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Alberto Boccardi: Alberto Boccardi (CD 2012 - Fratto9 Under the Sky) Articolata, illuminata e illuminante proposta musicale in disinvolto quanto efficace e originale equilibrio tra ricerca sperimentale, elettronica, rumorismi, quiete ed ipnotiche stasi ambientali, sonorità hi tech, discreti inserti melodici, dirompenti linee di basso, parti di batteria, pulsanti e trainanti "crescendo", suggestivi suoni liquidi di chitarra elettrica arricchiti di marcati delay, improvvise ed imprevedibili "esplosioni" dinamiche… Convincente album solista d'esordio per Alberto Boccardi, apprezzabile sia per la quantità e l'originalità delle idee, che nascono anche da un ampio e intelligente abbinamento di sorgenti sonore di tipo eterogeneo (qui non siamo certo nel campo della "solita" musica elettronico-sperimentale realizzata soltanto con un laptop, qualche software audio e campioni sonori "rubacchiati" qua e là sulla rete…), sia per la cura e l'attenzione nella qualità "tecnica" della realizzazione, sia ancora per una evidente particolare sensibilità nella messa a punto delle singole composizioni, per quanto riguarda le scelta dei "tempi", le dinamiche, i passaggi, le stratificazioni dei suoni… Un risultato finale che quindi è anche emotivamente coinvolgente, e non soltanto un insieme di "bei suoni-ben assemblati" fatti rendere al meglio attraverso un ottimo lavoro di mastering. Per dovere di completezza desidero però fare cenno all'unico elemento che dal mio punto di vista penalizza un quadro d'insieme che altrimenti avrei giudicato assolutamente impeccabile. Parlo della presenza nel secondo e per fortuna brevissimo brano (poco più di un minuto e mezzo di durata) di quell'inserto cantato di Cinzia Delorenzi (la cui voce arricchisce invece di pregio altri due brani del CD) d'impronta estremamente stereotipata e in stile sfacciatamente "retrò". Un eventuale posizionamento a chiusura del CD del medesimo brano avrebbe sicuramente giovato sia alla "fluidità" del percorso sonoro nel suo insieme, evitando un così brusco, estemporaneo e secondo me inopportuno cambio di atmosfera già alla fine della prima coinvolgente traccia, sia al brano cantato stesso, che collocato al termine dell'album avrebbe potuto risultare invece un efficace e imprevedibile "bozzetto sonoro" di commiato marcatamente e intenzionalmente "fuori contesto". Nulla di "grave" comunque, soltanto una breve e "perdonabile" ingenuità… E in ogni caso… un ottimo CD. (Giuseppe Verticchio) I think many of you into unconventional/refined music have already stumbled into this label due to releases like Andrea Marutti, A Spiral or Jelousy Party, but this' a new division of the label and it's focused on musicians and composers with a minimalist, isolationist, electronic electroacoustic, whatever edge. The first release to open the series is Alberto Boccardo, I didn't know that much about him before this cd and even if you can't judge a book by the cover, it's a good debut both for the label and for the musician. Boccardo works on melodic, cinematic textures not too far from Ben Frost, Tim Hacker or music in the likes, even if I can assure you guitar is not is main element in most of the tracks, it looks like he's a guitarist (by the way who's not a guitarist in 2012?!). Even if this' a collection of "compositions", the ambient-electronic influence in many of the track is always pulsing underneath, this is not exactly electronic music and there's no intention to be filed under this category but as I've said I think the genre is overshadowing this work. I'm sure many critics will be complaining about some passages including the use of the soft melodic female vocals in the second track, but I totally approve the end result and you know why? Because despite the intensity e the phatos of the music, Boccardo managed to maintain a light touch there so if you're looking from some isolationist-post industrial heaviness stay away. Thumbs up to this young guy. (Andrea Ferraris - Chain DLK) |

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Luca Sigurtà: Bliss (CD 2012 - Fratto9 Under the Sky) Trovandomi tra le mani questo CD, e scorrendo gli anni passati con la memoria (oltre che leggendo le note biografiche dell'autore) mi rendo conto che, escludendo progetti collaborativi e piccole produzioni artigianali/amatoriali (CD-R, cassette…) il presente "Bliss" sembrerebbe di fatto il primo CD solista stampato e pubblicato di Luca Sigurtà. Una "tappa" importante quindi, paradossalmente una sorta di "esordio", oltre che un tardivo ma doveroso riconoscimento per un artista che conosco già da molti anni, e che probabilmente fui tra i primi a scoprire e recensire proprio tra le pagine di "Oltre il Suono" già dai tempi delle sue prime sperimentazioni sonore ("Complesso Momento Negativo", "Sinusoidale Desiderio Informatico", "Triplice Scansione Temporale"…). E' passato molto tempo da allora, e avvicinandomi a questo CD con grande curiosità scopro con piacere che le forti "asperità" caratterizzanti il suo trascorso musicale, anche relativamente recente, sembrerebbero ormai ben "limate" a finalmente alle spalle. La frammentarietà estrema, i "pesanti" rumorismi elettronici, gli scricchiolìi "glitcheggianti" spesso abbastanza sterili e almeno in parte gratuiti che hanno caratterizzato ampia parte della musica cosiddetta "sperimentale" dell'ultimo decennio e che avevano influenzato in una certa misura anche la musica di Sigurtà sembrerebbero finalmente essere "usciti di scena", per lasciare posto a miscele sonore molto più "sobrie", profonde, emotivamente coinvolgenti, e strutturalmente più "costruite", coese, "compiute", più elaborate ed efficaci. Le cinque tracce, prive di nome, che costituiscono il presente CD, sono costituite fondamentalmente da miscele di field recordings, rumori concreti, drones, onde sintetiche, e altri