Pietro Riparbelli/Yannick Franck:

Whinny Muir

(CD 2011 -  Silentes)


[ http://www.silentes.net ]


Sorprendente collaborazione tra Pietro Riparbelli (K11, PT-R) e Yannick Franck (Y.E.R.M.O., Idiosyncrasia), in un album costituito di una sola lunga traccia, costruita attraverso un sapiente e suggestivo lavoro di raccolta, selezione, stratificazione e mixing di suoni; per lo più onde radio, feedbacks, voci, spesso pesantemente trattate e rielaborate con effetti e filtri.  I frammenti più spiccatamente "musicali" che emergono talora tra i suoni solitamente profondi, oscuri, dilatati, spesso violati da "correnti"  fruscianti e distorte, sono rielaborazioni di frammenti sonori del compositore italiano barocco Alessandro Scarlatti (1660-1725). Un continuum sonoro di grande fascino e di grande impatto, in cui i movimenti lenti, progressivi, dalle variazioni talora quasi impercettibili, conducono con grande accortezza ed efficacia da un silenzio quasi assoluto alle più "potenti", devastanti, "aggressioni" dinamiche, talora a base di profonde, pulsanti basse frequenze, talora a base di suoni invece più aspri, saturi e "abrasivi"…  Una nuova, significativa conferma per Pietro Riparbelli; un album sicuramente da non perdere.

(Giuseppe Verticchio)


A single, long, deeply moving, slow and expanded drone-track, built on everchanging sonic masses, low frequencies, strong electric/electronic sounds, field recordings, feedbacks, buzzes, hisses, rough distortions, sunken organ chords, subdued inserts of strings orchestral parts. Alternation of progressive crescendos, ambiental stasis, sudden, dramatic and catching dynamic shocks... An involving and extraordinary "trip" across an obscure sonic path, convincingly assembled in collaborative form by italian Pietro Riparbelli (K11, PT-R) and belgian Yannick Franck (Y.E.R.M.O., Idiosyncrasia).

(Silentes)

Under the Snow:

Delta

(CD 2011 -  Silentes)


[ http://www.silentes.net ]


"Under the Snow" è il nuovo progetto musicale dietro il quale "militano" Stefano Gentile, già "boss" dell'etichetta Silentes nonché ideatore e primo artefice del progetto collaborativo "Maribor", e Gianluca Favaron, metà di Lasik Surgery (progetto condiviso con Pierpaolo Zoppo/Mauthausen Orchestra), di cui abbiamo già recensito due album, uno licenziato dalla stessa Silentes (Cyclo), e un altro, più recente (As One Entity), uscito per Menstrual Recordings. La "ricetta" di Under the Snow appare essere la più libera apertura, seppure in un ambito evidentemente orientato alla sperimentazione elettronica e mirata ad un risultato finale comunque abbastanza "coeso" per sonorità e per intenti, a influenze e sonorità di vario genere, miscelando con disinvoltura ma con indiscutibile efficacia elementi di matrice spiccatamente elettronica e ambient, field recordings ad ampio spettro, campionamenti di voci e canti, scricchiolìi e disturbi di derivazione "quasi" glitch, accennati "bozzetti" melodici, brevi fraseggi di chitarra acustica, loops, rumori concreti; il tutto in un contesto di atmosfere sostanzialmente "quiete" e perennemente sospese, pur non mancando in alcuni casi, come nella splendida ed evocativa quinta traccia, di "spingere" con un po' più decisione verso forme sonore di maggiore impatto, emotivamente più incisive e in un certo senso più "accattivanti"… Nessun "effetto speciale" ovviamente, ma talora anche un semplice, avvolgente, statico seppur "oscillante" drone elettronico con sovrapposti nitidi suoni riverberati di gorgoglìi di acqua e pioggia e distanti tintinnìi metallici ben miscelati, può fare la differenza e "scrollarci" decisamente dalla poltrona… Semplicemente un interessantissimo e ambizioso CD d'esordio.

(Giuseppe Verticchio)


Extended sonic fluxes of synthetic nature mixed with delicate acoustic and electric guitars chords and riffs, crowd noises, indefinite and fading melodic "spots" of unknown origin, feedbacks, echoes, pulsations, vibrations, cracklings, rustling waves in continuous movement… But also sudden pauses, unpredictable and improbable inserts of folk blues radio transmissions, crystal clear water sounds, static, wrapping and dramatic electronic weaves, metallic tickings… An extraordinary range of sounds and atmospheres for this new, challenging and really particular experimental-explorative project by Stefano Gentile and Gianluca Favaron.

