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New Risen Throne: Crossing the Withered Regions (CD 2009 - Cold Meat Industry) [ stielh@stielh.com ] [ http://www.stielh.com ] Già da diversi anni il progetto New Risen Throne è uno di quelli che più riesce a "colpirmi" e affascinarmi ad ogni nuova uscita. Dopo varie pubblicazioni in CD-R per diverse etichette, la efficace collaborazione con Andrea Freschi/Subinterior al CD "Speech from the Shadows" uscito nel 2006 per Eibon a sigla Konau, e lo splendido "Whispers of the Approaching Wastefulness" del 2007 per Cyclic Law, New Risen Throne "approda" ora in "casa" Cold Meat. Una sorta di "definitiva" consacrazione, il massimo "riconoscimento" per uno dei progetti dark-ambient in assoluto più significativi dell'ultimo decennio. Sicuramente l'attuale scena dark-ambient italiana sta offrendo molto negli ultimi tempi, rilasciando CD pubblicati da etichette di grande pregio e consolidata fama; penso al "collega" Vestigial e al suo "Translucent Communion" anch'esso uscito su Cold Meat, al recentissimo "In Coma" di Aethere pubblicato da Rage in Eden, ma anche al meno recente "Idolatriae" di Eidulon, uscito nel 2008 su Malignant. Con il nuovissimo "Crossing the Withered Regions" New Risen Throne rimane assolutamente "fedele" allo stile e al "sound" che, in tanti anni di attività, ha abilmente sviluppato e maturato, tanto che già dai primissimi secondi dell'emozionante brano introduttivo (Heritage of the Emptiness) è possibile riconoscere distintamente il "marchio" NRT. Tutto il CD, pur costituito di sei tracce distinte (più un'affascinante traccia video interamente realizzata in 3D), appare come un unico, lungo, suggestivo e oscuro percorso rituale, che alterna momenti più dinamici, evocativi, dagli andamenti quasi "cinematografici", spesso accentuati da lente cadenze ritmiche e bassi tuonanti profondissimi, ad atmosfere più eteree e dilatate ma ugualmente di estremo impatto e drammaticità, in cui compaiono accenni di decadenti sequenze melodiche, suoni metallici, rumori concreti, cigolìi, voci provenienti dagli abissi più profondi, lamenti inquietanti, funerei, bisbigli, cori, echi di voci recitanti segreti cerimoniali iniziatici... Un lungo viaggio attraverso le tenebre più oscure e inviolate, dominato da un senso di desolazione, angoscia e assoluta rassegnazione... Un percorso senza vie d'uscita, durante il quale tutto attorno non è possibile scorgere raggi di luce, ma buio e soltanto buio, e durante il quale ogni pur sottile filo di speranza sembra definitivamente perduto. E non aspettatevi un finale "liberatorio" o comunque diverso: la fine del tunnel è ancora molto molto lontana... (Giuseppe Verticchio) The sole member of New Risen Throne is known as Stielh, and is one of the Grand Masters of the blackened dark ambient coming from Italy recently (see also Vestigial). His exceptional black foreboding ambient creations is wellknown in the scene by now. The previous NRT release "Whispers of the approaching wastefulness" (Cyclic Law) represented the steps leading to the acknowledgment of the approaching end of all things... This new chapter "Crossing the withered Regions" is the journey thru wasted "regions" of our inner self, withered by our doubts, thoughts and fear about the end. This is the soundtrack to the world we live and experience at the very present. This is utterly dark! and there is certainly no sun in the horizon. Slit your wrists and float away... (Cold Meat Industry) Aethere: In Coma (CD 2009 - Rage in Eden) [ lokideformis@yahoo.it ] [ http://www.myspace.com/aethere ] Un CD assolutamente impressionante, di qualità superba e dalla resa sonora impeccabile. Con "In Coma" Aethere torna a sorprendermi così come già aveva fatto in passato con "Il Giardino Epicureo", uscito nel 2005 come autoproduzione su supporto CD-R e purtroppo ancora mai pubblicato su CD "ufficiale". In qualche modo ascrivibile stilisticamente ad una Dark Ambient "d'impatto", "In Coma" non si allinea però agli stereotipi del genere, e grazie ad un'impronta molto personale e facilmente riconoscibile per chi segue il progetto "Aethere" dai suoi esordi, si sviluppa con originalità e grande drammaticità intorno al tema che fa da filo conduttore per tutta la durata del CD, e cioè quella linea sottile, misteriosa e dai contorni ignoti che separa la vita dalla morte... La capacità di Emanuele Ratti, alias Aethere, di organizzare, assemblare e plasamare il materiale sonoro è straordinaria, così come non comune è la sua particolare capacità nel saper scegliere i suoni "giusti", elaborarli con grande efficacia, e inserirli con maestria e sensibilità all'interno delle composizioni. Il risultato è un album che, per tutti i suoi cinquanta minuti scarsi di durata, lascia letteralmente senza fiato, alternando parti più statiche a momenti di grande impatto, suoni e atmosfere più "morbide" e rarefatte a distorsioni e suoni più aspri e aggressivi, esplosioni dinamiche a imprevedibili quiescenze e suggestivi inserti melodici... L'impressione che spesso si ha, durante l'ascolto, è che