimental Dialogue; K11/Philippe Petit: The Haunting Triptych; Mamuthones: Sator…) già recensiti su "Oltre il Suono".

(Giuseppe Verticchio)

Molnija Aura:

Utopian Suns

(CD 2011 - Tophet Prophet)


[ http://www.myspace.com/molnijaaura ]


Un lungo, coinvolgente, affascinante viaggio attraverso il buio più profondo degli infiniti spazi stellari…  Una perfetta colonna sonora per immaginarie avventure cosmiche, a bordo di fluttuanti astronavi perse nell'immensità e nell'inconoscibilità del Vuoto Assoluto, sospese in una dimensione spazio-temporale in cui l'umana percezione sensoriale diviene via via un lontano, sfocato ricordo… un concetto astratto, un riferimento sempre più impreciso ed evanescente… Su  tutto domina l'oscurità, descritta attraverso masse di basse frequenze in lento movimento, soltanto a tratti violate da indecifrabili segnali di possibili civiltà aliene, captati attraverso strumentazioni di bordo che colmano il silenzio di sterili e angusti ambienti a prova di forza di gravità tratteggiandolo con ronzìi, sibili elettronici, onde sonore ritmiche…  E poi cicliche, potenti, imprevedibili tempeste cosmiche che crescono, scuotono, inquietano e spaventano, e che improvvisamente si dissolvono nel Nulla, riconducendo in un istante il viaggio a quell'apparente, illusoria immobilità che soltanto il confronto diretto con l'Eternità e con l'Infinito può ingannevolmente indurci a credere reale… Un viaggio sonoro che raggiunge il suo apice estremo nei quindici minuti della title-track, laddove una pulsante e ipnotica sequenza melodica in crescendo proveniente dal Profondo sembra avvolgere lentamente ogni cosa, disintegrando ogni residua percezione del tempo e dello spazio, e lasciando il cosmonauta/ascoltatore a fluttuare senza controllo e senza memoria in una dimensione "altra".

(Giuseppe Verticchio)


Molnija Aura is an electronic ambient/glitch project of Davide Del Col and Andrea Marutti from Milan, Italy. "Utopian Suns" is the project's first full-length album. Recorded and mastered between 2007 and 2009, the CD is inspired by science-fiction themes and space-age relics. Consisting of six tracks created mostly with analogue and digital synthesizers, the album is a long and engaging journey through sidereal dephts: shrouded in the darkness of immense and untouched vastness, beyond the great unknown, hovering in the void of zero gravity landscapes explored with slow and unreal movements. The uneasyness of silence and the absolute void of impenetrable gloom, the infinite and overwhelming distances, the fear of solitude and isolation, the anxiety of no return… And then the emotion of discovery: other worlds, unknown universes and impalpable beings, undefined and unidentifiable entities, close encounters, the unutterable and the unthinkable. Molnija Aura trace new and absorbing lines, and set a wider border to that area of electronic music inspired by space exploration, astronomy and science-fiction. "Utopian Suns" is a must for all those interested in Dark Ambient, harmonic resonating drones, eternal reverberating cold soundscapes, and atmospheric dilated sequences.

(Tophet Prophet)

Maurizio Bianchi/Jan-M. Iversen:

Rekviem MB-JMI

(CD 2011 - Silentes)


[ http://www.silentes.net ]


Statici e quieti fondi ambientali monocordi su cui si sovrappongono in alternanza pulsazioni elettriche, agglomerati di rumore rosa, inserti di ovattate field recordings, crescendo di profondi drones, fruscii elettronici, scricchiolìi, disturbi, onde radio, scroscianti maree sintetiche, stratificazioni di loops riverberati di frammenti melodici tintinnanti, gravi accordi d'organo, sfibrate e consunte sequenze armoniche …  Un' unica lunga traccia che attraverso progressivi ed efficaci cambi d'atmosfera sviluppa un affascinante e coinvolgente percorso sonoro, nei territori di una ricercata post drone-ambient  music dal marcato sapore sperimentale.

