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Nimh: The Unkept Secrets (CD 2008 - Silentes)

[ giuver@yahoo.com ]  [ http://www.oltreilsuono.com/nimh ]


Mi piacerebbe potere leggere nella mente di Giuseppe Verticchio. Comprendere fino in fondo come si può arrivare anche a solamente a concepire, immaginare, visualizzare i meandri angosciosi nei quali ogni volta i suoi mirabili viaggi empirici ci portano. I percorsi occulti di "Sator" evidentemente non sono stati sufficienti a placare la fame di sperimentazione di un personaggio che col passare del tempo sta assumendo un ruolo sempre più importante e travolgente nel processo di configurazione delle nuove coordinate della musica ambient tinta di oscuro. "The Unkept Secrets" appare come l'ennesimo coraggioso tentativo di smuovere porte, analizzare fenomeni e curiosare tra gli abissi di un suono mai così pregno di rabbia e saturo di elementi contrapposti tra loro ma stupendamente efficaci colti nell'insieme delle trame risultanti. Trascurare Nimh e il suo contributo alla scena moderna pare quasi un insulto all'intelligenza. Dobbiamo essere orgogliosi e allo stesso tempo spaventati di possedere un personaggio del genere nei fisici dintorni.

(Divine - www.dagheisha.com)


This is an other perfect Nimh record, a world of magnetic, somnanbulic, fuzzing, moving electronic textures and drones covered by glacially melancholic guitar parts. These recent years there have been many descent projects published under the dark ambient - prog electronic label, but The Unkept Secrets is exceptional, reaching a degree of composition and complexity rarely obtained in this specific genre. Meridians opens the album with an intimate, colourful, extatic droning minimalist guitar composition with lot of reverbs and reasonances. A majestic, almost hallucinatory electronic piece. Narrative voices & mysterious abstract noises also come into the mix. As suggested by the title, Visions in Black is a haunted, gorgeously dark piece with abundant guitar's fuzzed out static notes, ghostly dark noises. The composition ends up with an almost funeral electronic choir. Strangely beautiful, the sound of the apocalypse or forgotten memories. The call reaches the listener into a parapsychological world made of echoing guitar tricks, floating electronic waves. A more dreamy-like composition, perfectly executed and really vibrant emotionally and physically speaking. Linga is just fantastic, a real buzzing drone trip with tribal-ethnic elements. An immersive medley of acoustic / electronic elements, it makes me think about shamanic sermons & ceremonials. The title track opens the way to a really sinister, dark musical ritual that turns into a shimmering, suspensful incantation dominated by harsh guitars and doom-like epic drones. The ending nightmare is a claustrophobic, intoxicated electronic piece for loud guitars, creepy noises and acoustic exoticism. The last tune is a more relaxed, tranquil affair after an intense musica ride throw lost deep memories. A totally absorbing electronic mantra, a real pleasure for the ears. Clearly among my all time favourite experimental electronic records with a things from Maurizio Bianchi, Maeror Tri and Aeolian String Ensemble. So recommended.

(Philippe Blache - www.progarchives.com)


Il nuovo Nimh (Giuseppe Verticchio) è un lavoro in prima istanza sperimentale oltre che evocativo. Ha la forza di sorprendere quando meno te lo aspetti, ma allo stesso tempo riesce a creare visioni inquietanti quanto suggestive. In questi termini "The Unkept Secrets" è un paradosso, una figura retorica onomatopeica a rovescio che parte dal presupposto di essere un libro(sonoro) zeppo di termini che inquadrano un gesto, un movimento, un paesaggio, un tormento. Un insieme di sfumature elettroniche, dark, drone, etniche che formano un'azione, generano un'idea, suscitano un'emozione. Come nell'immensa "Visions In Black", tra le migliori composizioni tra quelle che ho avuto modo di ascoltare fino ad oggi di Verticchio in cui un crescendo di tensione arriva al culmine per poi dissiparsi di nuovo: e' un vento minaccioso che fa sbattere porte e finestre durante una sera d'autunno. All'improvviso ti entrano in casa figure tormentate che cantano un lamento disperato, straziante. Poi il vento cala di intensità e la casa si svuota lentamente mentre le ore passano, la notte si presenta ed il cuore ancora ti trema. "The Unkept Secrets" è un viaggio, il prosieguo di un viaggio iniziato anni fa, nei labirinti dell'anima e della mente, ma anche un viaggio nel senso letterale del termine alla ricerca di quei segreti del titolo in terre lontane, essenzialmente ad est del mondo, in quei posti dove ancora il tempo scorre certo inesorabilmente, ma molto lentamente, fino a dare la sensazione di essersi arrestato. Indicativa l'ultima traccia, "One More Ride On The Merry-Go-Round" dedicata a Tiziani Terzani, scrittore e viaggiatore che dedicò gran parte della sua vita all'Asia ed alle sue situazioni politiche, sociali e soprattutto spirituali: lui stesso affermava la vita è un giro di giostra, ed ogni giro, ogni nuovo giro, te la cambia. Come cambia anche l'ispirazione di Verticchio il quale ci rende partecipi della sua traversata virtuale proprio lì dove Terzani si fermò a vivere. Ad aiutarlo, oltre ad un set di strumenti necessario che marchiano la direzione stilistica ed emozionale, la presenza di una chitarra elettrica utilizzata quantitativamente come non mai, forse, in precedenza. Un ulteriore passo verso la ricerca di uno stato interiore ideale che probabilmente non troveremo mai, ma motivo primo per cui impegneremo ugualmente un'intera vita nel tentativo di raggiungerlo. Un ulteriore gran disco.