suoni di probabile origine elettronica comunque ben "misurati" e mai invadenti o comunque eccessivi; il tutto arricchito da occasionali, suggestivi e delicati "tocchi" melodici. Cinque "affreschi" di musica "discreta" dalle tinte color pastello, per suggerire nel loro insieme atmosfere crepuscolari, paesaggi di ambienti statici, dai contorni confusi, morbidi, evanescenti, all'interno dei quali si percepiscono comunque lenti, svogliati, talvolta quasi ipnotici e surreali movimenti di distanti e quasi indistinguibili presenze umane… Davvero un bell'album, di profonda, raffinata e allo stesso tempo abbastanza "tradizionale" musica ambient, intesa però nel senso più "alto" della definizione di un genere musicale che troppo spesso è purtroppo "bistrattato", e visto con distacco e sufficienza da molti ottusi sostenitori di quella presunta "musica sperimentale" che il più delle volte consta invece di accozzaglie di suoni e rumori vari mal assemblati e di assoluta, imbarazzante se non patetica inconsistenza artistica. Bravo Sigurtà. (Giuseppe Verticchio) Some years ago Luca Sigurtà has been brought to my attention from my Chaindlk-mate/musician Eugenio Maggi aka Crìa Cuervos, Eugenio gave me some of his early releases, later I've bought myself his cdr on Afe records, his cds with Pocket Progressive, Harshcore and so on. We're not writing about a newjack since the guy has an intense touring schedule both alone and with bands like Harshcore or Luminance Ratio, he's also been sharing splits or collaborative efforts with Andy Ortmann, Claudio Rocchetti, To Live and Shave in La, Slicing Grandpa and Fhievel just to name a few. For this second chapter of Fratto9's Microcosmos series Sigurtà has shaped his best work so far, finally enriched by a boombastic production with the aid of Giuseppe Ielasi during the mastering process. This piemontese musician has put together a release that is intriguing, meditative but at the same time relaxing. Always close to the border of ambient music, this crepuscular collection of drones is really inspired, by some means I've been quite surprised during the early listenings and it has to be addressed to the fact Luca has basically worked with weird, noisy, electro-acoustic projects and his live acts, without being exactly "power-noise" oriented, are physical and angular (whatever it means). I think despite the many influences you can perceive here and there the sound of this music is really "american", I mean even if this music sometime may suggest you comparison to Oren Ambarchi, Brendon Labelle or similar artist, Sigurtà stylistically is probably closer to John Wiese or Aaron Dilloway and this' more evident if you have the luck to see one of his shows. (Andrea Ferraris - Chain DLK) |

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Terrapin: Killing HF Harlow (CD 2012 - Fratto9 Under the Sky) Brevissimo album della durata di poco più di 20 minuti, costituito da porzioni di registrazioni live selezionate e opportunamente "riassemblate" senza ulteriori sovraincisioni di sorta. A partire da un "concept" che suggerisce una riflessione sul tema della vivisezione citando (o meglio "uccidendo"…) nel titolo lo storico e crudele vivisettore H.F.Harlow (a quando un secondo capitolo ispirato al "nostro" Silvio Garattini?), la musica si snoda lungo un lugubre percorso dominato da suoni oscuri, profondi e inquietanti, caratterizzato da movimenti lenti e progressivi, a volte scanditi da pulsazioni ritmiche artificiali che dipingono perfettamente l'orrore delle pratiche vivisettive e l'agonia delle vittime di questa abusata, disumana e anacronistica pratica di "sperimentazione" scientifica. Se già a metà degli anni '70 Hans Ruesch nel suo libro "Imperatrica Nuda" condannava tali pratiche denunciandone con argomentazioni inattaccabili anche i pesanti limiti e la sostanziale antiscientificità dei metodi, stupisce ancora di più che a quasi 40 anni di distanza ci si trovi a dover parlare di questo argomento, che una società che si vorrebbe presumere "civile", moralmente e tecnologicamente "avanzata", dovrebbe aver già "archiviato" da tempo. Consoliamoci pensando che è anche "grazie" a ciò che potremo comunque goderci questo ispirato e ben realizzato album di oscura e toccante musica drone-dark-ambient-elettronica-sperimentale, che avrei soltanto desiderato essere di durata un po' più "generosa". (Giuseppe Verticchio) |

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Antikatechon: Chrisma Crucifixorum (CD 2012 - Rage in Eden) [ http://davidedelcol.blogspot.com ] Nuovo secondo, entusiasmante capitolo per il progetto "Antikatechon" di Davide Del Col, pubblicato dalla ben nota e sempre ambiziosa etichetta polacca "Rage in Eden". Sei brani affascinanti ed evocativi di musica tipicamente dark ambient, per una durata totale prossima ad un'ora. Sonorità oscure, sepolcrali, a momenti sinistre, tornano a dipingere paesaggi apocalittici, scorci di antiche rovine, decadenti edifici abbandonati dal tempo, lande desolate avvolte dalla nebbia, orizzonti fumosi dai contorni incerti e indefiniti… E ancora una volta tornano strutture sonore costruite con un abile e articolato utilizzo di possenti loops metallici, onde circolari di morbidi tappeti sintetici, echi di lugubri e indistinguibili voci umane, profondi drones, evocativi e cinematografici rumori d'ambiente, struggenti paesaggi melodici che talora allentano la tensione, ma senza mai regalare un solo attimo di "vera", assoluta quiete e serenità… Non c'è pace né speranza né riscatto nella musica di Antikatechon… Un CD assolutamente imperdibile per chiunque ami viaggiare nell'ombra e nell'oscurità, e negli abissi ancora più reconditi e imprevedibili delle proprie inquietudini interiori. (Giuseppe Verticchio) There were no classic dark ambient albums in Rage In Eden recently, so it's highest time to change it. This time I offer 57 minutes of music in this genre. Very interested album, not dominated only by dark sounds (of course they are present), but they are some kind of base for beautiful, trance melodies. This alternans of melodies and unspecified sounds makes this album to be listen with huge interest. (Rage in Eden - Label Press) |