(Silentes)

Antikatechon:

Privilegium Martyrii

(CD 2011 - Silentes)


[ http://davidedelcol.blogspot.com ]


Un superbo album di oscura, profonda, in un certo senso "classica" musica dark ambient, contesa tra atmosfere inquietanti, drammatiche, dense e spettrali, e toccanti ed evocative aperture melodiche, raggi di luce, flebili barlumi di speranza…  Passaggi a tratti quasi "sinfonici", seppure mai "pomposi" o ridondanti, "imponenti" nel loro incedere, nei riusciti crescendo, nelle lente e progressive metamorfosi, che talora si dissolvono in statiche, fluttuanti, ipnotiche stasi ambientali, per poi sprofondare in un baleno in claustrofobici, dannati, interminabili tunnel sonori, dominati da potenti substrati di drones, ritmiche meccaniche, colpi metallici riverberati, dalle cui trame emergono indecifrabili, disperati e confusi echi di voci umane, loops di masse metalliche sferraglianti, preludio di una lunga, profonda, tormentata e irreversibile discesa agli inferi… Un album assolutamente straordinario, quasi "epico" per l'efficacia della sua "formula" e del suo impatto emotivo, per un nuovo progetto che vede Davide Del Col, già "titolare" dello storico progetto "Ornament" e attualmente parte essenziale di progetti collaborativi quali  "Molnija Aura" o "Echran", tornare prepotentemente alla ribalta con quelle sonorità e atmosfere marcatamente oscure e "deep" che quasi 15 anni fa avevano caratterizzato le sue prime realizzazioni.   

(Giuseppe Verticchio)


Thick and spectral dark ambient, soaked with soft and flowing pads stratifications, wrapped in deep and penetrating low frequencies spires, enlightened by delicate and touching melodic inserts, profaned by echoes of reverberating metallic noises, clanging chains, circular mechanical movements, waves of indecipherable whispers, distant and suffering human voices... A great debut CD for Antikatechon, a project that showcases Davide Del Col's eclectic personality, already the unique mind of the Ornament project, and keyman of other recent collaborative projects such as Echran and Molnija Aura.

(Silentes)

New Risen Throne:

Loneliness of Hidden Structures

(CD 2011 - Cyclic Law)


[ http://www.stielh.com ]


Quando debbo recensire un nuovo CD di New Risen Throne, il timore è talvolta quello di risultare ripetitivo, di usare sempre le stesse parole, e di non trovare uno "spunto" o un'idea "diversa" e particolare per scrivere qualcosa che nella sostanza non sia estremamente simile a quanto già scritto tante volte in passato… Se da una parte infatti bisogna riconoscere a New Risen Throne il non trascurabile merito di aver  costruito negli anni uno stile musicale personale e inconfondibile, per il genere di suoni e campioni utilizzati, per  la forma compositiva, per il tipo di atmosfere che puntualmente è in grado di ricreare,  d'altra parte quando si ascolta un suo nuovo lavoro si sa già più o meno esattamente cosa ci si deve aspettare; cosicché dopo quasi un decennio di vita di questo progetto, il rischio, per chi ascolta, è quello di emozionarsi ogni volta un pochino di meno… Ad ogni modo non è detto che tutti come me già conoscano da così tanto tempo il progetto New Risen Throne, e non è detto che tutti abbiano già letto o ricordino a memoria le mie precedenti recensioni, quindi non mi asterrò dal descrivere anche il presente  "Loneliness of Hidden Structures" come un suggestivo ed ispirato album di musica tipicamente dark ambient letteralmente sprofondata tra fagocitanti masse di basse frequenze in perenne vibrazione, dalle atmosfere particolarmente lugubri e decadenti, a tratti violata da episodi di quasi marziale eppur dimessa "epicità", e nel caso specifico arricchita da due efficaci "remix" firmati rispettivamente dai ben noti Northaunt e Nordvargr, collocati in scaletta, secondo uno schema sicuramente atipico, non in fondo al CD in forma di "contributi speciali" come ci si aspetterebbe solitamente, ma in modo più indistinto e "occulto" in mezzo a tutti gli altri brani firmati dal solo New Risen Throne. Un album che sicuramente non deluderà i "fan" di uno dei pochi progetti dark-ambient italiani di "vero", indiscutibile e riconosciuto valore internazionale.