(Andrea "Emo" Punzo - www.hardsounds.it)


Underwood: Hidden Reality (CD-R 2008 - Autoproduzione)

[ clarocks@alice.it


Decisamente migliore, rispetto al precedente e comunque piacevole CD-R "Flowing", questo nuovo lavoro di Claudio Giani/Underwood, seppure almeno in un paio di tracce, in particolare nell'introduttiva "A Long Journey", ma in una certa misura anche in "Memory of a Dream", compaiono ancora alcune evidenti ingenuità, soprattutto per quanto riguarda la scelta di  alcuni suoni di synth piuttosto datati, e per la "forma" anch'essa un po' "all'antica" e abbastanza "semplice" dei brani stessi. Il genere è ancora una ambient music di stampo abbastanza "tradizionale", ma maggiormente arricchita di parti ritmiche sostanzialmente "discrete", solitamente ben "calibrate", ben costruite e bene inserite nel contesto sonoro. Molto  piacevole, fluido, stilisticamente omogeneo e "coeso", senza particolari "guizzi" di genialità o particolari velleità sperimentali, ma ugualmente molto gradevole da ascoltare, ben realizzato, e comunque non povero di idee; questo a dimostrazione che non è assolutamente necessario talvolta spingersi troppo "oltre" nella ricerca sonora per mettere a punto cinquanta minuti di musica comunque di buon valore e al tempo stesso non troppo stereotipata nè peggio ancora banale. Dal prossimo lavoro mi attendo ancora maggiore cura dei dettagli, del master (alcuni suoni su frequenza basse tendono ad andare talvolta in risonanza, e non sempre le sfumature tra i brani sono sufficientemente precise), e, per quanto riguarda il contenuto musicale, mi aspetto una maggiore "severità" nella scelta dei suoni, suggerendo di stare a maggiore "distanza" da "classici" preset e suoni un po' troppo datati di sintetizzatori digitali e simili. Giudizio complessivo comunque più che positivo.       

(Giuseppe Verticchio)


Stefano Scala: Impermanence (CD 2008 - Hic Sunt Leones)

[ essescala@tiscali.it ]  [ http://www.stefanoscala.com ]


In un periodo in cui, causa prossime Olimpiadi, stranamente si sente parlare molto del Tibet e del suo popolo, abbandonato da lungo tempo alla persecuzione e all'oppressione del governo cinese che ne ha occupato militarmente da decenni il territorio annettendolo abitrariamente alla Cina, con il sostanziale assenso di tutti quei Paesi occidentali che invece proprio ora vorrebbero dare ipocritamente l'impressione di essere vivamente preoccupati per le sorti dello stesso popolo tibetetano, mi è giunto a casa questo nuovo CD di Stefano Scala, dal titolo "Impermanence", evidentemente ispirato a quei territori e alla cultura dei suoi abitanti nativi. Ovviamente l'autore del CD aveva in lavorazione quest'opera già molto prima dei recenti e particolarmente drammatici avvenimenti, quindi non si pensi assolutamente ad una manovra "furba" e strumentale nata per sfruttare la momentanea (purtroppo) "popolarità" dell'argomento sulla carta stampata e sui telegiornali delle emittenti televisive. "Impermanence" potrebbe essere una perfetta colonna sonora per un documentario sul "paese delle nevi", durante il quale scorrono immagini di sentieri e passi di montagna, corsi d'acqua, temporali, pastori nomadi, villaggi, animali al pascolo, ma anche scene di antichi cerimoniali religiosi, templi dorati, monaci, pellegrini... Il CD è realizzato facendo largo uso di strumenti etnici ed acustici di vario genere, non necessariamente di origine tibetana, abbinati a field recordings e quindi a molti suoni naturali di pioggia, vento, acqua, campionamenti di voci, canti, cori, passi, varie attività umane, rumori concreti di metalli, campane, trombe, oggetti di legno, sonagli, semi, richiami, percussioni, con aggiunta di alcuni suoni/substrati di origine elettronica. Soltanto negli ultimi venti minuti circa la musica del CD vira in direzione di soluzioni più "leggere" e d'impronta più tradizionalmente melodica e orecchiabile, "osando" nella seconda parte della title-track persino l'utilizzo di una "classica" parte ritmica di batteria su cui emergono suoni di pads spiccatamente sintetici, e l'inserimento, stavolta in "Kailash II", di una parte molto melodica di pianoforte estratta (leggo dalle note di copertina...) da "Tibetan Dance" di Gurdjeff.   

(Giuseppe Verticchio)


The new CD by Stefano Scala, "Impermanence" have is focus on Tibet, where Stefano Scala went for musical researches and recordings some years ago. The magic of the cult and traditions of the country with hightest peaks in the world accompany us in this journey, on a mountain pass, walking along the pathways of the rarefied Himalayan atmosphere,escorted by a convoy of mules or yaks. Sounds can be heard of the wind and rain, voices,songs and steps of nomads of Impermanence. An album that displays different acoustic instruments, armonic chant, percussions, flutes, rattles and bells, and field recordings... This CD is more close to the Hic Sunt Leones releases then the previous "Il Tempo del Sogno".

