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[ Recensioni / Reviews ]

NIMH: This Crying Era (LP 2012 - Synästhesie Schallplatten)

Roma ed i suoi angoli bui, molti più di quanti si sia disposti a credere. Eccovi un nuovo elemento sul quale iniziare uno studio approfondito, partendo da questo commovente debutto che segna la nascita della (Synästhesie Schallplatten), nuova etichetta indipendente romana dedita al suono ambient, drone ed industrial cui fa capo Matèo Montero, dj dal gusto sopraffino e cultore di musica contemplativa. A firmare il tutto troviamo Giuseppe Verticchio, anima eretica di un'Italia sconosciuta attraverso il suo pseudonimo Nimh. Un musicista legato alla scena drones/industrial che nasconde proprio nel nostro paese i segreti migliori, all'attivo qualcosa come una ventina di album ed altrettante collaborazioni, scritti e visioni. This Cryng Era, un titolo che da solo vale ogni superfluo tentativo di spiegazione e che riflette non tanto un opinabile visione della società quanto un analisi introspettiva dello stesso artista che in questi sei brani pubblicati esclusivamente su vinile mette a fuoco una serie di istantanee notturne da vivere in completo isolamento. L'isolamento è proprio la chiave di lettura del disco, che nel centro della notte sembra liberare i profumi e le sensazioni migliori. E' grigio il colore dell'iniziale “This Crying Era”, un lungo movimento noise a grana sottile che sembra farci sorvolare le rovine post belliche di qualche straziato centro abitato, dove rimangono udibili solo lontani echi metallici. E' grave anche la melodia che entra dopo il lungo meditare, il suono del piano di Philippe Blache è etereo, una candida suonata che vorrebbe portar sollievo alla cruda realtà vissuta nei primi minuti. Il secondo brano viene a chiarire la natura dell'ambientazione, “Streets Of Teheran” è il titolo che serve a renderci tutto più chiaro, fissando un focus sulla capitale Iraniana sempre al centro dell'attenzione per le difficoltà sociali che il regime di Ahmadinejad infligge da decenni. Il brano è di una bellezza struggente, una composizione di fields recordings tra voci, elicotteri, camion, automobili ed altri veicoli che ci trasportano proprio nella cruda realtà delle strade della capitale. Un approccio riflessivo è quantomeno necessario per entrare dentro la forza del brano, una testimonianza che in qualche modo diventa diretta e che sembra voler denunciare le difficoltà di un popolo che conosce la violenza fin troppo bene.“The Thanandar's Room” prosegue nel viaggio increspandosi in un suono forte e penetrante, un brano la cui potenza potrebbe togliervi la pelle, un ruggito soffocato e circoscritto in questa stanza non precisamente identificata che sembra voglia gridare ma è in qualche modo impaurita e frenata. “Dark Earth” scivola di nascosto nel sottosuolo, una serie di note che ricreano un'ambientazione cinematica di forte intensità sempre immerse in un ribollente background sporco ed apparentemente tranquillo. “A Liquid Nightmare” parte con una registrazione di quello che sembra un documentario medico/scientifico che sfuma pian piano in una zona oscura con le pareti di metallo. Un flusso compatto e potente che assorbe completamente l'ascoltatore trascinandolo in un viaggio privo di melodia se non negli attimi finali. Atmosfera che continuano nei corrosivi drones della conclusiva “The Garden Of Loneliness” un lunghissimo corridoio pervaso da punte d'acido, tuoni ovattati e dalla stridula chitarra manipolata, accompagnando l'uscita di un disco che è prima di tutto uno studio interiore oltre che un alto momento musicale da vivere lontani da ogni terreno disturbo.
