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[ Recensioni / Reviews ]

DAY BEFORE US / NIMH: Under Mournful Horizons (CD 2012 - Rage in Eden)

Le cinque tracce in questione segnano la collaborazione tra Philippe Blache e Giuseppe Verticchio che dimostrano di avere molti elementi in comune pur provenendo da ambienti musicali notevolmente differenti. Da una parte abbiamo Day Before Us, progetto di fresca creazione basato su microtoni di pianoforte e chitarra che si intrecciano con field recordings. Dall'altra Nimh, noto per il suo assiduo lavoro di ricerca in ambito ethnic ambient e l'intesa con Maurizio Bianchi che abbiamo avuto modo di celebrare in passato. “Under Mournful Horizons” nasce dall'unione di queste due personalità producendo materiale dotato di grande organicità eppure sognante quasi fosse uscito agli albori della scena ambient. Quei tempi sono ormai passati ma il progetto riesce a recuperare quell'entusiasmo e quel desiderio di scoprire le potenzialità di una particolare tipologia di suono, certo non destinata alla massa. 'An Uncertain Dawn' rimane ancora abbastanza sul vago e ha il compito di introdurre la visione degli artisti all'ascoltatore. Sono le successive “Surrounded By A Moonless Night” e “In The Court Of A Sorrowful Season” a destare invece sorpresa per un approccio quasi prog alla composizione. Il coraggio di sperimentare strutture di quel tipo si affianca ad una componente ritualistica e cinematica che contribuisce ad arricchire la varietà di elementi offerti. “Frozen Gleams Of Eternity” è come una mano gelida che si poggia sulla vostra spalla nuda all'improvviso. Starà a voi decidere se scansarvi.
- Lorenzo Becciani “Divine”- Dagheisha

Day Before Us is Philippe Blache’s acoustic micro-tonal ambient project, and Under Mournful Horizons is a first full-length outing with Giuseppe Verticchio, aka Nimh, The release bears the inky stamp of the Roman “ambient-electronic-ethnic-experimental musician”, whose work has seen the light (however dim) on Malignant, Eibon, and Silentes. As a collaborator he has previous, with fellow-Italians Maurizio Bianchi and Andrea Marutti/Amon, as well as Aube and Amir Baghiri. Frenchman Blache (incidentally, an Igloo contributor) deals in ‘antipop-cinematic-nocturnal-melancholic soundscapes,’ claiming inspiration from “odd literature, ghostly presence, angelology, cinematic poetry and magic realism”, issuing in “solemn soundscaping ritualism, dada-esque hypnopedies and soundtracky ambiences” with sometime sustenance from field recordings. Blache is evidently well attuned to Italian neo-gothic ambience, trailing the post-industrial trappings of Thanatos and Eschaton, with titles like “Contemplatio Mortis,” making a perfect match for Verticchio’s dolorous inclinations (cf. This Crying Era).
The conceptual background is implicitly connected, we are told, to the rumbling process of “Entlichtung” and to the skeptical quest of men in a post-metaphysical era. As such Under Mournful Horizons is duly sombre, though not overly gloomy. Dark ambience, certainly, is the order of the day, albeit one of a deep and tremulous aspect. The album resides in a half-light nether-zone of loop decay, haunted by Blache’s piano spectres and Nimh’s voice-wraiths. You’ll find little of the harshness of the industrial areas potentially invoked by Polish label Rage in Eden with its specialism in “dark ambient / neofolk / industrial / experimental / militaria”, and its War Office Propaganda past. It deals more in quietly storm-wracked sonatas and neo-classical pianistics under a holy ritual, art work and titles making mournful intent transparent, though some dim light or small glimmer does penetrate now and then through its tenebrous nebulae. Some specifics: “Frozen Gleams of Eternity” hosts a widescreen tonemass imbued with a (g)rainy fuzz within which an off-kilter motif plays upon the ear in timbrally tweaked recursions, “Surrounded by a Moonless Night” brings faint echoes of monastic choirs, while “In the Court of a Sorrowful Season” sussurates with speech of uncertain provenance.