(Giuseppe Verticchio)


New full length album by Italy's New Risen Throne which marks a welcomed return to Cyclic Law. "Loneliness Of Hidden Structures" is the latest chapter of a series that began with "Whispers Of The Approaching Wastefulness" (Cyclic Law 2007) and continued on with "Crossing The Withered Regions" (Cold Meat Industry 2009). The first of this series is explained as the annunciation of the end, while the second part was expressing the advent of this end. Now this third chapter speaks of rebirth. Within the caves and ruins left by the destruction, there begins to form the first foundations and structures of a reconstruction that is in turn in constant evolution. The album's track listing is structurally organized in order to evoke that evolution:

1. The echoes of the end that travel through the empty regions ("Into Lungs declining structures", "Echoes from the loss")

2. New forms listening to the "silence" of a new world ("Loneliness", "New Risen Throne", "Lands filled with silence and grief")

3. Structures evolving and coming out from the shadows ("A vision of the hidden", "Breath of growing structures")

Filled with New Risen Throne's now trademark sound of deep cavernous drones, processed voices and percussive moments, this new album is a superb follow up to his now impressive discography. Features exclusive remixes by Nordvargr and Northaunt. Edition of 1000 copies. Enhanced CD with a special Video Clip of the track New Risen Throne (I), comes in a 4 panel A5 folder. 9 Tracks. Running Time 60:00.

(Cyclic Law)

Maribor:

De Immenso

(CD 2011 - Silentes)


[ http://www.silentes.net ]


Aprendo il pregevole packaging mi imbatto in una pagina strappata de "Gli Eroici Furori" di Giordano Bruno e ritorno indietro nel tempo a termini come l'averroismo, il neoplatonismo e il materialismo antico. La pluralità dei mondi che spesso viene evocata nella cultura moderna era già presente nelle sue teorie che lo portarono alla condanna al rogo per mano dell'inquisizione ecclesiastica. Nel tomo in questione il filosofo individuava tre modalità di passioni umane: quella per il sapere, quella per il vissuto concreto e quella per il vissuto speculativo. Quest' ultima è certamente materia di interesse per Stefano Gentile la cui anima «rapita sopra l'orizzonte de gli affetti naturali, vinta da gli alti pensieri, come morta al corpo, aspira ad alto». Suo in concept di "De Immenso" che vede la collaborazione attiva di musicisti come Maurizio Bianchi, Andrea Marutti, Giuseppe Verticchio, Gianluca Favaron e Pierpaolo Zoppo. Alcuni di loro li abbiamo imparati a conoscere su queste pagine per la loro attitudine sperimentale e l'approccio "visivo" delle loro opere. Esclusivamente guidato dal "furore eroico", Maribor ci regala quattro tracce guidate da un "solo" pensiero, un approccio unico e distaccato che travolge l'ascoltatore per ottanta minuti. Un crescendo industrial ambient che conduce fino all'ipnosi pura di "1600".

(Lorenzo Becciani "Divine" - Dagheisha)


Maribor is a throbbing-post-nuclear noisy drone super project founded years ago by Stefano Gentile with the contribution of highly acclaimed artists from the Italian underground industrial movement (Maurizio Bianchi/M.B., Mauthausen Orchestra/Pierpaolo Zoppo, Nimh/Giuseppe Verticchio, Andrea Marutti and Gianluca Favaron). De Immenso is their second offering. This time, the conceptual background seems to be openly related to the universal and philosophical hermeticism of Giordano Bruno, to his dangerous work under the pressure of the hegemonic religious dogma. This album offers to the listener a volcanic and sonorous arcane of bleak crashing noises delicately punctuated by eerie drones and proggy orientated embellishments. This musical procession opens with a dense and buzzing meditative piece covered by hypno-ish circular guitar motives and soft clouds of drones. The second track opens with peaceful repetitive guitar chords, some kind of dreamy tones rapidly followed by an avalanche of field recordings, intrusive black drones. The last minutes contains a dialogue between suspenseful-goth-somnanbulic guitars and rolling crashing noises. Track 3 is a creeped out ambient piece in the pure classy vein of the genre. The last tune is a deep-rumbling heart touching piece mainly built around the guitars and effects. This album follows the path written by the previous Maribor effort but admits much more variations / solid interferencies between the ambient / noisy facets. A thundering-hauntingly bleak industrial musical adventure that can seduce fans of early demonic drones from Lustmord, Atrax Morgue, Sigillum S but also relaxing post-rockin airs from Jasper TX, Tim Hecker.
(Philippe Blache - Progarchives)