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Hall of Mirrors: Altered Nights (2xCD 2012 - Malignant) [ http://www.myspace.com/hallofmirrorsonline ] La scena dark ambient italiana sta attraversando un momento quasi irripetibile con numerose uscite di spessore e l'interesse di case discografiche locali ed estere. Sul mercato si riaffacciano anche Andrea Marutti e Giuseppe Verticchio con il superbo terzo capitolo discografico di un progetto che ha superato davvero le aspettative. "Altered Nights" è l'esatto complemento di "Reflections On Black" e "Forgotten Realm" eppure a tratti non sembra nemmeno caratterizzato dalla stessa genesi. L'evoluzione stilistica a cui abbiamo assistito col disco precedente viene stigmatizzata da quattro frammenti sonori di rara bellezza Nel primo le chitarre di Andrea Ferraris e il field recording di Andrea Freschi fanno da magistrale sottofondo al fatale incontro, "The Meeting" appunto, tra i musicisti celebri per Amon e Nimh. "Invocation" e "Magmatic Resonance" mostrano un substrato sonoro ancora più variegato con l'inserimento di khlui - il flauto thailandese - synth, segnali radio ad onda corta, loop minimali ed effetti di vario tipo. Il tutto inserito in un contesto oscuro e diabolico dal quale uscire appare estremamente complicato. Clamorosa la suite presente nel secondo CD che descrive nei minimi particolari un rituale di sequencer, violini, droni selvaggi e field recordings adulti. Da segnalare il contributo di Vestigial, New Risen Throne e Pietro Riparbelli/K11. Se fossi in voi avrei paura della stanza degli specchi. (Lorenzo Becciani "Divine" - Dagheisha) Quattro lunghi brani dall'atmosfera mefistofelica sul primo CD. Uno lunghissimo (oltre i 45 minuti) più sacrale sul secondo. Tornano gli Hall of Mirrors di Andrea Marutti e Giuseppe Verticchio con un'opera che scava ancora una volta tra le immagini che ci tengono svegli la notte: sensazioni di immobilità che aprono porte su scenari apocalittici. Suoni di profondi sintetizzatori analogici, campionamenti di ogni tipo ma anche chitarre e percussioni fusi insieme in respiri che sembrano poter rallentare lo scorrere del tempo. "Altered Nights" va ascoltato di notte, in cuffia, in perfetta solitudine. A dare una mano a Verticchio e Marutti anche Andrea Ferraris, Andrea Freschi, Pietro Riparbelli, New Risen Throne, Vestigial. (Roberto Mandolini - Rockerilla) Tumultuous and hell-ish dronescapes which savagely rising and rumbling from distant supernatural seas. An unique musical signature which reinforce the magnetic potentiality of corrosive-aggressively noisy droning frequencies in usual amorphous bleak soundscapes. Hall of Mirrors is an experimental-subterranean droning project formed by Giuseppe Verticchio (Nimh) and Andrea Marutti (Never Known, Amon, Sil Muir…). Their music is entirely devoted to playful blackened ambient with an intuitive interest for dreamtime ethno-sound ritualism. Hall of Mirrors operates the perfect symbiosis between Giuseppe's unique ability to create entrancing-textured acoustic canvas and Andrea's solid specialization in sonically rumbling dronescapes. The duet is time to time accompanied by musician friends such as The leading thematic and conceptual motives behind these sonorous-cinematic soundscapes are turned to solipsism issues, odd metaphysics from the nature, existential isolationism and to the subliminal dimension of the being. Their first album "Reflections on Black" (Silentes, 2007) delivered a formlessness otherworldly dark ambient panorama in a pure classy vein . "Forgotten Realms" (Silentes, 2009) approached a innovative combination between sonic minimalist electronics, complex and slowly expanding sound textures with an important presence of acoustic instrumentation, their latest encompasses the fields of mantric-archetypal atmospheric epics. The first Chapter of this double album provides what we can consider to be the most colourful-ecstatically visceral dimension of Hall of Mirrors musical universe. This typicall sound imaginary culminates on the heavily tranced-out "Immaterial bodies". A mesmeric track, perfectly orchestrated between monolithic-meditative drone waves, ritual electronic scintillations and windy-crystal like effects which progressively come to the fore. Primordial-Mystical energies are surrounded the listener to enter the supreme astral dimension. The second chapter delivers gorgeously cinematic blackness made of spherical-bass frequencies, processed field recordings, grimy chords and various sound objects. An ultra doomy, brilliantly static and dreamscaping sound odyssey that reminds the best things published in the dark ambient field with something very dense and massive regarding the sound assemblage and more progression regarding the sonorous intensity. Tumultuous and hell-ish dronescapes which savagely rising and rumbling from distant supernatural seas. An unique musical signature which reinforce the magnetic potentiality of corrosive-aggressively noisy droning frequencies in usual amorphous bleak soundscapes. The perfect musical elaboration between Northern textured nocturnal ambient and the Italian facet of death industrialism with ethno-spiritual sound ritualism. Absolutely baffling and unique. (Philippe Blache - Igloomag) |