Overall, the pairing prove to be deft exponents of the dark-ambient-arts, evoking a panoply of ruined cathedrals, barren wilderness, haunted factories, ominous presences, arcane rituals and monastics, though, gratifyingly, there’s none of the cartoon goth-horrorism sometimes disfiguring the genre. With sorrow phasers set to stun, the pair recall kindred miserabilist spirits such as Desiderii Marginis, with some servings from a less gristly Cold Meat table adjacent to Raison d’Etre and Atrium Carceri. This is not a place to look for serenity or quietude, as the two grimly conjoin their respective musical arts in a paean to sadness and melancholy, the rain falling unrelenting, plangent piano drenched in despair and desolation. These seemingly forlorn funerals are, though, not dispirited, but charged with intent, directed towards the search for spiritual truth -as Monsieur Blache would have it, “the everlasting power of ancient time which saves us from the amnesia of everyday life”.
- Alan Lockett - Igloomag

Ogni nuovo disco di Nimh è un esperienza unica e differente dalla precedente. Questo Under Mournful Horizons ne è l'ennesima riprova, ed è un album talmente intenso e capace di carpirvi emozioni che sarà dura toglierlo dal lettore.
Ma andiamo con ordine. Si perchè il nuovo lavoro di Giuseppe Verticchio è diviso al cinquanta percento con l'amico Philippe Blache, musicista francese che sotto lo pseudonimo Day Before Us abbiamo già incontrato in quella magnifica compilation che è “Urbi Et Orbi vol.3” edita dalla Minimalrome.
Succede che Philippe è un pianista ricco di talento e che Nimh sia un manipolatore di suoni e di atmosfere in grado di far accendere qualsiasi schema sonoro. In tutto questo l'album è un esempio di commistione tra melodia e sperimentazione che brilla d'intelligenza.
E' un'escalation emotiva, che parte dalle terrificanti onde sinistre di “An uncertain dawn” che nel corso dei suoi sette minuti passa da un decentrato assordante rumore ad una rilassante registrazione di temporale.
Ancora movimenti distratti nell'apertura di “Surrounded by a moonless night”, brano che vede poi irrompere il piano di Blache in una corpulenta sequenza di note che si aggrovigliano sul mare in tempesta agitato dall'arte di Nimh, un connubio che mette in perfetto equilibrio la malinconica vena compositiva dell'artista francese con quel senso altrettanto malinconico ma pieno d'imperfezione che è la cifra stilistica di Nimh. Poi arriva un brano come “In the court of a sorrowful season”, una stanza piena di rumore, indecifrabile rumore, scrosci d'acqua, vento, tremori indefiniti, una nebbia che non ti fa vedere nulla, un breve e poco rassicurante momento di smarrimento, poi le note, un accordo scritto da Dio, qualunque sia il vostro Dio. Poche, solenni, note che descrivono con tutta la potenza della musica tanto la vita quanto la morte, tanto le gioie quanto la sofferenza più atroce. Per dodici estatici minuti. Vorresti sia l'eternità.
Difficile anche andar avanti senza premere il tasto repeat, all'infinito, ma è bene continuare nel viaggio, per incontrare un anima raffinata e sensibile come la title track “Under mournful horizons”, uno spettro affilato, una tensione crescente, drones ed effetti che stratificano un muro di suono compatto ma allo stesso tempo delicato, un muro che sembra reggersi su quell'alchimia perfetta data dall'elettronica sporca e dall'eco del piano in lontananza, impercettibile.
In chiusura le note tornano ad emergere in superficie, mentre alle spalle continua a muoversi pian piano, fino a spegnersi, quella splendida macchina elettronica che è la musica di Nimh, lasciando il finale a quelle carezze ultra emotive emanate dal pianoforte.
Cosa, se non un disco che riesce a toccare la vostra anima?
- Ivo D’Antoni - Electronique

La collaborazione tra Philippe Blache (Day Before Us) e Giuseppe Verticchio (Nimh) è nata all'insegna della più emozionante musica dark-ambient. Un mondo indefinito, nato sulle rovine della cultura post-industriale più di venticinque anni fa.
Sulle cinque lunghe tracce di “Under Mournful Horizons” un velo di elettronica ricopre le note di un pianoforte, di un organo e di una chitarra elettrica, amalgamate assieme a field recording e campionamenti di varia natura. Il fine è quello di colpire l'ascoltatore con una colata di emozioni allo stato puro.
Il disco comincia con la preghiera mattutina di “An Uncertain Dawn”, carica di nebbie e luci smerigliate. I riflessi del pianoforte in un labirinto foderato di ovatta segnano l'incedere aulico della seguente “Surrounded by a Moonless Night”, la cui parte centrale è tormentata da un groviglio di umori industriali che solo nel finale coprono l'accecante improvvisazione al pianoforte di Blache. L'eco di un coro in lontananza e il suono dell'acqua in una grotta, mescolati a rumori di natura indefinita, creano un cortocircuito tra passato e futuro, segnando magistralmente il finale del brano in modo epico.