Simon Balestrazzi:

The Sky is Full of Kites

(CD 2012 - Boring Machines)


[ http://www.boringmachines.it ]


Caratterizzato da una qualità del suono estremamente nitida e dettagliata, che predispone positivamente all'ascolto fin dai primi minuti, questo album raccoglie tre lunghe tracce dai movimenti lenti, progressivi e dilatati, costruiti con un'infinità di suoni stratificati di diversa origine (elettronica, acustica, suoni concreti…) selezionati e miscelati con  grande gusto e grande cura, tanto da non apparire come il "solito", più o  meno articolato assemblaggio al PC di suoni sparsi e improvvisazioni raccolte e riunite in modo pseudorandomico e molto autoindulgente, ma riesce ad andare "oltre" questo limite che invece molte produzioni odierne d'impronta analoga non riescono a oltrepassare. L'approccio compositivo è probabilmente simile, ma in questo caso una certa esperienza e perizia tecnica, unita alla capacità di "scegliere" suoni non dozzinali, evitando ad esempio  eccessivi "sintetismi elettronici" e onnipresenti e ridondanti scricchiolìi "glitcheggianti",   ricercando un suono generale tanto ricco di elementi diversi quanto "organico" allo stesso tempo nella sua miscela d'insieme, riescono a restituire un risultato notevole e di sicuro fascino. E' comunque nella seconda traccia, "Persistence of Memory", che la musica trova la sua espressione più alta e la sua forma più convincente, grazie sia ad un utilizzo di suoni ancora più particolari, tra i quali emergono alcuni spunti  in qualche modo più "musicali", quasi-melodici  e "caratterizzanti", sia ad una forma compositiva più finemente strutturata ed emotivamente coinvolgente, che restituisce un efficace senso di "progressione", continuità e "tensione" sicuramente più marcato rispetto alle altre tracce, dipingendo una sorta di "mantra" elettroacustico dai connotati fortemente ipnotici ed evocativi.

(Giuseppe Verticchio)

VipCancro:

Tropico

(CD 2010 - Lisca Records)


[ http://www.liscarecords.com ]


Recupero fuori tempo massimo un CD che imperdonabilmente ho lasciato "giacere" nel dimenticatoio davvero per troppo tempo, scusandomi sinceramente con chi, dopo avermi inviato il presente "Tropico", non ha avuto (se memoria non mi inganna) alcuna risposta da parte mia… Talvolta si fanno errori di valutazione... magari un CD arriva sfortunatamente in un periodo "sbagliato", e un ascolto un po' poco "concentrato" può restituire un'impressione fuorviante. Così si può commettere l'errore di sottovalutarlo, e dimenticarlo sugli scaffali per lungo tempo fino al giorno in cui, quasi per caso, si nota il dorsetto di quel CD di cui si è persa memoria, lo si inserisce nel lettore con curiosità, e ci si rende conto dell'imperdonabile errore. Cerco quindi di "riparare" ora, recensendo finalmente questo "Tropico" dei VipCancro, una formazione che vede Andrea Borghi al basso, Filippo Ciavoli Cortelli alla manipolazioni di nastri e percussioni, Alberto Picchi alle "macchine"  elettroniche, e Nicola Quiriconi alla voce. Sei tracce di sperimentazioni sonore oscure e profonde, "vibranti", inquietanti e cariche di tensione, costruite con lente e progressive stratificazioni di sprofondati drones, suoni elettrici, feedbacks e sibili elettronici, infiniti delay; arricchite di suggestivi campioni vocali pesantemente trattati, ronziìi, aggressioni di suoni metallici più aspri e sferraglianti, pulsazioni, indefinite masse sonore in progressivo accumulo e in continua, organica  metamorfosi; talora forgiate in forma più "quieta", silenziosa e quasi-ambientale, pur trattandosi in ogni caso di un silenzio "inquieto", "pesante", perennemente carico di un senso di angoscia e rassegnata disperazione. Monolitico e perennemente cangiante al tempo stesso, articolato e vario nelle sonorità, ma al tempo stesso perfettamente omogeneo ed uniforme nella forma e nella sostanza, davvero mi riesce inspiegabile comprendere come possa essermi "sfuggito", più di un anno fa, il valore di questo CD, che per qualità tecnica e "spessore" artistico si attesta decisamente molto al di sopra della media delle produzioni che ho avuto modo di ascoltare negli ultimi anni. Spero soltanto che gli autori possano perdonarmi questa incredibile "svista"…