(Giuseppe Verticchio)

 

A "classic" minimal ambient album; just one long track, a bit obscure, of a static nature but unarrestable as a matter of fact and slowly developing, built with layers of soft and "round" sounds, heavily processed and effected, whose origin seems to be an organ... "Atypical" for sure, if confrontated with the huge and widely diversified productions of Maurizio Bianchi, this new album is probably one of the last and not to be missed releases signed by "M.B.", since he has already announced his definitive departure from the musical scene. Another extraordinary collaborative CD, involving this time Jan-M. Iversen, an artist of international fame who managed to enrich and elaborate with great effect the "sound materials" provided by Maurizio Bianchi.

(Silentes)

Opium/Sostrah Tinnitus:

Stain

(CD 2011 - Silentes)


[ http://www.silentes.net ]


Atmosfere oscure e al tempo stesso sognanti, progressioni lente e dilatate, sonorità morbide e avvolgenti, tappeti fluttuanti… Lo scorrere del tempo scandito dal ticchettìo di un orologio, imprevedibili e indecifrabili suoni aspri e taglienti che violano il quasi-silenzio; una nebbia che avvolge inquietanti paesaggi notturni confondendone i contorni e distorcendone le forme… Poi ancora la stasi e la quiete, interrotta da rumori percussivi riverberati, metalli risonanti, movimenti di indefinibili masse materiche sferraglianti, echi di suoni saturi e distorti … Sempre in equilibrio tra tessiture sonore più distese e spiccatamente ambientali ed evocazioni di più tetre e oscure suggestioni notturne, gotiche e decadenti, il connubio tra l'apporto dei due protagonisti di questo CD collaborativo, i ben noti progetti Opium e Sostrah Tinniutus, appare assolutamente perfetto e ottimamente calibrato. Un continuum sonoro di grande fascino che non scontenterà sicuramente chi già conosce e apprezza la musica dei due partecipanti nelle loro precedenti esperienze in solo, e che ugualmente si farà apprezzare da chi si avvicini a questo imponente album collaborativo senza avere contezza dei trascorsi musicali dei singoli artisti.

(Giuseppe Verticchio)


Warm, involving, deep and penetrating sounds... Flowing sounds patterns, vibrating drones permeated by a discreet sense of tension, evolving in dark, obscure, foggy, nocturnal atmospheres, violated by raven voices, mysterious noises and sounds of metal objects in motion... And then concrete noises, confused and elusive melodies, feeble light flashes, buried echoes of human voices, distant whispers, sudden passages of rough sounds, undefined nuisances, subliminal and hypnotic sequences, just like a recollection of unreal and dusty sounds from an old carillon... An extraordinary and not to be missed journey in the darkness, lead with great skill by two of the most remarkable artists coming from the Italian ambient/dark-ambient scene of the last decade.

(Silentes)

Enrico Coniglio/Under the Snow:

Dialogue One

(CD 2011 -  Silentes)


[ http://www.silentes.net ]


Spilt album che vede protagonisti Enrico Coniglio, di cui, sempre in "casa" Silentes, abbiamo già recensito il recente "Sea Cathedrals", e Under the Snow, nuovo progetto collaborativo di Gianluca Favaron (già metà dell'altro progetto "Lasik Surgery" insieme a Pierpaolo Zoppo/Mauthausen Orchestra) e Stefano Gentile, della cui musica avevamo potuto fino ad ora avere soltanto un piccolo "assaggio" nell'uscita su cassetta siglata semplicemente "W", parte integrante di una collana di 26 tapes di vari artisti (tra cui anche Enrico Coniglio) pubblicata da Silentes Tapestry (Collezione del Silenzio - Free Interpretations of Silent Sounds).  Le prime quattro tracce del CD, firmate da Enrico Coniglio, sorvolano i territori di un'ambient music abbastanza "classica", dalle sonorità morbide ma profonde, dall'andamento quieto e dilatato, seppure abbastanza abbondantemente "sporcate" di suoni di matrice più "rumorosa" e sperimentale, quindi sibili, scricchiolìi, fruscìi, crepitìi, talora di origine elettronica, talora derivanti da registrazioni ambientali, sovrapposti o alternati a rumori concreti, naturali o di imprecisate attività umane. Quindi un' unica lunga traccia di Under the Snow, che pur percorrrendo sentieri "paralleli", evidenzia approcci e sonorità che da una parte palesano un'impronta di carattere più sperimentale che non più tradizionalmente ambient, e dall'altra, per contrasto, si ricompongono intorno a strutture compositive più tese e drammatiche, sfociando talora in atmosfere e passaggi dal coinvolgente e prepotente sapore cinematico. Un album/dialogo di sicuro fascino e vivamente consigliato, nel quale Enrico Coniglio propone una musica che è sicuramente al vertice rispetto a quanto prodotto dallo stesso in passato, e nel quale Under the Snow inizia a "segnare"  con un'impronta abbastanza definita e riconoscibile il proprio stile e l'interessante percorso sonoro che questo nuovo progetto ha appena intrapreso.   