- Ivo D'Antoni - Electronique.it

Nimh is an avant-garde deep ambient industrial electronic project formed by the multi-
instrumentalist and sound designer Giuseppe Verticchio. Nimh has evolved on the territories of truly ecstatic-drone ambient music since the 90s with a vast catalogue of releases published on various independent labels such as Afe, Silentes, Eibon Records. Within a much more sonic industrial direction, Nimh has published complex, intricate releases in collaboration with pioneers of electronic-noise music (Mauthausen Orchestra, Maurizio Bianchi). After a series of innovative releases (The Missing Tapes, Travel Diary etc.) which admit self-reflexive use of acoustic instruments and turned to ethno-ritual droning music, Nimh is back from the roots of blackened ambient music. This Crying Era clearly announces the colour with psycho-acoustic and deeply moving dark ambiences in a pure classy sounding form. This LP provides a stunning assemblage of rumbling drones, ghostly like melodic textures, background noises. A sweeping dark melancholia and an isolationist splendour prevail all along the album. The droning aesthetism seems to be focused on doomscape laments and frozen- neurotic sounds. The albums starts with the otherworldly and metaphysical “Crying Era,” an atmospheric epic tune which slowly emerges from a charged catalogue of bleak electronic noises. The leading melodious theme provides hauntingly mysterious and beautiful eerie lines taken from processed piano textures. An incredible touching and languid piece which carries on the more conceptual, cinematic but still deeply immersive “Streets of Teheran.” This soundscape features environmental sound geologies, acousmatic-drone metallic sequences. Typical sound realms followed by Nimh in the latest releases. “The Thanandar’s Room” is a breathtaking and amazingly oppressive ambience made of sustained buzzing phrases and resonating bleak interferences. A mesmeric dronescaping synthesized piece. The Side B provides burgeoning droney-aesthetic sound tapestries, made of harsh noises, doom-like ambiences and sinister guitar vibes. Very reminiscent to Giuseppe Verticchio’s collaborative works with Andrea Marutti (notably the first release of Hall of Mirrors entitled Reflections on Black). This Crying Era is a gorgeously cinematic and ominously bewitching album that will ravish fans of the most uncompromising facet of the dark ambient genre (masterful works from Lustmord, Raison d’être, Never Known…). Absolutely recommended for beginners in Nimh’s dark ambient and mystical droning minimalism.
- Philippe Blache - Igloo Magazine


Un buon inizio. Synästhesie Schallplatten è il nome della neonata etichetta indipendente di stanza della Capitale legata a doppio filo alla figura di Matèo Montero e votata a sonorità oscure, in perenne bilico su quella mai definitiva o definita linea di confine che separa ambient, drone e le più varie sperimentazioni da pubblicare, per la fulgida gioia dei veri appassionati, ovviamente in vinile. La neonata label si presenta sin da subito al meglio grazie a sei 'mistiche' tracce di un validissimo produttore italiano che, nonostante una florida discografia in continuo aggiornamento, e come spesso accade all'interno della nicchia della musica elettronica d'avanguardia, è probabilmente noto purtroppo a pochi. Giuseppe Verticchio nasce a Roma nel 1965 e, fin da bambino, ha amato circondarsi «di qualsiasi oggetto fosse in grado di emettere suoni»*, da quelli giocattolo a quelli veri, come il registratore a cassette Philips avuto in regalo dai genitori e che, sin da subito, divenne un «inseparabile compagno, anche per ascoltare la musica»*, inizialmente pop e rock progressivo allora in voga, prima di essere folgorato da new wave, synth-pop e, soprattutto, dall'opera di Klaus Schulze che, insieme ai Kraftwerk e ai Tangerine Dream, è tra i pionieri assoluti della musica elettronica contemporanea. Dagli anni '80 in poi è, dunque, maturato un costante, quasi 'fisiologico' interesse, mai interrotto, per i suoni più profondi e, in generale, «verso forme di musica meno convenzionali e più sperimentali»*, laddove anche la cifra artistica di Brian Eno contribuì al suo avvicinamento al primo abbozzo mainstream di musica ambient. Una serie di ripetuti viaggi in Thailandia e un anno trascorso sull'isola di Koh Samui fa sì che in Giuseppe Verticchio emerga e, contemporaneamente, maturi un costante interesse per una cultura lontana, «ivi inclusa la sua musica etnica, tradizionale e classica, e i relativi strumenti di origine locale adoperati per questi generi musicali»*, che gli permetteranno di approcciarsi a «una gamma incredibile di suoni davvero unici, inimitabili, inediti, assolutamente sorprendenti»* e «in grado di emettere suoni così incredibili da fare invidia ai più moderni e costosi sintetizzatori»*, spesso «così straordinari da non necessitare di alcuna rielaborazione»*, salvo ricorrere a un qualsiasi software di editing audio per ampliare ulteriormente e in maniera rilevante la gamma di opportunità di ricerca sonora offerte dall'utilizzo combinato di differenti strumenti. In materiali poveri, analogici o del tutto informatici.