(Hic Sunt Leones)


Gianluca Becuzzi/Fabi Orsi: The Stones Know Everything (CD 2007 - Digitalis Industries)

[ http://www.kinetixlab.com ]

[ http://www.fabioorsi.blogspot.com ]


Premetto e "confesso" che prima d'ora non avevo mai ascoltato nulla di Gianluca Becuzzi, mentre invece già conoscevo qualcosa di Fabio Orsi, in particolare le sue prime sperimentazioni sonore realizzate alcuni anni fa in forma autoprodotta su CD-R, siglate "fAb". Quando ho ricevuto il presente doppio CD, unitamente al più o meno contemporaneo "Wildflowers Under the Sofa" (sempre realizzato in collaborazione con Gianluca Becuzzi), ero davvero curioso di vedere in che modo e in che direzione fosse evoluta nel tempo la musica di Fabio Orsi, anche perchè avevo avuto modo di leggere impressioni d'ascolto e giudizi sempre molto lusinghieri da parte di chi, come me, dedica parte del suo tempo ad ascoltare CD e commentarli in forma di recensione su qualche webzine. Non nego che sovente mi trovo in netto disaccordo con quanto mi capita di leggere a proposito di uscite di CD in ambito sperimentale e dintorni, mentre invece questa volta mi sono trovato in piena sintonia con quanto altri, prima di me, avevano già scritto di buono a proposito della più recente musica di Gianluca Becuzzi e Fabio Orsi. Trattasi di una musica che trova un suo perfetto equilibrio tra "quiete" atmosfere para-ambientali, moderata sperimentazione, parti un po' più "suonate" e "musicali", spesso a base di chitarra, sempre ben "dosate" e "discrete"; il tutto evitando banali e scontati suoni di sintetizzatori elettronici, evitando il molto diffuso ed eccessivo utilizzo di field recordings, e riuscendo a restituire un risultato che, pur nella sua apparente "modestia espressiva", risulta invece estremamante intenso, "caldo" ed emozionante. Ho parlato di atmosfere "para-ambientali", ma voglio sottolineare come la proposta di Gianluca e Fabio si discosti decisamente da quelle specifiche "varianti" di musica ambient eccessivamente "anonime" e in un certo senso quasi "trasparenti ", quando non addirittura noiose, spesso adatte soltanto come sottofondo di "riempimento" e  impiegate più che altro in forma di "tappezzeria sonora". Ciò che si apprezza inoltre è l'ottima qualità del suono, unita ad una cura estrema, precisa, millimetrica dei missaggi, degli andamenti, delle dinamiche dei brani, dei fade-in e fade-out delle singole parti, che dimostra peraltro, oltre a doti di grande "pazienza" e sapienza tecnica nell'elaborazione e montaggio del materiale sonoro, anche estremo buon gusto e senso della misura e della "musicalità", anche laddove non si possa parlare di "musica" intesa nel senso più tradizionale del termine. "The Stones Know Everything" è sicuramente uno dei lavori di maggiore spessore e di maggiore "personalità" che ho avuto modo di ascoltare negli ultimi tempi. Procuratevelo senza esitazione... ve lo consiglio caldamente.

(Giuseppe Verticchio)


Eidulon: Idolatriae (CD 2008 - Malignant)

[ eidulon@eidulon.net ]  [ http://www.eidulon.net ]


Alcuni giorni fa, terminato di ascoltare questo CD, facevo fra me e me una riflessione... Nell'ambito della musica sperimentale/ambient/elettronica italiana, conosco alcuni presunti "artisti" i cui nomi circolano da anni, ma che nonostante abbiano fatto di tutto per attirare l'attenzione e apparire credibili, attraverso siti internet personali, facendo decine di presunti "concerti" nei più malmessi e caotici centri sociali, improvvisando talvolta rozze e quasi patetiche etichettine di produzione molto ma molto "homemade", tenendo in rete dei Blog sui quali talvolta non mancano persino di sfogare l'invidia repressa verso chi è stato più in gamba di loro, alla fine, dopo tanti anni e tanto "affannarsi", data la sostanziale inconsistenza di quanto in grado di proporre, sono rimasti esattamente al punto di partenza... Qualche CD-R per lo più auto(mal)prodotto... delle cosiddette "releases MP3"... un brano in quella compilation... una partecipazione al CD-R di un amico/artista... un "remix" del brano di un'altro... Tanto fumo negli occhi per far "abboccare" gli ingenui insomma, ma andando a tirare le somme... non c'è assolutamente nulla di davvero "concreto" e un minimo significativo. Neanche un concerto degno di essere definito tale e tenuto in un contesto un minimo qualificante. Neanche un CD "vero" stampato e pubblicato, salvo magari quando il "presunto artista" ha anche qualche soldino da spendere, e allora alla fine, disperato per il (logico e comprensibilissimo) disinteresse da parte delle etichette di produzione, arriva a decidere di produrselo da solo. Ci sono invece Artisti con la "A" maiuscola che lavorano quasi "in sordina" per anni, con umiltà ma con rigore, passione e ambizione; artisti che non "sfoggiano" sfacciatamente il Nulla per anni, ma che invece costruiscono passo dopo passo e con lungimiranza piccole gemme sonore che attendono pazientemente di essere riunite in forma di un prezioso gioiello, pronti a cogliere il momento giusto e l'occasione favorevole per darlo alla luce e renderlo pubblico in una forma che renda piena giustizia al valore dell'opera stessa, e all'impegno che per anni è stato riversato nel suo concepimento e nella sua "concreta" realizzazione... Francesco Gemelli, l'artista che sta dietro al progetto Eidulon, è sicuramente uno di questi ultimi, e il primo straordinario frutto di tanti anni di lavoro, il CD "Idolatriae", è stato finalmente (e meritatamente) pubblicato in una pregiata edizione digipack a 6 pannelli dalla "storica" e prestigiosa etichetta statunitense Malignant. Sette tracce che, seppure stilisticamente possiamo ricondurre al genere dark-ambient, non appaiono come l'ennesima, sterile e anonima "ripetizione" di quanto già ascoltato e riascoltato all'interno di questo genere musicale, ma piuttosto traggono da esso linfa vitale, spunto, profondità  e ispirazione, per poi svilupparsi lungo un percorso sonoro che "attinge" anche ad influenze altre, evidenziando una spiccata personalità e, soprattutto, l'intento fermo e deciso di non adagiarsi su soluzioni "facili" e stereotipate, come statici e alla lunga ridondanti drones su frequenze ultrabasse tipici della dark-ambient di matrice più "deep", o magari prevedibili melodie sintetiche tipiche di quella dark-ambient più "orecchiabile" che vorrebbe risultare al contempo drammatica ed "evocativa", ma che il più delle volte finisce per apparire piuttosto simile a mediocri sottofondi sonori per films o documentari. In "Idolatriae" sono presenti ovviamente sia drones che parti melodiche, ma tutto appare estremamente "misurato", ben calibrato e dosato, opportunamente miscelato a suoni di altra origine, ora più aspri e distorti, ora più "morbidi" e "ambientali", ora più sintetici e trattati, ora più concreti e "naturali"... Un imponente CD d'esordio per Francesco Gemelli/Eidulon, che ne ha personalmente curato anche le suggestive grafiche, a perfetto complemento "estetico" di un'opera che, sono certo, non potrà assolutamente lasciarvi indifferenti nè tanto meno deludervi... Da non perdere assolutamente.