(Giuseppe Verticchio)


This is the first split work between Under the Snow and various artists/friends. Nearly an hour of suggestive "border" music, equally divided between the relaxing and ambient atmospheres contaminated with experimental elements created by Enrico Coniglio, and the low-fi/rough sounds and atmopheres crafted by Under the Snow (Stefano Gentile and Gianluca Favaron) - not so different but with a more dramatic, tense and hypnotic doom - built on deep drones stratifications, often hard and cutting, with a wide collection of noises, electronic hassles, ununderstandable wispherings, concrete moments... A perfect join-venture, a mix among two different music projects that gather coherence and inspiration to "sustain" a split album that showcases a not to be missed fusion of styles among the involved artists, oriented on parallel patterns, clearly increasing the value of their own personal and somehow different sonic directions.

(Silentes)

Lasik Surgery:

As One Enity

(CD 2011 - Menstrual Recordings)


[ http://www.menstrualrecordings.org ]


Dopo il CD "Cyclo", rilasciato da Silentes nel 2010, il progetto Lasik Surgery (alias Pierpaolo Zoppo/Mauthausen Orchestra e Gianluca Favaron) mette a segno un nuovo "potente" album che conferma gli ottimi presupporti evidenziati dal già notevole album d'esordio. Un'introduzione energica, dinamica e accattivante con "As One Entity Part 1", nel quale, da iniziali field recordings con voci umane e rumori vari di sottofondo, viene ad emergere un suono elettronico pulsante in loop dalla timbrica e dinamica simile a quella di un didjeridoo. Le trame sonore vanno poi via vai ad arricchirsi di strati di altri suoni, altrettanto energici e "potenti", per poi lentamente scemare, in congiunzione col seguente "Aktion". Qui le atmosfere si fanno più statiche, dilatate, seppure ancora costruite con field recordings e sovrapposti suoni e drones di matrice spiccatamente elettronica. Più aspri, "massicci" e d'impronta power-industrial i suoni del seguente "As One Entity Part 2",  seppure convogliati in un un "tunnel sonoro" che nel suo percorso non "apre" a furiosi "assalti rumorosi" come invece si potrebbe prevedere… In "Silence" un inizio costruito con onde e altre parti di glaciali suoni sintetici lascia successivamente il passo ad atmosfere più statiche e "fruscianti". Le dinamiche e le variazioni d'atmosfera sono lente e ben calibrate, cosicchè ci si ritrova quasi inaspettattamente in una zona "terminale" del brano nella quale spicca una lenta e profonda cadenza ritmica, debolmente violata da aspri suoni elettronici in progressiva dissolvenza. Freddi, pulsanti e sintetici anche gli elementi di "Sonnenwende", di fatto un breve brano/inserto che funge da ponte verso il più lungo ed elaborato "As One Entity Part 3". Qui, ad un inizio abbastanza "quieto" , segue un incisivo "crescendo" in cui i suoni si fanno via via più aspri, distorti, "distruttivi", confusi, mentre sibili su frequenze acute e scariche elettriche interferiscono con le aggrovigliate masse sonore in continuo movimento; un brano di grande effetto che chiude efficacemente questo nuovo e consigliatissimo capitolo del progetto "Lasik Surgery".