la musica tenda ad evocare uno stato percettivo/emozionale profondamente alterato, al limite estremo tra coscienza e incoscienza, che a tratti sembra cedere, annientarsi per sprofondare verso il Buio Assoluto e l'Inconoscibile, e a tratti sembra invece "recuperare" faticosamente istanti di offuscata lucidità, frammenti di memoria, "schegge" di realtà, in un disperato tentativo di ritorno alla Luce e alla Vita... Trattandosi di un "concept" album, non mi soffermo a descrivere nel dettaglio le singole tracce, giacchè ognuna di esse è da considerare come elemento assolutamente parziale di un "disegno" sonoro, compositivo e tematico più ampio, completo e articolato; ad ogni modo voglio comunque segnalare la terza traccia, un esempio di perfezione assoluta sotto ogni punto di vista. Imperdibile. (Giuseppe Verticchio) "In Coma" is the last work of Aethere, an act of Emanuele Ratti from Milan who in the last 4 years brought to perfection his dark ambient - space music hybrid, starting from a Cold Meat Industry style and finishing with sophisticated personal music, binding dilated atmosphere, typical for space music, with the more compact, oppressive style, characteristic for swedish masters. "In coma" is the end of Aethere, an album created on the really feeble equilibrium between life and death: the EEG sound walks through the six tracks until the acme of the mass-sounds. When the EEG becomes a flat line, Aethere dies. (Rage in Eden) M.O.: Where Are We Going? (CD 2008 - BloodLust!) [ mr_zoppo_private@libero.it ] [ http://www.myspace.com/mauthausenorchestra ] Un grande ritorno per M.O./Mauthausen Orchestra. Impossibile parlare di questo nuovo CD senza premettere, per chi già non lo conoscesse, che il progetto nasce quasi trenta anni fa dalla mente di Pierpaolo Zoppo, un vero pioniere della sperimentazione elettronica più estrema, "a cavallo" tra noise, power-electronics e industrial, il quale, in anticipo sui tempi e in età ancora molto giovane, registrava e "fissava" su nastro magnetico inaudite esperienze sonore, visionarie, violente e allucinogene... Non mi soffermo ulteriormente sulle note biografiche, se non facendo cenno al fatto che nel corso di tutti questi anni non sono mancati lunghi periodi di inattività artistica, che in tempi recenti il progetto sembra essere tornato ad una significativa, vitale e ispirata rinascita, e sottolineando che, nonostante le numerose produzioni, la quasi totalità di esse è uscita esclusivamente su cassette a nastro o su vinile da 7, 10 o 12 pollici, e quindi la pubblicazione su CD, da parte di BloodLust!, del presente "Where Are We Going?", è da considerarsi un evento di notevole importanza. Quello che emerge, dall'ascolto del CD, è che la nuova musica sembra essere l'esatta proiezione, ai tempi attuali, delle originali sperimentazioni sonore dell'Orchestra di Mauthausen, soltanto "attualizzate" grazie alle migliorate tecnologie per la la registrazione, per la generazione dei suoni e per la loro manipolazione e trattamento, e grazie anche ad una visione artistica più "matura" e consapevole che, pur conservando intatto lo spirito originario, l'immediatezza, l'istintività e l'impatto delle vecchie registrazioni, torna ora a generare nuove visioni elettroniche soltanto un po' più "morbide" e meno "intransigenti", facendo sicuramente in questo modo un grosso balzo in avanti, e restituendoci un album che unisce, a tutti i pregi della musica del passato, delle migliorate qualità sonore e tecniche (i decenni evidentemente non sono passati invano...) e una attualissima e rinnovata sensibilità e vitalità artistica che il tempo non è minimamente riuscito a scalfire. Assolutamente da non perdere. (Giuseppe Verticchio) M.O., aka Mauthausen Orchestra; the first full-length release in over ten years! Pierpaolo Zoppo returns with seven new songs, recorded for BloodLust! in 2006, as a follow-up to his "Smooth Hate" 7-inch, which immediately sold out of its limited edition of 100 copies --- and the "Forbidden Ground" private series 7-inch, which is also nearly gone. Perfectly cold, austere, and dark analog synth material --- for fans of Zoppo's outstanding, evolving contemporary work --- yet carrying enough weight behind it to please all but the most close-minded and jaded fans of his early, violent, primitive, and raw Mauthausen Orchestra recordings. This CD is packaged in a handsome black and white and color four-panel Digipak. Approximately 46-minutes in length; Released in 2008. (BloodLust!) Luca Mauri: Between Love and Hate (CD 2008 - Creative Sources) [ luc.mauri@gmail.com ] [ http://betweenlove-hate.blogspot.com ] Un album piacevole ed equilibrato, realizzato con l'uso esclusivo di chitarra, piatti metallici ed effetti, che alterna e coniuga con efficacia atmosfere dilatate ed eteree d'impronta più "quieta" e ambientale con sonorità che si fanno ora più "aggressive" e distorte, ora più scure e drone-oriented, ora più "pulsanti" e ipnotiche, ora basate su arpeggi e loops d'impronta più discretamente "musicale". A tratti i suoni di piatti (ride, snare, crash...) arricchiscono