(Giuseppe Verticchio)


Tuscan improvising quartet VipCancro are an intriguing new prospect who produce, on this their third album, a scything cacophony of abrasive drones, gurgling atmospherics and squealing distractions. Making nice use of the sounds they have available to them the four players have produced a deeply unsettling body of work with a delightfully cloying and claustrophobic post-industrial ambience.
There's a commonality of sound and feel to the 6 tracks that make up this album but at no point do you get the feel that they are short of ideas or flailing. The music is tightly controlled and very nicely paced. It's isn't going to set the world on fire with it's innovations or it's deviations but it's a solid piece of work that I've returned to several times over the last week.

(Ian Holloway - Wonderful Wooden Reasons)

Candor Chasma:

Rings

(CD 2012 - Old Europa Cafè)


[ candorchasma3@gmail.com ]


Una delle ragioni per cui solitamente non mi entusiasmo davanti ai lavori di natura prettamente elettronica è dovuta al fatto che molto spesso la qualità sonora molto "ad effetto", dinamica, cristallina e "impattante" dei suoni elettronici prende il sopravvento sul resto, relegando a ruolo secondario gli aspetti più prettamente "compositivi" e soprattutto "emotivi" che invece considero assolutamente essenziali e imprescindibili per la messa a punto e la buona riuscita di un qualsiasi album. Allo stesso tempo è inoltre fin troppo frequente l'abuso di "effetti speciali" che potevano impressionare trenta o ancora venti anni fa, ma che ormai, dal mio punto di vista, dovrebbero essere di quasi esclusivo ausilio alla produzione di fondi sonori per film o documentari di carattere fanta-scientifico e simili. Parlo dei classici Filtri-Apri-E-Chiudi, siluranti onde a base di pitch-bend, "rimbalzanti" delay magari associati a imbarazzante effetto di auto panning o rotary speaker, voci dis-umane "robottizate" e così via… Tornando al presente "Rings" di Candor Chasma, progetto di Corrado Altieri e Simon Balestrazzi, c'è da dire che l'album rivela fin dai primi minuti di ascolto la sua natura di album d'impronta spiccatamente elettronica, costruito quindi con un ricco "arsenale" di apparecchiature elettroniche (sintetizzatori, effetti, modulatori e quant'altro…) e utilizzando le più "classiche" soluzioni e sonorità di matrice sintetica (sibili, ronzìi, pulsazioni su frequenze basse, onde radio, voci trattate e così via). Nonostante tutto il gran pregio di "Rings" è che pur attingendo a piene mani alle più "classiche" sonorità e soluzioni adottate da decenni di musica elettronica, riesce a "controllarne" con grande sensibilità e "misura" il risultato e l'effetto finale, grazie anche ad una particolare attenzione al processo compositivo, all'aspetto più prettamente "emotivo", e ad una scelta di suoni equilibrata e sostanzialmente priva delle più comuni ingenuità/banalità che troppo spesso affliggono la musica di natura spiccatamente elettronica. Un album quindi che "centra" l'obiettivo, senza "avvitarsi"  in inconsistenti, troppo disinvolte e poco ambiziose sinteticità, sicuramente consigliato in particolare agli appassionati di musica elettronica che non ricerchino soltanto delle accattivanti "collezioni" di impattanti e cristallini suoni sintetici dalla sostanziale mediocrità, se non pochezza artistica e compositiva.