(Giuseppe Verticchio)

Nimh:

Krungthep Archives

(CD 2011 - Silentes)


[ http://www.oltreilsuono.com/nimh ]


Nonostante l'ampio utilizzo di strumenti etnici "Krungthep Archives" appare l'opera più coraggiosa di Giuseppe Verticchio o almeno quella maggiormente proiettata verso l'ignoto. Il futuro viene osservato attraverso la decadenza post moderna di Bangkok tra disegni elettronici, field recordings e drone che regalano all'ascoltatore suggestive atmosfere nelle quali la sperimentazione è protagonista indiscussa. La parte più consistente del materiale risale a quattro anni fa ma l'autore ha attinto anche da vecchie cassette e, rispetto a "Travel Diary" e "The Unkept Secrets", si percepisce una visione globale di quello che sarà Nimh nelle prossime uscite. Il rumore del traffico, gli abusi urbanistici e il senso di solitudine trasmessa dai cartelloni pubblicitari che irrompono nell'ambiente accompagnano la stesura di cinque movimenti di rara bellezza. Lasciatevi travolgere da un incedere ieratico e meccanico ma non ponetevi mai domande sulla vostra locazione spazio-temporale perché la musica in questione ha il potere di trasportarvi lontano non garantendo il ritorno alla ferale quotidianità.

(Lorenzo Becciani "Divine" - Dagheisha)


In this last effort, Giuseppe Verticchio (frontman and multi instrumentalist behind Nimh) liberates the musical possibilities of noises taken from various public places and subtly interact this study with densely sonic instrumental textures (made of various ethno-cultural instruments from traditional Asia). The musical signature and general aesthetic direction are in the direct vein of the two previous releases Travel Diary and Missing Tapes: moving, symbiotic and spatial relationships between the acousmatic theater, fragmented acoustic tones and relevant organic interferencies. The opening theme rises from the distance with an exquisite, almost liturgical music procession made of hypno- minimal patterns, long sustained acoustic drones and crowdy noises that progressively come into the mix. Track 02 starts with an intense burgeoning medley of sounds, abrasive noises, timbral and polymorphic textures which combined all together create a kind of vertiginous cyclical mind trip through altered memories. Track 03 probably represents the highlight with its meticulous and well balanced dialogue between static minimalism, luminous melodies lines, sustained sonorities and an avalanche of noisy, crashing sounds. Track 04 is an hypnagogic repetitive mantra for ethno instruments and sonorous, slowly evolving drone frequencies, punctuated by cinematic noises and physical atmospheres. Track 05 closes this energetically mobile and sonic voyage with a vast collection of concrete materials and deliciously introspective acoustic chords. Krungthep Archives reveal tremendous ecological soudscapes and introduces the listener into an original trans-cultural sound monography. These archives spontaneously communicate the pleasure to re-discover in a sensitive way the micro-polyphony of everyday life. Well recommended for curious, sound ethnographers and post-industrial (neuro-electronic) listeners.

(Philippe Blache - Progarchives)

Pietro Riparbelli/Yannick Franck:

Whinny Muir

(CD 2011 -  Silentes)


[ http://www.silentes.net ]


Sorprendente collaborazione tra Pietro Riparbelli (K11, PT-R) e Yannick Franck (Y.E.R.M.O., Idiosyncrasia), in un album costituito di una sola lunga traccia, costruita attraverso un sapiente e suggestivo lavoro di raccolta, selezione, stratificazione e mixing di suoni; per lo più onde radio, feedbacks, voci, spesso pesantemente trattate e rielaborate con effetti e filtri.  I frammenti più spiccatamente "musicali" che emergono talora tra i suoni solitamente profondi, oscuri, dilatati, spesso violati da "correnti"  fruscianti e distorte, sono rielaborazioni di frammenti sonori del compositore italiano barocco Alessandro Scarlatti (1660-1725). Un continuum sonoro di grande fascino e di grande impatto, in cui i movimenti lenti, progressivi, dalle variazioni talora quasi impercettibili, conducono con grande accortezza ed efficacia da un silenzio quasi assoluto alle più "potenti", devastanti, "aggressioni" dinamiche, talora a base di profonde, pulsanti basse frequenze, talora a base di suoni invece più aspri, saturi e "abrasivi"…  Una nuova, significativa conferma per Pietro Riparbelli; un album sicuramente da non perdere.

