| Intervista
a GIUSEPPE VERTICCHIO/NIMH a cura di Andrea Ferraris
Pubblicata su Chain DLK, Settembre 2008
www.chaindlk.org
A:
A quanto pare Stefano Gentile è un fan dei tuoi lavori,
a quanti dischi su Silentes sei arrivato?
G:
Effettivamente Stefano Gentile sembra apprezzare molto la mia
musica, e il suo interesse verso di essa in realtà è
cominciato a maturare già in tempi precedenti rispetto
ai primi due CD di Nimh che scelse di produrre, "The Impossible
Days" e "Whispers from the Ashes" (in collaborazione
con Nefelheim) usciti nel 2004 per Amplexus, la "storica"
etichetta di musica ambient dalle cui ceneri, nel 2005, è
poi nata Silentes.
Amplexus è stata per parecchi anni la mia etichetta "di
riferimento" in qualità di semplice ascoltatore e
appassionato di musica ambient, soprattutto nel periodo in cui
seguivo molto artisti quali Steve Roach, Vidna Obmana, Robert
Rich, Amir Baghiri, Mathias Grassow, Michal Stearns, tutti nomi
già da allora presenti nel catalogo Amplexus.
Così quando nel 2004 ebbi l'opportunità di vedere
i miei primi due CD pubblicati ufficialmente attraverso Amplexus,
la cosa fu per me motivo di particolare orgoglio e soddisfazione.
In seguito continuai ovviamente a proporre i miei nuovi lavori
a Stefano Gentile, il quale, con la grande professionalità
e passione che ha sempre caratterizzato la sua attività,
ha accettato con piacere di realizzarli attraverso Silentes.
Tra essi ci sono sia CD realizzati da solo come Nimh, sia lavori
realizzati in collaborazione con altri amici/musicisti.
Escludendo i due CD già citati pubblicati per Amplexus
nel 2004, c'è il CD "Subterranean Thoughts" (2005),
il CD "Secluded Truths" (2005) realizzato in collaborazione
con Maurizio Bianchi/M.B, il CD "Together's Symphony"
(2005) che è uno split collaborativo sempre con Maurizio
Bianchi il quale ha dato il nome al Box quadruplo contenente questi
ultimi tre titoli e il CD del solo Maurizio Bianchi "Niddah
Emmhna", poi ancora "The Missing Tapes" (2007)
con relativo e parallelo CD "Aube Reworks Nimh Vol.1"
(2007), il CD "Reflections on Black" (2007) realizzato
a nome "Hall of Mirrors" in collaborazione con Andrea
Marutti/Amon, nonchè il recentissimo "The Unkept Secrets",
uscito soltanto da poche settimane.
A queste uscite su CD ci sono da aggiungere un paio di ristampe
pubblicate sempre da Silentes su CD-R, e cioè "Line
of Fire" (2005, precedentemente realizzato in edizione privata
su CD-R nel 2001) e "Entities" (2005, precedentemente
realizzato in edizione privata su CD-R nel 2003) in collaborazione
con l'iraniano Amir Baghiri.
A:
Per altro sbaglio o anche con la collaborazione con Andrea Marutti
in una forma o in un'altra sta andando avanti da un po'? Sei per
le collaborazioni durature o è un caso?
G:
E' vero, è ormai da qualche anno che con Andrea Marutti
è inziata una collaborazione che in qualche modo ancora
sta andando avanti. In senso generale, per quanto riguarda le
collaborazioni, mi affido un po' al caso e all'evoluzione naturale
delle circostanze, e non c'è un "disegno premeditato"
per quanto riguarda la possibile durata nel tempo delle stesse.