(Giuseppe Verticchio)


With the release of Eidulon's debut CD Idolatriae, we at Malignant are pleased to welcome another new project into the cozy confines of our slowly expanding roster. 7 tracks of ultra bleak, abstract atmospheres, with sounds and textures that seem to seep from catacomb walls and come slithering out of subterranean chambers. Certainly, this can be classified as a dark ambient record, but at it's core, it's more than just that simple classification. There's a gritty, more jagged edge here, with tetonic shifts, deep rumblings, and crackling, climatic squalls buried under a bed of ghostly reverb and haunting tonal resonance. Fits in nicely with past Malignant releases such as R|A|A|N's "The Nacrasti", Heid's "Arktogaa", and even Caul's "Crucible" CD. In elegant 6 panel digipak, with stark black and white, carefully arranged illustrations inspired by Taschism and Spatial art.

(Malignant)


Andrea Marutti: The Subliminal Relations Between Planets (CD 2008 - Nextera)

[ andrea.marutti@aferecords.com ]  [ http://www.aferecords.com/andreamarutti ]


Un'altro "classico" CD di musica dark ambient/drone oriented ad opera di Andrea Marutti, che con il presente "The Subliminal Relations Between Planets" sembra riprendere il percorso sonoro esattamente laddove lo aveva interrotto con il precedente "The Brutality of Misbreathing". Molti gli elementi in comune tra queste due releases... La scelta di firmarle a proprio nome e non utilizzando uno dei numerosi moniker con i quali ha siglato molti dei suoi precedenti lavori (Amon, Never Known, Afeman, Spiral, Lips Vago, solo per citarne alcuni...), il fatto che entrambi i CD nascano da materiale registrato dal vivo successivamente rieditato e "ottimizzato" in studio,  il fatto che in entrambi i casi la musica fluisce ininterrottamente dall'inizio alla fine senza pause tra le tracce. Ma a parte questo sono in realtà il "sound" generale, le dinamiche, i tempi, le progressioni, l'approccio, l'intento, la forma e la struttura compositiva che, pur con le ovvie variazioni del caso, risultano convergere in modo assoluto, e appartenere chiaramente ad un unico progetto, ad un immutabile "disegno sonoro", tracciato con la consueta abilità dalle mani esperte di uno dei maggiori maestri nell'ambito della musica dark-ambientale, italiana e non solo. Il nuovo "viaggio" di Andrea Marutti, questa volta alla scoperta delle subliminali relazioni tra i pianeti, continua ancora una volta nella più inviolata e inviolabile oscurità...

(Giuseppe Verticchio)   


"... He too operates in the area that we could loosely identify as drone music, or ambient, but unlike his German counterparts on the other CD this is of a much darker nature altogether. It's hard to tell what it is that he does; be it synthesizers, samplers, computer processing or just tons of sound effects, in the end the effect is a seventy-minute opus of dark, utter dark electronic music. The planets mentioned in the title may give away some of some of the darkness, and perhaps its all too easy to say that its pitch black as the stars by night, but on christmas eve, with stars bright and almost full moon, these sort of references may count. Think Lustmord meeting Mirror, the darkest fantasy of Klaus Schulze or such cosmic hero from yesteryear, and Andrea Marutti is your man..."

