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[ Interviste / Interviews ]

Intervista a WE PROMISE TO BETRAY (Giuseppe.Verticchio), a cura di Davide Riccio.
Pubblicata su Kult Underground, Agosto 2017.


DAVIDE: “Nothing is as It Seems” è il titolo del cd del duo elettronico e dark ambient “We Promise To betray”, un progetto di o semplicemente un incontro tra Giuseppe Verticchio, in arte Nimh (chitarre, sintetizzatori, flauto thailandese, field recordings) e Davide Del Col (basso, batteria, chitarra elettrica, sintetizzatori e field recordings). Il lavoro, iniziato nel 2016, è stato pubblicato nel 2017 sotto l'etichetta “Oltrelanebbiailmare”.

Ciao Giuseppe e ben ritrovato su Kult Underground. Se non sbaglio questo non è il primo lavoro con Davide Del Col, noto anche con il nome del progetto “Antikatechon”. Come nasce questa collaborazione con Davide e come siete tornati a lavorare insieme a questo nuovo materiale, con quali idee principali da sviluppare?

GIUSEPPE: Era tempo che io e Davide progettavamo un nuovo lavoro insieme, e appena gli impegni di entrambi ce lo hanno consentito, abbiamo lavorato per realizzare questo nuovo CD collaborativo.
Non avevamo un’idea precisa inizialmente, se non quella di unire nuovamente le nostre “forze” e dare vita a qualcosa di nuovo e, possibilmente, anche un po’ diverso dal nostro “solito”.
E il risultato è stato il presente “Nothing is as It Seems”

DAVIDE: Perché vi siete riuniti sotto il nome di “We Promise to Betray”? Cosa o chi promettete di tradire?

GIUSEPPE: La scelta di siglare “We Promise to Betray” il nuovo album è nata in realtà a posteriori, quando, a master del CD concluso, ci siamo resi conto che il risultato ottenuto era davvero molto distante dalle nostre sonorità “abituali”, e che sarebbe stato poco opportuno utilizzare nuovamente i nostri due moniker personali Nimh e Antikatechon.
Peraltro ci auguriamo di realizzare in futuro nuovi album con questo tipo di “approccio” e sonorità, e quindi anche per questo abbiamo deciso di dare vita a un progetto completamente nuovo e diverso.
Con “We Promise to Betray” sicuramente promettiamo di “tradire”, in senso metaforico, gli schemi musicali più “codificati”, riunendo in uno stesso album elementi “attinti” a generi musicali anche molti diversi tra loro (ambient, shoegaze, post rock, dark, wave, field recordings, fino a “sfiorare” il folk acustico…).
Allo stesso tempo “tradiamo” le aspettative di chi ci segue da tempo, deviando, dal punto di vista stilistico, in una direzione, come già detto, ben lontana dai territori dark ambient, sperimentali, industriali, più comunemente da noi “percorsi”.

DAVIDE: L'illusione della certezza, La certezza dell'illusione, Niente è come sembra... Questi sono tre dei quattro titoli che compongono il vostro album. Eppure Paul Claudel disse che il fiore dell'illusione produce il frutto della realtà. Perché vi siete raccolti intorno al tema dell'illusione e dell'apparenza? In che modo le illusioni e le apparenze diventano suono, che ridiventa illusione?

GIUSEPPE: Anche qui la scelta dei titoli è nata a posteriori, e non come “tema ispiratore” a monte della realizzazione.
I marcati contrasti, presenti in senso strettamente stilistico/musicale all’interno del CD, i passaggi da quiete atmosfere para-ambientali a “cavalcate” quasi-rock costruite con basso, batteria e chitarre elettriche distorte, alternate ad arpeggi di chitarra acustica di derivazione quasi folk, spiegano la scelta stessa dei titoli.
Chi dall’ascolto dei primi minuti dell’album dovesse ad esempio maturare l’illusione di essere di fronte al “solito” album di 50 minuti di quiete atmosfere ambientali, dovrà scontrarsi con tale “certezza” quando, dopo pochi minuti, entreranno inaspettatamente le parti ritmiche di basso e batteria e chitarra distorta…
“Niente è come sembra” perché anche laddove, durante l’ascolto, sembrerà di aver “scovato” la “formula” del CD, ci sarà sempre qualcosa, a seguire, che andrà a spezzare gli schemi, le apparenze, le false certezze acquisite…
L’album, pur costruito in modo tale da mantenere una certa omogeneità e un filo “logico” durante l’ascolto, attraversa territori musicali molto vasti e non ben definibili, sicuramente non prevedibili…
Di qui l’idea di “costruire” intorno al tema dell’illusione e dell’apparenza il “concept” (se così vogliamo definirlo, seppure un po’ impropriamente …) del CD.

