NIMH: The Unkept Secrets (CD 2008 - Silentes)
Mi piacerebbe potere leggere nella mente di Giuseppe Verticchio. Comprendere fino in fondo come si può arrivare anche a solamente a concepire, immaginare, visualizzare i meandri angosciosi nei quali ogni volta i suoi mirabili viaggi empirici ci portano. I percorsi occulti di “Sator” evidentemente non sono stati sufficienti a placare la fame di sperimentazione di un personaggio che col passare del tempo sta assumendo un ruolo sempre più importante e travolgente nel processo di configurazione delle nuove coordinate della musica ambient tinta di oscuro. “The Unkept Secrets” appare come l'ennesimo coraggioso tentativo di smuovere porte, analizzare fenomeni e curiosare tra gli abissi di un suono mai così pregno di rabbia e saturo di elementi contrapposti tra loro ma stupendamente efficaci colti nell'insieme delle trame risultanti. Trascurare Nimh e il suo contributo alla scena moderna pare quasi un insulto all'intelligenza. Dobbiamo essere orgogliosi e allo stesso tempo spaventati di possedere un personaggio del genere nei fisici dintorni.
- Divine - Dagheisha
Il nuovo Nimh (Giuseppe Verticchio) è un lavoro in prima istanza sperimentale oltre che evocativo. Ha la forza di sorprendere quando meno te lo aspetti, ma allo stesso tempo riesce a creare visioni inquietanti quanto suggestive. In questi termini "The Unkept Secrets" è un paradosso, una figura retorica onomatopeica a rovescio che parte dal presupposto di essere un libro(sonoro) zeppo di termini che inquadrano un gesto, un movimento, un paesaggio, un tormento. Un insieme di sfumature elettroniche, dark, drone, etniche che formano un'azione, generano un'idea, suscitano un'emozione. Come nell'immensa "Visions In Black", tra le migliori composizioni tra quelle che ho avuto modo di ascoltare fino ad oggi di Verticchio in cui un crescendo di tensione arriva al culmine per poi dissiparsi di nuovo: e' un vento minaccioso che fa sbattere porte e finestre durante una sera d'autunno. All'improvviso ti entrano in casa figure tormentate che cantano un lamento disperato, straziante. Poi il vento cala di intensità e la casa si svuota lentamente mentre le ore passano, la notte si presenta ed il cuore ancora ti trema. "The Unkept Secrets" è un viaggio, il prosieguo di un viaggio iniziato anni fa, nei labirinti dell'anima e della mente, ma anche un viaggio nel senso letterale del termine alla ricerca di quei segreti del titolo in terre lontane, essenzialmente ad est del mondo, in quei posti dove ancora il tempo scorre certo inesorabilmente, ma molto lentamente, fino a dare la sensazione di essersi arrestato. Indicativa l'ultima traccia, "One More Ride On The Merry-Go-Round" dedicata a Tiziani Terzani, scrittore e viaggiatore che dedicò gran parte della sua vita all'Asia ed alle sue situazioni politiche, sociali e soprattutto spirituali: lui stesso affermava la vita è un giro di giostra, ed ogni giro, ogni nuovo giro, te la cambia. Come cambia anche l'ispirazione di Verticchio il quale ci rende partecipi della sua traversata virtuale proprio lì dove Terzani si fermò a vivere. Ad aiutarlo, oltre ad un set di strumenti necessario che marchiano la direzione stilistica ed emozionale, la presenza di una chitarra elettrica utilizzata quantitativamente come non mai, forse, in precedenza. Un ulteriore passo verso la ricerca di uno stato interiore ideale che probabilmente non troveremo mai, ma motivo primo per cui impegneremo ugualmente un'intera vita nel tentativo di raggiungerlo. Un ulteriore gran disco.
- Andrea "Emo" Punzo - Hardsounds
This is an other perfect Nimh record, a world of magnetic, somnanbulic, fuzzing, moving electronic textures and drones covered by glacially melancholic guitar parts. These recent years there have been many descent projects published under the dark ambient - prog electronic label, but The Unkept Secrets is exceptional, reaching a degree of composition and complexity rarely obtained in this specific genre. Meridians opens the album with an intimate, colourful, extatic droning minimalist guitar composition with lot of reverbs and reasonances. A majestic, almost hallucinatory electronic piece. Narrative voices & mysterious abstract noises also come into the mix. As suggested by the title, Visions in Black is a haunted, gorgeously dark piece with abundant guitar's fuzzed out static notes, ghostly dark noises. The composition ends up with an almost funeral electronic choir. Strangely beautiful, the sound of the apocalypse or forgotten memories. The call reaches the listener into a parapsychological world made of echoing guitar tricks, floating electronic waves. A more dreamy-like composition, perfectly executed and really vibrant emotionally and physically speaking. Linga is just fantastic, a real buzzing drone trip with tribal-ethnic elements. An immersive medley of acoustic / electronic elements, it makes me think about shamanic sermons & ceremonials. The title track opens the way to a really sinister, dark musical ritual that turns into a shimmering, suspensful incantation dominated by harsh guitars and doom-like epic drones. The ending nightmare is a claustrophobic, intoxicated electronic piece for loud guitars, creepy noises and acoustic exoticism. The last tune is a more relaxed, tranquil affair after an intense musica ride throw lost deep memories. A totally absorbing electronic mantra, a real pleasure for the ears. Clearly among my all time favourite experimental electronic records with a things from Maurizio Bianchi, Maeror Tri and Aeolian String Ensemble. So recommended.
- Philippe Blache - Progarchives
NIMH: The Missing Tapes (CD 2007 - Silentes)
More excellent abstract music from Silentes' Minimal Editions offshoot. Nimh uses (most importantly) a series of field recordings taken in 1996, electronic manipulation and traditional Thai instruments to create a beautifully strange and otherworldly collection of long, hypnotic ambient tracks. Dark guitar textures mix with melodic and discordant layers to create a CD that's full of exotic intrigue and intense sounds. Superb.
- Smallfish -
When Giuseppe Verticchio/Nimh sent me this new cd along with Hall of Mirrors' debut, warning me that it was something completely different, I thought it would be in the wake of previous recordings of his using ethnic (mainly Thai) instruments and field recordings from his several trips to the Thailandese area. My mind went to the sadly never repressed "Distant Skylines", or to "Entities", with Amir Baghiri (now available on Silentes); but I was only partly right. "The Missing Tapes" is an altogether more conflictual work, more about layering and juxtaposing than merging; which doesn't mean that it is a lazy cut&paste of traditional instruments and electronics (quite the opposite, actually). I just think that this time Giuseppe was interested in creating some discordant, more physical soundscapes, with a few more rough edges than in the past. "Tape 1" begins with a whirlwind of minimal Jackee (a 3-string instrument) plucking, soon devastated by a layer of distortion and fragmented voices. "Tape 2" has more monochrome string picking (this time it's a Tzeebu, a Thai banjo), but the ebbing underlying ambience is given by menacing low-end sinewaves, as if a helicopter was flying low over your head. The electronics take over in "Tape 3", with percussive synth sweeps merging with a filtered mouth-organ drone and acoustic Thon Chatri drumming. Finally, "Track 4" is pure phonography, as explained by the laconic liner notes ("boat, market, temple, village, beach"). As a whole, "The Missing Tapes" was quite a surprise, and a positively jarring album. It has a wild, almost psychedelic ethnic feel which could potentially appeal to anybody going crazy for trendy, and often inferior, neo-kraut/weird folk/psych projects (which obviously doesn't mean that Verticchio intended to create a niche-friendly work), rather than traditional ethno-ambient listeners.
- Eugenio Maggi - Chaindlk
A quanto pare Andrea Marutti e Giuseppe Verticchio in questo periodo sono in splendida forma, o suppongo che stiano attraversando un periodo a dir poco florido visto che, oltre ad aver stampato del materiale in duo come Amon/Nimh e come Hall of Mirrors, stanno facendo uscire anche i rispettivi materiali in solo. La Silentes di Stefano Gentile butta fuori contemporaneamente sia un rework di Aube del lavoro di Verticchio/Nimh che l'originale composto dal musicista romano, e com'era facile aspettarsi si tratta di due dischi molto diversi. “The Missing Tapes” è un disco strano all'interno della discografia di Nimh anche se in realtà credo che da un altro punto di vista potrebbe rappresentare uno dei mille modi possibili in cui poteva svilupparsi il modus operandi di Verticchio. Se lo conoscete principalmente per le sue uscite ambientali sappiate che potreste rimanere spiazzati, certo ci sono elementi ambientali e componenti etniche come in altri suoi lavori in precedenza, ma miscelati ed assemblati in modo molto diverso dal passato. Il disco nel complesso sembra maggiormente un diario sonoro di un viaggio, cosa che per altro è, dato che in buona parte è stato registrato in Thailandia, quindi field-recordings a tappeto, ambientazioni urbane che fanno da collante e dalle quali emergono strumenti etnici, suoni, strati di sibili o drones o che da questi vengono inframezzate nelle pause fra un movimento della traccia e l'altro. Nonostante sia composto di quattro tracce ho trovato che la cinquantina di minuti di questo disco assomigli maggiormente ad un flusso continuo ed in questo oltretutto va di pari passo con l'essenza freak fino al midollo del lavoro. Se per alcuni il contrasto fra suoni ad alta risoluzione e registrazioni lo-fi di field-recordings e/o alcuni strumenti possono cozzare, in realtà credo che siano proprio la caratteristica più interessante del disco e quella che in un certo modo lo distanzi molto da certi lavori di etichette come la Alluvial che, seppur grandi, talvolta finiscono per risultare un po' freddi. Non credo che Nimh li ascolti o li annoveri fra le sue influenze, eppure questo disco si potrebbe trovare idealmente fra alcuni suoi lavori, del materiale etnico e certi Jackie O' Motherfucker o certi A Short Apnea, tant'è che un po' quello un po' la componente etnica indurrebbero a pensare che si tratti quasi di un disco molto psichedelico e quasi kraut a suo modo. Non si può certo parlare di psichedelia alla leggera, ma non mi stupirebbe di scoprire che piaccia a molti amici drogherecci o ad alcuni di quelli che "come suonavano negli anni 70 non ci suoneranno mai più...". Posto che la seconda categoria spesso mi fa pensare che se uno ama così tanto il passato potrebbe coerentemente trapassare per diventarne parte, pur non essendo un fanatico del vintage mi sono ascoltato con piacere il flusso di questo disco tanto da pensare che per quel che mi riguarda si potrebbe trattare del miglior disco solista che ho visto firmare da Nimh. A tratti ruvido e martellante, “The Missing Tapes” trova nella matassa grezza la sua essenza ed il suo calore/colore, nonostante ciò non si tratta di materia non lavorata, anzi, la manifattura c'è e si sente, molto semplicemente non è troppo invasiva, come sempre succede nei molti piccoli lavori artigianali ben riusciti.