(Giuseppe Verticchio)


Candor Chasma is the new electronic Italian duo of Corrado Altieri (Monosonik, Uncodified) and Simon Balestrazzi (T.A.C., Dream Weapon Ritual). The band name comes from outer space (Candor Chasma is one of the largest canyons in the Valles Marineris canyon system on Mars) and their debut album is a 5-part hallucinogenic voyage inside analogue whirls, multilayered textures made of tapes and white noise, psychedelic frequencies and cerebral ambient-noise. With the duo rewrites and revises old school industrial, creating contemporary hypnotic atmospheres and up to date power-electronics explosions yet making full reference to the experimental side of the grey area.

For sure a project that will appeal to all the fans of good old-school sounds.

(Old Europa Cafè)

Luca Mauri, Francesco Giannico, Matteo Uggeri:

Pagetos

(CD 2012 - Boring Machines)


[ http://www.boringmachines.it ]


Atmosfere "dolci", quiete e crepuscolari… Elaborati assemblaggi e stratificazioni di suoni morbidi, dilatati e profondamente effettati di chitarra elettrica, rumori concreti e field recordings, tracce sonore di discrete presenze umane, vibranti campioni di corde di violoncello, lunghe, sussurrate e riverberate note di tromba… Frammenti di melodie di pianoforte, tintinnìi di wind chimes, cembali e altri metalli, onde di rainstick, imprevedibili e indecifrabili disturbi e interferenze di imprecisa origine… Affreschi sonori color pastello dai contorni evanescenti, a momenti quasi astratti, dalla forma e dagli equilibri compositivi sfuggenti e precari… Un suono generale pulito, dettagliato, nitido, caldo e avvolgente, in apparente contrasto con i titoli delle tracce e le immagini "glaciali" dell'artwork, che valorizza la qualità dei vari elementi e dell'album nel suo insieme,  costruito, mixato e masterizzato con evidente perizia e attenzione per gli aspetti più puramente "tecnici". Una collaborazione riuscita, per un album molto equilibrato, "misurato", piacevole e "facile" da ascoltare; un' altra valida, curata e significativa produzione ad opera di una delle più interessanti etichette italiane in ambito sperimentale/drone/dark/ambient.

(Giuseppe Verticchio)

M.B. & M.O.:

Spiritual Noises

(CD 2012 - Old Europa Cafè)


[ http://www.oldeuropacafe.com ]


Se è vero che già trent'anni fa lo stesso Maurizio Bianchi incoraggiava Pierpaolo Zoppo/Mauthausen Orchestra a portare avanti quelle sue prime ed estreme devastazioni sonore che nei primi anni '80 iniziarono a prendere forma su nastri pubblicati in tirature limitatissime dall'etichetta industrial/power electronics "Aquilifer Sodality", non è certo un caso che a distanza di tanto tempo, dopo che i percorsi dei due Maestri del Rumore sono tornati per un periodo a viaggiare su binari paralleli, sia giunto finalmente il momento di uno storico, inevitabile e imprescindibile "incontro". Un "incontro sonoro" che ha visto finalmente la luce in forma di CD collaborativo, prontamente pubblicato da Old Europa Cafè, intitolato "Spiritual Noises". E' passato tantissimo tempo, come dicevo, da quando i due, agli esordi della loro lunga e coraggiosa carriera artistica, armeggiavano esclusivamente con nastri e arcaici apparati di registrazione per concepire e plasmare con pochissimi rudimentali elementi la musica più devastante e intransigente che orecchio umano potesse ascoltare e che mente umana potesse anche soltanto immaginare... Ora tempi, strumenti e metodi sono in parte cambiati, eppure l'impatto, sia sonoro che emotivo, che la la Nuova Musica di Maurizio Bianchi e Pierpaolo Zoppo per la prima volta insieme è in grado di sprigionare è ancora enorme…  E così il "mix" delle "antiche rivoluzioni sonore", "metalli moderni" e "onde futuristiche" di Maurizio Bianchi citate come strumentazione nelle note di copertina, unite ai suoni di sintetizzatori, effetti e altri rumori forniti da Pierpaolo Zoppo appare di un'efficacia sconvolgente e di un'attualità inimmaginabile… Cinque tracce in cui rumorismi più o meno estremi, correnti elettriche, loops, suoni di synth e campionamenti di varia origine si uniscono in un' energica e coinvolgente sinfonia di elementi, restituendo emozioni "antiche" attraverso nuove e più elaborate soluzioni. Inevitabile menzionare l'abile e ultimo (in ordine temporale) artefice di questo riuscito e perfettamente calibrato connubio di suoni, Gianluca Favaron (doverosamente citato anche tra le note di copertina, già collaboratore di Pierpaolo Zoppo nel progetto comune "Lasik Surgery"),  il quale ha di fatto dato forma concreta e definitiva ai singoli brani e all'intero album utilizzando le basi originali fornite dai due protagonisti, miscelandole, elaborandole, e sviluppando la struttura dei "flussi" sonori  così come è possibile ascoltare nel CD in versione definitiva. Confezione in elegante digipack bianco con scritte luminescenti.  Semplicemente imperdibile.   