(Frans De Waard - Vital Weekly)


M.B./E.D.A.: Regolelettroniche (CD 2007 - Baskaru)

[ maubia55@libero.it ]


Artista estremamente prolifico, Maurizio Bianchi in questi ultimi anni, nonchè anche negli ultimi mesi, ha messo a segno e pubblicato molti lavori, alcuni dei quali particolarmente interessanti e significativi. In tempi recenti, oltre al presente CD, ho avuto modo di ascoltare e apprezzare ad esempio "Escape to Bela Zoar", pubblicato da L.White Records, e "The Epidemic Symphony NO.9", uscito per Octpia e realizzato in collaborazione con Nobu Kasahara e Hitoshi Kojo. "Regolelettroniche", appena rilasciato da Baskaru, nasce da una collaborazione tra Maurizio Bianchi ed Emanuela De Angelis, e il materiale incluso è stato registrato, sviluppato e messo a punto tra il 2004 e il 2006. Allineato, stilisticamente  e qualitativamente parlando, a molti altri CD realizzati dall'artista nel medesimo periodo, "Regolelettroniche" propone 4 tracce costituite sostanzialmente da ripetitive e talvolta "alienanti" strutture a base di loops di brevi frammenti sonori, talvolta stratificati, sostanziosamente trattati ed elaborati elettronicamente, che nel loro progressivo e martellante progredire sviluppano via via variazioni e forme più complesse, plasmando lentamente suggestive e avvolgenti masse sonore che lasciano con l'amaro in bocca soltanto nel momento in cui le tracce sfumano e si concludono, palesando a pieno, attraverso il decadimento finale dei suoni e il ritorno al silenzio, tutta l'intensità espressiva e la drammaticità che fino a pochi attimi prima erano stati in grado di sprigionare... Ho parlato poco sopra di "frammenti di suoni", ma ciò non faccia pensare a particolari analogie con altri vecchi lavori di Maurizio quali ad esempio "Frammenti" o "M.I. Nheem Alysm";  "Regolelettroniche" infatti appare nell'insieme completamente diverso, meno "frammentario" e al tempo stesso molto meno "minimale" rispetto ad essi, vuoi per il tipo di "frammenti sonori" utilizzati, vuoi per la sostanziosa elaborazione elettronica delle parti utilizzate, vuoi per la matrice timbrica molto più "ricca", vuoi per la sua particolare "natura" che unisce egregiamente ad uno spirito di ricerca e sperimentazione ai limiti dell'estremo, una particolare attenzione per la "fruibilità" e per l'imprescindibile "piacevolezza d'ascolto" di quanto proposto. Ovviamente si tratta pur sempre di un CD indirizzato soltanto ad orecchie ben "navigate" e avvezze ad esperienze d'ascolto inusuali e in qualche modo "impegnative", ma non aspettatevi un "esercizio" di pura sperimentazione fine a sè stessa, nè un insopportabile ed estenuante "mattone sonoro"... Peccato soltanto che Baskaru abbia scelto di non includere in versione integrale anche l'ultimo brano, "Electronic Rules", brano che da una durata iniziale di quasi ventotto minuti è stato qui estremamente "sintetizzato" nella durata totale, decisamente troppo "sacrificata", di soli sei minuti... Se così è assolutamente doveroso un plauso all'etichetta che ha scelto di pubblicare questo bel lavoro di Maurizio Bianchi, presentato peraltro in una curata ed elegante confezione digipack, è altresì necessario associare ad esso anche un "rimprovero" per aver mancato di lungimiranza, e per aver sentito la poco opportuna necessità di apportare un drastico taglio ad un'opera che, nella versione di 69 minuti del master originale, sicuramente offriva qualcosa "in più", e non certo soltanto in termini di durata...

(Giuseppe Verticchio)


Nimh: The Missing Tapes (CD 2007 - Silentes)

[ giuver@yahoo.com ]  [ http://www.oltreilsuono.com/nimh ]


A quanto pare Andrea Marutti e Giuseppe Verticchio in questo periodo sono in splendida forma, o suppongo che stiano attraversando un periodo a dir poco florido visto che, oltre ad aver stampato del materiale in duo come Amon/Nimh e come Hall of Mirrors, stanno facendo uscire anche i rispettivi materiali in solo. La Silentes di Stefano Gentile butta fuori contemporaneamente sia un rework di Aube del lavoro di Verticchio/Nimh che l'originale composto dal musicista romano, e com'era facile aspettarsi si tratta di due dischi molto diversi. "The Missing Tapes" è un disco strano all'interno della discografia di Nimh anche se in realtà credo che da un altro punto di vista potrebbe rappresentare uno dei mille modi possibili in cui poteva svilupparsi il modus operandi di Verticchio. Se lo conoscete principalmente per le sue uscite ambientali sappiate che potreste rimanere spiazzati, certo ci sono elementi ambientali e componenti etniche come in altri suoi lavori in precedenza, ma miscelati ed assemblati in modo molto diverso dal passato. Il disco nel complesso sembra maggiormente un diario sonoro di un viaggio, cosa che per altro è, dato che in buona parte è stato registrato in Thailandia, quindi field-recordings a tappeto, ambientazioni urbane che fanno da collante e dalle quali emergono strumenti etnici, suoni, strati di sibili o drones o che da questi vengono inframezzate nelle pause fra un movimento della traccia e l'altro. Nonostante sia composto di quattro tracce ho trovato che la cinquantina di minuti di questo disco assomigli maggiormente ad un flusso continuo ed in questo oltretutto va di pari passo con l'essenza freak fino al midollo del lavoro. Se per alcuni il contrasto fra suoni ad alta risoluzione e registrazioni lo-fi di field-recordings e/o alcuni strumenti possono cozzare, in realtà credo che siano proprio la caratteristica più interessante del disco e quella che in un certo modo lo distanzi molto da certi lavori di etichette come la Alluvial che, seppur grandi, talvolta finiscono per risultare un po' freddi. Non credo che Nimh li ascolti o li annoveri fra le sue influenze, eppure questo disco si potrebbe trovare idealmente fra alcuni suoi lavori, del materiale etnico e certi Jackie O' Motherfucker o certi A Short Apnea, tant'è che un po' quello un po' la componente etnica indurrebbero a pensare che si tratti quasi di un disco molto psichedelico e quasi kraut a suo modo. Non si può certo parlare di psichedelia alla leggera, ma non mi stupirebbe di scoprire che piaccia a molti amici drogherecci o ad alcuni di quelli che "come suonavano negli anni 70 non ci suoneranno mai più...". Posto che la seconda categoria spesso mi fa pensare che se uno ama così tanto il passato potrebbe coerentemente trapassare per diventarne parte, pur non essendo un fanatico del vintage mi sono ascoltato con piacere il flusso di questo disco tanto da pensare che per quel che mi riguarda si potrebbe trattare del miglior disco solista che ho visto firmare da Nimh. A tratti ruvido e martellante, "The Missing Tapes" trova nella matassa grezza la sua essenza ed il suo calore/colore, nonostante ciò non si tratta di materia non lavorata, anzi, la manifattura c'è e si sente, molto semplicemente non è troppo invasiva, come sempre succede nei molti piccoli lavori artigianali ben riusciti.