- Andrea Ferraris - Sands Zine
In this project, Giuseppe Verticchio explores the universe of ritualistic, primal, shamanic acoustic drones & traditional music from the east. The result communicates us the extasy. This album summons the divine nature, it's a real musical ceremony, a chant of the origins. The acoustic, ritual elements are perfectly mixed with a solid industrial, noisy ambient base. Consequently this is a rather unique, very personal musical experience that can be collected by ethnomusicologists and fans of dark ritualistic drones. The first composition reminds me stuffs written by the US 60s dream syndicate but it rapidly turns into more twisted, tormented, intoxicated perspectives, largely made of black noises and effects. The second track starts with a genial, incredibly transcendant acoustic instrumentation. The melody is progressively desintegrated, covered by evocative sounds and industrial parasites. A very strange, rare combination of sounds that can't be missed. Track 3 carries on the same schema with a duel between traditional instrumentation and ultimately creepy dronescapes. Spiritual and moody at the same time. The last track includes a variety of collages, an evocative tapestry of sounds from life street, boats, markets...The musical travel concludes with a sort of ethnographic cinema for the ears. The Missing Tapes contains really breathtaking and moving textures. An achieved fusion of styles and an essential purchase.
- Philippe Blache - Progarchives
L'uscita del nuovo atto di Nimh, "The Missing Tapes", rappresenta senz'altro capitolo poco assimilabile a quanto fatto sino ad oggi dal musicista romano. La componente etnica, esaltata da un utilizzo generoso di strumentazione autoctona e field recordings colti in loco, è infatti prevalente in un disco la cui premessa risale addirittura alla metà del decennio scorso con registrazioni effettuate da Verticchio in Thailandia, pur duellando nell'intero svolgimento del disco con a tratti ruvide ingerenze elettroniche, in cui sembra di poter dire che non si cerchi l'integrazione ma il conflitto, tra il secolare lignaggio degli strumenti Thai e la impassibile glacialità della tecnologia che in alcuni frangenti domina in assoluta solitudine con gravi umori in particolare in "Tape 3", tanto che il riuscito contrasto appare assumere un significativo valore simbolico dai tratteggi evidentemente drammatici.
- Paolo Bertoni - Blow Up
Ed eccolo il “The Missing Tapes” di Nimh, gli originali prontamente licenziati dalla Silentes per la collana Minimal Editions come il “Reworks Nimh Vol.1” di Aube. Riconosco queste quattro suites, a fatica ma le riconosco. Vi trovo la mano dell'autore mentre governa i suoni e i temi esoterici forgiati attraverso la moltitudine di strumenti elettronici e tradizionali come il jackee, lo tzeebu e il falu, vi riscopro infine il fascino obliquo di queste due danze minimali che modellano figure plastiche e atmosfere ovattate come in un gioco di ombre, luci, eco, armonie, ritmi e rumori che portano nei labirinti dell'esperienza ipnotica. Un crescendo ‘rovesciato' attraverso le sedi dell'inframondo, lungo percorsi la cui pronuncia viscerale fa sentire al centro del suono, fra luoghi indecifrabili e smarriti.
- Aldo Chimenti - Rockerilla
HALL OF MIRRORS: Reflections on Black (CD 2007 - Silentes)
After the mammoth Amon/Nimh CD on Eibon, Andrea Marutti and Giuseppe Verticchio are back with a collaborative project, which will feature different guests with every release (this time, they are Giulio Baggi/Nefelheim at synths and guitar and Daniela Gherardi at synth and voice). Since it's impossible not to use "Sator" as a reference, I'll start by saying that "Reflections on Black" obviously shares most of its characteristics, but is also looser, more varied and at times unpredictable. There's a feel of jamming that in the above mentioned work was hidden by the monolithic construction of the pieces. In "Entrance", the deep cavernous drones, dotted by electric bursts, give way to a half-buried string plucking, introducing a more melancholic passage, eventually overshadowed by a brooding distorted wall. "Descent" begins with suffocating wind gusts, but a layering of frequencies, upbeat rhythms and higher tones slowly changes the atmosphere from oppressive to cosmic, leading to a second part occupied by a liquid drone. "Transmutation" and "Recovery" stray even further from plain dark ambient territories, the former featuring warm waves of synths and guitar feedback, the latter with Verticchio lingering on depressive guitar picking, accompanied by some weird crackling noises (treated vocals, maybe?).
- Eugenio Maggi - Chaindlk
Credo che sia la prima volta che su Sodapop venga recensito un lavoro di Andrea Marutti e/o di Giuseppe Verticchio, visto che non si tratta proprio di due sbarbatelli alle prime armi, direi che se già non li conosceste con i loro nomi di battesimo si tratta di gente anche nota come Nimh, Amon, Never Known. Per quanto la collaborazione Amon/Nimh sia ancora fresca di stampa, esce a ruota quest'altro progetto intitolato Hall Of Mirrors e che vede nuovamente all'opera il "dinamico duo" anche se in "abito" diverso. Differentemente da quanto ci si possa aspettare questo disco è molto diverso da "Sator", non per nulla invece di usare i singoli moniker i due danno un nome vero e proprio al progetto. Dove il primo era più duro e monumentale, "Reflection On Black" è più dilatato ed a tratti persino melodico. Credo che più che parlare di dark ambient dovremmo parlare di musica ambientale con venature dark visto che anche se con le dovute differenze possa comunque essere inserito in un contesto più tipicamente ambient (anche se fino ad un certo punto). Un disco per nulla roccioso ma da superamento della "twilight zone" anche i titoli sono stringati perché c'è poco da interpretare: i suoni, i delay, gli echi in dissolvenza e le melodie sono fin troppo esplicite. Ma proprio i titoli tutto sommato possono rappresentare un buon appiglio per cercare di capire di che tipo di disco si tratti, infatti se l'apertura, cupa fin quanto volete, è ancora melodica, con "Descent" i rumori si fanno più distanti e monta un'atmosfera degna del migliore Carpenter, però niente incubi, la melodia ritorna anche in questo caso, ma non prima dello scorrere di alcuni minuti. Ribadisco non si tratta di un disco che può essere ascoltato da tutti, nonostante si distanzi dall'essere estremo come la precedente collaborazione (non per nulla forse esce su Silentes invece che su Eibon), le melodie ci sono e quando vengono fatte entrare non passano decisamente in secondo piano, ma sicuramente si tratta di melodie cupe. L'apertura alla luce ritorna con le due tracce conclusive in cui Verticchio e Marutti si lasciano andare alla loro naturale propensione per la musica ambientale ma non senza qualche intervento particolare in "Transmutation" (che per i miei gusti è anche la traccia meglio riuscita del disco) e nella malinconica "Recovery". Direi che oltre a trattarsi di un lavoro molto distante da Nimh/Amon, l'esordio di Hall Of Mirrors sia molto più virato verso la forma di colonna sonora, tanto che potrei quasi azzardare che si tratti di musica per documentari.
- Andrea Ferraris - Sodapop
In Hall of Mirrors confluiscono le forze di Andrea Marutti (Amon) e Giuseppe Verticchio (Nimh), in questo caso affiancati da Giulio Biaggi (Nefelheim) e Daniela Gherardi. "Reflections On Black" ha fascino discreto col suo piglio marcatamente meditativo, e nell'iniziale "Entrance" il nero del titolo dell'album suggerisce più pur lacerate visioni modellate dalla nostra psiche in immote notti imperturbabili ed insonni che incombenti oscurità che ci minacciano togliendoci oltre al sonno anche il respiro. Nella prima metà di "Descent" invece, dietro una minimale traccia melodica in superficie, si scatenano inesauste bufere e veleni metallici che lasciano emergere una più ruvida matrice industriale destinata a diradarsi nell'impalpabilità, con una sostanziale quiete che si espande altresì sui due episodi successivi, "Transmutation", che segue il percorso inverso increspandosi nel tragitto, e "Recovery", in cui piuttosto sorprendentemente la chitarra si erge sul resto e si concede apertamente ad un'emotività palesata come fragile.
- Paolo Bertoni - Blow Up
La stanza degli specchi, la stanza del potere. Dove tutto può accadere ma ci si può trovare anche ad affrontare i pressanti dubbi che accompagnano la nostra esistenza. Immaginate cosa succederebbe se ci trovassimo tutti a dovere entrare da un ingresso occulto in quello spazio tra anima e corpo, se all'improvviso sentissimo urgente l'esigenza di riflettere in nero come se l'oscura solitudine e il sottile compiacimento di chi ha sempre sofferto chiedessero udienza. Amon e Nimh si sono posti queste domande e dai solchi digitali di "Sator" hanno esposto le loro idee in materia con un nuovo progetto che segna un passaggio fondamentale per l'evoluzione di un certo dark ambient. Le seguenti registrazioni risalgono a tre anni fa e hanno visto protagonisti oltre ai due autori anche Daniela Gherardi e Nefelheim. Una volta scalfita la ruggine di "Entrance" troverete ampi circoli melodici e rovine strutturali che si decompongono per poi subito ricomporsi in altre forme dalle quali non riuscirete più a liberarvi. "Descent" e "Recovery" i momenti più alti di un album da ascoltare a occhi chiusi per ore e ore finché i sensi si perderanno completamente.