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Giulio Aldinucci: Tarsia (CD 2012 - Nomadic Kids Republic) [ http://www.giulioaldinucci.com ] Un album di ambient music d'impronta abbastanza tradizionale, che, se non fosse stato pubblicato per la giapponese "Nomadic Kids Republic", avrebbe potuto trovare una perfetta collocazione nella "nostrana" Hic Sunt Leones di Stefano Musso/Alio Die. Costruito attraverso un piacevole e variegato mix di suoni di strumenti acustici, sintetizzatori, voce e field recordings, caratterizzato da suoni morbidi e "fluttuanti" e tempi dilatati, "Tarsia" non cerca evidentemente il suo punto di forza in soluzioni di particolare "immediatezza" o di "impatto", né di tipo dinamico né di tipo più prettamente "emotivo", ma all'opposto si distingue e si apprezza per le sue "quiete" e "discrete" progressioni sonore, tra le cui soffuse trame è possibile cogliere a tratti persino lontani echi di musica cosmica, e semi-sepolte, appena percettibili esigenze "glitch". Molte le influenze che ad un ascolto attento è possibile "scovare" nei sette brani che costituiscono il CD, tutte però elegantemente "sintetizzate" e "incanalate" in un "modello sonoro" unico e perfettamente omogeneo, privo di "spigolosità" o di elementi "fuori controllo", seppure, per contro, inevitabilmente "ripiegato" all'interno di un modello stilistico non certo desueto o imprevedibile. Un album sicuramente valido e ben realizzato, consigliabile in particolar modo agli estimatori di quelle quasi-immutabili sonorità spiccatamente ambient che Brian Eno aveva cominciato a concepire già più di trent'anni fa, e che, pur con le inevitabili "varianti" e "mutazioni", continuano a influenzare tanta parte della musica non-convenziale contemporanea. (Giuseppe Verticchio) ...The aquatic sound of "Castiglione Della Pescaia, Winter 2011" is totally doing it for me right now. The waves crashing over the gorgeous electronic sounds are breathtaking. There's an angelic vibe running through with the occasional choral sounding vocals which make it all a bit heavenly at times. It's not a drone album. It's a beautiful mix of electronics and neoclassicism creating textured ambient soundscapes which sounds effortlessly made (quite a talent) and all the sounds sound natural and organic. Excellent! (Norman Records) |

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Uncodified: Document (CD 2012 - Lisca Records) [ http://www.liscarecords.com ] Meno di venticinque minuti di potenti e ipnotiche aggressioni sonore di derivazione noise/industrial/power electronics, tanto intransigenti, dirette e "genuine" nella loro forma e nel loro "violento" e drammatico incedere quanto, come diretta conseguenza, prive di particolari velleità dal punto di vista della ricerca sperimentale (altri artisti "nostrani" come il compianto Pierpaolo Zoppo/Mauthausen Orchestra o Maurizio Bianchi/M.B. già trent'anni fa concepivano e diffondevano analoghe "deviazioni sonore") nè (men che mai…) di una ricerca di tipo più prettamente "musicale". Difficile descrivere o commentare di più. Semplicemente "prendere o lasciare". Questo è quanto. Consigliato vivamente, ma esclusivamente, a chi, dopo tanti anni, non è ancora completamente "sazio" di prorompente rumore elettronico allo stato quasi puro. (Giuseppe Verticchio) |

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Luciano Maggiore / Francesco Brasini: How to Increase Light in the Ear (CD 2012 - Boring Machines) [ http://www.boringmachines.it ] Nuovo album di Luciano Maggiore e Francesco Brasini, ancora una volta su etichetta Boring Machines. Due lunghe tracce estremamente minimali basate su statici sibili di frequenze acute al limite della "sopportabilità" uditiva con lievi micro-variazioni tonali aggiunte di scricchiolìi digitali pseudorandomici, che solo nella seconda metà del secondo brano si arricchiscono (opportunamente direi…) di più "ricchi", caldi e "drammatici" fondi di drones su basse frequenze… Un CD evidentemente estremo, che, anche a causa della mia personale e "fisiologica" alta sensibilità alle frequenze acute, mi ha costretto ad un ascolto ad un volume ridotto ad un quinto di quello che adotto abitualmente ascoltando i CD. L'associazione "ideale" delle alte frequenze al concetto di luce e luminosità nasce, evidentemente, per contrasto a quella più frequente del buio e dell'oscurità comunemente descritte, dal punto vista "sonoro", attraverso frequenze basse e profonde. Da qui evidentemente il diretto legame tra il titolo dell'album e la musica in esso contenuta. Un album che, pur nella sua estrema essenzialità, è comunque ben strutturato, ben lavorato ed emotivamente coinvolgente, seppure potrà essere apprezzato al meglio soprattutto da chi non "tema" dei continuum ad alta pressione sonora su frequenze "canicide" (passatemi il termine…). Ad ogni modo non replica la "magia" del precedente "Chàsm' Achanès", che sotto ogni punto di vista si attesta decidamente un gradino (o forse due…) al di sopra del presente CD. (Giuseppe Verticchio) |

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Fausto Balbo: Login (CD 2012 - Afe Records) Come i "frequentatori" di Oltre il Suono probabilmente già sanno, la musica basata su suoni di matrice prettamente elettronica non è quella che preferisco. Abitualmente per i miei ascolti ricerco suoni di natura più "organica" e musica che unisca ad una quasi inevitabile presenza di suoni sintetici una sostanziale presenza di materiale sonoro di origine acustica, o, in senso più generale, "naturale". Nonostante questa premessa debbo dire che non ho pregiudizi di sorta, e avendo già avuto occasione di ascoltare, e anche apprezzare, il precedente CD di Fausto Balbo in collaborazione con Andrea Marutti "Detrimental Dialogue", mi sono avvicinato al presente "Login" con grande curiosità… Ebbene, l'impressione che ho avuto, nonostante le mie personali "idiosincrasie" verso alcune sonorità, è stata quella di un album fortemente ispirato, di grande spessore e di grande fascino. Se solo Fausto Balbo riuscisse a "contenere" un po' i massicci inserti di "disturbi elettronici", facendo prevalere gli elementi più "organici", drammatici, anche "melodici" se vogliamo già