di suggestioni ritmiche le composizioni, variando le soluzioni, e conferendo ancora maggiore personalità ad una proposta sonora che, grazie anche alla spiccata abilità di Luca Mauri nel riuscire, attraverso il solo uso della chitarra e pochi altri suoni, a creare paesaggi sonori coinvolgenti e talvolta addirittura "accattivanti", riesce a non apparire mai noiosa, banale o eccessivamente anonima. In tempi in cui l'approccio sperimentale in un certo senso un po' "spicciolo" di scegliere un'unica sorgente sonora e cercare di costruire attraverso essa qualcosa di davvero "diverso" ed "originale", ha ormai da tempo palesato i suoi limiti oggettivi, partorendo negli anni passati centinaia di CD tanto poveri di idee quanto anonimi e confondibili l'uno con l'altro, nonchè insignificanti nella sostanza, questo "Between Love and Hate" di Luca Mauri, che pure si "concentra" quasi esclusivamente su suoni di chitarra, si eleva in modo sostanziale dalla "massa", dimostrando che, anche laddove i margini di potenziale innovazione e originalità si fanno sempre più ristretti, una mente davvero "pensante", che abbia anche una particolare sensibilità e significative capacità espressive e tecniche, può ancora "dare" qualcosa di notevole laddove, in molti, hanno già spesso (e piuttosto pigramente aggiungerei...) fallito. (Giuseppe Verticchio) Ur: Trieb (CD 2008 - Topheth Prophet) [ ur_society@libero.it ] [ http://www.myspace.com/ursociety ] Con questo nuovo "Trieb", felicemente pubblicato in CD dall'etichetta israeliana Topheth Prophet, gli Ur, (Andrea Ferraris, Federico Esposito e Mauro Sciaccaluga) portano avanti con continuità e sostanziale coerenza il percorso musicale intrapreso nel precedente e già recensito "Triadic Memories", pubblicato su CD-R nel 2006 da Afe Records. Circa un ora di musica sicuramente destinata ad orecchie abbastanza "navigate", ben "allenate" a situazioni sonore che fanno di drones, distorsioni, suoni talvolta taglienti, "pesanti", atmosfere cupe, oscure, spesso ossessive, rumorismi industriali, gli "ingredienti" principali... Ovviamente una descrizione che si esaurisse qui sarebbe decisamente riduttiva e in un certo senso fuorviante, giacchè se è vero che i pochi elementi sopra riportati aiutano ad "inquadrare" sommariamente il contesto nel quale si colloca la musica degli Ur, è altrettanto vero che la struttura compositiva dei quattro brani che costituiscono il CD (della durata totale di circa un'ora) è l'elemento "chiave" che va a valorizzare e caratterizzare la proposta musicale del gruppo, distinguendola da quanto è possibile ascoltare da altri artisti/progetti attivi in aree musicali analoghe. Seppure il "sound" generale e l'impronta della musica mantengono una forte impronta istintivo-improvvisativa e una certa "crudezza", le quattro composizioni beneficiano altresì di una efficace struttura costituita solitamente da lunghe, lente, "costruite" progressioni ipnotiche, oscure e drone-based, che nel loro incedere si arricchiscono via via di ulteriori "strati" e suoni di varia natura, (chitarre distorte e pesantemente effettate, feedbacks, "sferragliamenti" metallici, voci, ronzii e sibili elettronici...) i quali minuto dopo minuto "plasmano" la forma del brano, ne determinano i "movimenti", le dinamiche, mantenendo sempre viva l'attenzione di chi ascolta e restituendo un senso di continua tensione e drammaticità. In questo senso debbo dire che è soprattutto negli ultimi due brani, e quindi nella seconda metà del CD, che la forma compositiva, e la musica nel suo insieme, riescono ad esprimere il meglio di sè. Parlando ancora di "dinamiche", si apprezza inoltre particolarmente la capacità, degli artisti in fase di registrazione e mixing, ma probabilmente anche di Andrea Marutti che ha curato il master finale, di "organizzare" egregiamente il livello dei volumi nei vari passaggi e il livello dei brani, in modo tale che, pur conservando una buona gamma dinamica, e pur dovendo tecnicamente "gestire" momenti di una certa criticità, soprattutto laddove i suoni si fanno particolarmente "decisi", aspri e "ingombranti", non si è indotti a modificare il volume d'ascolto generale intervenendo sulla manopola dell'amplificatore, per "compensare", come purtroppo accade talora ascoltando altri CD, imprecisioni o comunque scarsa accuratezza nella messa a punto del master finale. (Giuseppe Verticchio) In the UR-project, the composers move into more introvert sound spheres of claustrophobic ambient noise. Containing four lengthy pieces of dark compositions, the expression is first of all built on thick drones that emerge from a combination of subdued noises, distant sounds of voices and industrial sounds. The atmosphere is apocalyptic and dark, with a psychedelic touch that sometimes reminds of earliest Pink Floyd thanks to the frequent use of distorted guitars and acid-like electronic soundscapes, especially on the final track "Happy hour (abattoir lounge)"... (Niels Mark - Vital Weekly) Fhievel/Luca Sigurtà: The Wheel (CD 2008 - Creative Sources) [ fhievel@noisysoul.com ] [ http://www.noisysoul.com ] Eccellente documento sonoro, concepito da Luca Bergero/Fhievel e Luca Sigurtà per la mostra sonora "La fabbrica e la sua voce - trame sonore dell'industria tessile", realizzato utilizzando registrazioni microfoniche effettuate all'interno della "Fabbrica della ruota" (ex Lanificio Zignone) di Pray, uno dei più significativi esempi di archeologia industriale del Biellese. Articolato in quattro tracce, rappresentanti quattro diverse "zone sonore" (sala della ruota, tessitura, mensa operaia e carderia), il CD è costituito di una vasta gamma di rumori/suoni registrati nei medesimi ambienti, interagendo in vario modo con macchinari, attrezzature e strutture, e cercando di catturarne la "voce", l'essenza sonora, le vibrazioni... Assolutamente sorprendente la qualità delle registrazioni, caratterizzate da una straordinaria nitidezza sulle frequenze medie e alte, da drones e frequenze basse calde e profonde, da una eccezionale gamma dinamica, nonchè da una resa panoramica di grande impatto e notevole tridimensionalità. Un lavoro davvero di grande pregio e grande intensità, soprattutto considerando che spesso a interessanti idee di tipo prettamente concettuale, quali installazioni sonore e simili, non corrisponde poi, alla prova dei fatti, un altrettanto interessante risultato e una corrispettiva piacevolezza d'ascolto quando la medesima esperienza viene estrapolata dal suo contesto originale e "trasportata" su "normale" CD audio da fruire in momenti, ambienti, situazioni e condizioni assolutamente diverse. Elegante il booklet, in bianco e nero e composto da sedici pagine, ricco di note e suggestive fotografie scattate nei medesimi ambienti. CD sicuramente consigliato, ovviamente soprattutto a chi, negli ascolti, non senta comunque la necessità di qualche elemento musicale/melodico, in questo caso del tutto assenti, se si eccettuano alcuni suoni dilatati e armonici di origine evidentemente metallica (vagamente simili al suono di ciotole tibetane strofinate) presenti nella prima traccia del CD. (Giuseppe Verticchio) This duo from Novara joins a couple of complementary musicians involved in sound art and experimental music, as you can easily guess from the inside notes of this cd, they're also involved in sonorizations. You may remember them for their past participation to the Pocket Progressive experience where Claudio Rocchetti was the third part of the triumvirate, you will find some similarities but in general the project is a little bit different. While generally Sigurtà tends to be more rough and Fhievel is probably the one of the few purest "minimal electronics" exponents hailing from Italy, during the composition of this work they converged trying to resuscitate the voice of the old machines they found inside the factory "Fabbrica della ruota" of Prey and simultaneously they accomplished the result to give it all an oniric dimension. The target has been hit and the outcome is brilliant since for the whole recording you've the impression the audio work is part of a soundtrack and in some way their modus operandi related to the process of sonirization is quite classic. The sound definition is wonderful and natural reverbs paint the audio trip of a spectral atmosphere, the sharpness of some sounds (Fhievel?) ties the knot with some grey, dronical cluds (Sigurtà?), they didn't pierce silence but they've been flirting with it constantly which means there's no "tension building" or "waiting game", but it's enveloped all around most of the sounds "happening" during the trip. Considering this whole recording concerns "the factory and its voice - sounds and textures of the textile industry" it's not heavy at all, it has been probably designed to be accessible to a big range of people therefore forget those hyper-intellectualized works by this or that "sound artist wonna be". "Simple" doesn't mean "naïve" and I'm still quite surprised by the great sound effect they managed to create for what concerns sound definition, sure you've to considered you won't hear all the machine "speaking" at the same time as an Orchestra (Russolo can feel safe wherever he rests) but every ghost is there to remember when the worker will die we'll hear his voice thru that of the machine he's been working with for a whole life…"part animal, part machine" for the last time..forever. (Andrea Ferraris - Chain DLK) Vestigial: Translucent Communion (CD 2008 - Cold Meat Industry) Splendido album di debutto per Vestigial, pubblicato da Cold Meat Industry, perfettamente in sintonia, dal punto di vista della qualità del prodotto e considerando le sonorità e il genere proposto, con molte altre produzioni della stessa etichetta, nonchè perfettamente "allineato" con quanto proposto da tempo in "casa" Cold Meat da vari artisti/progetti di fama internazionale quali Desiderii Marginis, Raison D'Etre, Sephirot, Nordvargr... Evidentemente parliamo di musica dark-ambient di straordinario livello, che unisce a sonorità di base oscure e drone-based, elementi di maggiore impatto, drammaticità e variabilità, quali parti percussive