Le melodie dei brani costruiti dai due alchimisti del suono responsabili del progetto si trascinano perdendosi tra nebbie mattutine e boschi incantati: Giuseppe Verticchio costruisce ambienti sonori che esaltano le qualità narrative delle improvvisazioni di Philippe Blache. Sull'ominoma “Under Mournful Horizons” i ruoli sembrano ribaltati: è Nimh a costruire con i suoi strumenti e i suoi campionamenti il soggetto della narrazione, mentre gli strumenti di Day Before Us appaiono quasi irriconoscibli sotto una coltre di rovine, prima del gran finale di “Frozen Gleams of Eternity”, dove il pianoforte torna a galleggiare sopra ogni altra cosa.
Utilizzando la grammatica languida e decandente della dark-ambient, Blache e Verticchio hanno costruito microtessiture in decomposizione affini ai celebri loop di William Basinski.
- Roberto Mandolini - Onda Rock

This album is the offspring between 2 projects. First there’s the known Nimh project set up by Giuseppe Verticchio who has released an impressive number of albums over the years. Day Before Us is a French project by Philippe Blache.
The common effort of both artists is the birth of this release featuring 5 tracks. Globally speaking the work is quite experimental, but accessible. A lot of field recordings are clearly recognizable. The music comes close to soundtrack experiments while refined by some neo-classic touch. There are several piano-like arrangements on this production. A lot of background noises were used as well.
The track “Surrounded By A Moonless Night” is a great piece in the genre. I was simply amazed by the kind of harsh noise that progressively moves in like a wave in the final part of the cut. It finally comes to a real climax. The twist between the different elements running though this CD first appears as contradictory, but finally appears to be a union between opposites.
“Under Mournful Horizons” is a poignant expression of 2 artists who clearly are totally compatible with each other.
- Elise Din - Side-Line

Dopo lo speciale su Hall Of Mirrors non ha senso dilungarsi troppo su Giuseppe Verticchio/Nimh, che qualunque italiano col pallino per queste sonorità ha sentito almeno nominare. Day Before Us, invece, è Philippe Blache qui a piano, organo e chitarra, autore in passato di un libro che parlava della scena industrial e post-industrial italiana, Maurizio Bianchi su tutti (ma anche Andrea Marutti, Matteo Uggeri e Verticchio stesso). Under Mournful Horizons, per terminare i convenevoli, esce per Rage In Eden, etichetta polacca che evidentemente si deve esser resa conto di occuparsi di un genere underground nel quale gli italiani (contro ogni luogo comune possibile) sembrano eccellere, dato che - prima di Giuseppe - poco tempo fa ha pubblicato pure Davide Del Col nelle vesti di Antikatechon.
Non si giudica un libro dalla copertina, per cui quella statua bellissima non deve far credere a nessuno che questo sia un doppione di Raison D’Être, anche se le inquietudini spirituali sembrano essere simili, se non le stesse. Qui Nimh accantona la ricerca sui suoni etnici e mostra il suo lato più noise, ma combinandolo (temperandolo) con il lavoro di Blache. Si tratta dunque di un disco molto malinconico: il continuo campionare la pioggia, per quanto un po’ didascalico ne è la prova principale assieme al modo di suonare il piano di Philippe, che – per dare un’idea – potrebbe essere messo vicino a quello degli Ulver di Perdition City, Silencing The Singing e Silence Teaches You How To Sing, coi quali il disco condivide anche il mood generale. Molto azzeccato pure l’intervento della chitarra acustica, in un album che – nel suo fondere melodia e rumore – potrebbe persino essere di moda in questo momento, ma è solo un caso.
Il pezzo forte di quest’anno per Nimh è Altered Nights, mentre questa è “semplicemente” una buona uscita, l’ennesima collaborazione che gli garantisce la solita vitalità.