- Divine - Dagheisha
Hall of Mirrors is a new musical project formed by Giuseppe Verticchio (Nimh) and Andrea Marutti (Afeman, Amon...). The music is in the similar vein to the respective works from these two italian artists. Consequently it provides a handful of dense, droney, shimmering electronic sequences that dissipate into distortion and black noises. The atmosphere is truly hypnotic and dreamy, sometimes offering subtle, fragile minimalist melodic fragments for e-guitar. Entrance opens this mesmerising dark epic voyage with a playful, foggy and melancholic composition dominated by echoing guitar parts and fuzzy abrasive noises. Everything is floating into a deep space. Descent is an organic, tripped out industrial effervescence with cloudy, menacing continuous sound forms, guitar distortion that progressively turn into a moody electronic melancholia with a really absorbing atmosphere. Transmutation is an enigmatic, super abstract meditative piece built on an ocean of weird drones and noises. Recovery closes the album with a magnificant, plaintive, delicate e-guitar piece that transport the listener to some other place. Quite lovely and mysteriously invocative. This album must be regarded as a little classic in the serie of damaged, dreamy, emotional dronescapes. Highly recommend for fans of black minimal electronic epics of Organum, Andrew Chalk, Maurizio Bianchi. Anyone else can also have a listening because this album contain some of the most beautiful, expressive drones ever created in the last couple of years.
- Philippe Blache - Progarchives
AMON / NIMH: Sator (CD 2007 - Eibon)
L'universo dell'ambient e della musica sperimentale è sterminato. Ma se ne parla molto poco, e si conosce la scena anche meno. Ed è facile perdere dischi importanti se non si frequentano canali privilegiati, quantomeno settoriali. Il caso di dischi importanti che dovrebbero esulare da un contesto specifico è proprio "Sator". Nato dalla collaborazione tra due artisti nostrani ben noti alla scena, Amon (Andrea Marutti), storico progetto di dark-ambient, e Nimh (Giuseppe Verticchio), è un'affascinante discesa nelle cavità più profonde della terra. E' la riproposizione di un abisso, delle viscere, di un assordante sprofondare verso il non conoscibile, verso il mistero ancora irrisolto del quadrato magico del Sator. Formato da cinque parole di cinque lettere sovrapposte - ROTAS/AREPO/TENET/OPERA/SATOR - è sicuramente la struttura a palindromi più nota della storia. E cinque sono i brani presenti nel disco che ripropongono come titolo i cinque palindromi. Qui si scava a fondo attraverso synth, tools, sequencer, effettistica e molto altro ancora. Una ricerca che sembra voglia afferrare perlopiù l'effetto piuttosto che capirne la causa. Sonorità oscure, maree e flussi in perpetuo movimento, lentamente, che scandagliano singolarmente ogni elemento chimico che compone la sostanza. Chirurgicamente. "Sator" è un viaggio rituale più che un disco nel senso letterale del termine, e come tale fa fatica a rimanere inciso su di un supporto perché ogni volta che si attiva scopre una dimensione diversa dalla precedente. Un relativismo irrequieto che non trova motivo specifico di esistere neanche nell'ambiente in cui si muove. Perennemente distorto e dilatato. Come le molteplici interpretazioni date al quadrato nel corso degli anni, senza che si raggiungesse mai un'analisi definitiva e comune. E come tutte le cose che non hanno una definizione, di cui non se ne conosce lo scopo, anche "Sator" conserva il suo fascino esplorativo ad ogni ascolto. Un viaggio lungo le strade dell'indefinibile dove nessun valore è assoluto, ma tutto, ogni cosa, ha motivo di esistere.
- Andrea "Emo" Punzo - Hardsounds
This could be the real clash of the titans of dark ambient and you just need a sight to their individual discography and it will tell you more than any word I can write. Even if both Marutti (Amon/Never Known, headchief of Afe records) and Giuseppe Verticchio (Nimh) in the recent past have put out many material that's not strictly dark ambient, here they do what you probably can expect from such an odd pair. Hence, "Sator" begins with a "concrete" monumental drone that scares the shit out of the listener as to say ambient can still be heavy as fuck. The matter of the release but also the sound choice of this collaboration reminded me of an old Grinzich/Nehil joint ventures but way more reverberated and dark. The funny thing is that somehow I got the impression Nimh as been "Amonized", I can't say that firmly but sure while listening I've found many traces of Marutti's "heavy" hand on the crime scene. Probably that's just a suggestion since what I can guess they simply mixed the most obscure and intimist aspect of their individual personalities finding a common ground they could share for this opus. There's an abundance of delays/reverbs and a copious use of keyboards even if in some passages they left them still intelligible but not without burying it under a heap of thick low noises/echoes leading in the mid of the dark pool. While the first three tracks of this output present a framework mainly based on delayed-noises, the dronical-essence rears it's ugly head just with the fourth "movement" of this cd and it lately disappears in a "freaky-post-krautian-Schultzesque" sad "sauce" (yes, dark freaks have a safe ground to walk upon). With the closing chapter of this book arrives my favorite one: dark ambient in full effect that all of a sudden fades into a quiet mechanical drone and into a rarefied paste made out of bells? voices?…anyway, it will blows you brain and resistance out for sure. A first class recording/package complete this good release, the only things I ask myself is what if it would have been a bit shorter, but you know many artists doing this kind of things want to test the guts and the balls of their listeners, "will you dare to take the whole trip?". If you're into dark ambient at the edge with some post industrial landscape here's a journey you can definitely take.
- Andrea Ferraris - Chaindlk
“Sator” è composto di 5 tracce monolitiche che spaziano dai 10 ai 18 minuti circa, intitolate coi nomi dei 5 palindromi del suddetto quadrato; tutti i brani sono incentrati su drones ossessivi e prolungati, samples rielaborati in studio e synths, e tra tutta questa elettronica svetta un uso particolare delle chitarre, difficilmente riconoscibili tanto è forte la distorsione e la scarnificazione del suono nelle tracce 1 e 5. L'ossessione alla base di ogni brano, l'oscura insistenza di rumori sulfurei, con echi che riconducono alle prime release della Cold Meat Industry, è legata a doppio filo a motivi alchemico-ritualistici che ricordano gli esordi dei maestri Ain Soph, sicuramente rivisti in chiave più innovativa e tecnologicamente avanzata. Il momento più emozionante rimane la fase finale di “Arepo”, in cui un tenue motivo trionfante svetta su una pioggia di rumori metallici e ancestrali. Musicalmente “Sator” è un viaggio nelle viscere della terra alla scoperta di segreti che nascono dall'uomo ma ne superano le capacità basilari, il tutto incentrato sulla creazione di un'atmosfera terrificante, memore forse della lezione impartita in lavori come “Dogs Blood Rising” dei Current 93. Eccellente la confezione, quadrata (guarda caso!), che riproduce in piccolo le fattezze delle vecchie copertine apribili dei vinili, con annessa copertina interna. Disco consigliato agli inossidabili fans della dark ambient (che lo apprezzeranno senz'altro) e a chi ha intenzione di fare o simulare qualsiasi tipo di torbido rituale (non sto scherzando!).
- Michele Viali - Darkroom
As unprofessional as it may sound, sometimes a review can almost write itself. Take two of Italy's most talented (and meticulous) ambient projects, Andrea Marutti's Amon and Giuseppe Verticchio's Nimh, let them play, edit and mix for several months, and have the end result released on a quality label like Eibon... Still, while undoubtly being what one could expect in terms of genre (i.e. dark drones), the work reveals how this has been a true, intense collaboration, not just a swapping of files or discontinuous jamming. Played with a variety of instruments (synths of course, e-bow guitars, ring modulator, field recordings, zither, tapes...), and featuring Verticchio's wife, Daniela Gherardi, as an important guest musician on three out of five tracks, "Sator" begins with the expected "smooth" cosmic drones, but later on (especially in tracks 3-5) incorporates a more varied sound palette. Listen for example to "Tenet", where a dysmal melody of bowed guitar strings strives to float above a sea cavernous drones, or to the looser noises and frequencies streaking the final piece, "Sator". A monolith in terms of quality, density and length (75'), but luckily a wisely crafted and detailed audio experience.
- Eugenio Maggi - Chaindlk
Dopo quella con Maurizio Bianchi, il progetto Nimh viene coinvolto in una nuova prestigiosa e interessantissima collaborazione. Giuseppe Verticchio ha condiviso, infatti, con Andrea Marutti - autore di molti fondamentali lavori sotto moniker differenti, tra cui Amon e Never Known - un periodo di intenso lavoro per la realizzazione di queste tracce, che hanno richiesto anche alcuni giorni di registrazioni ambientali. Queste ultime sono state effettuate in gran parte in Abruzzo, in un sito che ha ispirato profondamente il concept dell'album, principalmente basato sul "magico quadrato del Sator", struttura palindromica presente in tutta Europa. Non trattandosi di un CD split nel senso canonico del termine, le composizioni - frutto dell'equilibrata partecipazione dei due i membri - hanno assorbito qualcosa dello stile di entrambi, senza per questo essere immediatamente ricollegabili al sound di uno o dell'altro, ma sintetizzandone piuttosto l'esperienza. Chi conosce già i lavori di questi autori potrà quindi capire come ci si trovi di fronte ad una dark ambient espressa ai massimi livelli, resa tale da un oculato utilizzo di drones, samples e field-recordings e, ovviamente, dalla grande qualità degli stessi. L'ascolto dei cinque complessi brani mostra come la "gelida" perfezione formale di Marutti sia stata insolitamente "riscaldata" dall'intervento "emozionale" di Verticchio, assumendo un ventaglio di sfumature molto ampio. Le influenze e le conoscenze assimilate nel corso del tempo dai due artefici riescono a rivelarsi appieno in "Opera" e, soprattutto, in "Arepo", la cui estrema dinamicità attirerà con ancora più forza l'attenzione dell'ascoltatore. Le cangianti atmosfere contenute in "Sator" svilupperanno un profondo coinvolgimento in tutti colori che fruiranno del prodotto di questo fortunato sodalizio. Sator opera tenet.