DAVIDE: In questo disco si sente l'influenza della Kosmische Musik o krautrock che dir si voglia, specialmente Faust e Can, o del dream pop o ethereal anche lui che dir si voglia. In che modo, consciamente o meno, avete attinto in questa occasione a lavori non vostri del passato e come ne avete rielaborate forme e idee?

GIUSEPPE: Onestamente non sono mai stato un appassionato di krautrock, e conosco davvero marginalmente la musica di Can e Faust, seppure in un passato abbastanza remoto ho ascoltato molta musica della “scuola di Berlino” (tipo Klaus Schulze e dintorni…) la cui influenza però, almeno nel contesto di We Promise to Betray, è nulla o al limite del “subliminale”…
Fermo restando un ampio background di ascolti e influenze varie, che negli anni in qualche modo hanno contribuito a “disegnare” gli stessi confini all’interno dei quali mi viene naturale produrre musica, pensando a possibili fonti di ispirazione alle quali potrei avere più o meno coscientemente “attinto” durante la realizzazione di questo CD mi vengono in mente soltanto riferimenti molto vaghi e piuttosto “contemporanei”… tipo Hammock, Mogwai, Port Royal, Alcest... o i Cure di Robert Smith…
Però… ripeto… cito questi possibili “riferimenti” andandoli davvero a “ricercare” mentalmente con una certa difficoltà, perché con certezza nessuno di questi nomi ha rappresentato per me un “modello” preciso nel momento i cui andavamo a “concepire”, comporre, registrare, i brani del CD…

DAVIDE: In che modo lavorate sui field recordings, ossia le registrazioni sul campo. Cosa siete soliti registrare e qual è il senso di introdurre questi frammenti sonori di realtà manipolati? Per esempio, quali registrazioni avete utilizzate in questo lavoro? E cosa hanno significato le loro manipolazioni?

GIUSEPPE: In questo album le field recordings hanno un ruolo piuttosto marginale....
Sono presenti, sì, ma con esclusivo scopo di “riempimento” sonoro, di “contributo” a volte quasi “subliminale” alla creazione di atmosfere di fondo su cui “poggiare” la parte più “sostanziale” della musica, costituita per lo più di melodie, di chitarre, di basso, batteria…
Sinceramente non ricordo neanche con esattezza a quali specifiche registrazioni abbiamo attinto, avendo, io e Davide, un ampio archivio di field recordings dalle quali di volta in volta andiamo a ricercare quelle più adatte al caso specifico.
Le manipolazioni delle stesse hanno anch’esse puro scopo “funzionale”… semplicemente ricerchiamo il suono, l’effetto, le dinamiche più adatte per “colorare” di volta in volta le diverse “situazioni sonore” che andiamo a “costruire”.

DAVIDE: Cos'è la nostalgia per te, di cosa la musica deve farci sentire maggior mancanza? O viceversa ricchezza, pienezza?

GIUSEPPE: Musica e nostalgia sono spesso legate a stretto filo tra loro…
Ampia parte della mia musica, soprattutto quella più “melodica”, nasce probabilmente come “proiezione musicale” di vecchi ricordi, esperienze, e quindi anche nostalgie…
La musica, dal mio punto di vista, deve sostanzialmente “appagare” un nostro desiderio, una nostra specifica necessità interiore… e per questo, in momenti e situazioni molto diversi tra loro, scegliamo di ascoltare musica altrettanto diversa.

DAVIDE: Una copertina secondo me molto eloquente, con quella vite canadese rosso autunnale tra altre piante verdi che scende sui muri di una vecchia casa. La vite ornamentale è una vite sterile, non idonea alla vinificazione, come diventiamo un po' tutti noi metaforicamente invecchiando. Certo, il buon vino fatto invecchierà divenendo forse più buono e pregiato, ma non ne faremo più di nuovo. Mi ha fatto subito pensare alle illusioni del tempo passato. Cosa volevate rappresentare?