- Fabrizio Garau - The New Noise

El apoyo cultural que está ofreciendo el prestigioso sello discográfico RAGE IN EDEN a la vanguardia musical durante todos estos años, y mucho más en la actualidad, es digno de todo elogio en estos difíciles momentos que estamos viviendo en Europa. Prueba de ello es la reciente publicación del magnífico álbum "Under Mournful Horizons" donde la fértil colaboración artística de dos grandes de la música de vanguardia como Giuseppe Verticchio, alma mater de Nimh, y Philippe Blache, alma mater de Day Before Us, ha dado como fruto este impresionante trabajo musicalmente ecléctico. En estos cinco temas, los melómanos lectores de Lux Atenea Webzine podrán disfrutar de este crisol sonoro en el que las influencias étnicas, experimentales, dark-ambient, industriales y rituales son muy claras y directas en estas composiciones conceptualmente innovadoras. Apreciarán y sentirán muy intensamente en ellas la magia artística de Philippe Blache (piano, órgano y guitarra) basada en una amplitud de miras dirigida a nuevos formatos, estructuras e ideas, como así viene siendo presente en su carrera desde 2010. Además, el arte musical de Giuseppe Verticchio (sintetizadores, samples, grabaciones y objetos para sonidos, voz, efectos, tratamiento y montaje de audio) donde espiritualidad y música dan vida a ese estilo personal inconfundible, en el caso de Nimh, desde el año 2001 ha dado vida y sentido artístico a múltiples trabajos y colaboraciones musicales junto a más de una decena de álbumes. Una prolífica carrera artística de Nimh que, unida a la inquietud y al espíritu pionero de Day Before Us dentro del universo musical independiente, nos ofrecen este excelente álbum para el sumo placer de nuestros sentidos a través de estos guiños a lo siniestro como concepto filosófico de Belleza más allá de lo sublime. El álbum "Under Mournful Horizons" ha sido mezclado y masterizado en 2012 por Giuseppe Verticchio, además de su admirable trabajo artístico para este álbum en el que ha utilizado fotografías realizadas por Oana Marchis como imágenes perfectas para reflejar este viaje por lo sacro, lo espiritual, lo misterioso y lo tenebroso.
Iniciamos la audición de este extraordinario trabajo adentrándonos en el misterioso y solitario ambiente de "An Uncertain Dawn" mientras permanecemos bajo la lluvia de lo impredecible, ante la influencia fluctuante del dilema, y con la incógnita constante que nos ofrece la duda y la desconfianza en el incrédulo presente. Un desesperanzador escepticismo que, en el inquietante tema "Surrounded by a Moonless Night", nos llevará a experimentar la más lúgubre y angustiosa oscuridad en este reino regido por una incomprensible Selene cuya presencia prefirió dejar oculta a nuestra mirada. Un escenario perfecto donde el sonido del piano adquiere ese fantasmal eco melódico que tantas imaginerías góticas ha inspirado a lo largo del tiempo. Un tenebroso paseo por los miedos y temores que han acompañado al ser humano desde que se encendiera la llama de la racionalidad y que, en la impresionante composición "In The Court of a Sorrowful Season", les llevará a experimentar estas afiladas e infernales oleadas de dolor interior en la más absoluta soledad que son perfectamente reflejadas a través de texturas sonoras que se solapan y mueven en un trasfondo musical marcado por la irresistible belleza de lo furtivo, y por la hipnótica atracción de lo mefistofélico. Un sentimiento de querer tener lo prohibido y que, en "Under Mournful Horizons", a tantas perdiciones ha encaminado a individuos de nuestra especie porque de "Under Mournful Horizons" emana ese vínculo psicológico con lo vedado que, a su vez, tantos placeres mentales prohibidos ha despertado a través de ambientes marcados por la decadencia y por las degradaciones morales y éticas perfumadas generosamente con la embriagante esencia del tabú. Finalmente, como última etapa musical de este paseo por el desasosiego existencial, el extraordinario tema "Frozen Gleams of Eternity" convertirá lo distorsionado en ecos sonoros de una realidad donde pasado, presente y futuro quedaron fundidos en un todo estático al margen de la razón, y al margen del análisis y de la comprensión lógica de una dimensión existente más allá de las fronteras carnales y materiales que nos condicionan inexorablemente mientras conservemos la vida. "Under Mournful Horizons", sin duda alguna, el beso de la seductora Belleza Siniestra ha convertido este álbum en una auténtica joya musical de culto. Disfrútenlo!!!
- Felix “Lux_Atman” - Lux Atenea Webzine

Suggest the keywords for their music may be "rain", "sorrow", "darkness", and "brief pleasure".