- Francesco Gemelli - Flash
Interessante progetto nato dalle menti di Andrea Marutti (Amon) e Giuseppe Verticchio (Nimh) per rispondere a modo loro all'enigma del quadrato magico "Rotas Opera Tenet Arepo Sator" costruito da cinque parole di cinque lettere che possono essere lette indifferentemente nelle quattro direzioni dei lati e che danno il titolo alle composizioni che regnano in trionfante indifferenza in questo “Sator”. Improvvisamente vi imbatterete in monoliti incentrati su drones ossessivi e dilatati fino all'estrema possibilità umana e una densità dark ambient tale da soffocare qualunque linea melodica seppure breve. Non mancano riferimenti a ritualità alchemiche e sezioni chirurgiche che rimandano alla produzione della Cold Meat Industry ma è doveroso tentare di interpretare “Sator”, i suoi echi sulfurei che delimitano sensorialmente l'ampiezza del baratro nel quale vi immergerete a fondo. Quando sarete pronti riuscirete anche a distinguere nel muro sonoro la straordinaria pioggia di lava di “'Arepo” nella quale collochiamo le speranze per un nuovo capitolo di questa collaborazione ricca di fascino.
- Divine - Vanishingbutterflies
M.B. + NIMH: Together's Symphony (4 x CD Boxset 2005 - Silentes)
Opera suntuosa, in 300 esemplari, quella approntata da Silentes; quattro CD contenuti in box cartonato, accreditato congiuntamente a M.B. e NIMH. In realtà i lavori realizzati in coppia sono "Secluded Truths" (già recensito su Blow Up n. 84) e "Together's Symphony" che dà il titolo al cofanetto ed è l'unico non disponibile separatamente. Questo CD, dalle scarne note del booklet specifico, sembrerebbe più da intendere come uno split piuttosto che una collaborazione tra Bianchi e Verticchio. L'armonia tra il pezzo di M.B., "Land Use", in due parti e dalle caratteristiche più marcatamente ambientali rispetto alle ultime prove, ed i tre di NIMH, non meno cupi, in particolare "...the Garden of Loneliness", con l'ipnotica "Beyond the Gates...", ambient dalle comunque tenebrose maculature di grande effetto a risaltare, è però magistrale nel sottolineare le affinità tra i due artefici. Negli altri due CD, M.B. è ispirato da un passo del "Levitico" per "Niddah Emmhna", dedicato a 'tutta la riscattata umanità', costituito da due caleidoscopiche suite oltre i trentacinque minuti e permeato di possente spiritualità che si adagia su più concilianti, sereni scenari nella prima parte, poi destinati ad offuscarsi nella eccellente seconda, di chiara genia industriale, mentre NIMH in "Subterranean Thoughts" testimonia il suo notevole eclettismo, passando dai registri ambientali sporcati da field recordings di "Recovered Memories" alle Lustmordiane inquietudini di "Back to Laudomia", dalla congiunzione di respiri concreti e stralci rituali di "Perpetual Cycles" all'incedere meccanico di "Subterranean Thoughts".
- Paolo Bertoni - Blow Up
Bianchi's recent collaboration with Rome's ambient-electronic-ethnic-experimental musician Giuseppe Verticchio, aka Nimh, is documented in the mammoth four CD box, Together's Symphony, which brings together two joint ventures and two solo offerings, one each. Verticchio's Subterranean Thoughts is sourced from fragile field recordings, encrypted in secret electronic transmissions and recontextualised into fields of drone and crisp buzz. The collaborative venture Secluded Truths exists in a gloomy habitat of otherworldly decaying loops, trademark Bianchi minimal pianism, and Nimh's cosmic couriers of sequenced, discarded voices. The pace is leisurely and the atmosphere ethereal. The other duo disc, Together's Symphony, consists in fact of tracks composed separately by each artist. It's a quieter affair, warm, textured and dauntingly elegiac. Bianchi's solo Niddah Emmhna, based on a chapter of Leviticus, falls into two prolonged symphonies apparently relating to globular activity, the first juxtaposing the aural poison of metallic ambiance with mesmerizing, constantly overlapping eruptions of "erythrocyte frequencies" (to quote Bianchi), the second a journey through a recurring motif of morphed "neurologic piano" and blackening feedback. It's a masterpiece of subtly disturbing sound-sculpturing that recalls the work of Akifumi Nakajima, aka Aube, whose own Aube Reworks Maurizio Bianchi is a set of seemingly endless de-decompositions of Bianchi's M.I. Nheem Alysm (2004) in which Nikajima adds a sense of ascetic sluggishness to the already Spartan development of the original, generating micro-organic orchestras fiercely concentrated on the nature of sound and its hypnotic properties.
- Parisatlantic -
Oltre quattro ore di grande sperimentazione. La ritrovata ispirazione del padre dell'elettronica italiana, dopo un lungo periodo di silenzio, si sta manifestando anche attraverso nuove collaborazioni, fra cui rientra, anche questa con l'artista romano Nimh. Il risultato di questo incontro, viene pubblicato dalla Silentes col titolo "Together's Symphony", un 4 CD box-set in edizione limitata a 300 copie, contenente l'album di inediti di Maurizio Bianchi, "Niddah Emmhna", il nuovo lavoro di Nimh, "Subterranean Thoughts", e due dischi, a metà fra lo split e la collaborazione, "Secluded Truths" e "Together's Symphony". Partendo proprio da quest'ultimo, il punto d'incontro fra le tracce dei due artisti sembra essere stata la comune fonte d'ispirazione: l'aver svolto un viaggio introspettivo che non seguisse alcun canone compositivo, ma che rappresentasse un'entusiastica manifestazione di libertà e del desiderio di sperimentare. E "Beyond the Gates" e "Land Use I" dimostrano proprio come una parte dell'elettronica non voglia ancora andare incontro alla fruizione spicciola, perseguendo piuttosto una forma espressiva - sincera quanto complessa - che, in "Secluded Truths", fa da sfondo ad un complesso intreccio di strumenti acustici ed elettronici, in un intrigante percorso fra generi diversi. In "Niddah Emmhna" poi, Bianchi si distanzia in parte dalle sonorità degli '80, prediligendo invece le soluzioni ambientali, anche recentemente proposte, e dando vita a due incredibili suite di quasi quaranta minuti ciascuna, entrambe sorprendenti nel suscitare un continuo fluire di emozioni e sensazioni differenti, senza pause, senza momenti di stasi. Uno sciame di riverberi si assembrano in un moto che riesce a spaziare, infatti, tra atmosfere distanti, evocando scenari tersi e ariosi che riescono poi a divenire plumbei e sofferenti, a tratti corrosivi e penetranti. L'album di Nimh si apre con un drone di rara bellezza, che colma gli spazi auditivi, sfociando nella lunga "Recovered Memories", in cui il lato elettronico acquista lentamente più spessore. Una tensione accumulata che sfocia nell'affascinante "Back to Laudomia" e nelle successive "Subterraneann Thoughts" e "The Liquid Dream", in cui l'impiego di passaggi musicali alleggerisce un ascolto sicuramente divenuto impegnativo. Come nello stile di Verticchio, l'utilizzo di sample ambientali assume un ruolo importante in fase compositiva senza però arrivare mai a spostare l'equilibrio dei pezzi verso il puro field recording, prediligendo piuttosto la creazione di atmosfere sommesse, una elettronica non roboante, ma elegantemente sofisticata che rinfresca il concetto di "landscapes music". Ciò che realmente accomuna i due autori, sembrerebbe essere la propensione ad un ritorno ad una dimensione concreta nelle proprie composizioni, la ricerca di una dimensione "umana", che renda meno impalpabili e astratte le proprie riflessioni. L'indicazione del voto - in quanto riduzione del qualitativo al quantitativo - è di per sé insopportabile e, nonostante ciò, cerchiamo sempre di offrire un riferimento per orientare i lettori. In questo caso, però, qualsiasi giudizio numerico risulta impossibile, in quanto diviene troppo difficile ridurre e classificare le molteplici emozioni che l'ascolto di queste oltre quattro ore di sperimentazione regala.
- Francesco Gemelli - Music Boom
Needless to say, it's a fine example of Maurizio Bianchi's return to the glacial power electronics and sustained drone concussions that dominated his earliest experiments in the '70s and '80s. As for Nimh, that project is the work of Italian avant-guitarist Giuseppe Verticchio whose work in softened ambience has drawn comparisons to Steve Roach and Aidan Baker; and in working with Bianchi, he does offer some elegiac guitar and piano works to accompany Bianchi's hypnotic gray/black drones. If it's not out of print, it will be soon...
- Acquarius Records -
This CD (Together's Symphony) is what I would like to call "excellence" in contemporary music: furious blasting ambiences for your brain. This second collaboration between the legendary Maurizio Bianchi and Nimh is not a "collection of drones" but an incredible dark symphony for electronics and noises. "Beyond The Gates..." is a massive spacey doom composition for reverberating metal noises, organic textures, e-guitar single chord and atmospheric respiration...the ambience is absolutely breathtaking thanks to gradual, plastical electronic stratifications. "Land Use I" includes plenty overtones interacted in a wide composite, abstract symphony. The result is sensational, monolithic with delicate micro variations, really sonorous stuff!! "Black Earth" comes from inventive e-guitar harmonies, floating upon a black hole...blissed out! "Land Use II" is more in the genre of early Bianchi's sound collages; a terrific, shocking, surreal, trancey electronic noises. "...the Garden Of Loneliness" features expansive, spherical droning sequences transposed in a distorted loneliness. Unclassifiable and a must for open minded avant gardists.
- Philippe Blache - Progarchives
NIMH + M.B.: Secluded Truths (CD 2005 - Silentes)
Nuova collaborazione per M.B., questa volta con Giuseppe Verticchio, che nel contesto della sua etichetta Oltre il Suono ha pubblicato diversi CD-R, a suo nome, e con la sigla che gli appartiene, Nimh. Su una base concepita da Maurizio e l'intervento successivo con effetti, loops, strumentazione acustica e remix di Verticchio, "Secluded Truths" è un percorso mirato alla ricerca di una verità spirituale sfuggente ma che non per questo condanna alla resa, varata nella spessa coltre buia che grava su "Before the Light", per attraversare l'ambient non priva di solforosi ribollìi industriali di "Other Prayers", le inquietudini che si riflettono nel cosmico fluire di "Secluded Truths", il minimalismo dark ambient pregno di turbativi presagi di "The Sacred Outside", episodio non meno che eccellente, con un piano che lentamente scolora stridìi metallici sullo sfondo, le purificanti asperità da valicare di "Leaving the Time", ripresa anche ad epilogo come memoria rimembrata con sollevato distacco, sino ad una ascendente "The World Beyond" che nel suo multicolore turbinìo sembra preludio all'afferare quanto anelato.