(Andrea Ferraris - Sands Zine)


When Giuseppe Verticchio/Nimh sent me this new cd along with Hall of Mirrors' debut, warning me that it was something completely different, I thought it would be in the wake of previous recordings of his using ethnic (mainly Thai) instruments and field recordings from his several trips to the Thailandese area. My mind went to the sadly never repressed "Distant Skylines", or to "Entities", with Amir Baghiri (now available on Silentes); but I was only partly right. "The Missing Tapes" is an altogether more conflictual work, more about layering and juxtaposing than merging; which doesn't mean that it is a lazy cut&paste of traditional instruments and electronics (quite the opposite, actually). I just think that this time Giuseppe was interested in creating some discordant, more physical soundscapes, with a few more rough edges than in the past. "Tape 1" begins with a whirlwind of minimal Jackee (a 3-string instrument) plucking, soon devastated by a layer of distortion and fragmented voices. "Tape 2" has more monochrome string picking (this time it's a Tzeebu, a Thai banjo), but the ebbing underlying ambience is given by menacing low-end sinewaves, as if a helicopter was flying low over your head. The electronics take over in "Tape 3", with percussive synth sweeps merging with a filtered mouth-organ drone and acoustic Thon Chatri drumming. Finally, "Track 4" is pure phonography, as explained by the laconic liner notes ("boat, market, temple, village, beach"). As a whole, "The Missing Tapes" was quite a surprise, and a positively jarring album. It has a wild, almost psychedelic ethnic feel which could potentially appeal to anybody going crazy for trendy, and often inferior, neo-kraut/weird folk/psych projects (which obviously doesn't mean that Verticchio intended to create a niche-friendly work), rather than traditional ethno-ambient listeners.

(Eugenio Maggi - Chaindlk)


L'uscita del nuovo atto di Nimh, "The Missing Tapes", rappresenta senz'altro capitolo poco assimilabile a quanto fatto sino ad oggi dal musicista romano. La componente etnica, esaltata da un utilizzo generoso di strumentazione autoctona e field recordings colti in loco, è infatti prevalente in un disco la cui premessa risale addirittura alla metà del decennio scorso con registrazioni effettuate da Verticchio in Thailandia, pur duellando nell'intero svolgimento del disco con a tratti ruvide ingerenze elettroniche, in cui sembra di poter dire che non si cerchi l'integrazione ma il conflitto, tra il secolare lignaggio degli strumenti Thai e la impassibile glacialità della tecnologia che in alcuni frangenti domina in assoluta solitudine con gravi umori in particolare in "Tape 3", tanto che il riuscito contrasto appare assumere un significativo valore simbolico dai tratteggi evidentemente drammatici.

(Paolo Bertoni - Blow Up)


Hall of Mirrors: Reflections on Black (CD 2007 - Silentes) (Amon & Nimh)

[ afeman@aferecords.com ]  [ http://www.aferecords.com/ank ]

[ giuver@yahoo.com ]  [ http://www.oltreilsuono.com/nimh ]


Credo che sia la prima volta che su Sodapop venga recensito un lavoro di Andrea Marutti e/o di Giuseppe Verticchio, visto che non si tratta proprio di due sbarbatelli alle prime armi, direi che se già non li conosceste con i loro nomi di battesimo si tratta di gente anche nota come Nimh, Amon, Never Known. Per quanto la collaborazione Amon/Nimh sia ancora fresca di stampa, esce a ruota quest'altro progetto intitolato Hall Of Mirrors e che vede nuovamente all'opera il "dinamico duo" anche se in "abito" diverso. Differentemente da quanto ci si possa aspettare questo disco è molto diverso da "Sator", non per nulla invece di usare i singoli moniker i due danno un nome vero e proprio al progetto. Dove il primo era più duro e monumentale, "Reflection On Black" è più dilatato ed a tratti persino melodico. Credo che più che parlare di dark ambient dovremmo parlare di musica ambientale con venature dark visto che anche se con le dovute differenze possa comunque essere inserito in un contesto più tipicamente ambient (anche se fino ad un certo punto). Un disco per nulla roccioso ma da superamento della "twilight zone" anche i titoli sono stringati perché c'è poco da interpretare: i suoni, i delay, gli echi in dissolvenza e le melodie sono fin troppo esplicite. Ma proprio i titoli tutto sommato possono rappresentare un buon appiglio per cercare di capire di che tipo di disco si tratti, infatti se l'apertura, cupa fin quanto volete, è ancora melodica, con "Descent" i rumori si fanno più distanti e monta un'atmosfera degna del migliore Carpenter, però niente incubi, la melodia ritorna anche in questo caso, ma non prima dello scorrere di alcuni minuti. Ribadisco non si tratta di un disco che può essere ascoltato da tutti, nonostante si distanzi dall'essere estremo come la precedente collaborazione (non per nulla forse esce su Silentes invece che su Eibon), le melodie ci sono e quando vengono fatte entrare non passano decisamente in secondo piano, ma sicuramente si tratta di melodie cupe. L'apertura alla luce ritorna con le due tracce conclusive in cui Verticchio e Marutti si lasciano andare alla loro naturale propensione per la musica ambientale ma non senza qualche intervento particolare in "Transmutation" (che per i miei gusti è anche la traccia meglio riuscita del disco) e nella malinconica "Recovery". Direi che oltre a trattarsi di un lavoro molto distante da Nimh/Amon, l'esordio di Hall Of Mirrors sia molto più virato verso la forma di colonna sonora, tanto che potrei quasi azzardare che si tratti di musica per documentari.