profonde e riverberate, sfuggenti e "contenuti" passaggi melodici, alcuni elementi di matrice più elettronica, voci umane distanti, inquietanti e pesantemente effettate... La qualità del suono, forse grazie anche al contributo di Peter Andersson che ha curato la realizzazione del master finale, appare assolutamente superiore, per ricchezza di dettagli, nitidezza, profondità, dinamica; ma evidentemente il meticoloso lavoro di composizione, registrazione, trattamento, assemblaggio e missaggio delle singole parti di ogni brano è merito del solo Vestigial, che a encomiabili capacità tecniche unisce anche una non comune sensibilità per quanto riguarda la capacità di sviluppare le idee, scegliere suoni particolari e interessanti, abbinarli in modo assolutamente equilibrato ed efficace. Non mi soffermo a commentare le singole tracce giacchè mi riesce difficile esprimere preferenze specifiche, e giacchè tutta la musica scorre in modo perfettamente fluido e coeso dall'inizio alla fine senza particolari "sorprese", ma concludo suggerendovi vivamente di acquistare questo CD, preferendolo senz'altro rispetto a tante altre produzioni circolanti di musica dark-ambient di impronta molto più anonima e qualità artistica e tecnica notevolmente inferiore... (Giuseppe Verticchio) Having developed a strong cult following with their limited CD-R, a split LP, and compilation works, Vestigial (Italy) come forth with their debut CD poised to establish themselves among the dark ambient elite. The Translucent Communion - a reflection of the hollow and imaginary archetype of our civilization , a blackened view on the humanity falling into a perfect nothingness of technocratic illusions, a refined and well designed disharmony for our next generation. 6 tracks that arise from the shadows, then spread and sweep across a barren, wind swept landscape, creating a sound so thick and texturally deep it swallows the earth like a venomous fog. Comparisons to Raison D'Être, Lustmord and Bad Sector are reference points, but only hint at the massive potential of Vestigial. (Cold Meat Industry) Apart: Across the Empty Night (CD 2008 - Final Muzik) [ http://www.myspace.com/apartlyseconds ] Dopo aver messo a segno fin dal 2004 diverse produzioni molto interessanti di progetti/artisti quali Teho Teardo, Mariae Nascenti, Corpoparassita, Maurizio Banchi, We Wait for the Snow, l'etichetta italiana Final Muzik pubblica ora questo eccellente album di debutto del progetto "Apart", dietro il quale si cela Francis M. Gri, ex componente e cofondatore degli All My Faith Lost. Nove tracce estremamente suggestive, atmosfere crepuscolari e notturne, malinconiche, dolcemente evocative, dipinte come un acquarello attraverso delicate melodie, suoni raffinati ed eleganti (sintetizzatori ma anche pianoforte, violoncello...), e attraverso le affascinanti parti cantate degli "ospiti" Alberto Milani, Daniele Stefanuto, nonchè Viola Roccagli del già citato progetto All My Faith Lost che, grazie alla sua splendida voce, contribuisce in particolar modo alla traccia più straordinaria e incredibile del CD, la conclusiva "Fading Tears", cha da sola basterebbe a consigliarne l'acquisto... Per gli amanti del genere assolutamente da non perdere. (Giuseppe Verticchio) Apart is the music project by Francis M. Gri, "Across The Empty Night" is his official debut, though he already released a few private demo CDs. Francis has been member and co-founder of well-known ethereal Italian act All My Faith Lost, until "In A Sea, In A Lake, In A River..." band's official first release. "Across The Empty Night" is a fabulous dark album, developing new influences and sound structures. The songs alternate male (by Daniele Stefanuto and Alberto Milani) and female vocals (by Viola Roccagli of All My Faith Lost...), building a bridge between the ethereal music past and current moody/somptous identity. Fans of obscure dark/etehreal sounds, Projekt Records, cloudy postrock, Antimatter and - of course - All My Faith Lost will 100% love this album! (Final Muzik) Luigi Archetti: Fragments on Speed, Slowless and Tedium (CD 2008 - Domizil) [ http://www.luigiarchetti.com ] Diciannove "frammenti" di musica, di una durata variabile da un minuto e mezzo a sette circa, identificati semplicemente da un numero progressivo. Una confezione in cartoncino e un'immagine di copertina decisamente semplice ed essenziale, un titolo invece decisamente meno "sintetico" ma che descrive già abbastanza compiutamente le intenzioni e l'"impronta" musicale del CD. Musica che evidentemente non vuole essere d'impatto, non intende "trascinare", "emozionare" nel senso stretto del termine, ma che più "modestamente", in modo piuttosto freddo e apparentemente "distaccato", ma non per questo necessariamente meno efficace nel risultato finale, vuole "suggerire" frammenti più o meno lunghi di materiale sonoro costruito attraverso strutture piuttosto semplici, poco elaborate, quasi minimali direi, e suoni anch'essi piuttosto "essenziali" ma al tempo stesso ricercati, ben selezionati e non affatto banali. Tra le note che