- Paolo Bertoni - Blow Up
"Secluded Truths", the newest production by Maurizio Bianchi and Giuseppe Verticchio (Nimh) is a really amazing work concerning the concept itself (showing similarities and parallels of Maurizio's and Giuseppe's life-path) and the structurized sound-sculpturing. Each piece shows much variety in overlapping complex sound-fields, partly combined with acoustic instruments. Starting with very clean ambiences in "Before the Light" the sedative and weightless atmosphere is very soon combined with reverse voices that constantly appear and disappear. The second track "Other Prayers" excellently underlines the similiar spiritual tendencies of both musicians by presenting two harmonic fields on each channel within the sound -panorama but at various pitches. Completely astonishing is the title-track itself with its breathless running sequence integrated into a deep cosmic field; it stays completely in the background while the gloomy cosmic texture remains the dominant acoustic factor. "The Sacred Outside" very well combines Maurizio's incomparable piano-treatments embedded in another cosmic realm of high pitched frequencies and environmental noise, whereas the CD's longest soundscape "Leaving the Time" interrupts the meditative and harmonic passages by fascinating dissonant psychedelia-modulations. Surprisingly the last two elaborations "The World Beyond" and "Leaving the Time (Reprise)" re-establish the original harmonic tendency of the whole album by beautiful melodic fragments mainly realized by acoustic and electric instrumentation. Spiritual music full of tension, innovative sound-combinations and a perfect mixture of harmonic and dissonant material. Very interesting are the slight relations to the cover-design of Maurizio's new masterpiece "Niddah Emmhna".
- Siegmar Fricke - Pharmakustik
An other recent touching, grandiose melancholic electronic voyage from Maurizio Bianchi. Published the same year than the outstanding "A.M.B Iehn Tale" this new effort provides once again ultimately gorgeous transcending soundscapings obtained by different waves of synth textural ambiences and a variety of tape loops. This album is slightly more evident, also more various and colourful, always bringing long epic musical "tragedies". The presence of Giuseppe Verticchio (from the psych-ambient NIMH) who also collaborates on "Together's symphony" brings something new to this last musical "cycle". "Before the light" is a ghostly, disintegrating piece for tape voices and droney soundscapes. A deep sounding like experience, almost physical! "Other prayers" is an oxidizing composition, featuring an imitation of church organ with background noises and obscured, spherical sounds. Dark and delicate. "The sacred outside" is a piano based piece in the genre of materials ever developed in "AMB Iehn Tale" & "M.I. Nheem Alysm"; the "liturgical", "religious", “ultra-minimalist” theme for piano is punctuated and destroyed by unclean, decaying melodies. "Leaving the Time" is a heavy distorted sonic experimentation with deep echoing industrial effects. "The World Beyond" is a moody, mesmerising "elegiac" composition for long monotonous synth chords (similar to Schulze in his most intense, "gothic" ambiences), electronic drums and reverberations. Gloomy and emotionally charged electronic/synth exercises. Just beautiful and timeless!
- Philippe Blache - Progarchives
NIMH: Subterranean Thoughts (CD 2005 - Silentes)
Indomito perpetuare del pensiero. L'incarnazione solista di Giuseppe Verticchio nelle vesti di Nimh vanta una corposa lista di titoli. "Subterranean Thoughts" esce nel 2005 per Silentes e ci presenta l'artista romano alle prese con un approccio più sperimentale rispetto alle produzioni più recenti - Hall Of Mirrors e Amon/Nimh - che ho avuto il piacere di ascoltare e recensire. Una sorpresa la chitarra che governa la struttura della title track, inquietante nella sua accordatura "più bassa dell'inferno". Un accordo stridente, pieno e magmatico che sembra vomitato fuori da un disco dei Kyuss; stessa cosa per l'intrusione tribale a metà brano in "Perpetual Cycles" quando percussioni s'innestano nel drone impreziosendo la trama ambient di fondo; "The Liquid Dream", invece, sembra nascere dall'amore per i Pink Floyd e per la psichedelia settantiana e fluttua su frequenze leggere ma con un passo maestoso che sa di epico. Etereo, cinematico come in "Recovered Memories" che dà vita ad una vecchia cinepresa che fa girare rulli con filmati sbiaditi ripresi durante l'infanzia. Un diario di famiglia che nasconde anche un peso dentro al cuore che non si riesce ad esorcizzare; la fase armonica posta sul finale di "Back To Laudomia" spezza un tormento ossessivo e strugge dolcemente. "Subterranean Thoughts" è un lavoro con una valenza introspettiva ed allo stesso tempo cosmica, figlio di una concezione del tempo e dello spazio intesi rispettivamente come cammino della memoria e sede del pensiero. Un altro disco intrigante, profondo, che sa lanciare uno sguardo oltre il genere e farsi custode di tanti piccoli segreti e visioni che non aspettano altro che essere condivisi ed interpretati.
- Andrea "Emo" Punzo - Hardsounds
Nimh in "Subterranean Thoughts" testimonia il suo notevole eclettismo, passando dai registri ambientali sporcati da field recordings di "Recovered Memories" alle Lustmordiane inquietudini di "Back to Laudomia", dalla congiunzione di respiri concreti e stralci rituali di "Perpetual Cycles" all'incedere meccanico di "Subterranean Thoughts".
- Paolo Bertoni - Blow Up
Nimh's "Subterrean Thoughts" sees Verticchio's synth-based ambient in its more sombre vein, already explored in works like "Line of Fire" and "The Impossible Days". I wouldn't exactly call it "dark ambient", but the Roman musician surely prefers tension to relaxing atmospheres. To his usual array of instruments (synths, keyboards, ethnic samples, field recordings, etc.) he now adds recognizable guitar lines in "Subterrean Thoughts", a melody which also closes the CD in a piano reprise. I venture Nimh is going through a process of change and experimentation, as there are many different inputs in these tracks that could be explored further.
- Eugenio Maggi - Chaindlk
BAGHIRI / NIMH: Entities (CD-R 2005 - Silentes - Second Edition)
(Review of First Edition, 2003 - Private Release). Superb ritual ambient gathering the talents of well-known artist Amir Baghiri and Giuseppe Verticchio/Nimh, author of some excellent works, mostly, and sadly, self-released. Not that diy is bad, quite the opposite, but Verticchio is the typical case of underestimated artist, when even "serious" labels print tons of useless plastic garbage. And this collaboration should absolutely see the light in an official edition, because it's some of the best ritual/ethnic ambient I've listened to lately - pure drifting beauty and trance-inducing drones woven with synths, didjeridoos, percussions and field recordings. If you dig Steve Roach, Vidna Obmana, Robert Rich... look no further because this might well be one of the best releases of the year. Top-notch sound quality.
- Eugenio Maggi - Chaindlk
NIMH: Line of Fire (CD-R 2005 - Silentes - Second Edition)
Nimh is the other solo project of Giuseppe Verticchio, who already released the excellent "Distant Skylines". This work has its backbone in synthsizers, mostly digital ones I guess, though the sound is pretty "analogue" in a lot of passages. Two long tracks (27' and 25') with a lot of inner variations and possible sub-divisions. Sometimes there are several layers with aggressive patterns, sometimes they are reduced to a dark rumbling drone - environmental noises and voices (is it Russian?) only help in creating a tense, breath-taking atmosphere of panic and siege. Judging by the cover the work is inspired by war sceneries, effectively evoked by these cold, corrosive sounds.
- Eugenio Maggi - Chaindlk
Avevo avuto recentemente modo di ascoltare Nimh sulla compilation "Beyond the Sound", lì presente con il brano "Streets of Teheran", un electro song interamente giocata sui samples d'ambiente. Il materiale presente in "Line of Fire" rimane concettualmente vicino all'Oriente e alle sue problematiche, ma nella formula sonora trova più spazio la parte elettronica. La storia raccontata da Nimh è divisa in due "tempi", di circa ventisei minuti l'uno, e parte da qualche sperduto villaggio mediorientale dove il tono dei dialoghi fa pensare ad una partenza, al distacco di alcuni uomini da altri. Un vivo senso di "attesa" che cresce e si "concretizza" con la comparsa di un loop ridondante che lascia il posto a nuovi dialoghi ed ad un drone molto più oscuro ed ambient. Musica di una civiltà a noi lontana irrompe nella scena col solo scopo di farci prendere un attimo di respiro; l'eco di quelle melodie scompare e riappare una lavica onda sonora che, variando brevemente il suo corso, ci conduce alla fine del brano. L'ordinata alternanza di samples e industrial è presente anche nel secondo brano. caratterizzato dalla presenza di drones maggiormente complessi e dinamici, che risultano più efficaci di quelli presenti nella prima traccia. E se un canto etnico ci immergono all'interno di questa dimenticata comunità, "fotografata" durante un intimo rituale sociale, le atmosfere più calme e rilassate devono lasciare il posto ad un nuovo conflitto, "materializzato" da un richiamo al loop che ha aperto questo "Line of Fire". E' necessario sottolineare la capacità di Nimh di rendere "concreto" il proprio concept, riuscendo a calare l'ascoltatore nei paesaggi immaginati. Tuttavia, non tutti gli studi sui suoni presenti si assestano sullo stesso livello e la difficoltà della proposta rende ostico un approccio da parte di coloro che non apprezzano il genere trattato.
- Francesco Gemelli - Musicboom
(Review of First Edition, 2001 - Private Release). As composer, Giuseppe Verticchio is active since 1994 and now he released 5 solo albums and 5 albums of his side-project Nimh. The main difference is in instrumentation: Nimh is strictly electronic project, while solo works are often based on various exotic acoustic instruments like didgeridoo, gong, xylophone etc. "Line Of Fire" is debut album of Nimh, very unusual in terms of dark ambient because it sounds like a soundtrack for report about military operatons in the Middle East region. Anxious synthesizer tremolo is the background for the broadcast transmissions in english, italian, arabian and even russian languages, correspondent's questions, radiovoices and refugees' monologues. Colliding with the trance atmosphere of washed electronics, it takes the listener away to the distant lands of never ending summer and everpresent danger. This dangerous feeling is nevertheless also very distant, otherworld, like in a dream. The safe media-excursus is very different from ethnoritual and world-music, thanks to emphasized impartiality. However, it has unique attitude and contains even more reflections and meditation than whole archieve of TV-news and summaries. Unfortunately, all Giuseppe Verticchio albums are self-released CDRs so you can get it only through contacting him directly. But if we will have some luck, two new official albums will be released soon on italian ambient label Amplexus, watch out for them!