(Giuseppe Verticchio)


A single, long, deeply moving, slow and expanded drone-track, built on everchanging sonic masses, low frequencies, strong electric/electronic sounds, field recordings, feedbacks, buzzes, hisses, rough distortions, sunken organ chords, subdued inserts of strings orchestral parts. Alternation of progressive crescendos, ambiental stasis, sudden, dramatic and catching dynamic shocks... An involving and extraordinary "trip" across an obscure sonic path, convincingly assembled in collaborative form by italian Pietro Riparbelli (K11, PT-R) and belgian Yannick Franck (Y.E.R.M.O., Idiosyncrasia).

(Silentes)

Under the Snow:

Delta

(CD 2011 -  Silentes)


[ http://www.silentes.net ]


"Under the Snow" è il nuovo progetto musicale dietro il quale "militano" Stefano Gentile, già "boss" dell'etichetta Silentes nonché ideatore e primo artefice del progetto collaborativo "Maribor", e Gianluca Favaron, metà di Lasik Surgery (progetto condiviso con Pierpaolo Zoppo/Mauthausen Orchestra), di cui abbiamo già recensito due album, uno licenziato dalla stessa Silentes (Cyclo), e un altro, più recente (As One Entity), uscito per Menstrual Recordings. La "ricetta" di Under the Snow appare essere la più libera apertura, seppure in un ambito evidentemente orientato alla sperimentazione elettronica e mirata ad un risultato finale comunque abbastanza "coeso" per sonorità e per intenti, a influenze e sonorità di vario genere, miscelando con disinvoltura ma con indiscutibile efficacia elementi di matrice spiccatamente elettronica e ambient, field recordings ad ampio spettro, campionamenti di voci e canti, scricchiolìi e disturbi di derivazione "quasi" glitch, accennati "bozzetti" melodici, brevi fraseggi di chitarra acustica, loops, rumori concreti; il tutto in un contesto di atmosfere sostanzialmente "quiete" e perennemente sospese, pur non mancando in alcuni casi, come nella splendida ed evocativa quinta traccia, di "spingere" con un po' più decisione verso forme sonore di maggiore impatto, emotivamente più incisive e in un certo senso più "accattivanti"… Nessun "effetto speciale" ovviamente, ma talora anche un semplice, avvolgente, statico seppur "oscillante" drone elettronico con sovrapposti nitidi suoni riverberati di gorgoglìi di acqua e pioggia e distanti tintinnìi metallici ben miscelati, può fare la differenza e "scrollarci" decisamente dalla poltrona… Semplicemente un interessantissimo e ambizioso CD d'esordio.

(Giuseppe Verticchio)


Extended sonic fluxes of synthetic nature mixed with delicate acoustic and electric guitars chords and riffs, crowd noises, indefinite and fading melodic "spots" of unknown origin, feedbacks, echoes, pulsations, vibrations, cracklings, rustling waves in continuous movement… But also sudden pauses, unpredictable and improbable inserts of folk blues radio transmissions, crystal clear water sounds, static, wrapping and dramatic electronic weaves, metallic tickings… An extraordinary range of sounds and atmospheres for this new, challenging and really particular experimental-explorative project by Stefano Gentile and Gianluca Favaron.

(Silentes)

Antikatechon:

Privilegium Martyrii

(CD 2011 - Silentes)


[ http://davidedelcol.blogspot.com ]


Un superbo album di oscura, profonda, in un certo senso "classica" musica dark ambient, contesa tra atmosfere inquietanti, drammatiche, dense e spettrali, e toccanti ed evocative aperture melodiche, raggi di luce, flebili barlumi di speranza…  Passaggi a tratti quasi "sinfonici", seppure mai "pomposi" o ridondanti, "imponenti" nel loro incedere, nei riusciti crescendo, nelle lente e progressive metamorfosi, che talora si dissolvono in statiche, fluttuanti, ipnotiche stasi ambientali, per poi sprofondare in un baleno in claustrofobici, dannati, interminabili tunnel sonori, dominati da potenti substrati di drones, ritmiche meccaniche, colpi metallici riverberati, dalle cui trame emergono indecifrabili, disperati e confusi echi di voci umane, loops di masse metalliche sferraglianti, preludio di una lunga, profonda, tormentata e irreversibile discesa agli inferi… Un album assolutamente straordinario, quasi "epico" per l'efficacia della sua "formula" e del suo impatto emotivo, per un nuovo progetto che vede Davide Del Col, già "titolare" dello storico progetto "Ornament" e attualmente parte essenziale di progetti collaborativi quali  "Molnija Aura" o "Echran", tornare prepotentemente alla ribalta con quelle sonorità e atmosfere marcatamente oscure e "deep" che quasi 15 anni fa avevano caratterizzato le sue prime realizzazioni.   