presenti nella sua musica ma spesso letteralmente "sommersi" tra masse di sibili e ronzìi, sicuramente la sua musica aprirebbe una grossa breccia nel mio cuore. Alcuni giri armonici, di sequencer, linee di basso, alcune strutture e progressioni sono infatti assolutamente straordinarie e toccanti, come ad esempio in "Harvester of Bits", "Virus Scan", o ancora di più nell'esaltante "Hardmysticmeeting", o nella "nostalgica" (per così dire) "camminata con Klaus" della nona traccia, ma non sempre trovano lo "spazio fisico e temporale", l' "aria", la "rilevanza strategica" che meriterebbero; oppure, a volte, vengono "sacrificate" prematuramente a preponderanti miscele elettronico-rumoristiche. Dal punto di vista della curiosità è senz'altro impressionante l'effetto della "zanzara dentro la testa" ottenuto in due tracce attraverso le DPOAE (Distortion Product Otoacustic Emissions), cioè le Emissioni Otoacustiche ben descritte nelle note di copertina, seppure, è necessario dirlo, tali tracce sono evidentemente un mero esperimento sonoro mirato a far provare agli ascoltatori questo curioso e poco conosciuto fenomeno acustico. In sintesi, debbo dire che di fronte a tanta banalità che circola in ambito elettronico-sperimentale, nonostante la mia personale scarsa empatia verso sonorità d'impronta spiccatamente elettronica, la "genuina" e ispirata ricerca "sperimental-emotiva" di Fausto Balbo merita un gran plauso, e questo "Login" rimane una tra le scoperte più interessanti di questo 2012. (Giuseppe Verticchio) Cool experimental sound compositions from Italy's Fausto Balbo. This creative gentleman began making music in the late 1980s and has been pushing the boundaries of sound ever since. "Login" is an intriguing album because it not only presents sound as music...but it also incorporates some very slight musical elements into the equation that give listeners the ability to follow some concrete subtle melodies while their minds are being expanded. The electronics on these tracks combine blips and bleeps reminiscent of early pioneers from the 1970s...while other sounds are most definitely twenty-first century in nature. There's a great deal to take in here in terms of sound and creativity. We can only recommend this to folks who are into far out experimental stuff - this is probably a bit much for folks who simply want something catchy to dance to (heh heh heh...). This fellow is obviously on top of his game and knows how to use technology to his advantage. Eleven bizarre tracks here including "Login", "My Chatroom...My Life...My Distress", "Walkin' With Klaus" and "Will Future Man Develop A Third Ear?". Super smart and inventive music from another dimension... TOP PICK! (Babysue) |

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Day Before Us / Nimh: Under Mournful Horizons (CD 2012 - Rage in Eden) [ http://www.oltreilsuono.com/nimh ] Il presente album "Under Mournful Horizons" è il risultato della combinazione tra due musicisti fortemente ispirati le cui manovre, definite ambient/microtonal underground/cinematic, straripano di suoni romanticamente oscuri derivati dall'azione congiunta tra infinite keys, pianoforte, organo, guitar, sinth, samples, filtraggi vocali, manipolazioni effettate e nebule di field-recordings. Licenziato in veste digipack dalla sempre ottima label Rage In Eden il disco, oltre a raffigurare nell'immagine della propria sleeve tutta la statuaria mestizia concepita dall'occhio fotografico di Oana Marchis "Sabbatnoir", elenca cinque ampie suites dal temperamento depressed-dream ambient la cui premessa prende il titolo di "An Uncertain Dawn", traccia ricolma di acustiche spettrali, valpurgiche, esaltate da partiture d'organo, ignoti rumoreggi e dallo scrosciare della pioggia in sottofondo. "Surrounded By A Moonless Night" è un'esangue sinfonia di pianoforte sommersa da impurità elettroniche, distorsioni, samples vocali e distanti rombi di key, mentre la successiva "In The Court Of A Sorrowful Season" è un ambient electro-acustico che propone malinconiche note di piano circondate da acidificazioni tecnologiche ed arpeggiati riverberi di chitarra nel finale, un bellissimo esempio di paesaggio sonoro che rapisce mente e spirito. L'omonima "Under Mournful Horizons" celebra il titolo dell'album interpretandolo in forma dark-ambient mediante inquiete rarefazioni di field-recording, dissonanze multidimensionali che si riversano nel suono con un voluminoso getto, increspature elettroniche e voci sotterranee, il tutto connesso alle ossessive procedure della tastiera. L'epilogo intitolato "Frozen Gleams Of Eternity" recupera decadenti poemi pianistici le cui orchestrazioni sono erose dal torrenziale sgorgare dei field-recorings e dalla ruvidezza delle alchimie elettroniche provenienti dal nucleo stesso del brano. Opera di autorevole levatura, l'album "Under Mournful Horizons" descrive nello spazio circostante una sorta di vuoto armonico da colmare con il suono delle proprie emozioni, percorrendo immense zone d'ombra per altrettanti istanti durante i quali i pensieri razionali si vetrizzano lasciando fluire esclusivamente prospettive surreali che l'ascoltatore percepirà con tale intensità da restarne stregato. La simultanea cooperazione tra Day Before Us e Nimh genera una commistione di suoni ambient, tossica artificialità ed un tocco di sentimento abbattuto, elementi che si rivelano a fasi alterne struggenti e glaciali. Ne fruiranno i contemplatori del silenzio e dell'immoto, uomini e donne che sanno scandagliare il proprio inconscio carpendone le riflessioni più profonde e spirituali affidandole in seguito alla rallentata corrente di un suono musicalmente ossidato dal quale è impossibile sottrarsi. Questo disco lascerà in essi un segno indelebile. (Massimo Colombo "Maxymox" - Vox Empirea) Le cinque tracce in questione segnano la collaborazione tra Philippe Blache e Giuseppe Verticchio che dimostrano di avere molti elementi in comune pur provenendo da ambienti musicali notevolmente differenti. Da una parte abbiamo Day Before Us, progetto di fresca creazione basato su microtoni di pianoforte e chitarra che si intrecciano con field recordings. Dall'altra Nimh, noto per il suo assiduo lavoro di ricerca in ambito ethnic ambient e l'intesa con Maurizio Bianchi che abbiamo avuto modo di celebrare in passato. "Under Mournful Horizons" nasce dall'unione di queste due personalità producendo materiale dotato di grande organicità eppure sognante quasi fosse uscito agli albori della scena ambient. Quei tempi sono ormai passati ma il progetto riesce a recuperare quell'entusiasmo e quel desiderio di scoprire le potenzialità di una particolare tipologia di suono, certo non destinata alla massa. 