- Dmitry Vasilyev - IEM
"Line of Fire" è un lavoro elettronico contenente due sole lunghe tracce che pero' mutano e si evolvono continuamente trasportando l'ascoltatore da un lato all'altro del suo universo sonoro. Un universo fatto di tese e cupe atmosfere create con massiccio uso di synths analogici(?), incomprensibili voci russe(?), suoni ambientali meccanici, mezzi in movimento. LFO impazziti conferiscono a tratti pienezza e una pesante carica di tensione, poi smorzata da quasi silenzi e ripresa da suggestive scariche di energia naturale. Un riuscito alternarsi di sensazioni claustrofobiche e di forte impatto emotivo, con il grosso pregio di rendere i suoni creati dalle macchine utilizzate per la creazione del disco, a volte più naturali di quelli realmente catturati ed "imprigionati" in queste complesse partiture. L'unico difetto che (forse un po' forzatamente) si può trovare è la troppa similitudine tra le due parti del disco.
- Adriano Zanni - Spectrum
NIMH / NEFELHEIM: Whispers from the Ashes (CD 2004 - Amplexus)
Ispirato al tema delle grandi inquisizioni "Whispers from the Ashes" è un concept che nasce dalla collaborazione di due oblique entità artistiche quali Nimh e Nefelheim. La cifra chiaroscurale incontra il carattere dello psicodramma nello stile narrativo delle cinque tracce, già giocate sul riflesso emozionale che esse possono produrre nell'ascoltatore. Gli ingredienti sono quelli di una ricetta chimica a base di drones e impulsi metallici, di canti liturgici e di ritmiche marmorizzate che sconfinano nel solenne-sacrale. L'impiego dei plettri in alcuni episodi è risolutivo perché conferisce un tocco di liricità al respiro altamente noir del lavoro d'insieme.
- Aldo Chimenti - Rockerilla
Spooky ambient industrial works from two Italian projects collaborating. Fantastic, simply couldn't have been done better. Combine Amon with Shinjuku Thief, insert lots of dark European nights, with rain and stricken forests. Very dramatic and ominous. The first two tracks could've been the soundtrack to some silent vampire movie from the 20's. But then as we progress, the rain and wind goes away and beautiful if melancholy acoustic guitars sing brilliant phrases, subdued, sorrowful but glowing. And this is a common method on this work; going from ominous and grand ambience to masterful interludes of instruments or chanting voices. Later on in the disc, we slip into a surreal Medieval choir, heralding the arrival of dark clouds above the roofless cathedral they chant within. Really, there is too much to describe here, the images and visions are legion. But the music itself is rich with possibilities. Closes on a subtle, sad and beautiful acoustic guitar piece. Recommended to anyone who likes an ancient-sounding, orchestral ambience heavy on recent and early European influence.
- Manifold Records -
Nimh (Giuseppe Verticchio) e Nefelheim uniscono le forze per questo bel progetto, che pur rimanendo all'interno dei canoni di una dark ambient spettrale e droning, muove in paesaggi altri, malinconicamente contaminati da suggestioni folk.
Accade nella bellissima "Age of Stakes/Cryng Bard" per esempio, con i dolenti arpeggi di una chitarra memore di arcane poesie celtiche. Simbologie nordiche e mondi sotterranei sembrano convivere felicemente, tra oscurità ed improvvisi bagliori. Come preghiere da un universo parallelo.
- Gino Dal Soler - Blow Up
Inspired by the Inquisition and witch-burning periods, "Whispers from the ashes" is a great collaborative effort by Roman artists Giuseppe Verticchio (Nimh) and Nefelheim. The work is now luckily made available by the ever active Amplexus, which has also re-released Nimh's "The Impossible Days". "Whispers..." is an inspired, flawless work which combines the best features of Cold Meat Industry-inspired dark ambient and a bit of acoustic folk, managing to avoid the n.1 problem with this genre, i.e. sounding cheesy and cliché. From the very beginning of the solemn, gregorian chant-driven "Last hours of the heretic", the listener is plunged into an atmosphere which is at the same time gloomy and epic, depressing and soothing - a quality which is common not only to good dark ambient, but also to the best black and doom metal, where Nefelheim's roots probably lie. "Age of stakes / Crying bard" rises into a menacing melody and heavy mechanical percussions, before dissolving into dripping rain and a melancholic guitar arpeggio. "Sounds from the Ossuary" is utter bass-heavy droning darkness, reminding of Nimh's solo "Frozen", but a funeral melody emerges from the final layer of distortion. "Malleus Maleficarum" goes back to the initial Raison d'Être-sounding fusion of gregorian chants, swirling drones and electronic throbs. "Peaceless Rest" closes the album with more gentle guitar picking and a thunderous underlying ambience. A very successful and cohesive work from start to end, which could reconcile many to the CMI/Northern wave of dark ambient, definitely not that thrilling over the last few years.
- Eugenio Maggi - Chaindlk
This album can be simply described as dark ambient, but frankly, there is no real gloomy thoughts and painful emotions behind it. Moreover, it's really relaxing and will bring you back to the natural world, away from everyday life in urban concrete jungle. It will turn you to the ring of eternity, purify your mind of information overload, toggle your attention to the pure listening pleasure: soft rustle of rain, deep echoing voices, impregnated acoustic melodies and omnipresent mysterious amosphere will tune your mind for the trip through one's dreams and memories. Blurred soundscapes and sad choir chanting remind me about most heartfelt Raison D'Etre works, and cinematographic structure of compositions makes me think about early epic albums of Shinjuku Thief. It's really beautiful and exciting album, enchanting you just like the shy ray of sunshine in the depths of eternal forest.
- Dmitry Vasilyev - IEM
Ritroviamo Nimh e Nefelheim all'interno di "Whispers From The Ashes" (pubblicato dalla Amplexus) dove sviluppano cinque tracce atte a creare stratificazioni di drone lentamente cangianti e tali da consentire loro di disegnare fraseggi elettronico/raggelanti, ancestrali e naturalistici, pur se, tra le righe, emergono persino affinità con un certo post (molto post) rock ambientale. E senza trascurare le suggestioni liturgiche che fuoriescono da un pezzo (bellissimo) come ‘Malleus Maleficarum' e la malinconia infinita della conclusiva ‘Peaceless Rest'.
- Roberto Michieletto - Music Club
Flash vi aveva parlato di Nefelheim in occasione dell'uscita dello splendido mini-cd "Earth Purification", che seguiva a breve distanza il full "Shadows Dwelling" (2002), un magistrale lavoro di ambient che combinava le tinte più oscure del filone CMI con un gusto mai celato per la pagan music. Oggi lo ritroviamo su Amplexus con "Whispers from the Ashes", un full nato dalla collaborazione con un altro oculato sperimentatore, Nimh. Chi ama la dark ambient di Caul e Lustmord, rimarrà incantato dall'opener "Last Hour of Heretic" e dalla mastodontica "Sounds From the Ossuary", due song di lunga durata che rielaborano l'ambient oscura e atmosferica presente in "Shadows Dwelling", ottenendo una proposta ormai personale e definita. Del sound di Nimh non rintracciamo i soliti forti richiami all'Oriente, presenti su molte delle sue produzioni, bensì alcuni loop e ritmiche - decisivi nella prima parte di "Age of Stakes/Crying Bard" - e quel particolare utilizzo dei samples che caratterizzano la sua raffinata electro-ambient. In evidenza anche le consuete parti strumentali che vanno a sovrapporsi alla predominante struttura ambient, impreziosendo un album che mi sento di consigliare, soprattutto a chi ancora ritene che alcune sonorità vengano espresse ai massimi livelli solamente all'estero.
- Francesco Gemelli - Flash
NIMH: The Impossible Days (CD 2005 - Amplexus - Second Edition)
Giuseppe Verticchio is easily one of the most prolific and interesting names in the Italian ambient-electronic underground, and it's about time he got the attention he deserves from labels and public. "The impossible days" is a mature, inspired cd combining the best characteristics of works like "Line of Fire" and "Frozen" but taking them one step ahead. Far from being repetitive, "The impossible days" seems to take the deep synth layers and field recordings from "Line of Fire" to a different plan; I'd say this is more meditative and indirect in its approach, though not less effective. Actually, these compositions gain strength from their rarefaction, like the brilliant incipit "Lost signals", with its minimal, hypnotic pulses, definitely my fave track here. If I had to mention some akin artists, I'd say the ritual ambient of Steve Roach, Vidna Obmana and Robert Rich at their best has left its mark here; but bear in mind Verticchio's sound easily stand on its own. Really worth checking out, like every other releases of Nimh's.
- Eugenio Maggi - Chaindlk
The Impossible Days is a set of very deep and very dark minimalism from Giuseppe Verticchio, a.k.a. Nimh. from a bass drone, Giuseppe builds vast atmospheres with effects, processes and experimental sounds. He combines sci-fi timbres and organic textures to generate massive soundscapes. He enhances them with bizarre and bombastic samples and hints of ethnic ambience. This diverse collection of eclectic compositions is rare and worthy.
- Jim Brenholts -
Inizialmente autoprodotto in poche copie vede finalmente la luce in edizione ufficiale per Amplexus, "The Impossible Days" di Nimh, l'alias che si è dato il bravo Giuseppe Verticchio. Nodo cruciale, "Back to Teheran", la quarta traccia che ben racchiude l'atmosfera di un disco teso e difficile, oltre la cold ambient del pur bellissimo "Frozen". Musica tutt'altro che consolatoria, densa dei presagi di questi giorni impossibili, come il titolo ben sottolinea. Tra elettroniche urticanti e field recordings, segnali perduti e percezioni indefinite, Nimh disegna ancora una volta una mappa sonora senza compromessi.