(Giuseppe Verticchio)


Thick and spectral dark ambient, soaked with soft and flowing pads stratifications, wrapped in deep and penetrating low frequencies spires, enlightened by delicate and touching melodic inserts, profaned by echoes of reverberating metallic noises, clanging chains, circular mechanical movements, waves of indecipherable whispers, distant and suffering human voices... A great debut CD for Antikatechon, a project that showcases Davide Del Col's eclectic personality, already the unique mind of the Ornament project, and keyman of other recent collaborative projects such as Echran and Molnija Aura.

(Silentes)

New Risen Throne:

Loneliness of Hidden Structures

(CD 2011 - Cyclic Law)


[ http://www.stielh.com ]


Quando debbo recensire un nuovo CD di New Risen Throne, il timore è talvolta quello di risultare ripetitivo, di usare sempre le stesse parole, e di non trovare uno "spunto" o un'idea "diversa" e particolare per scrivere qualcosa che nella sostanza non sia estremamente simile a quanto già scritto tante volte in passato… Se da una parte infatti bisogna riconoscere a New Risen Throne il non trascurabile merito di aver  costruito negli anni uno stile musicale personale e inconfondibile, per il genere di suoni e campioni utilizzati, per  la forma compositiva, per il tipo di atmosfere che puntualmente è in grado di ricreare,  d'altra parte quando si ascolta un suo nuovo lavoro si sa già più o meno esattamente cosa ci si deve aspettare; cosicché dopo quasi un decennio di vita di questo progetto, il rischio, per chi ascolta, è quello di emozionarsi ogni volta un pochino di meno… Ad ogni modo non è detto che tutti come me già conoscano da così tanto tempo il progetto New Risen Throne, e non è detto che tutti abbiano già letto o ricordino a memoria le mie precedenti recensioni, quindi non mi asterrò dal descrivere anche il presente  "Loneliness of Hidden Structures" come un suggestivo ed ispirato album di musica tipicamente dark ambient letteralmente sprofondata tra fagocitanti masse di basse frequenze in perenne vibrazione, dalle atmosfere particolarmente lugubri e decadenti, a tratti violata da episodi di quasi marziale eppur dimessa "epicità", e nel caso specifico arricchita da due efficaci "remix" firmati rispettivamente dai ben noti Northaunt e Nordvargr, collocati in scaletta, secondo uno schema sicuramente atipico, non in fondo al CD in forma di "contributi speciali" come ci si aspetterebbe solitamente, ma in modo più indistinto e "occulto" in mezzo a tutti gli altri brani firmati dal solo New Risen Throne. Un album che sicuramente non deluderà i "fan" di uno dei pochi progetti dark-ambient italiani di "vero", indiscutibile e riconosciuto valore internazionale.

(Giuseppe Verticchio)


New full length album by Italy's New Risen Throne which marks a welcomed return to Cyclic Law. "Loneliness Of Hidden Structures" is the latest chapter of a series that began with "Whispers Of The Approaching Wastefulness" (Cyclic Law 2007) and continued on with "Crossing The Withered Regions" (Cold Meat Industry 2009). The first of this series is explained as the annunciation of the end, while the second part was expressing the advent of this end. Now this third chapter speaks of rebirth. Within the caves and ruins left by the destruction, there begins to form the first foundations and structures of a reconstruction that is in turn in constant evolution. The album's track listing is structurally organized in order to evoke that evolution:

1. The echoes of the end that travel through the empty regions ("Into Lungs declining structures", "Echoes from the loss")

2. New forms listening to the "silence" of a new world ("Loneliness", "New Risen Throne", "Lands filled with silence and grief")

3. Structures evolving and coming out from the shadows ("A vision of the hidden", "Breath of growing structures")

Filled with New Risen Throne's now trademark sound of deep cavernous drones, processed voices and percussive moments, this new album is a superb follow up to his now impressive discography. Features exclusive remixes by Nordvargr and Northaunt. Edition of 1000 copies. Enhanced CD with a special Video Clip of the track New Risen Throne (I), comes in a 4 panel A5 folder. 9 Tracks. Running Time 60:00.