GIUSEPPE: Anche qui torniamo un po’ al discorso iniziale, laddove si parlava di illusioni, certezze, e di “contrasti”.
Questa immagine in apparenza sembrerebbe “dipingere” un colorato e disincantato scorcio di bucolica “leggerezza” autunnale…
Ma, ad osservare meglio il contesto, il fabbricato è vecchio, fatiscente… e la pianta si aggroviglia su di esso e lo avvolge senza rispetto… come una pianta infestante… In realtà si tratta di una situazione di assoluto degrado, desolazione e abbandono…
Quindi anche qui torna il legame con il tema dei “contrasti”, delle apparenze… delle illusioni… e del fatto che nulla è così come sembra… un “tema” che accomuna in qualche modo la musica, i titoli, e le immagine utilizzate per le grafiche del CD.

DAVIDE: Perché hai scelto di fare musica solo o prevalentemente strumentale? Qual è il tuo rapporto con la parola e con la voce umana?

GIUSEPPE: Premetto che non ho alcun pregiudizio verso la musica cantata, che, invece, amo ascoltare abitualmente.
Quanto alla prima domanda, un paio di buone ragioni sarebbero già che non ho una bella voce, e che non ho una sufficiente padronanza della lingua inglese per poter comporre testi e cantarli con una pronuncia perfettamente adeguata.
Ovviamente escludo a priori la possibilità di cantare in italiano in quanto si tratta di una lingua che, per la sua struttura intrinseca e per il suo sistema di accenti, si presta “naturalmente” (salvo inefficaci forzature) soltanto a forme musicali tipo canzone popolare o cantautorale, generi che non rientrano nei miei interessi.
A parte questo, c’è da dire che se iniziassi ad esprimere in forma scritta e cantata molti dei miei pensieri… probabilmente sarei nella migliore delle ipotesi “equivocato”, nella peggiore forse “censurato” o addirittura “boicottato”…
Questo perché, in tutta sincerità, ho una visione delle cose molto distante da quello che ritengo essere ormai il “Pensiero Unico Dominante”, una fitta trama interconnessa di deviazioni e aberrazioni ideologiche cieche e integraliste che stanno ormai letteralmente disintegrando la cultura occidentale, vanificando un centinaio di anni di evoluzione e di conquiste, portando lo stesso occidente, e l’Europa e l’Italia in particolare, al degrado, alla regressione, e all’autodistruzione… culturale, politica, sociale, storica, territoriale…
Detto ciò… credo dunque che ce ne sia abbastanza per continuare ad esprimermi musicalmente solo attraverso forme strumentali, che peraltro, al di là di tutto, sono comunque quelle che ritengo a me più “congeniali”, e nelle quali, probabilmente, sono anche più “bravo” ad esprimermi.
Quanto al mio rapporto con la parola e la voce umana… onestamente non mi sono mai soffermato a riguardo…
Semplicemente tutto ciò che se ne può “ricavare” di buono, a livello di emozioni, di informazioni, di interazioni… è certamente utile ben accetto. In ambito dialettico, di scrittura, e ovviamente anche in ambito musicale
La voce e la parola sono fondamentalmente dei mezzi di comunicazione…. e la “bontà”, come spesso accade, non è nei “mezzi” di per sé, ma nell’uso che se ne fa.

DAVIDE: Cosa seguirà?

GIUSEPPE: Al momento in realtà sono in “pausa estiva”…
Per l’inverno prossimo conto comunque di poter iniziare a lavorare al quarto CD degli Hall of Mirrors, insieme ad Andrea Marutti, un progetto che è in “stand-by” da diversi anni ma sicuramente non ancora “esaurito”.
Davide sta già lavorando a nuovi brani (ho ascoltato delle splendide anteprime…) per il suo prossimo CD di Antikatechon.
Mi auguro che entro un annetto entrambi questi nuovi progetti possano vedere luce in forma di nuovi CD pubblicati.
Parallelamente agli altri impegni, già da un po’ di tempo, insieme a mia moglie Daniela, abbiamo iniziato a mettere a punto delle parti di chitarra e violino per un futuro terzo CD del nostro progetto “Twist of Fate”, che dovrebbe seguire il precedente “September Winds” uscito l’anno scorso per Oltrelanebbiailmare.
La realizzazione concreta del nuovo CD è ancora abbastanza lontana, visti i lunghi tempi necessari per la composizione e per la registrazione, e la parallela necessità di disporre di ampi periodi di “tranquillità” per poterci lavorare sù in modo un po’ continuativo.
Esistono comunque già “tracce” concrete di quattro nuovi brani, quindi, prima o poi, potremo proporre a chi ci segue anche un nuovo CD di Twist of Fate.

DAVIDE: Grazie e à suivre...

 


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