- Gino Dal Soler - Blow Up
Come non rimanere incantati davanti al dissolvente astrattismo della copertina, con quelle increspature filiformi immerse in pastorali ingorghi di luce dalle cangianti tonalità purpuree, lasciapassare elettromagnetico per questi "giorni impossibili"? L'autore è Nimh (alias Giuseppe Verticchio), pulsante artista elettronico romano, che si addentra in maniera singolare nella semantica membranosa della sperimentazione più surreale e logaritmica. Si possono citare le frequenze protofoniche di "Lost Signals" (propaggine drenante del subglaciale "Frozen", uscito nel 2002 per la AFE), la fobica ciclicità di "The Impossible Day", l'escoriazione industriale di "Communicating Rooms", ed i quasi dieci minuti di immolazione modulatoria di "Back To Teheran" (con viscerali reminescenze di Vittorio Gelmetti, flagellante sperimentatore dei primi anni sessanta). Il lavoro si chiude in maniera fluorescente con l'affannoso sincretismo di "Undefined Perceptions" e la spirituale immobilità di "The Final Challenge", e Nimh (sta per 'nichel-metilidrato') si afferma quale cristallino alchimista nell'intransigente panorama 'sotteraneo' nazionale, e non solo...
- Maurizio Bianchi - IDBox
Il cuore avventuroso di Nimh (al secolo Giuseppe Verticchio) batte dalle parti dell'ambient-noise di scuola Lustmord. Il suo “The Impossibile Days” rimanda ai cerimoniali esoterici del musicista-scienziato attraverso lo stile medianico delle sue creazioni elettroniche. Un tessitore di atmosfere che eredita lo spirito della cosmic-music più scura e viscerale. Varcare i cancelli di “The Impossibile Days” significa calarsi nel regno delle ombre e dei rumori, assistere all'ultimo atto del ciclo umano in un incubo di suggestioni sospese sul ciglio del precipizio.
- Aldo Chimenti - Rockerilla
Spectral voices, monochromatic recordings of people speaking, echo their concerns here and there. Laid over whole cloth of gritty, echoing ambient. Italian project Nimh play with electric hums, pulsations, loops and intense environmental ambient. Lots of location recordings transformed, mutated, looped, cycling around under a very dense overlay of the aforementioned electric tones and pulsations. This disc seems to crystalize its sound only at about the last third of the disc, before that, you seem to be lost, trying to find your way through a confusing, unfriendly cityscape, haunted by voices. It's difficult, no telling what happens next, you can't get a handhold. Then you break into a bright clearing, and for the last three tracks or thirty minutes, the hums and location pieces reveal themselves as natural occurrances, where you were going all along. The disc closes on a vibrant building of light, and a dismantling of the mechanical fetters that intruded before. Their sounds only here and there as chains and pulleys are broken and cast aside. It's always hard to guess what a sound artist is trying to "say", if anything at all. Most of it is open to the listeners imagination I guess. For me, I found a paranoia and fear surrounding the mechanical, the utility. A transcendence into the next step, ironically through enduring a tyranny of machines. And sometimes this did just seem to be a chronicle of things that never happened, snapshots in a sound journal of truly impossible days.
- Manifold Records -
NIMH: Lanna Memories (Mini CD-R 2002 - Taâlem)
Nimh is the project of Giuseppe Verticchio, an Italian composer who has self-released a many CDRs since 1999. For his latest release on French label Taâlem, he exclusively uses traditional Thai instruments to create rich, organic ambiences with a subtle ethnic tint. The first piece, or "part" of this 3" CD builds from silence to a deep, breathy drone that pins the track together. In the background there shimmers some small pieces of metallic percussion and subdued vocals, which expand the atmosphere; take it away from the heavily processed, almost electronic, drone towards some more "live" sounding and inherently human. All the while, the piece is carried along by a repeating chanter melody that evokes the kind of romantic Oriental images that we find sewn into the prose of William Beckford and the Arabian Nights. As the composition unravels, the drone segues to the faint harmonic tone of resonating bells as they knell the track's closing. The second part of "Lanna Memories" finds Nimh no longer rooted in drones and moving towards the realm of processed acoustic sounds. A small chime melody plays softly in the distance, then slowly builds through the addition of delays and further layers of sound into a almost rhythmic clamour. The track then erupts with a snare drum roll and burst of chanters into a small journey through the Orient - voices circle all around us, while the lushly captured instrumentation maintains the loose, atmospheric vibe, which cannot fail to entrance the listener. The closing piece begins with the euphoric sound of the monsoon - a heavy blanket of rain, bringing new life and prosperity - the music, too, finds rejuvenation as it gallops forward with an upbeat percussion line which drives us on through an ambient noise collage of dissonant instruments, chanting voices and shimmering chimes. It all has a very "found sound" feel to it, as though Verticchio had recorded this straight from the streets of Asia, such is the arrangement and depth of the sounds. This is a beautifully composed EP that flows remarkably well over its 22minutes, never sounding hurried or truncated, yet still giving itself space to evolve and shift through various dynamic phases. It is also refreshing to hear obscure instruments used conventionally in experimental music, as opposed to merely sampling and reducing them to anonymous drones. Highly recommended.
- Gavin Lees - Immanence
Awesome "ghostly" dark drones sustained by ultra mystical vibrations from acoustic "exotic" instruments, from Nimh. Contrary to more "chaotic"/noisy ambient suffs from Nimh ("Subterranean Thoughts" for instance), this album can easily touch and haunt the listener's capacities of listening. "Part 1" starts with a hypnotic, "doom like" drone. A minimal ambience is created, then comes to the distance mysterious Asian melodies for wind instruments, sounding like a shamanic chant. "Part 2" is a gorgeous, posessed symphony for ethnic percussions & bells, voices... a resonant composition for dreamy repetition. "Part 3" starts with an avalanche of noises taken from the natural environnement, including a long linear chord, ceremonial drums... the song carries on a religious chant! Weird, transcendant and ritual communion. This album is quite beautiful despite that is only 25 minutes long. Almost a classic! A must have for fans of early Popol Vuh and Deuter.
- Philippe Blache - Progarchives
Questo Mini, edito dalla francese Taâlem, si discosta dalla proposta espressa da Nimh nel precedente "Line of Fire" più per la forma che non per il concept, il quale rimane invece ancorato ad un forte richiamo all'Oriente. Se le sonorità evocate dal precedente lavoro trasportavano l'ascoltatore fra le sabbie mediorientali, questo "Lanna Memories" si spinge oltre, toccando le lontane terre thailandesi. Il concept, incentrato sui miti di questo Paese, viene rafforzato dall'impiego di strumenti tradizionali, che tendono - alternativamente - a distaccarsi e a fondersi col background elettronico creato dal nostro. In effetti, ciò che tende un filo rosso con "Line of Fire" è l'impiego di drones ampi e sinuosi, che attraversano le tracce modificando progressivamente la propria struttura e fornendo una solida base per la sovrapposizione degli elementi prettamente 'musicali'. Ritroviamo anche i samples d'ambiente che arricchivano le composizioni del lavoro ed esaltavano la forza descrittiva del lavoro, collocando 'visivamente' le vicende narrate. E' necessario attendere l'uscita del nuovo full per identificare pienamente il sound che Nimh sta oculatamente circoscrivendo. Nell'atteso questo Mini va fortemente consigliato a coloro che hanno apprezzato l'electro ambient di "Line of Fire".
- Francesco Gemelli - Musicboom
In "Lanna Memories" vengono utilizzati soltanto strumenti tradizionali tailandesi e field recordings. La messa a confronto con "Frozen" è utilissima per comprendere l'abilità e la sensibilità dell'autore nel passare dall'utilizzo di strumenti tradizionali, alla rielaborazione-montaggio di registrazioni naturali e a forme di elettronica incontaminata. Ciò che piace in Nimh, e che crea simpatia, è proprio questa sua attitudine che lo porta a comprendere con la giusta sensibilità sia il grande sud che il grande nord, sia una strada di Teheran che un'isola artica; se questa sensibilità fosse patrimonio comune probabilmente nel mondo ci sarebbero meno guai.
- Etero Genio -
NIMH: Frozen (CD-R 2002 - Afe Records - Second Edition)
Giuseppe Verticchio composed this limited edition hour-long piece in 2000. Milan-based Afe Records takes the necessary steps to getting this deeply tonal recording distributed to an addition 100 lucky folks all over the world. It's a long-play piece, track sequenced into parts of drone hum, as dark as nighttime in the woods. Inebriating between its infrequent peaks, this disc has all the gusto of a revving aircraft, or power plant. This is beatless and bottomless.
- TJ Norris - Vital Weekly
Nimh/Giuseppe Verticchio has already been featured on these pages with some remarkable do-it-yourself releases like "Line of Fire" or the awesome "Distant skylines", works that really deserve a wider diffusion. "Frozen" was recorded in 2000 and self-released, and is now luckily available again thanks to this accurate reprint by the ever better AFE. One long track (close to 60', but with several "movements" within) which is perfectly depicted by the title and the cover image: an indefinite figure disappearing in an icy cold landscape. Somebody has defined it "terminal ambient", which could definitely fit, though not in a medical/pathological sense - I like to think it as a synonim of "liminal", to indicate a boundary where nature permanently excludes men. Glacial drones and frequencies which reminded me of Thomas Koener (also close in the permafrost inspiration), Amon or even, in some particularly obsessive parts, MB's mind-devouring loops. A truly great release, extreme and demanding but conveying a sense of final purity from the stain of mankind.
- Eugenio Maggi - Chaindlk
My first encounter with both Nimh and the Afe Records label. Nimh is the project of Giuseppe Verticchio, who is active in the ambient/electronic fields for about a decade. I have not listened to his music before, but I've heard good things about his release on the Taâlem label. "Frozen" was already recorded in 2000, but now is re-released in a new version. The cover is nice and appropriate, you see a solitary figure wandering ina blue snowy landscape. This perfectly matches the music, which is rather cold and minimal. The cd-r consists of one long track, lasting for an hour. This cold soundscape is based on slow drones, which sometimes swell a little in intensity and then get more quiet again. Not too much happens in the music, it never get's very obtrusive. Towards the end the volume of the low machine-like frequencies gets louder, and the effect of the deep drones becomes more ritual. Listening with full attention to this cd-r for an hour is rather intensive, despite (or perhaps because of) the fact that there are only gradual changes in sound. But certainly a skilfully sculpted long cold wave of glacial sound. Frozen music indeed.