(Andrea Ferraris - Sodapop)


After the mammoth Amon/Nimh CD on Eibon, Andrea Marutti and Giuseppe Verticchio are back with a collaborative project, which will feature different guests with every release (this time, they are Giulio Baggi/Nefelheim at synths and guitar and Daniela Gherardi at synth and voice). Since it's impossible not to use "Sator" as a reference, I'll start by saying that "Reflections on Black" obviously shares most of its characteristics, but is also looser, more varied and at times unpredictable. There's a feel of jamming that in the above mentioned work was hidden by the monolithic construction of the pieces. In "Entrance", the deep cavernous drones, dotted by electric bursts, give way to a half-buried string plucking, introducing a more melancholic passage, eventually overshadowed by a brooding distorted wall. "Descent" begins with suffocating wind gusts, but a layering of frequencies, upbeat rhythms and higher tones slowly changes the atmosphere from oppressive to cosmic, leading to a second part occupied by a liquid drone. "Transmutation" and "Recovery" stray even further from plain dark ambient territories, the former featuring warm waves of synths and guitar feedback, the latter with Verticchio lingering on depressive guitar picking, accompanied by some weird crackling noises (treated vocals, maybe?).

(Eugenio Maggi - Chaindlk)


In Hall of Mirrors confluiscono le forze di Andrea Marutti (Amon) e Giuseppe Verticchio (Nimh), in questo caso affiancati da Giulio Biaggi (Nefelheim) e Daniela Gherardi. "Reflections On Black" ha fascino discreto col suo piglio marcatamente meditativo, e nell'iniziale "Entrance" il nero del titolo dell'album suggerisce più pur lacerate visioni modellate dalla nostra psiche in immote notti imperturbabili ed insonni che incombenti oscurità che ci minacciano togliendoci oltre al sonno anche il respiro. Nella prima metà di "Descent" invece, dietro una minimale traccia melodica in superficie, si scatenano inesauste bufere e veleni metallici che lasciano emergere una più ruvida matrice industriale destinata a diradarsi nell'impalpabilità, con una sostanziale quiete che si espande altresì sui due episodi successivi, "Transmutation", che segue il percorso inverso increspandosi nel tragitto, e "Recovery", in cui piuttosto sorprendentemente la chitarra si erge sul resto e si concede apertamente ad un'emotività palesata come fragile.

(Paolo Bertoni - Blow Up)


Alio Die/Luciano Daini: End of an Era (CD 2007 - Hic Sunt Leones)

[ aliodie@tiscali.it ]  [ http://www.aliodie.com ]


Nuova uscita (sempre su Hic Sunt Leones) di Alio Die, che continua ad espandere il raggio delle proprie collaborazioni artistiche realizzando il presente "End of an Era" a fianco di Luciano Daini. Utilizzando come di consueto un'ampia gamma di strumenti acustici, salterio e zither per quanto riguarda Alio Die, violoncello, corni, flauti metalli, percussioni  e sonagli per quanto riguarda Luciano Daini, i due mettono a punto un'ambient music piuttosto variegata e a tinte a volte piuttosto oscure, grazie ovviamente anche ad un accurato trattamento elettronico delle sorgenti sonore, ad un complesso lavoro di ri-composizione, editing delle singole parti e ad un articolato lavoro di missaggio/montaggio audio. Atmosfere meno "rilassanti" e "luminose" rispetto ad altri recenti lavori firmati da Alio Die, "End of an Era" richiama talvolta alla memoria echi di antichi e oscuri rituali spesso evocati in passato dall'artista, soprattutto in album di vecchia data ("Sit Tibi Terra Levis/Introspective", "Under an Holy Ritual" ad esempio...) che tutt'ora rimangono un riferimento assoluto nella discografia di Alio Die e in senso più generale anche nella storia della musica ambient dell'ultimo ventennio. Molte le tracce di grande suggestione, "End of an Era", "Crucibulum" e "Il Volo Assunto" solo per citarne alcune, ma al di là del valore dei singoli brani ciò che si apprezza e che "conquista" è l'efficacia del CD inteso nel suo insieme, nel suo progressivo e lento fluire, nelle sue varie sfaccettature, nella corretta scelta dei "tempi" e nell'accostamento di diverse soluzioni sonore, che si intersecano e si alternano tra loro con grande gusto ed eleganza. Un CD che sicuramente non deluderà chi già conosce e apprezza Alio Die. Una collaborazione artistica sicuramente riuscita, un' esperienza da replicare.