"Under Mournful Horizons", released in September 2012 via Rage In Eden Records, is a creation compiled mainly with Day Before Us aka Philippe Blache's sound view of the world, in collaboration with Nimh aka Giuseppe Verticchio. Philippe and I have discussed soundscape together, while his strong intention for dark, meditative ambient music continent has been blowing me away eventually. Their deep, down-tempo, graceful dark ambience reminds me some texture in Ludvig van Beethoven's "Piano Sonata No. 14 in C sharp minor - Moonlight" though I'm not familiar with Classic music scene. And through this work, another gem in the pouring rain can be found ... very surprisingly indeed.
Along with Philippe's soundscape under his vast sky fuzz of dark ambience, their play had gone straightforward to sorrowful, mournful, plaintive tone mass. Look at their album sleeve and song titles and we can easily realize what they meant to do. On the other hand, mind you, something pleasant like a dim light or like a small brilliant gem falling into a dark nebula, can be found, I'm sure. Cannot understand which sounds like such a mysterious phenomenon, this album concept or their soundscape itself, but even vaguely, cannot help feeling glad in future of their story. Without myself I've said that what's happening and what an amazing confusion.
Quite fascinating the atmosphere especially in the last track "Frozen Gleams of Eternity" should be, dizzy fuzzy rainy noise ensemble will get to be purely crystallized, scape sweetness. The riff, eccentric but simple, constantly knocks our vacant mind, but that repetitive progress with bulky air alteration can inflate our mind with fantasia. Guess their sound stream collective throw "hope" to us despite of appearance.
In conclusion, please get drenched in this terrific creation.
- Keishiro Maki - Progarchives

Il presente “Under Mournful Horizons” è il frutto della collaborazione del progetto francese Day Before Us, alias Philippe Blache, e del progetto italiano Nimh, alias Giuseppe Verticchio. I due musicisti mettono insieme la loro arte per creare un disco che, tenendo fede al titolo, è di una tristezza e di una melanconia infinite. Day Before Us mette in comune alcune parti di piano, assolutamente luttuose, mentre Nimh ci aggiunge una tappeto dark ambient fatto di frequenze disturbate e stratificate, con un field recording pluviale che dona al disco un’uggia perenne. La pioggia scende, incessante, le note di piano annegano nella loro stessa disperazione ed è possibile, qua e là, avvertire echi di ulteriori influenze. “Surrounded by a Moonless Night” si chiude con l’eco fievole di cori monastici, la successiva “In The Court of a Sorrowful Season” aggiunge minimalismo noise e campionamenti di discorsi dei quali è praticamente impossibile carpire la provenienza. La conclusiva “Frozen Gleams of Eternity” fa quasi venire voglia di piangere da quanto è triste. Il suono, il risultato finale, di “Under Mournful Horizons” è davvero buono. La sensazione di desolazione, di isolazionismo, di assoluta assenza di speranza fa di questo disco una sorta di funeral doom senza i classici strumenti. Con l’approssimarsi dell’autunno e della brutta stagione credo che questo disco sia perfetto per guardare il mondo là, fuori la finestra, sotto un cielo plumbeo e gli scrosci di pioggia. Anime depresse e tormentate questo è il vostro disco.
- Luigi “Gino” Schettino - Metal.it

Canalizzare in forma acustica le intime emozioni provenienti dai più reconditi substrati della psiche umana, creando simultaneamente un'indissolubile rapporto tra il silenzio che avvolge i momenti di riflessione interiore e l'universo dei sogni, costituisce la peculiarità del suono minimal-ambient/soundscapes creato dal solo-project francese Philippe Blache, alias Day Before Us. Operativo dal 2010 ed intensamente ispirato dalle sonorità filmiche del post-romanticismo, dalla letteratura rivolta alle classiche storie di fantasmi e da tutto ciò che concerne il surrealismo, l'artista si distingue per la vastità delle sensazioni che riesce ad estrapolare e far vivere attraverso l'impiego di un registro sonoro che fa dell'essenzialità stessa il proprio dogma, caratteristica sperimentabile in una cerchia di tracce dall'animo sensibile, rattristato ma allo stesso tempo intrise di solennità esecutiva, atmosfere crepuscolari e criptiche evocazioni di antichi simbolismi. La musica concepita