Nel caso specifico c'è da dire che da anni ormai tra me
e Andrea Marutti si è instaurato un rapporto di amicizia
che ovviamente ha facilitato il prosieguo di questa collaborazione
musicale, nata un po' per caso nell'estate del 2005. Il fatto
di ritrovarci più o meno ogni anno, durante il periodo
estivo, a condividere qualche settimana di vacanza in montagna
in Abruzzo, in un luogo piuttosto isolato, molto bello e letteralmente
immerso nel verde, ci ha spinto, per la prima volta nel 2005,
a portare con noi strumenti ed apparecchiature per comporre e
registrare musica fianco a fianco. Da quella prima esperienza
sono nati i CD "Sator" e "Reflections on Black",
quest'ultimo anche con il contributo di Nefelheim e mia moglie
Daniela Gherardi. Nell'estate del 2007 abbiamo replicato l'esperienza,
e, portando con noi anche del materiale preregistrato di altri
amici/musicisti, abbiamo realizzato un nuovo CD dal titolo "Forgotten
Realm", che abbiamo da poco finito di mettere a punto, sia
per quanto riguarda il master finale che le grafiche provvisorie.
Prossimamente cominceremo a selezionare qualche valida etichetta
cui proporlo per la pubblicazione. Anche questo, come "Reflections
on Black", uscirà a nome Hall of Mirrors, che è
il nome di progetto che abbiamo scelto per i CD che realizziamo
avvalendoci di volta in volta di diversi amici/collaboratori.
A:
Da quello che hai detto fino ad ora molte registrazioni, collaborazioni
nascono e/o si sviluppano nel tuo entourage famigliare e di amicizie.
Anche le tue registrazioni in Thailandia, se non sbaglio ci abita
tua fratello, puoi raccontarci qualcosa?
G:
Per quanto riguarda le collaborazioni, credo sia piuttosto naturale
che nascano soprattutto all'interno delle mie ordinarie frequentazioni,
sia perchè "tecnicamente" più facile,
anche dal punto di vista prettamente "logistico", sia
perchè è solo attraverso la conoscenza abbastanza
approfondita delle "visioni" musicali di un'altra persona,
e dopo che si è stabilito un certo "feeling"
anche dal punto di vista umano, che è possibile intraprendere
una concreta attività collaborativa avendo la ragionevole
certezza che da essa possa effettivamente nascere qualcosa di
buono. Non sempre però le collaborazioni sono nate da precedenti
amicizie o frequentazioni. Per quanto riguarda ad esempio la collaborazione
con Maurizio Bianchi/M.B., essa è nata sostanzialmente
dal nulla, e senza che ci fossimo mai conosciuti o frequentati
costantemente (neanche "virtualmente" attraverso internet,
ad eccezione di uno scambio di pochissime email cui era seguito
uno scambio di CD) prima che uno dei due decidesse di proporre
all'altro l'ipotesi di una collaborazione musicale. In seguito
ci siamo incontrati personalmente a Milano, e tutt'ora siamo in
contatto, ma al momento in cui abbiamo scelto di realizzare insieme
il nostro primo CD (che prese poi il nome di "Secluded Truths")
non ci eravamo sostanzialmente mai frequentati prima, e ognuno
di noi conosceva ben poco dell'altro. Le cose comunque sono andate
lo stesso benissimo...
Quanto alla Thailandia... E' un paese che conosco e frequento
fin dal 1987. Mio fratello effettivamente vive da quindici anni
lì a Chaweng, nell'isola di Koh Samui, dove gestisce un
ristorante italiano insieme alla donna thailandese con la quale
è sposato da più di venti anni. La Thailandia è
un paese cui sono molto affezionato, e, nel limite dei miei impegni
e delle mie possibilità, quando posso vado volentieri a
trovare mio fratello, fermandomi solitamente per due o tre mesi,
e registrando talora del materiale musicale in loco. Nel 1996
ho persino vissuto per un anno lì a Samui insieme a mia
moglie Daniela, dopo aver lasciato il mio posto di programmatore
informatico presso una piccola società nella quale lavoravo
da sei anni.