(Giuseppe Verticchio)   

Under the Snow:

The Other Room

(CD 2012 -  Silentes)


[ http://www.silentes.net ]


Nuova uscita, sempre in "casa" Silentes,  per il progetto "Under the Snow" di Stefano Gentile e Gianluca Favaron. Questa volta l'album si articola in sette tracce, ognuna delle quali descrive una differente "stanza". La musica appare ancora una volta costituita di suoni, elementi e progressioni molto "minimali", seppure in realtà il substrato sonoro è sempre molto "ricco" di fondi, suoni armonici e frequenze "di riempimento" che, grazie anche all'ottimo lavoro di mastering di Giuseppe Ielesi che ha certamente valorizzato il tutto, restituiscono per contro atmosfere molto "avvolgenti", calde e profonde…  Oltre a drones, sibili, ronzìi, abbondanti field recordings, e suoni più prettamente elettronici, la presenza di corde di chitarra elaborate ed inserite in varia guisa estende la gamma delle sonorità, andando ad aggiungere opportunamente e nella giusta "misura" elementi melodici o comunque di maggiore "musicalità" senza i quali l'album sarebbe risultato senz'altro più "anonimo" e "freddo" in termini di impatto emotivo… Un lavoro interessante e consigliabile a tutti, offerto peraltro in una elegante confezione in cartoncino, e in una perfettamente attinente veste grafica.

(Giuseppe Verticchio)


Seven "rooms" described through the visual essentiality of sober and linear photographic images in black and white, and through sonorities just as essential based on whispered and discrete synthesis, often bordering on silence, violated by occasional harshness, chimes of plucked strings, hissings, cracklings, electrical tensions, gurgles and digital creaks... An intimate and introspective path, through long and deserted corridors, entering spacious and bright rooms surrounded by white large walls, walking on reflective polished floors, cold and aseptic just like the sounds that Gianluca Favaron and Stefano Gentile chose to ideally fill with vibrations their spaces and architectural forms... A limited edition of 300 hand-numbered copies in cartonsleeve. Each copy contains a different slide.

(Silentes)

Nimh:

This Crying Era

(LP 2012 - Synästhesie Schallplatten)


[ http://www.oltreilsuono.com/nimh ]