dal protagonista consta di moduli fondati su lunghi periodi lunghi periodi tastieristico-pianistici ammantati da soundscapes con episodici ingressi di guitar ed organo, il tutto fievolmente mosso da un'aura ricolma di nostalgia, formulazioni udibili in una discografia ancora allo stadio inziale che ha visto Day Before Us coinvolto nel 2011 in due differenti compilations: " Urbi & Orbi vol. III" licenziata dalla label italiana MinimalRome e "Flatland, For A Romance Of Many Dimensions" edita dalla Kipple.it. Una particolare sottolineatura va inoltre rivolta a tracce pubblicate digitalmente nel 2012, come "Contemplatio Mortis" dalla struttura ambient/acoustic-soundscapes concepita su lunghe estensioni di tastiera e piano, allo stesso modo di "Of Altered Scenes And Restless Streams" seguita dalla fascinosa colonna sonora originale di "Breath [Jana's Musical Air]", pellicola di animazione presentata in due riprese presso il Preview Berlin Art Fair ed a Roma all'Animate Festival “Ritorno all’Alba/Back to the Sunrise”. Altri singoli episodi degni di menzione sono inoltre la uggiosa e buia "Of Bitter Winds [alternative]", brano dedicato al poeta classico Henri Kirk White nel cui schema sad-ambient aleggia la voce di Laila Marie, ma anche "De Même Silence...", altrettanto suggestivamente afflitta e tenebrosa, oppure "Weeping On The Shores Of Thousand Reveries", predisposta su meditative traiettorie ambient offuscate da acquosi soundscapes. Il cammino artistico intrapreso da Philippe è stato altresì segnato da costruttive collaborazioni vissute con vari soggetti, come il musicista tedesco Markus M@p con il quale Day Before Us ha progettato sempre nel 2012 tre sequenze in stile dream-pop/ambient-cinematic-acoustic: "Raised By Distant Breath", "Modern Times" e "Chambre D'Écoute", oppure con Julian Julien, performer jazz-rock francese e fondatore della band Fractal, la cui arte combinata all'astrazione di Day Before Us ha originato nel medesimo anno il progetto Engraved Memories autore dell'album sperimentale "From Sparkling Hours In Stillness". Annotabile per spessore anche l'accorpamento di Philippe risalente al 2011 con Marco Barluzzi, Maoro Sanna, Tommaso Rolando e Krell in occasione della rappresentazione in chiave bidimensional-ambient del romanzo vergato alla fine dell'Ottocento dallo scrittore fantastico Edwin Abbott la cui versione, ricostruita acusticamente dall'ensemble, prende il titolo di "Flatland - For A Romance Of Many Dimensions". Prima di addentrarci nei contenuti del debut album "Under Mournful Horizons", è fondamentale descrivere i tratti biografici del secondo personaggio implicato nella realizzazione dell'opera, Giuseppe Verticchio aka Nimh, compositore electronic-ambient inclinato dal 1994 verso modulazioni orientaleggianti al quale si attribuisce una numerosa serie di interessanti full-lenghts rilasciati perlopiù dalle labels Weird Amplexus e Silentes Minimal Edition, releases architettate individualmente dall'interprete o in cooperazione con altri musicisti del calibro di Maurizio Bianchi, Amir Baghiri, Mauthausen Orchestra e Amon. Il presente album "Under Mournful Horizons", quindi, è il risultato della combinazione tra due musicisti fortemente ispirati le cui manovre, definite ambient/microtonal underground/cinematic, straripano di suoni romanticamente oscuri derivati dall'azione congiunta tra infinite keys, pianoforte, organo, guitar, sinth, samples, filtraggi vocali, manipolazioni effettate e nebule di field-recordings. Licenziato in veste digipack dalla sempre ottima label Rage In Eden il disco, oltre a raffigurare nell'immagine della propria sleeve tutta la statuaria mestizia concepita dall'occhio fotografico di Oana Marchis "Sabbatnoir", elenca cinque ampie suites dal temperamento depressed-dream ambient la cui premessa prende il titolo di "An Uncertain Dawn", traccia ricolma di acustiche spettrali, valpurgiche, esaltate da partiture d'organo, ignoti rumoreggi e dallo scrosciare della pioggia in sottofondo. "Surrounded By A Moonless Night" è un'esangue sinfonia di pianoforte sommersa da impurità elettroniche, distorsioni, samples vocali e distanti rombi di key, mentre la successiva "In The Court Of A Sorrowful Season" è un ambient electro-acustico che propone malinconiche note di piano circondate da acidificazioni tecnologiche ed arpeggiati riverberi di chitarra nel finale, un bellissimo esempio di paesaggio sonoro che