Mio fratello già viveva lì da tempo gestendo sempre
un ristorante italiano, io ero stanco del mio lavoro e volevo
dare un taglio netto alle cose, e così d'accordo con mia
moglie Daniela ho lasciato il posto di lavoro, ho inscatolato
i miei CD, il mio computer, il mio synth, e con tutto questo bagaglio
al seguito siamo partiti per andarcene a vivere almeno per un
po' lì in Thailandia, senza escludere l'ipotesi di trasferirci
lì in modo definitivo come già aveva fatto mio fratello.
E' stato un anno straordinario. Anche molto impegnativo per il
lavoro al ristorante, ma assolutamente memorabile. Quasi tutte
le mattine passavamo almeno un paio d'ore su una spiaggia isolata,
silenziosa, di sabbia bianca e finissima, facendo il bagno nelle
acque più limpide e calde che sia possibile immaginare.
Allora sull'isola non c'era stato ancora il "boom" del
turismo e quindi l'atmosfera che si viveva era di assoluta pace
e relax... tranne la sera al ristorante ovviamente!
Dopo un anno circa, per varie ragioni, decidemmo che comunque
era tempo di tornare in Italia, ma anche negli anni successivi
siamo tornati molte volte in Thailandia, riportando peraltro ogni
volta con noi dei valigioni pieni di strumenti musicali tradizionali,
giacchè, nel corso degli anni, è progressivamente
maturato anche il mio interesse verso la musica etnica, e ho iniziato
ad usarli in modo sostanziale nelle mie registrazioni e nei CD
che ho nel tempo realizzato e pubblicato.
A:
Perché te ne sei andato e sei tornato in Italia?
G: Per una serie
di motivi...
Difficoltà per avere i visti e poter rimanere in Thailandia
per periodi più lunghi di tre mesi senza dover uscire e
rientrare continuamente, alcuni problemi con i permessi di lavoro,
difficoltà nell'isola di poter disporre in caso di necessità
di un buon servizio di assistenza sanitaria soprattutto per quanto
riguarda alcune nostre particolari necessità a proposito
del discorso "salute", difficoltà per questioni
generali di carattere burocratico (mio fratello vive lì
da anni ma è sposato con un donna thailandese e questo
gli è ovviamente di aiuto per molte pratiche...), problemi
di lingua (sia io che Daniela non parliamo neanche troppo bene
l'inglese...) e non ultimo la scarsa convinzione quanto all'opportunità
di investire tutti i nostri risparmi in una attività lì
in Thailandia, cosa che avremmo necessariamente dovuto fare se
avessimo preso la decisione di trasferirci lì in via definitiva.
A:
Sembra che tu non sia molto felice di essere tornato in Italia,
in generale o anche sotto al profilo musicale?
G:
Dal punto di vista musicale direi che probabilmente essere tornato
in Italia mi è stato utile. Tutto sommato il fatto di avere
da tanti anni molti contatti in Italia con persone che si interessano
di musica mi aiuta molto, mi è di stimolo, e mi consente
di condividere con tanti altri amici/musicisti una serie di esperienze
concrete che, se fossi rimasto a vivere in Thailandia, probabilmente
non avrei potuto vivere in eguale misura e "intensità".
Sicuramente il mio "vissuto thailandese" mi ha arricchito
molto dal punto di vista dell'esperienza artistica, e molto di
quanto ho "assorbito" durante i lunghi periodi che ho
passato in Thailandia è confluito in modo sostanziale e
decisamente riconoscibile nel mio modo di concepire, comporre,
e registrare musica. Nonostante questo debbo dire che nel 1996,
durante quell'anno che ho vissuto lì, mi sentivo piuttosto
"isolato" da questo punto di vista, probabilmente anche
perchè all'epoca non era diffuso internet, e quindi, pur
avendo colto l'occasione di approfondire il mio interesse verso
la musica etnica locale e gli strumenti tradizionali, non potevo
coltivare con pari intensità e gratificazione il mio interesse
per la musica sperimentale ed elettronica, giacchè in Thailandia
non è diffusa, e non avevo punti di riferimento, amicizie
e conoscenze con cui confrontarmi quotidianamente in questo ambito
specifico.