- Funprox -
Nimh, nome d'arte di Giuseppe Verticchio che in pieno spirito D.I.Y. scrive suona e registra questo disco in perfetta solitudine. Questo disco è stato stampato dalla Afe Records in edizione limitata a 100 copie numerate a mano. Il disco in questione non è stato diviso in tracce separate come i soliti CD commerciali , qui si parla un altro linguaggio così che c'è un'unica traccia (una SUITE!) di circa 60 minuti. Questa suite è stata suddivisa attraverso brevi inserti di silenzio (che a tutti gli effetti fa parte della composizione), il suono è mo(oo)lto dilatato e si esprime principalmente attraverso salite e le discese (sia di intensità che di volume) e pause riflessive, il genere proposto è tendenzialmente drone-music anche se in alcuni movimenti (parti) si avvicina molto alla sinth-ambient dei primi Tangerine Dream (periodo Phaedra) per l'uso combinato di filtri di cutoff-inviluppo e un uso smodato di ritardi di segnale di ogni genere (che siano reverberi delay o echo). In alcune parti si rinuncia alla distensione/dilatazione drone per lanciarsi in crescendi di rumori in cui queste variazioni di rumori intonati si inseguono in momenti che sembrano senza fine. Il suo rimanere in bilico fra sinth-ambient drone-music e noise in modo bilanciato e interessante lo porta ad essere un'ottimo disco che non ha niente da invidiare alle produzioni straniere.
- Tommy - Post-It Rock
Un buon livello contraddistingue "Frozen", CD-R che può essere considerato interamente made in Italy. "Frozen" era già uscito due anni fa in versione autoprodotta e la decisione della Afe di ristamparlo in questa nuova veste più curata è, quanto meno, encomiabile. Si tratta di un unico brano, quasi un'ora di durata, che propone una rappresentazione molto suggestiva dei grandi deserti di ghiaccio. La figura solitaria che, nell'immagine di copertina, si staglia sulle tonalità blu-turchine dello sfondo sembra già un simbolo di solitudine, ma anche di immenso e incontrollabile. In sintonia con ciò i drones creati da Nimh generano un effetto di masse che crettano, che si staccano e che si sciolgono per poi liquefarsi. Nimh ha pubblicato, quasi in contemporanea con "Frozen", anche un 3" CD-R per l'etichetta francese Taâlem. In "Lanna Memories", questo il titolo, vengono utilizzati soltanto strumenti tradizionali tailandesi e field recordings. La messa a confronto fra i due dischi è utilissima per comprendere l'abilità e la sensibilità dell'autore nel passare dall'utilizzo di strumenti tradizionali, alla rielaborazione-montaggio di registrazioni naturali e a forme di elettronica incontaminata. Ciò che piace in Nimh, e che crea simpatia, è proprio questa sua attitudine che lo porta a comprendere con la giusta sensibilità sia il grande sud che il grande nord, sia una strada di Theran che un'isola artica; se questa sensibilità fosse patrimonio comune probabilmente nel mondo ci sarebbero meno guai.
- Etero Genio -
GIUSEPPE VERTICCHIO: Distant Skylines (CD-R 2001 - Private Release)
Born in 1965, Giuseppe Verticchio began composing ambient music in the first half of the '90's, and over the years has been releasing a remarkable series of cds, both as a solo performer (under his real name or with the monicker Nimh). "Distant Skylines", composed and recorded in 2001, is a superb work. The main sound sources are ethnic instruments (mostly Thai percussions and strings) and voices; both are sometimes digitally processed and transformed into unrecognizable, eerie sounds. "The Market-Place", "Village Feast" and "Children Memories" share this pervading presence of voices, which, mixed with the metallic sounds of the instruments, and a thick subterrean layer of noises (first two tracks), constitute a mind-numbing whirlpool: field recordings of common voices and chants are mixed into layers, looped and processed with an incredible ability and care for detail, and the effect is stunning. "Late Afternoon at Wat Phra Yai" is a beautiful droning piece: xylophones, cymbals, gongs, mantra-like chants… the most ethereal track of the work. "Keota's song" is a short (just a bit more than a minute), sweet track with a baby singing an alphabet song with background windchimes sounds. Verticchio shows an excellent taste in composition - the cd assembles different materials but never loses its coherence and the long tracks (3 out of 5 are around 13') are never boring. Moreover, sound quality's extremely high, every detail is clearly audible and there are no flares in the mix - absolutely professional also in this aspect. But possibly the main merit of this work is that it starts with ethnic sources and does give the idea of an "outer" dimension without falling into cheap exotism or new age naiveté. This is, for real, a sonic experience of the senses and of the soul…
- Eugenio Maggi - Chaindlk
"Distant Skylines", forzatamente, lo si potrebbe definire un audio diario di viaggio. E' infatti realizzato principalmente utilizzando sonorità create da strumenti etnici tailandesi in parte suonati dal nostro ed in parte catturati sul posto da Giuseppe durante un suo viaggio in quella parte del mondo. Date le premesse mi sarei immaginato di trovarmi di fronte ad un lavoro piu' solare del CD "Line of Fire", ed invece con lo scorrere delle tracce (5) vengo subito piacevolmente smentito. Il meticoloso lavoro di riprocessamento delle fonti sorgenti e l'azzeccatissima scelta di montaggio delle stesse riescono a conferire al tutto un'atmosfera sinistra e malsana, quasi rituale. L'apparentemente giocoso vociare di un mercatino mandato in loop inquieta, i suoni creati da strumenti dall'impronunciabile nome e suonati in una sorta di festa, ci portano lontanissimo dai consueti itinerari turistici e ad anni luce da Club Med vari e da visioni di spiagge incantate. Si prosegue con eteree e ipnotiche linee melodiche spezzate da percussioni varie, loops vocali carichi di eco, e si conclude con la bellissima voce di una bambina che con la sua filastrocca finale sembra riportarci, alla più rassicurante(?) realtà quotidiana. Per girare il mondo a volte non occorre prendere un'areo...
- Adriano Zanni - Spectrum
BIASTHON: Litam (CD-R 2001 - Private Release)
This is Maath, Anofele, Nimh, all together in some recordings that date back to 2001. About sixteen different ethnic instruments plus a whole blend of computer tricks have been used to put this together. There's an insane feeling scattered all over, as if a badly-burned Throbbing Gristle disc got stuck in the player playing the same fragments in malicious loops, and then somebody takes over with oblique electronics and organic wails, that blends quite nice with the rest. Joking apart, this stands in the dark ambient department, drone-driven and dazingly melodic, lowercase almost , with occasional full front climaxes, that makes it worth of more than a few listening... reminded me of Raksha Mancham, if you remember them, not only for the sound sources used, but also for a similar compositional taste. An important release, anyway, in which several timelines threads are bound together and presented as a platform from which the future could easily depart. High quality colour prints on solid cardboard, sort of how a digipack would look less the plastic.
- Paolo Ippoliti -
GIUSEPPE VERTICCHIO: Resonant Ambiences (CD-R 2000 - Private Release)
This is one of Giuseppe's earliest works - that i managed to listen to only recently, and that left me quite pleasantly surprised, as it seems to represent a fundamental knot in his production, one from which the several paths he took in the future seems to have originated. Ethnic instruments, electronics, software processing, field recordings: balanced onto creating some delicate, softly-sweeping tracks of a serene beauty, that reminded me, all over and curiously enough, of the most isolationist moments in Aphex Twin's selected ambient works II - wide eyed, dreamy, simply shifting unperceivably instead of going anywhere in particular. If you don't know Giuseppe's work you are missing something, and getting this for a starter might be a remedy. High quality printed full colour sleeve, revolving around, in text and images, some ancient italian well.
- Paolo Ippoliti -
GIUSEPPE VERTICCHIO: Tjukurpa (CD-R 1999 - Private Release)
Not to be confused with the Troum' s release by the same name, this is an old cd-r (circa 1999, if memory serves me well) around the dreamtime concept, proper to the australian aboriginal cultures (the tjukurpa of the title stands for that, in fact). Get in if you are into didjeridoo: Giuseppe's a skilled pratictioner, and though i'd have appreciated more a bunch of crude, unmediated recordings of the instrument's playing, this disc goes by way fascinating, enriched by tribal chants, processed crickets, synthesizer textures and a bunch of fx's that helps making the whole smoother. If the name of Steve Roach comes to your mind reading these words, be warned: this is less produced, less big studio imprinted than the aforementioned, therefore, at least to my ears, sounds more genuine, authentic, sincere. No loops, no tricks, just somebody blowing into a big hollow trunk and an old computer tricking backgrounds into existence while it happens. The jewel case presents a colour print of a cave painting, perfectly in argument.
- Paolo Ippoliti -
Il panorama didge-discografico italiano si sta finalmente aprendo. Le autoproduzioni, per un genrere considerato ancora di nicchia, sono per un artista forse il modo migliore di farsi ascoltare e per un ascoltatore un'alternativa ai canali di distribuzione classici che ripropongono, in Italia, pochi lavori di pochi autori. Questo CD-R di Giuseppe Verticchio, registrato nel 1999, è un lavoro apprezzabile sia per la qualità della registrazione sia per la ricerca di sonorità che da una parte propongono il suono del didgeridoo così com'è e dall'altra strizzano l'occhio alle atmosfere ambient, vecchia conoscenza di Verticchio. L'attenzione a non contaminare troppo il suono dello strumento e la capacità di dosare il sintetizzatore fa in modo che il CD risulti rilassante e a tratti mistico senza cadere nella trappola della musica didge-New Age in cui è facile imbattersi. "Walkabout" e "Ancient Voice" sono le tracce che più ricordano i tratti sonori propri dello stile aborigeno. Mentre in "The Forgotten Source" e "Didjer-Echoes" l'autore da sfogo ad una personale interpretazione del suono, sperimentando ed improvvisando. "Tjukurpa" e la piacevolmente lunga "The Endless Dream" sono le tracce più sperimentali e ambient; anche se la vera forza di questi brani, e forse di tutto il CD, non è tanto il creare un atmosfera particolare ma l'indurre il rilassamento e un piacevole torpore meditativo.
- Ilario Vannucchi - Didgeridoo.it
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