'An Uncertain Dawn' rimane ancora abbastanza sul vago e ha il compito di introdurre la visione degli artisti all'ascoltatore. Sono le successive "Surrounded By A Moonless Night" e "In The Court Of A Sorrowful Season" a destare invece sorpresa per un approccio quasi prog alla composizione. Il coraggio di sperimentare strutture di quel tipo si affianca ad una componente ritualistica e cinematica che contribuisce ad arricchire la varietà di elementi offerti. "Frozen Gleams Of Eternity" è come una mano gelida che si poggia sulla vostra spalla nuda all'improvviso. Starà a voi decidere se scansarvi. (Lorenzo Becciani "Divine" - Dagheisha) Suggest the keywords for their music may be "rain", "sorrow", "darkness", and "brief pleasure". "Under Mournful Horizons", released in September 2012 via Rage In Eden Records, is a creation compiled mainly with Day Before Us aka Philippe Blache's sound view of the world, in collaboration with Nimh aka Giuseppe Verticchio. Philippe and I have discussed soundscape together, while his strong intention for dark, meditative ambient music continent has been blowing me away eventually. Their deep, down-tempo, graceful dark ambience reminds me some texture in Ludvig van Beethoven's "Piano Sonata No. 14 in C sharp minor - Moonlight" though I'm not familiar with Classic music scene. And through this work, another gem in the pouring rain can be found ... very surprisingly indeed. Along with Philippe's soundscape under his vast sky fuzz of dark ambience, their play had gone straightforward to sorrowful, mournful, plaintive tone mass. Look at their album sleeve and song titles and we can easily realize what they meant to do. On the other hand, mind you, something pleasant like a dim light or like a small brilliant gem falling into a dark nebula, can be found, I'm sure. Cannot understand which sounds like such a mysterious phenomenon, this album concept or their soundscape itself, but even vaguely, cannot help feeling glad in future of their story. Without myself I've said that what's happening and what an amazing confusion. Quite fascinating the atmosphere especially in the last track "Frozen Gleams of Eternity" should be, dizzy fuzzy rainy noise ensemble will get to be purely crystallized, scape sweetness. The riff, eccentric but simple, constantly knocks our vacant mind, but that repetitive progress with bulky air alteration can inflate our mind with fantasia. Guess their sound stream collective throw "hope" to us despite of appearance. In conclusion, please get drenched in this terrific creation. (Keishiro Maki - Progarchives) |

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Zbeen: Stasis (CD 2012 - Entr'acte/Ripples) [ http://zbeen.wordpress.com ] "Stasis" è il primo CD "stampato" pubblicato da Zbeen, progetto condiviso di Gianluca Favaron ed Ennio Mazzon, che segue il già promettente "K-Frame", un EP in CD-R rilasciato dalla Ripples. Chi già conosce Gianluca Favaron, e in particolare l'altro suo progetto Under the Snow condiviso con Stefano Gentile, troverà nel presente "Stasis" molti elementi in comune, seppure la differenza sostanziale tra i due progetti è data dalla scelta assoluta e incondizionata di utilizzare esclusivamente suoni di origine elettronica e digitale (salvo qualche rara eccezione…), ambito in cui evidentemente anche Ennio Mazzon si trova perfettamente a suo agio. Le progressioni sono sempre lente, "discrete", con qualche momento di maggiore "enfasi" costruita attraverso "accumuli" di maggiori quantità di "strati sonori" in forma di "crescendo"… Il suono è sempre e comunque evidentemente freddo, sintetico, perennemente "scricchiolante", seppure fondi sonori basati su frequenze basse attenuano spesso le "spigolosità elettroniche" restituendo un più "caldo" ed emotivamente "avvolgente" risultato sonoro… La melodia in senso stretto è pressochè del tutto assente, seppure alcuni brevi, accennati, quasi "subliminali" suoni d'impronta più vagamente "musicale" arricchiscono qua e là le glaciali trame sonore… "Stasis" è un album che sicuramente potrà apparire un po' "ostico" a chi ricerchi emozioni "forti" e contenuti sonori d'impronta più "drammatica" e "toccanti" dal punto di vista prettamente emotivo; ma riuscirà invece ad essere sicuramente apprezzato da chi abbia maggiore "dimestichezza" con sonorità più estreme prettamente elettroniche e digitali, grazie anche ad una forma compositiva ben "ponderata" e finemente articolata che, unitamente ad una buona qualità tecnica del suono, rende comunque estremamente "fruibile" e di piacevole ascolto l'intero CD. (Giuseppe Verticchio) "'Stasis" is a human/digital hybrid. Here the sound appears to be rather dark. Melody appears throughout these enigmatic pieces. Tiny snippets of humanity burst form from the calm. Large periods of calm are broken up by these few events. At times it appears reminiscent of something approximating field recordings. Clearly elements of a natural world can be heard coming from far away. Yet the focus is on the human aspect of things from a digital perspective. In other words there is a