In senso generale invece debbo dire che ciò che mi è
pesato di più, quando sono tornato in Italia, è
stato soprattutto lasciare la straordinaria bellezza del luogo
in cui ho vissuto. Per me che sono un amante del mare e del sole,
il fatto di poter vivere in un'isola che, anche per ragioni climatiche
(lì a Samui è caldo tutto l'anno e le temperature
scendono raramente al di sotto dei 30 gradi) mi consentiva di
poter godere di fantastici spazi aperti, ambienti naturali allora
ancora solo marginalmente contaminati, nonchè sole, spiaggia
e mare tutto l'anno, era per me motivo di grande gioia, serenità,
nonchè benessere "mentale" e anche fisico. Ovviamente
però nella vita ci si trova spesso a fare delle scelte,
che per quanto consapevoli e meditate lasciano sempre un po' di
dispiacere e di nostalgia per ciò cui si decide di rinunciare.
Fa parte della quotidianetà, ed è normale che sia
così.
A dire il vero a me piace moltissimo anche la montagna (soprattutto
nella stagione primaverile/estiva), e tutt'ora ogni volta che
programmo una vacanza debbo scegliere tra le due possibilità,
e quindi scegliere di conseguenza anche a cosa rinunciare...
Ma se alla fine scelgo di andare al mare... questo non significa
che sarò necessariamente infelice per aver dovuto rinunciare
alla montagna...
A:
Per età e da parecchie cose che dici sembra che tu sia
stato parecchio freak da ragazzino o sbaglio?
G:
Neanche troppo in realtà... Sicuramente quando ero molto
giovane i ragazzi della mia età vivevano con molto coinvolgimento
le esperienze storiche, culturali, e le atmosfere di quegli anni,
finendo spesso per riconoscersi in uno dei due diversi e contrapposti
"schieramenti"a livello di ideologie, stili di vita,
frequentazioni, ambienti, che si erano venuti a formare...
Questi due "schieramenti" erano in qualche modo sovrapponibili,
seppure in modo non perfettamente coincidente, con quelli che
erano gli schieramenti politici che, pur con diverse correnti
e sfumature, vedevano comunque una netta divisione tra gli ambienti
"di destra" e quelli "di sinistra". Mio fratello
maggiore, che ha cinque anni più di me e con cui ho sempre
avuto un buon rapporto, frequentava questi ultimi, e questa cosa
ha evidentemente influenzato tutto il mio vissuto adolescenziale
e giovanile. Ad ogni modo credo di essere (quasi) sempre riuscito
a "filtrare" abbondantemente, attraverso la mia sensibilità,
la mia capacità di analisi e la mia personalissima visione
delle cose, le influenze e le forti pressioni che provenivano
dagli ambienti esterni, che in quegli anni erano particolarmente
intrisi di fortissimi, intransigenti e spesso estremi contenuti
politico-ideologici, riuscendo a non uniformarmi mai a schemi
e stili predefiniti, e cercando ogni volta di "cogliere"
e fare mio soltanto quanto di effettivamente positivo vedevo e
scoprivo in ciò con cui mi confrontavo quotidianamente,
e distaccandomi invece con una certa decisione e fermezza da quanto
invece trovavo estraneo alla mia indole e alla mia naturale e
istintiva visione delle cose.
Parlando della mia vita quotidiana di allora, sicuramente i jeans,
i capelli lunghi, l'onnipresente chitarra, l'ascolto di un certo
tipo di musica anche "impegnata" che nei testi trattava
questioni di tipo sociale e anche politico, ne sono stati per
alcuni anni parte importante, così come anche una certa
forma di identificazione e amore per straordinari e storici films
come "Easy Rider", "Alice's Restaurant", "Il
Fantasma del Palcoscenico", "Harold e Maude", "Jesus
Christ Superstar"... Credo però, anche allora, di
essere stato sempre molto più attento ai contenuti che
non alla forma o all'estetica delle cose, e di essere riuscito
ad evitare eccessi e condizionamenti "estremi". Così,
tornando specificatamente alla tua domanda, non nego, nè
rinnego, quanto determinate situazioni hanno influenzato la mia
vita giovanile, seppure tutto ciò ha di fatto "pesato"
in una misura molto meno marcata e determinante di quanto si potrebbe
invece immaginare.