accompagnano il CD leggo che la sorgente sonora dei diciannove "frammenti" è costituita da improvvisazioni di chitarra elettrica, il cui suono è evidentemente spesso riconoscibile (talora compaiono frammenti persino "melodici"), ma che, evidentemente effettata, trattata, rielaborata e in vario modo manipolata, non sembrerebbe essere, all'ascolto, l'unica ed esclusiva sorgente sonora. Il CD scivola via in modo fluido, elegante, coerente, sicuramente piacevole e a tratti persino "accattivante". Certo non fa "sobbalzare" dalla poltrona, ma non credo proprio che questo tipo di "reazione" rientrasse nelle intenzioni dell'artista. Nonostante la dichiarata e innegabile "frammentarietà" delle singole parti costituenti il CD, c'è da dire che il lavoro nel suo insieme appare invece decisamente omogeneo e coeso, sostanzialmente ben fatto, e sicuramente consigliabile soprattutto a chi, avvicinandosi all'ascolto, più che ricercare "forti emozioni", si aspetti "semplicemente" un'ora circa di piacevole materiale sonoro, sicuramente fuori dagli schemi, "discreto" ma non anonimo, "essenziale" ma non semplicistico. (Giuseppe Verticchio) Source material for the nineteen Fragments are recorded improvisations with the electric guitar. In a process of cutting, re-arranging and transforming, on which he has worked for several years, Archetti explores the possibilities and limitations of reduction and the states of transformation of recorded musical material. Archetti describes his work in Fragments as a process of crystallisation. In chemistry, this process is described as a liquid-solid separation technique: Acoustic states transform until they reach their solid state. (Domizil) Nimh: The Unkept Secrets (CD 2008 - Silentes) [ giuver@yahoo.com ] [ http://www.oltreilsuono.com/nimh ] Mi piacerebbe potere leggere nella mente di Giuseppe Verticchio. Comprendere fino in fondo come si può arrivare anche a solamente a concepire, immaginare, visualizzare i meandri angosciosi nei quali ogni volta i suoi mirabili viaggi empirici ci portano. I percorsi occulti di "Sator" evidentemente non sono stati sufficienti a placare la fame di sperimentazione di un personaggio che col passare del tempo sta assumendo un ruolo sempre più importante e travolgente nel processo di configurazione delle nuove coordinate della musica ambient tinta di oscuro. "The Unkept Secrets" appare come l'ennesimo coraggioso tentativo di smuovere porte, analizzare fenomeni e curiosare tra gli abissi di un suono mai così pregno di rabbia e saturo di elementi contrapposti tra loro ma stupendamente efficaci colti nell'insieme delle trame risultanti. Trascurare Nimh e il suo contributo alla scena moderna pare quasi un insulto all'intelligenza. Dobbiamo essere orgogliosi e allo stesso tempo spaventati di possedere un personaggio del genere nei fisici dintorni. (Divine - www.dagheisha.com) This is an other perfect Nimh record, a world of magnetic, somnanbulic, fuzzing, moving electronic textures and drones covered by glacially melancholic guitar parts. These recent years there have been many descent projects published under the dark ambient - prog electronic label, but The Unkept Secrets is exceptional, reaching a degree of composition and complexity rarely obtained in this specific genre. Meridians opens the album with an intimate, colourful, extatic droning minimalist guitar composition with lot of reverbs and reasonances. A majestic, almost hallucinatory electronic piece. Narrative voices & mysterious abstract noises also come into the mix. As suggested by the title, Visions in Black is a haunted, gorgeously dark piece with abundant guitar's fuzzed out static notes, ghostly dark noises. The composition ends up with an almost funeral electronic choir. Strangely beautiful, the sound of the apocalypse or forgotten memories. The call reaches the listener into a parapsychological world made of echoing guitar tricks, floating electronic waves. A more dreamy-like composition, perfectly executed and really vibrant emotionally and physically speaking. Linga is just fantastic, a real buzzing drone trip with tribal-ethnic elements. An immersive medley of acoustic / electronic elements, it makes me think about shamanic sermons & ceremonials. The title track opens the way to a really sinister, dark musical ritual that turns into a shimmering, suspensful incantation dominated by harsh guitars and doom-like epic drones. The ending nightmare is a claustrophobic, intoxicated electronic piece for loud guitars, creepy noises and acoustic exoticism. The last tune is a more relaxed, tranquil affair after an intense musica ride throw lost deep memories. A totally absorbing electronic mantra, a real pleasure for the ears. Clearly among my all time favourite experimental electronic records with a things from Maurizio Bianchi, Maeror Tri and Aeolian String Ensemble. So recommended. (Philippe Blache - www.progarchives.com) Il nuovo Nimh (Giuseppe Verticchio) è un lavoro in prima istanza sperimentale oltre che evocativo. Ha la forza di sorprendere quando meno te lo aspetti, ma allo