rapisce mente e spirito. L'omonima "Under Mournful Horizons" celebra il titolo dell'album interpretandolo in forma dark-ambient mediante inquiete rarefazioni di field-recording, dissonanze multidimensionali che si riversano nel suono con un voluminoso getto, increspature elettroniche e voci sotterranee, il tutto connesso alle ossessive procedure della tastiera. L'epilogo intitolato "Frozen Gleams Of Eternity" recupera decadenti poemi pianistici le cui orchestrazioni sono erose dal torrenziale sgorgare dei field-recorings e dalla ruvidezza delle alchimie elettroniche provenienti dal nucleo stesso del brano. Opera di autorevole levatura, l'album "Under Mournful Horizons" descrive nello spazio circostante una sorta di vuoto armonico da colmare con il suono delle proprie emozioni, percorrendo immense zone d'ombra per altrettanti istanti durante i quali i pensieri razionali si vetrizzano lasciando fluire esclusivamente prospettive surreali che l'ascoltatore percepirà con tale intensità da restarne stregato. La simultanea cooperazione tra Day Before Us e Nimh genera una commistione di suoni ambient, tossica artificialità ed un tocco di sentimento abbattuto, elementi che si rivelano a fasi alterne struggenti e glaciali. Ne fruiranno i contemplatori del silenzio e dell'immoto, uomini e donne che sanno scandagliare il proprio inconscio carpendone le riflessioni più profonde e spirituali affidandole in seguito alla rallentata corrente di un suono musicalmente ossidato dal quale è impossibile sottrarsi. Questo disco lascerà in essi un segno indelebile.
- Massimo Colombo “Maxymox” - Vox Empirea


Album realizzato a quattro mani da Giuseppe Verticchio, valido autore di drone-ambient malinconica e isolazionista firmata sotto le spoglie dello pseudonimo Nimh, e Day Before Us, giovane progetto neoclassico capitanato dal francese Philippe Blache. In "Under Mournful Horizons" viene unita l'anima elettronica a quella strumentale attraverso il filo conduttore di panorami e melodie malinconiche. L'artwork che adorna il bel digipak ci rimanda ad una dark ambient classica fatta di cattedrali, statue, immagini mortuarie e solitarie, ma di fatto il contenuto del disco è solo in parte debitore del suddetto genere, riuscendo a spaziare tra tonalità post-industriali e temi strumentali non campionati, il cui minimalismo ricorda a volte la vecchia scuola americana degli anni '70, in primis Philip Glass. Delle cinque tracce che compongono l'album solo la title-track si spinge verso un rumorismo più netto, sebbene sempre segnato da una latente melodia nascosta tra i tanti strati dronici. Gli altri pezzi mantengono invece nitidi giri di tastiera, ad iniziare da "An Uncertain Dawn", un'uggiosa e nebbiosa litania dal sapore filmico e sintetico che nutre in sé una disperazione raggelante. Con "Surrounded by a Moonless Night" emerge un pianoforte che, come accennato, insiste su giri minimali dal forte sapore evocativo, rotto e variato da field recordings aggrovigliate che spuntano a più riprese dal sottofondo. Medesimo schema anche per la seguente "In The Court of a Sorrowful Season", in cui organo e piano contribuiscono a creare un'atmosfera mortuaria fondata su tre linee melodiche che si avvicendano. I rintocchi metallici di una tastiera aprono il finale dell'opera, immerso una gelida e fitta nebbia evocata per mezzo di rumori sfocati ed echi vocali. "Under Mournful Horizons" è un lavoro di spiccata sensibilità, una colonna sonora per anime ripiegate su sé stesse, riflessivo e a tratti fortemente depressivo. Forse l'oscurità musicale va ormai ricercata proprio in album di questo tipo.
- Michele Viali - Dark Room

I’m really glad that Rage In Eden is boldly starting to explore the Italian dark ambient scene and filching the albums which, I guess, would normally have been released by the Silentes label. And thanks to the fact that these releases are shown to the world courtesy of my native label, perhaps more people in my country will pay attention to those projects. They really are worth it. First there was Antikatechon and “Chrisma Crucifixorum”. Another Nimh album is waiting in the queue. But today we’ll deal with the joint release of the aforementioned Nimh and Day Before Us, which admittedly doesn’t come from Italy (it’s a French project), but that doesn’t change the fact that “Under Mournful Shadows” tastes like good spaghetti rather than snails stewed in their own juice.