A:
Eppure fai sempre parte di una minoranza, tanto più se
si parla di suonare musica, a parte chi di musica ci vive, in
Italia i musicisti over trenta sono meno rispetto ad altri paesi
esteri, non trovi? Con i soliti discorsi che ne conseguono sul
fatto che qui sia visto stile hobby giovanile, etc... etc...
G:
Sinceramente non mi è mai capitato di riflettere sul discorso
relativo all'età di chi si occupa di realizzare musica,
e ancor meno mi è capitato di pensare ad un discorso "comparativo"
tra la realtà italiana e quella di altri paesi esteri sotto
questo aspetto.
E' molto probabile che quello che dici sia vero, ma in tutta onestà
non ho sufficienti conoscenze in merito per potermi pronunciare
con una certa convinzione a tale proposito...
Per quanto mi riguarda, posso dire che essendomi interessato attivamente
di musica fin da quando ero bambino, non ho praticamente percepito,
almeno dal punto di vista "artistico/musicale", il fatto
che, a un certo punto della mia vita, ero passato, (mio malgrado...)
sulla sponda degli "over trenta"! A dire il vero, anche
per molte altre cose, fatico io stesso a focalizzare il fatto
di essere ormai addirittura un "over quaranta"... Forse
perchè, nonostante il passare degli anni, riesco a conservare
ancora un forte entusiasmo per le cose che faccio e in cui credo,
entusiasmo che spesso invece, con il passare dell'età e
con il sopraggiungere di tanti problemi e difficoltà della
vita quotidiana, tende inesorabilmente ad affievolorsi progressivamente
e talora a spegnersi del tutto
Parlando in senso più generale, credo che la passione per
la musica, come quella per tante altre cose, in effetti nasca
fondamentalmente quando si è ragazzi (e da qui il luogo
comune della musica intesa come hobby prettamente giovanile...),
e poi in molti casi, come tante altre passioni, essa tende nel
tempo a ridimensionarsi o ad essere più semplicemente sostituita
da altri e diversi interessi/occupazioni...
Per fortuna per me, almeno per ora, questo ancora non è
avvenuto, e l'interesse per la musica nel tempo si è invece
sempre più rafforzato e consolidato...
Sicuramente in Italia un adulto "over quaranta" che,
pur senza averne fatto un mestiere, continui a preferire dedicare
gran parte del proprio tempo libero alla propria musica, piuttosto
che dedicarlo a fare e ad allevare bambini, a vedere partite di
calcio in TV, oppure a svolgere lavoro straordinario in ufficio
per potersi poi permettere l'acquisto del nuovo modello di telefono
cellulare di ultima generazione o la nuovissima auto fiammante
appena "passata" sullo spot pubblicitario TV, appare
agli occhi di un italiano "medio" quanto meno un po'
"particolare" se non addirittura "strano"...
Credo sia un problema fondamentalmente culturale, e di diffusi
e ormai storicamente consolidati "modelli mentali "
che è difficile abbattere e persino tentare di "scalfire"...
E' probabile quindi che in altri paesi le cose stiano in modo
diverso, ma non saprei dire con esattezza dove, e in che misura,
le cose vadano meglio rispetto a noi...
A:
E' vero che hai la fama di non essere una persona facile con cui
avere a che fare anche se a quanto pare le tue collaborazioni
sono parecchio durature...
G:
In tutta sincerità è la prima volta che sento dire
una cosa del genere, e sarei quasi curioso di sapere quali sono
le fonti che "divulgano" informazioni di questo tipo...