Dal 2001, ricorrendo allo pseudonimo Nimh, ha firmato una quindicina di uscite – talvolta assai diverse le une dalle altre e contenenti, soltanto apparentemente, un confuso insieme di suoni – che, non a caso, finiscono per essere diretta emanazione in cd o cassetta delle sue esperienze sonore e di vita. Giuseppe Verticchio ha, inoltre, all'attivo alcuni progetti paralleli con Andrea Marutti/Amon, negli Hall Of Mirrors e in coppia con quest'ultimo, Gianluca Favaron/Ab'she, Maurizio Bianchi/M.D., Pierpaolo Zoppo/Mauthausen Orchestra e Stefano Gentile nei Maribor, senza dimenticare numerose collaborazioni a vario titolo in progetti aperti, partecipazioni a cd e compilations, esibizioni dal vivo e realizzazioni di editing e mastering. Insomma, un artista completo. Masterizzato dallo stesso, fedele Andrea Marutti, “This Crying Era” (2012) è, invece, il suo primo lavoro distribuito in vinile – 180 grammi, edizione limitata a sole cento copie numerate, con inserto speciale – e che raccoglie alcune sue tracce composte e registrate tra il 2002 e il 2011, di cui alcune pubblicate in precedenza. Splendidamente cinematografico e sinistramente affascinante, l'album coniuga al meglio complesse e intricate costruzioni avanguardistiche con spettrali rumori di fondo, intrisi di una malinconia isolazionistica. A seguito di una serie di pubblicazioni innovative, con innata classe, e in realtà per più di un motivo, Nimh ritorna al passato, ovvero alle radici della sua composita arte. L'apertura, affidata alla title-track, si colora sin da subito di epici toni in lenta successione nell'arco di un movimento noise carico di rumori elettrici che, però, non rinuncia a una partitura melodica sulle splendide note di piano: la collaborazione, su più livelli, con Philippe Blache squarcia improvvisamente il grigio cielo sovrastante e arricchisce This Crying Era di una componente eterea. L'atmosfera di mistero, però, continua in Streets Of Teheran, precedentemente rilasciata per la compilation “Beyond The Sound” (2002) su Oltre Il Suono, l'etichetta di proprietà dello stesso Giuseppe Verticchio. Basandosi in parte su introspettivi field recordings urbani, la traccia in questione permette all'ascoltatore quasi di camminare per le strade della capitale iraniana, spesso al centro di vicende a carattere socio-politico che prettamente musicali. In scia, The Thanandar's Room è il secondo e ultimo inedito presente all'interno di “This Crying Era” e tra suoni tanto ipnotici quanto oppressivi si chiude, di fatto, il lato A. Sulla superficie di Dark Earth, già rilasciata per la compilation “Beyond The Darkness” (2005) sempre su Oltre Il Suono, fioriscono, invece, suoni acidi, sul cui flusso si innesta la traccia più cinematografica fra tutte: A Liquid Nightmare, originariamente pubblicata in digitale per la compilation “Sans Titre, 2001-2004” (2005) su taâlem, che fa ripiombare l'ascoltatore nell'abisso. In chiusura di lato B giace The Garden Of Loneliness, apparsa su “Together's Symphony” (2005) su Silentes Minimal Editions e frutto della collaborazione con il precedentemente citato M.B., che, tra tonanti bordoni e stridenti accordi di chitarra, racchiude tutto l'incanto dell'italico rumorismo contemporaneo, di cui Giuseppe Verticchio/Nimh ne incarna una delle anime più visionarie.
(* Dichiarazione di Giuseppe Verticchio/Nimh estratta dall'intervista a cura di Massimo Pavan apparsa sul n.8 di “21st Century Music”, settembre 2003.)
- Dr. Blowfin – Where is the club?