Frenchman Philippe Blache takes care of traditional instruments, while Giuseppe Verticchio is responsible for electronic sounds, field recordings, and more custom audio sources, as well as their treatment. The paths that both gentlemen have tread on during the album’s composition were marked up very clearly. They cooperate harmoniously, do not interfere with one another, none of them has ambitions that his musical agenda will prevail. Philippe presents rather simple organ, piano and guitar melodies while Giuseppe encapsulates them in natural-synthetic textures. This sounds really nice in “Surrounded By A Moonless Night” with its looped dramatic piano theme and the music of nature meandering around it, human voices coming from afar and industrial dirt which leaves a rusty mark on the surface of a crystal clear sound.
But the most beautiful track on “Under Mournful Shadows” is the title track, which echoes the works of Peter Andersson, as if standing in a crossroads between Raison d’Etre and Necrophorus. The mystical atmosphere offered by quasi-religious drones is balanced by the palls of wind and water hovering over a synthetic melancholy. Nothing new on the dark ambient yard, but it sounds really amazing. And the closing track, “Frozen Gleams Of Eternity” is comprised of an atmospheric although a bit rough piano theme, which is a bittersweet farewell to the listener. Until next time.
As I said, nothing new here; yes, piano and organ sounds used this widely is not a standard, but it’s not something completely unique either. But it doesn’t matter, because the whole thing is a decent, professional job by two talented musicians, sometimes with slight touches of real magic.
- Stark - Santa Sangre

Simplemente dark-ambient con buen gusto, refinado y sofisticado, es lo que podemos escuchar en este gran disco editado por el sello Rage In Eden.
Desde nuestra vecina Francia, hasta nuestra querida Italia, pasando por la enigmática Polonia, nos llega el ultimo trabajo colaborativo entre Day befor Us y Nimh, con el sello Rage In Eden.
En esta ocasión se juntan dos magos del dark-ambient para recrear un álbum muy especial y atractivo, "Under Mournful Horizons". Estamos ante un álbum 100% ambient, pero lo que me ha gustado es que se deja escuchar muy fácilmente y recrea unas ambientaciones muy evocadoras. Normalmente tenues, pero con dosis de sonidos melódicos como pianos que hacen del álbum un disco que evita caer en la monotonía. No soy un gran apasionado del dark ambient, y a nivel personal me cuesta encontrar algo que pueda llamar mi atención pues normalmente todos los discos de este género terminan siendo aburridos, lentos y de estructuras compositivas sencillas, e incluso minimalistas. Pero en esta ocasión todo es distinto. Cada track se envuelve de un fuerte pasaje ambiental, y como parte de este pasaje ambiental encontramos sonidos mas clásicos que muy tenuemente, pero a la vez que muy presentes, y envueltos en largas colas de reverberación, aportan la base melódica al track. Además, estos sonidos son prácticamente siempre pianos. Secuencias de pianos muy energéticas y bien compuestas. Es como escuchar a lo lejos un pianista dándolo todo frente al piano de cola, mientras otros sonidos en primer plano recrean atmosferas oscuras y ancestrales.
Sin ninguna duda se trata de un álbum para escuchar en momentos de calma, cuando todo esta en silencio y tus oídos y sentidos están perceptivos a recibir dosis de sensaciones confrontadas. Lo mejor: noche cerrada, con unos buenos cascos que te permitan posicionarte fácilmente en escena. Cerrar los ojos y dejarte llevar por los sonidos y pasajes de este gran álbum.
El disco se compone de tan solo 5 tracks, pero hay que tener en cuenta que la duración de los mismos es normalmente bastante extensa. 6 la que menos, y 12 el que mas. Y es aquí precisamente donde puedo pronunciar mi única pega al disco. Tracks muy largos para luego repetir constantemente los mismos sonidos, secuencias, y ambientaciones. Creo que es innecesario a largar un track mas de la cuenta cuando no aporta nada nuevo. Y aquí en ocasiones la repetición se hace mas que evidente. Por el resto, como digo me ha encantando. Es probablemente el álbum que mas me ha llegado dentro del genero dark ambient, si tenemos en cuenta que no hay nada de percusión, y que no sigue una onda industrial (que es otra de las ramificaciones del dark-ambient que si me gusta).
No perder de vista tracks como “In the court of a sorrowful season”, que es una brillante puesta en escena de todo lo que puede dar de si este disco.
Si te apetece escuchar algo realmente emotivo, sensitivo, experimental y distinto, realmente este es tu disco.
- Roberto G. - Mentenebre