So però che spesso, praticamente dal nulla o quasi, nascono
parecchie "leggende metropolitane", e quindi la cosa
non mi stupisce più di tanto. Pensa che non più
di due giorni fa , navigando su internet, ho trovato su un forum
dei post di alcune persone che si scambiavano presunte "informazioni"
su un artista di questo ambiente musicale (artista che conosco
bene, con cui ho anche collaborato, e che so essere una persona
assolutamente straordinaria), raccontando cose di una assurdità
totale... Si diceva (cito testualmente dal post che ho trovato
sul forum...) che "anche colui che produce i suoi album (perchè
ne fa tutt'ora) non conosce il suo domicilio... leggenda vuole
che sia stato in carcere perchè totalmente impazzito.....un
grande mistero!". Leggende... appunto...
Il fatto è che la gente tende spesso a farsi delle idee
sbagliate sulle persone, e a tirare conclusioni a dir poco "azzardate"
a partire da "informazioni" assolutamente infondate,
o magari da elementi di nessuna rilevanza... Nell'ambiente musicale
poi questo credo sia particolarmente amplificato, anche perchè,
come in tanti altri contesti, non mancano situazioni di invidia,
ipocrisia, persone che sentono il "bisogno" di costruire
"personaggi", e persone che sentono al contrario la
necessità di demolirli...
Tornando a me, nel caso specifico, è possibile che il fatto
di essere sicuramente un po' "controcorrente" rispetto
ad un certo tipo di mentalità piuttosto diffusa in Italia
nell'ambito di chi si occupa a vario titolo di musica sperimentale
(e presunta tale...), il fatto di avere, su tante cose, idee e
punti di vista piuttosto precisi, determinati, anche "rigorosi"
se vogliamo, e il fatto che, nella mia ricerca di collaborazioni,
amicizie, e contatti in senso più lato, io tenda istintivamente
a selezionare molto e "coltivare" e portare avanti soltanto
quelli con persone con cui mi sento più "in sintonia",
o che comunque considero particolarmente interessanti e in grado
in qualche modo di "arricchirmi" dal punto di vista
umano e artistico, potrebbe magari anche far nascere l'idea che
io non sia una persona "facile"...
Ad ogni modo se per persona "non facile" si intende
una persona che istintivamente non si "accontenta" di
tutto, che è continuamente alla ricerca di qualcosa di
nuovo e stimolante, che non si arrende (appunto...) alla "faciloneria",
all'ordinarietà, alla superficialità, al preconcetto,
ai modelli mentali prefabbricati e stereotipati (musicali, culturali,
politici, etici, morali, religiosi...), che nella vita quotidiana
è ancora abituato a pensare, valutare e "scegliere"
(ma NON parlo della passiva e finta "scelta" tra questo
o quel modello preconfezionato "per noi" da altri..),
allora posso sicuramente convenire sul fatto che anche io possa
essere ragionevolmente definita una persona "non facile"...
A:
Cosa cambieresti avendo la possibilità di tornare indietro,
non mi riferisco necessariamente alla musica.
G:
Con assoluta certezza, potendo tornare indietro nel tempo, esattamente
ad una notte d'estate di circa 20 anni fa, non sarei salito sulla
moto guidata da un ragazzo che avevo conosciuto soltanto pochi
giorni prima... Era un po' "sù di giri" dopo
una cena fuori e probabilmente qualche bicchiere di birra di troppo,
e la conseguenza di quella infelice scelta, una evidente imprudenza
e leggerezza giovanile, è stato un brutto incidente che
mi ha segnato per tutto il resto della vita. Poteva andarmi anche
molto peggio viste le circostanze, ma questa riflessione non mi
è ugualmente di grande sollievo. Dopo due mesi passati
al letto con il busto ingessato, completamente immobilizzato e
senza potermi mai alzare, mi sono comunque rimasti seri e cronici
problemi di dolori alla schiena e all'osso sacro, cha da allora
mi hanno di fatto impedito di condurre una vita del tutto normale,
e di fare tante cose che mi sarebbe piaciuto fare. Tutte le attività
che implichino il dover stare in posizione seduta, soprattutto
in modo continuativo e per un tempo prolungato, mi creano seri
problemi, e per questo sono costretto a limitarle al minimo indispensabile
e in alcuni casi a rinunciarvi completamente. Parlo quindi anche
di attività abbastanza ordinarie, come guidare l'auto,
andare al cinema, fare un viaggio, stare al computer...