stesso tempo riesce a creare visioni inquietanti quanto suggestive. In questi termini "The Unkept Secrets" è un paradosso, una figura retorica onomatopeica a rovescio che parte dal presupposto di essere un libro(sonoro) zeppo di termini che inquadrano un gesto, un movimento, un paesaggio, un tormento. Un insieme di sfumature elettroniche, dark, drone, etniche che formano un'azione, generano un'idea, suscitano un'emozione. Come nell'immensa "Visions In Black", tra le migliori composizioni tra quelle che ho avuto modo di ascoltare fino ad oggi di Verticchio in cui un crescendo di tensione arriva al culmine per poi dissiparsi di nuovo: e' un vento minaccioso che fa sbattere porte e finestre durante una sera d'autunno. All'improvviso ti entrano in casa figure tormentate che cantano un lamento disperato, straziante. Poi il vento cala di intensità e la casa si svuota lentamente mentre le ore passano, la notte si presenta ed il cuore ancora ti trema. "The Unkept Secrets" è un viaggio, il prosieguo di un viaggio iniziato anni fa, nei labirinti dell'anima e della mente, ma anche un viaggio nel senso letterale del termine alla ricerca di quei segreti del titolo in terre lontane, essenzialmente ad est del mondo, in quei posti dove ancora il tempo scorre certo inesorabilmente, ma molto lentamente, fino a dare la sensazione di essersi arrestato. Indicativa l'ultima traccia, "One More Ride On The Merry-Go-Round" dedicata a Tiziani Terzani, scrittore e viaggiatore che dedicò gran parte della sua vita all'Asia ed alle sue situazioni politiche, sociali e soprattutto spirituali: lui stesso affermava la vita è un giro di giostra, ed ogni giro, ogni nuovo giro, te la cambia. Come cambia anche l'ispirazione di Verticchio il quale ci rende partecipi della sua traversata virtuale proprio lì dove Terzani si fermò a vivere. Ad aiutarlo, oltre ad un set di strumenti necessario che marchiano la direzione stilistica ed emozionale, la presenza di una chitarra elettrica utilizzata quantitativamente come non mai, forse, in precedenza. Un ulteriore passo verso la ricerca di uno stato interiore ideale che probabilmente non troveremo mai, ma motivo primo per cui impegneremo ugualmente un'intera vita nel tentativo di raggiungerlo. Un ulteriore gran disco. (Andrea "Emo" Punzo - www.hardsounds.it) Underwood: Hidden Reality (CD-R 2008 - Autoproduzione) Decisamente migliore, rispetto al precedente e comunque piacevole CD-R "Flowing", questo nuovo lavoro di Claudio Giani/Underwood, seppure almeno in un paio di tracce, in particolare nell'introduttiva "A Long Journey", ma in una certa misura anche in "Memory of a Dream", compaiono ancora alcune evidenti ingenuità, soprattutto per quanto riguarda la scelta di alcuni suoni di synth piuttosto datati, e per la "forma" anch'essa un po' "all'antica" e abbastanza "semplice" dei brani stessi. Il genere è ancora una ambient music di stampo abbastanza "tradizionale", ma maggiormente arricchita di parti ritmiche sostanzialmente "discrete", solitamente ben "calibrate", ben costruite e bene inserite nel contesto sonoro. Molto piacevole, fluido, stilisticamente omogeneo e "coeso", senza particolari "guizzi" di genialità o particolari velleità sperimentali, ma ugualmente molto gradevole da ascoltare, ben realizzato, e comunque non povero di idee; questo a dimostrazione che non è assolutamente necessario talvolta spingersi troppo "oltre" nella ricerca sonora per mettere a punto cinquanta minuti di musica comunque di buon valore e al tempo stesso non troppo stereotipata nè peggio ancora banale. Dal prossimo lavoro mi attendo ancora maggiore cura dei dettagli, del master (alcuni suoni su frequenza basse tendono ad andare talvolta in risonanza, e non sempre le sfumature tra i brani sono sufficientemente precise), e, per quanto riguarda il contenuto musicale, mi aspetto una maggiore "severità" nella scelta dei suoni, suggerendo di stare a maggiore "distanza" da "classici" preset e suoni un po' troppo datati di sintetizzatori digitali e simili. Giudizio complessivo comunque più che positivo. (Giuseppe Verticchio) Stefano Scala: Impermanence (CD 2008 - Hic Sunt Leones) [ essescala@tiscali.it ] [ http://www.stefanoscala.com ] In un periodo in cui, causa prossime Olimpiadi, stranamente si sente parlare molto del Tibet e del suo popolo, abbandonato da lungo tempo alla persecuzione e all'oppressione del governo cinese che ne ha occupato militarmente da decenni il territorio annettendolo abitrariamente alla Cina, con il sostanziale assenso di tutti quei Paesi occidentali che invece proprio ora vorrebbero dare ipocritamente l'impressione di essere vivamente preoccupati per le sorti dello stesso popolo tibetetano, mi è giunto a casa questo nuovo CD di Stefano Scala, dal titolo "Impermanence", evidentemente ispirato a quei territori e alla cultura dei suoi abitanti nativi. Ovviamente l'autore del CD aveva in lavorazione quest'opera già molto prima dei recenti e particolarmente drammatici avvenimenti, quindi non si pensi assolutamente ad una manovra "furba" e strumentale nata per sfruttare la momentanea (purtroppo) "popolarità" dell'argomento sulla carta stampata e sui telegiornali delle emittenti televisive. "Impermanence" potrebbe essere una perfetta colonna sonora per un documentario sul "paese delle nevi", durante il quale scorrono immagini di sentieri e passi di montagna, corsi d'acqua, temporali, pastori nomadi, villaggi, animali al pascolo, ma anche scene di antichi cerimoniali religiosi, templi dorati, monaci, pellegrini... Il CD è realizzato facendo largo uso di strumenti etnici ed acustici di vario genere, non necessariamente di origine tibetana, abbinati a field recordings e quindi a molti suoni naturali di pioggia, vento, acqua, campionamenti di voci, canti, cori, passi, varie attività umane, rumori concreti di metalli, campane, trombe, oggetti di legno, sonagli, semi, richiami, percussioni, con aggiunta di alcuni suoni/substrati di origine elettronica. Soltanto negli ultimi venti minuti circa la musica del CD vira in direzione di soluzioni più "leggere" e d'impronta più tradizionalmente melodica e orecchiabile, "osando" nella seconda parte della title-track persino l'utilizzo di una "classica" parte ritmica di batteria su cui emergono suoni di pads spiccatamente sintetici, e l'inserimento, stavolta in "Kailash II", di una parte molto melodica di pianoforte estratta (leggo dalle note di copertina...) da "Tibetan Dance" di Gurdjeff. (Giuseppe Verticchio) The new CD by Stefano Scala, "Impermanence" have is focus on Tibet, where Stefano Scala went for musical researches and recordings some years ago. The magic of the cult and traditions of the country with hightest peaks in the world accompany us in this journey, on a mountain pass, walking along the pathways of the rarefied Himalayan atmosphere,escorted by a convoy of mules or yaks. Sounds can be heard of the wind and rain, voices,songs and steps of nomads of Impermanence. An album that displays different acoustic instruments, armonic chant, percussions, flutes, rattles and bells, and field recordings... This CD is more close to the Hic Sunt Leones releases then the previous "Il Tempo del Sogno". (Hic Sunt Leones) Gianluca Becuzzi/Fabi Orsi: The Stones Know Everything (CD 2007 - Digitalis Industries) [ http://www.fabioorsi.blogspot.com ] Premetto e "confesso" che prima d'ora non avevo mai ascoltato nulla di Gianluca Becuzzi, mentre invece già conoscevo qualcosa di Fabio Orsi, in particolare le sue prime sperimentazioni sonore realizzate alcuni anni fa in forma autoprodotta su CD-R, siglate "fAb". Quando ho ricevuto il presente doppio CD, unitamente al più o meno contemporaneo "Wildflowers Under the Sofa" (sempre realizzato in collaborazione con Gianluca Becuzzi), ero davvero curioso di vedere in che modo e in che direzione fosse evoluta nel tempo la musica di Fabio Orsi, anche perchè avevo avuto modo di leggere impressioni d'ascolto e giudizi sempre molto lusinghieri da parte di chi, come me, dedica parte del suo tempo ad ascoltare CD e commentarli in forma di recensione su qualche webzine. Non nego che sovente mi trovo in netto disaccordo con quanto mi capita di leggere a proposito di uscite di CD in ambito sperimentale e dintorni, mentre invece questa volta mi sono trovato in piena sintonia con quanto altri, prima di me, avevano già scritto di buono a proposito della più recente musica di Gianluca Becuzzi e Fabio Orsi. Trattasi di una musica che trova un suo perfetto equilibrio tra "quiete" atmosfere para-ambientali, moderata sperimentazione, parti un po' più "suonate" e "musicali", spesso a base di chitarra, sempre ben "dosate" e "discrete"; il tutto evitando banali e scontati suoni di sintetizzatori elettronici, evitando il molto diffuso ed eccessivo utilizzo di field recordings, e riuscendo a restituire un risultato che, pur nella sua apparente "modestia espressiva", risulta invece estremamante intenso, "caldo" ed emozionante. Ho parlato di atmosfere "para-ambientali", ma voglio sottolineare come la proposta di Gianluca e Fabio si discosti decisamente da quelle specifiche "varianti" di musica ambient eccessivamente "anonime" e in un certo senso quasi "trasparenti ", quando non addirittura noiose, spesso adatte soltanto come sottofondo di "riempimento" e impiegate più che altro in forma di "tappezzeria sonora". Ciò che si apprezza inoltre è l'ottima qualità del suono, unita ad una cura estrema, precisa, millimetrica dei missaggi, degli andamenti, delle dinamiche dei brani, dei fade-in e fade-out delle singole parti, che dimostra peraltro, oltre a doti di grande "pazienza" e sapienza tecnica nell'elaborazione e montaggio del materiale sonoro, anche estremo buon gusto e senso della misura e della "musicalità", anche laddove non si possa parlare di "musica" intesa nel senso più tradizionale del termine. "The Stones Know Everything" è sicuramente uno dei lavori di maggiore spessore e di maggiore "personalità" che ho avuto modo di ascoltare negli ultimi tempi. Procuratevelo senza esitazione... ve lo consiglio caldamente. (Giuseppe Verticchio) Go to "Archive" section to read all the reviews previously published on "Oltre il Suono" |