(Cyclic Law)

Maribor:

De Immenso

(CD 2011 - Silentes)


[ http://www.silentes.net ]


Aprendo il pregevole packaging mi imbatto in una pagina strappata de "Gli Eroici Furori" di Giordano Bruno e ritorno indietro nel tempo a termini come l'averroismo, il neoplatonismo e il materialismo antico. La pluralità dei mondi che spesso viene evocata nella cultura moderna era già presente nelle sue teorie che lo portarono alla condanna al rogo per mano dell'inquisizione ecclesiastica. Nel tomo in questione il filosofo individuava tre modalità di passioni umane: quella per il sapere, quella per il vissuto concreto e quella per il vissuto speculativo. Quest' ultima è certamente materia di interesse per Stefano Gentile la cui anima «rapita sopra l'orizzonte de gli affetti naturali, vinta da gli alti pensieri, come morta al corpo, aspira ad alto». Suo in concept di "De Immenso" che vede la collaborazione attiva di musicisti come Maurizio Bianchi, Andrea Marutti, Giuseppe Verticchio, Gianluca Favaron e Pierpaolo Zoppo. Alcuni di loro li abbiamo imparati a conoscere su queste pagine per la loro attitudine sperimentale e l'approccio "visivo" delle loro opere. Esclusivamente guidato dal "furore eroico", Maribor ci regala quattro tracce guidate da un "solo" pensiero, un approccio unico e distaccato che travolge l'ascoltatore per ottanta minuti. Un crescendo industrial ambient che conduce fino all'ipnosi pura di "1600".

(Lorenzo Becciani "Divine" - Dagheisha)


Maribor is a throbbing-post-nuclear noisy drone super project founded years ago by Stefano Gentile with the contribution of highly acclaimed artists from the Italian underground industrial movement (Maurizio Bianchi/M.B., Mauthausen Orchestra/Pierpaolo Zoppo, Nimh/Giuseppe Verticchio, Andrea Marutti and Gianluca Favaron). De Immenso is their second offering. This time, the conceptual background seems to be openly related to the universal and philosophical hermeticism of Giordano Bruno, to his dangerous work under the pressure of the hegemonic religious dogma. This album offers to the listener a volcanic and sonorous arcane of bleak crashing noises delicately punctuated by eerie drones and proggy orientated embellishments. This musical procession opens with a dense and buzzing meditative piece covered by hypno-ish circular guitar motives and soft clouds of drones. The second track opens with peaceful repetitive guitar chords, some kind of dreamy tones rapidly followed by an avalanche of field recordings, intrusive black drones. The last minutes contains a dialogue between suspenseful-goth-somnanbulic guitars and rolling crashing noises. Track 3 is a creeped out ambient piece in the pure classy vein of the genre. The last tune is a deep-rumbling heart touching piece mainly built around the guitars and effects. This album follows the path written by the previous Maribor effort but admits much more variations / solid interferencies between the ambient / noisy facets. A thundering-hauntingly bleak industrial musical adventure that can seduce fans of early demonic drones from Lustmord, Atrax Morgue, Sigillum S but also relaxing post-rockin airs from Jasper TX, Tim Hecker.
(Philippe Blache - Progarchives)

Simon Balestrazzi:

The Sky is Full of Kites

(CD 2012 - Boring Machines)


[ http://www.boringmachines.it ]