(Giuseppe Verticchio)   


Saffron Wood: Platonica Filosofia della Temperanza (CD 2006 - Hic Sunt Leones)

[ saffronwood@fastwebnet.it ]  [ http://www.saffronwood.net ]


Straordinario CD dalle sonorità d'impronta ambient-ipnotico-rituale magistralmente realizzato facendo largo impiego di strumenti etnici dalle sonorità ricercate, suggestive ed originali. Strumenti a fiato, ad arco, cembali, percussioni... Bansuri, rabab egiziano, corni tibetani, flauti di bamboo, oboe, shakuhachi, dan moi vietnamita... Un album affascinante e crespuscolare, sospeso nel tempo, firmato da Saffron Wood, aka Lorenzo Scopelliti, artista che comparì per la prima volta su un CD prodotto da Hic Sunt Leones sin dal lontano 1993, nella storica compilation "The Promise of Silence", insieme ad artisti allora già più noti quali Vidna Obmana, Jeff Greinke, Robert Rich, Temps Perdu, Hybryds, Alio Die, Walter Maioli. "Platonica Filosofia della Temperanza", molto diverso per stile e sonorità dalla maggior parte delle produzioni Hic Sunt Leones, solitamente orientate a sonorità ambient di tipo più "tradizionale", si distingue sicuramemente dalla media, risultando essere uno degli album migliori pubblicati dall'etichetta in questi ultimi anni. Atmosfere magiche e sonorità ricche di vibrazioni, che risaltano in particolar modo in brani quali "Nel Ventre della Verginità", in "Assopito Sole Scaleno dei Ciclopi" e nella spettacolare title track "Le Platoniche Filosofie della Temperanza", riportando alla mente lavori di artisti di grande spessore come il "maestro" Stephan Micus e il già menzionato Walter Maioli. Un CD assolutamente consigliato a chiunque, in particolar modo a chi ricerchi sonorità d'impronta ambientale arricchite da un più spiccato spirito di ricerca, per chi cerchi un "Suono" più acustico e che non sia assolutamente condizionato e talvolta "sottomesso" all'uso quasi esclusivo di sintetizzatori, computers, campionatori, ed altre apparecchiature elettroniche.

(Giuseppe Verticchio)


Luca Formentini: Tacet (CD 2007 - Extreme)

[ luca@unguitar.com ]  [ http://www.unguitar.com ]


Quando alcuni anni fa scelsi un nome per il sito "Oltre il Suono - Musica di Confine", avevo in mente un ideale di musica che fosse davvero "coraggiosa", realmente "avanti", al di fuori di ogni stereotipo ma al tempo stesso intrisa di una forte emozionalità e non "svenduta" alla sperimentazione "spicciola" e a grana grossa così diffusa in questo periodo. Con "Tacet", di recente uscita per la prestigiosa etichetta australiana Extreme, Luca Formentini ha realizzato un CD di musica così straordinaria, ricercata, al di fuori dagli schemi ma al tempo stesso estremamente "calda" ed emozionante, che probabilmente, se in questo momento dovessi scegliere il CD più adatto a rappresentare il progetto "Oltre il Suono" e quell'ideale di musica che avevo in mente allora come adesso, senza grandi esitazioni credo che sceglierei proprio il presente "Tacet" di Luca Formentini. Nato con la collaborazione di artisti come Markus Stokhausen, Steve Jensen, Steve Lawson, Deborah Walker e Frank Moreno, "Tacet" raccoglie elementi, influenze e strumenti derivanti da diverse esperienze e da diversi generi musicali, riunendoli in una forma sonora e compositiva al di fuori di ogni possibile definizione stilistica che però non lascia nulla al caso e all'improvvisazione, integrando con creatività e grande capacità i vari "ingredienti",  "fissando" su CD una proposta musicale assolutamente originale e di grande spessore. Musica "vera" proposta da un artista "vero"; tredici brani in cui alla chitarra di Luca Formentini, spesso splendidamente effettata/trattata, vanno ad accostarsi di volta in volta suoni di violoncello, parti di batteria elettronica, basso elettrico, tromba, voce, armonica... Atmosfere per lo più "morbide", spesso rarefatte e ambientali, ma non per questo troppo minimali, "semplici" o peggio ancora insignificanti. Straordinarie emozioni dall'inizio alla fine, sonorità inedite, soluzioni intelligenti, argute, spesso imprevedibili... Un'opera che soltanto chi ha le orecchie violentate e assuefatte da tanta musica finto-sperimentale/vera-spazzatura circolante in questi ultimi anni potrebbe non comprendere e non apprezzare. Tra i brani assolutamente imperdibili citerei l'insuperabile "Deep Test", un vero pozzo di idee, il più ritmico "Frame", il trainante e "drammatico" "The Fragile Second", il quasi "psichedelico" "Skin for the Angel"; ma ancora non dimenticherei il malinconico e "notturno" "Jealous", l'evocativo "Layer (Resonance)", il variegato "Sensing the Mirror", il suggestivo "Misha"... A questo punto mi rendo conto di aver già citato quasi tutti i titoli dei brani del CD, quindi interrompo opportunamente l'elenco, e cercando di trovare di getto un unico aggettivo che possa esprimere in sintesi estrema il mio giudizio definitivo su questo CD mi viene in mente una solo termine: "Superiore".

(Giuseppe Verticchio)




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