A parte questo non mi viene in mente nulla di sostanziale, o comunque
di davvero importante, che avrei voluto davvero cambiare... Con
questo non voglio dire che non ho mai commesso errori, o che non
ci sono cose che mi dispiace di aver fatto, di non aver fatto,
oppure che, con il senno del poi, avrei magari fatto in modo diverso...
Si tratta però di cose di importanza assolutamente marginale,
che non hanno di fatto segnato il resto della mia vita, e che
per lo più riguardano il mio universo adolescenziale-giovanile
piuttosto che non il mio passato più recente. Alcuni errori
e alcune esperienze meno felici peraltro nel corso della vita
servono anche a crescere e maturare, e quindi, anche in quest'ottica,
non c'è molto del mio passato che, onestamente, desidererei
poter cambiare.
A:
Ho notato che con il tempo hai quasi diviso la tua produzione
separando quella quasi etnica da quella ambientale. Come pensi
di muoverti nel prossimo futuro?
G:
In realtà questa divisione tra le mie produzioni di matrice
più etnica e quelle di natura più ambientale non
è poi così netta e marcata, nè è frutto
di una scelta precisa. Peraltro, seppure nei miei albums sono
certo riscontrabili e ricorrenti influenze di entrambi questi
generi, sicuramente nessuno dei miei lavori può essere
"catalogato" come CD prettamente "ambient"
nè ancor meno come CD di musica etnica.
Il mio amore per l'elettronica, la sperimentazione sonora, per
un certo genere di musica ambient, nonchè la passione per
la musica etnica e per il suono di strumenti tradizionali più
o meno rari originari di diverse parti del mondo, sicuramente
influenza in vario modo e in varia misura la mia musica, e, a
seconda delle circostanze, l'una o l'altra influenza finisce di
volta in volta per prevalere sulle altre. Ma dietro a ciò
non c'è un "disegno" preciso, una scelta razionale,
una linea comportamentale in qualche modo pianificata in precedenza...
Al momento non ho progetti precisi, se non quello di pubblicare
del materiale già finalizzato, tra cui la già citata
collaborazione con Andrea Marutti/Amon.
Per il resto sto continuanando ad "assorbire" nuovi
stimoli, ad accumulare idee, a pensare a nuove possibilità,
nuovi orizzonti, nuove sonorità, nuove eventuali strade
da percorrere... Non so dire nel prossimo futuro in che direzione
muoverà la mia musica, nè se nella mia prossima
realizzazione prevarranno sonorità d'impronta più
etnica, più elettronica, più sperimentale, più
ambientale o altro ancora... Non so ancora se sarà un album
da solo o se intraprenderò nuove esperienze collaborative...
So solo che, prima o poi, scatterà probabilmente una "scintilla",
magari a seguito di qualche nuovo e imprevedibile "input"
proveniente dall'esterno, che d'improvviso mi aiuterà a
focalizzare un'idea precisa, indicandomi in qualche modo la nuova
strada da percorrere... Tornerò così davanti agli
strumenti e, in qualche modo, la mia nuova musica prenderà
naturalmente forma; una forma che però, al momento mi è
ancora assolutamente oscura e sconosciuta...
A chi già mi conosce e apprezza la mia musica posso soltanto
suggerire di visitare periodicamente il mio sito web e vedere
ogni tanto se ci sono novità...
A chi invece, pur non avendo mai ascoltato la mia musica, ha avuto
la pazienza di leggere questa intervista fino in fondo, posso
suggerire di dimenticare pure tutto quello che ha letto fino ad
ora, procurarsi in qualche modo qualche mio CD, magari tra i più
recenti, e provare ad ascoltare la mia musica, giacchè
le parole talvolta, e quasto vale ancor più quando si parla
di musica, contano davvero poco...
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