Caratterizzato da una qualità del suono estremamente nitida e dettagliata, che predispone positivamente all'ascolto fin dai primi minuti, questo album raccoglie tre lunghe tracce dai movimenti lenti, progressivi e dilatati, costruiti con un'infinità di suoni stratificati di diversa origine (elettronica, acustica, suoni concreti…) selezionati e miscelati con  grande gusto e grande cura, tanto da non apparire come il "solito", più o  meno articolato assemblaggio al PC di suoni sparsi e improvvisazioni raccolte e riunite in modo pseudorandomico e molto autoindulgente, ma riesce ad andare "oltre" questo limite che invece molte produzioni odierne d'impronta analoga non riescono a oltrepassare. L'approccio compositivo è probabilmente simile, ma in questo caso una certa esperienza e perizia tecnica, unita alla capacità di "scegliere" suoni non dozzinali, evitando ad esempio  eccessivi "sintetismi elettronici" e onnipresenti e ridondanti scricchiolìi "glitcheggianti",   ricercando un suono generale tanto ricco di elementi diversi quanto "organico" allo stesso tempo nella sua miscela d'insieme, riescono a restituire un risultato notevole e di sicuro fascino. E' comunque nella seconda traccia, "Persistence of Memory", che la musica trova la sua espressione più alta e la sua forma più convincente, grazie sia ad un utilizzo di suoni ancora più particolari, tra i quali emergono alcuni spunti  in qualche modo più "musicali", quasi-melodici  e "caratterizzanti", sia ad una forma compositiva più finemente strutturata ed emotivamente coinvolgente, che restituisce un efficace senso di "progressione", continuità e "tensione" sicuramente più marcato rispetto alle altre tracce, dipingendo una sorta di "mantra" elettroacustico dai connotati fortemente ipnotici ed evocativi.

(Giuseppe Verticchio)

VipCancro:

Tropico

(CD 2010 - Lisca Records)


[ http://www.liscarecords.com ]


Recupero fuori tempo massimo un CD che imperdonabilmente ho lasciato "giacere" nel dimenticatoio davvero per troppo tempo, scusandomi sinceramente con chi, dopo avermi inviato il presente "Tropico", non ha avuto (se memoria non mi inganna) alcuna risposta da parte mia… Talvolta si fanno errori di valutazione... magari un CD arriva sfortunatamente in un periodo "sbagliato", e un ascolto un po' poco "concentrato" può restituire un'impressione fuorviante. Così si può commettere l'errore di sottovalutarlo, e dimenticarlo sugli scaffali per lungo tempo fino al giorno in cui, quasi per caso, si nota il dorsetto di quel CD di cui si è persa memoria, lo si inserisce nel lettore con curiosità, e ci si rende conto dell'imperdonabile errore. Cerco quindi di "riparare" ora, recensendo finalmente questo "Tropico" dei VipCancro, una formazione che vede Andrea Borghi al basso, Filippo Ciavoli Cortelli alla manipolazioni di nastri e percussioni, Alberto Picchi alle "macchine"  elettroniche, e Nicola Quiriconi alla voce. Sei tracce di sperimentazioni sonore oscure e profonde, "vibranti", inquietanti e cariche di tensione, costruite con lente e progressive stratificazioni di sprofondati drones, suoni elettrici, feedbacks e sibili elettronici, infiniti delay; arricchite di suggestivi campioni vocali pesantemente trattati, ronziìi, aggressioni di suoni metallici più aspri e sferraglianti, pulsazioni, indefinite masse sonore in progressivo accumulo e in continua, organica  metamorfosi; talora forgiate in forma più "quieta", silenziosa e quasi-ambientale, pur trattandosi in ogni caso di un silenzio "inquieto", "pesante", perennemente carico di un senso di angoscia e rassegnata disperazione. Monolitico e perennemente cangiante al tempo stesso, articolato e vario nelle sonorità, ma al tempo stesso perfettamente omogeneo ed uniforme nella forma e nella sostanza, davvero mi riesce inspiegabile comprendere come possa essermi "sfuggito", più di un anno fa, il valore di questo CD, che per qualità tecnica e "spessore" artistico si attesta decisamente molto al di sopra della media delle produzioni che ho avuto modo di ascoltare negli ultimi anni. Spero soltanto che gli autori possano perdonarmi questa incredibile "svista"…

(Giuseppe Verticchio)


Tuscan improvising quartet VipCancro are an intriguing new prospect who produce, on this their third album, a scything cacophony of abrasive drones, gurgling atmospherics and squealing distractions. Making nice use of the sounds they have available to them the four players have produced a deeply unsettling body of work with a delightfully cloying and claustrophobic post-industrial ambience.
There's a commonality of sound and feel to the 6 tracks that make up this album but at no point do you get the feel that they are short of ideas or flailing. The music is tightly controlled and very nicely paced. It's isn't going to set the world on fire with it's innovations or it's deviations but it's a solid piece of work that I've returned to several times over the last week.

(Ian Holloway - Wonderful Wooden Reasons)