great deal of distance Zbeen puts between the sound and the natural environment. Neither one is entirely comfortable in the situation. And the sudden impulses are reminders of this tension-fueled sound. Zbeen begins with a wistful melody. "Skyr Stillheten" hovers around. The sound is metallic. At first it resembles a drill. Eventually Zbeen takes this noise and transforms it into an almost extended-carousel tune. In spite of the obvious intense exploration of sound there is playfulness behind it. It is perhaps the closest one can get to a digitally realized inner child. From there Zbeen transforms into ghostly broadcasts. Radio pieces break through the crystal clear surface. Elements of real life break through. Water or an approximation of water weaves its way through. Towards the end it gets particularly harsh in nature. For the closer "Flytende Stillheten" things are much more concentrated. Unlike the opener there is little illusion of a natural world. Rather a take on ONYKO is explored. Behind the harsh tone are atmospheric noises keeping the environment surprising active. While less immediately understood than the first track upon repeated listens it begins to come together. Both pieces require a large degree of deep listening. Multiple listens can result in greater understanding not only of the sound but of one's environment. Stasis teems with life. (Beach Sloth) |

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Enrico Ruggeri / Elio Rosolino Cassarà: Musteri Hinna Föllnu Steina (CD 2012 - Neverlab Avant) Atmosfere tipicamente ambient, strutture compositive scarne, essenziali, appena abbozzate, quasi "minimali"… Sonorità soffuse, ovattate, che in alcune parti, come nella traccia più lunga e più efficace dell'album "Die Dämmerung", ma anche nelle seguenti e altrettanto suggestive "Muto Carme", "Svarti Hringurinn" e "Kobold", si fanno più oscure, fumose, persino inquietanti, vagamente "inquinate" di umori postindustriali, evocando scenari di notturni, sfocati, confusi, decadenti paesaggi suburbani, che riportano alla mente i saliscendi di ascensori e l'alienante moto circolare dei ventilatori delle immagini notturne di "Angel Heart" di Alan Parker, o, cercando riferimenti in ambito prettamente musicale, le analoghe inquiete e oscure trame sonore che già tessevano Jeff Greinke a metà anni '80, con "Cities in Fog", "Over Ruins" e "Moving Climates", o il "nostro" Stefano Musso/Alio Die un lustro più tardi, con "Sit Tibi Terra Levis" e "Introspective". Per il resto il CD si snoda lungo sentieri meno "drammatici" e meno "deep", tra fioche stasi ambientali a tinte tenui arricchite qua e là da flebili e confusi bagliori di melodie di piano appena accennate… Pur non aggiungendo molto di nuovo a quanto già ascoltato e sperimentato negli ultimi trent'anni, questo album di Enrico Ruggeri ed Elio Rosolino Cassarà risulta comunque ben fatto e piacevole da ascoltare, soprattutto laddove si ricerca un più incisivo e "ambizioso" risultato emotivo invece che un più "discreto", ma al tempo stesso anche più anonimo "sottofondo sonoro". (Giuseppe Verticchio) |

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Zbeen: Eigen (CD 2013 - Ripples) [ http://zbeen.wordpress.com ] A brevissima distanza temporale dal precedente "Stasis" Gianluca Favaron ed Ennio Mazzon presentano il loro nuovo nuovo CD "Eigen", pubblicato anch'esso grazie a Ripples Recordings. Sostanzialmente invariata la "formula", una sorta di freddissima, scricchiolante noise-elettronica minimale-astratta che in questo caso si spinge ancora di più nella direzione del rumorismo pseudo-caotico e dell'astrattismo quasi puro, riducendo ad una forma davvero "minima" quella che potremmo definire la "struttura compositiva" dei vari pezzi. Con questo non voglio dire che alla base della realizzazione delle tracce non ci sia una precisa "regia", ma piuttosto che essa appare sempre più, "impalpabile", evanescente, dai contorni quasi indistinguibili… In questa variegata e talvolta apparentemente informe "massa" di sibili, disturbi, fruscìi, scricchiolìi, ronzìi, suoni sintetici, pulsazioni elettroniche, è soltanto verso la metà del quarto brano che, improvvisamente e inaspettatamente, si fa spazio un' incredibile cadenza ritmica metallica posta su un profondo e incisivo drone che, pur "aggredita" nel suo incedere da "disturbi" e rumorismi di varia natura, si evolve drammatica e imponente, dipingendo finalmente un possente "quadro" quasi-musicale, non solo regalando, per tutto il resto del brano, il meglio di quanto sia possibile ascoltare nell'intero CD, ma marcando più in generale un nuovo potenziale punto di partenza per quella che potrebbe essere la nuova, ottima ed "energica" musica del progetto Zbeen se solo i due "artefici" scegliessero in futuro di prediligere forme e sonorità che, pur partendo dalle medesime "radici", mirino a perseguire un più strutturato, coinvolgente, "personale", riconoscibile ed emotivamente toccante "obiettivo sonoro"… (Giuseppe Verticchio) |

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KK Null / Cris X: Proto Planet (CD 2012 - CX Records) Cinque tracce, che in realtà possono considerarsi quasi cinque "movimenti" di un'unica opera, un unico "disegno sonoro"… Una variegata e dinamica gamma di suoni di origine prevalentemente sintetica, soltanto arricchiti, in modo sapiente ed efficace, da fondi di field recordings, occasionali interventi di piano, e dai "discreti" interventi vocali di Yoko Higashi nella seconda traccia del CD. Musica di grande impatto dinamico, costruita con dirompenti, ma mai "disturbanti" o eccessivamente "caotiche" aggressioni elettroniche, pulsazioni, sibili, profondi drones, il tutto aggrovigliato intorno ad un continuo "filo" di tensione emotivo-temporale che coinvolge mantenendo intatta l'attenzione di chi ascolta dall'inizio alla fine… A tratti le atmosfere si fanno opportunamente più "quiete", quasi ambientali, restituendo frammenti di minuti di relativa stasi a contrasto della quale i seguenti interventi più rumoristici appaiono ancora più drammatici, efficaci ed impattanti… Una "arguta" regia sonora, che riesce a donare un senso di "musicalità" ad un materiale in cui è in realtà assolutamente assente qualsiasi elemento prettamente "melodico", fa la differenza sostanziale tra il presente album e altri CD di impronta e "genere" in qualche modo analogo, i quali, spesso molto più carenti sotto questo aspetto, finiscono per risultare decisamente più anonimi, frammentari, inconsistenti, ed emotivamente "sterili". Artista eclettico e lungimirante, Cristiano Luciani, alias Cris X nonchè mente realmente "pensante" dietro l'etichetta CX Records, coglie nel segno con questa collaborazione con il giapponese KK Null, collaborazione importante che segue quella almeno altrettanto significativa con il "nostro" Maurizio Bianchi, che ha già visto la luce in forma di "split" LP nel 2010 sempre attraverso CX Records. (Giuseppe Verticchio) In between dangerously cosmopolitan intellectual quotes that threaten to slightly undermine the essential morality of his sonic art, and liaisons with both historically hyped characters of the Italian industrial vista and truly earnest practitioners of the cult of noise (that's right, I mean Merzbow), Cris X - from Rome - seems to be perfectly aware of where he wants to go. This collaboration with KK Null - still fondly remembered on these shores for Aurora with James Plotkin - is succinctly hard-hitting and handsomely displayed. The close-packed program revolves around meticulous convergen-ces working for the improvement of an electroacoustic storybook which contains several intriguing sketches imbued with baleful abstruseness and supernal bedlam. Five tracks comprising spaced-out drones hardly disarranged by a clever use of electronics, fusillades of ill-mannered encroachments and challenging rhythmic accretions, circumstantially spiced with environmental echoes. Yoko Higashi - or, if you like, hamaYoko - contributes to a track with bewitching whispers and vocalizations. Nothing unendurable could be retrieved from the experience; the music went on in my headphones for four consecutive times and the brain seemed to respond quite well throughout: an excellent sign. The physical edition is limited to 150 CD and 200 vinyl copies, otherwise it's got to be Bandcamp. Your attention is deserved. (Massimo Ricci - Touching Extremis) |

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Ciao Gianluigi... Ho appreso pochi minuti fa la notizia della scomparsa di Gianluigi Gasparetti, ben noto a tutti nell'ambiente musicale in Italia e all'estero come Oöphoi… In passato, per un lungo periodo, io e Gigi ci siamo frequentati, e siamo stati buoni amici, condividendo insieme diverse esperienze… Poi però, come talvolta accade, fra noi ci sono stati dei problemi. Discussioni, contrasti, incomprensioni... fino a che, semplicemente, abbiamo smesso di sentirci e frequentarci… Il nostro pur piccolo e affascinante "universo musicale" non è infatti un regno fatato… E' pur sempre un microcosmo fatto di persone… ognuno con la propria visione delle cose, con le proprie esigenze, i propri punti fermi, le proprie idiosincrasie... Era molti anni fa però… E tanto tempo è passato da allora... Con il tempo cambiano tante cose... e negli ultimi anni più di una volta avevo sentito il desiderio di ricontattarlo, e di provare a ristabilire quel contatto perso tanti anni fa per ragioni che, viste a freddo e con il senno del poi, probabilmente non erano così gravi e "importanti"... Poi però, un po' per pigrizia, un po' per il timore di una possibile reazione negativa, un po' perché ero venuto a conoscenza dei problemi di salute di Gigi e temevo di risultare inopportuno, ho sempre rimandato la cosa a momenti "migliori"... Purtroppo ora so che il tempo è scaduto... Momenti "migliori" non ce ne saranno, e in me rimarrà comunque il rimpianto di non aver provato prima... Al di là di ogni cosa, debbo comunque molto a Gianluigi… Grazie a lui, alla sua rivista Deep Listenings, e alla sua attività come artista e come organizzatore di eventi e concerti a Due Acque, ho avuto la possibilità di conoscere tanta nuova musica e di conoscere anche personalmente tanti artisti e tanti appassionati, con molti dei quali sono tutt'ora in contatto… E' grazie a lui che ho potuto incontrare e talvolta dialogare amichevolmente, seduto ad un tavolino, con artisti del calibro di Steve Roach, Amir Baghiri, Mathias Grassow, Klaus Wiese, Robert Rich, Al Gromer Khan… E' anche grazie al suo incoraggiamento e alle sue positive recensioni dei miei primi album, all'epoca ancora artigianalmente autoprodotti su CD-R, che ho perseverato nel portare avanti le mie allora ancora acerbe "intuizioni sonore", fino a coronare pochi anni dopo il "sogno" di vedere i miei primi "veri" CD pubblicati per Amplexus, quell'etichetta "mitica" sotto la cui sigla molti degli artisti che amavo e che avevo incontrato personalmente a casa di Gianluigi avevano già pubblicato la loro musica... Ovviamente lo stesso Gianluigi già all'epoca aveva un suo doppio, storico CD pubblicato su Amplexus, album che conservo tutt'ora nei miei scaffali, insieme a tanti altri venuti negli anni a seguire, alcuni dei quali registrati dal vivo proprio in quel periodo a casa sua, nel "Kiva", a Due Acque, durante concerti ai quali io e pochi altri fortunati appassionati abbiamo avuto la possibilità di assistere... Altri tempi... altre situazioni… un altro mondo, mi viene da pensare... Tutto questo infatti era già andato definitivamente perduto da un bel pezzo… Ciao Gigi… E se ci incontreremo di nuovo... spero di poter tornare a parlare insieme serenamente come prima che le nostre strade (bruscamente e forse un po' troppo precipitosamente…) si dividessero... Giuseppe |