Roma ed i suoi angoli bui, molti più di quanti si sia disposti a credere. Eccovi un nuovo elemento sul quale iniziare uno studio approfondito, partendo da questo commovente debutto che segna la nascita della Synästhesie Schallplatten, nuova etichetta indipendente romana dedita al suono ambient, drone ed industrial cui fa capo Matèo Montero, dj dal gusto sopraffino e cultore di musica contemplativa. A firmare il tutto troviamo Giuseppe Verticchio, anima eretica di un'Italia sconosciuta attraverso il suo pseudonimo Nimh. Un musicista legato alla scena drones/industrial che nasconde proprio nel nostro paese i segreti migliori, all'attivo qualcosa come una ventina di album ed altrettante collaborazioni, scritti e visioni. This Crying Era, un titolo che da solo vale ogni superfluo tentativo di spiegazione e che riflette non tanto un opinabile visione della società quanto un analisi introspettiva dello stesso artista che in questi sei brani pubblicati esclusivamente su vinile mette a fuoco una serie di istantanee notturne da vivere in completo isolamento. L'isolamento è proprio la chiave di lettura del disco, che nel centro della notte sembra liberare i profumi e le sensazioni migliori. E' grigio il colore dell'iniziale "This Crying Era", un lungo movimento noise a grana sottile che sembra farci sorvolare le rovine post belliche di qualche straziato centro abitato, dove rimangono udibili solo lontani echi metallici. E' grave anche la melodia che entra dopo il lungo meditare, il suono del piano di Philippe Blache è etereo, una candida suonata che vorrebbe portar sollievo alla cruda realtà vissuta nei primi minuti. Il secondo brano viene a chiarire la natura dell'ambientazione, "Streets Of Teheran" è il titolo che serve a renderci tutto più chiaro, fissando un focus sulla capitale Iraniana sempre al centro dell'attenzione per le difficoltà sociali che il regime di Ahmadinejad infligge da decenni. Il brano è di una bellezza struggente, una composizione di fields recordings tra voci, elicotteri, camion, automobili ed altri veicoli che ci trasportano proprio nella cruda realtà delle strade della capitale. Un approccio riflessivo è quantomeno necessario per entrare dentro la forza del brano, una testimonianza che in qualche modo diventa diretta e che sembra voler denunciare le difficoltà di un popolo che conosce la violenza fin troppo bene."The Thanandar's Room" prosegue nel viaggio increspandosi in un suono forte e penetrante, un brano la cui potenza potrebbe togliervi la pelle, un ruggito soffocato e circoscritto in questa stanza non precisamente identificata che sembra voglia gridare ma è in qualche modo impaurita e frenata. "Dark Earth" scivola di nascosto nel sottosuolo, una serie di note che ricreano un'ambientazione cinematica di forte intensità sempre immerse in un ribollente background sporco ed apparentemente tranquillo. "A Liquid Nightmare" parte con una registrazione di quello che sembra un documentario medico/scientifico che sfuma pian piano in una zona oscura con le pareti di metallo. Un flusso compatto e potente che assorbe completamente l'ascoltatore trascinandolo in un viaggio privo di melodia se non negli attimi finali. Atmosfera che continuano nei corrosivi drones della conclusiva "The Garden Of Loneliness" un lunghissimo corridoio pervaso da punte d'acido, tuoni ovattati e dalla stridula chitarra manipolata, accompagnando l'uscita di un disco che è prima di tutto uno studio interiore oltre che un alto momento musicale da vivere lontani da ogni terreno disturbo.

(Ivo D'Antoni - Electronique.it)


Nimh is an avant-garde deep ambient industrial electronic project formed by the multi-instrumentalist and sound designer Giuseppe Verticchio. Nimh has evolved on the territories of truly ecstatic-drone ambient music since the 90s with a vast catalogue of releases published on various independent labels such as Afe, Silentes, Eibon Records. Within a much more sonic industrial direction, Nimh has published complex, intricate releases in collaboration with pioneers of electronic-noise music (Mauthausen Orchestra, Maurizio Bianchi). After a series of innovative releases (The Missing Tapes, Travel Diary etc.) which admit self-reflexive use of acoustic instruments and turned to ethno-ritual droning music, Nimh is back from the roots of blackened ambient music. This Crying Era clearly announces the colour with psycho-acoustic and deeply moving dark ambiences in a pure classy sounding form. This LP provides a stunning assemblage of rumbling drones, ghostly like melodic textures, background noises. A sweeping dark melancholia and an isolationist splendour prevail all along the album. The droning aesthetism seems to be focused on doomscape laments and frozen- neurotic sounds. The albums starts with the otherworldly and metaphysical "Crying Era," an atmospheric epic tune which slowly emerges from a charged catalogue of bleak electronic noises. The leading melodious theme provides hauntingly mysterious and beautiful eerie lines taken from processed piano textures. An incredible touching and languid piece which carries on the more conceptual, cinematic but still deeply immersive "Streets of Teheran." This soundscape features environmental sound geologies, acousmatic-drone metallic sequences. Typical sound realms followed by Nimh in the latest releases. "The Thanandar's Room" is a breathtaking and amazingly oppressive ambience made of sustained buzzing phrases and resonating bleak interferences. A mesmeric dronescaping synthesized piece. The Side B provides burgeoning droney-aesthetic sound tapestries, made of harsh noises, doom-like ambiences and sinister guitar vibes. Very reminiscent to Giuseppe Verticchio's collaborative works with Andrea Marutti (notably the first release of Hall of Mirrors entitled Reflections on Black). This Crying Era is a gorgeously cinematic and ominously bewitching album that will ravish fans of the most uncompromising facet of the dark ambient genre (masterful works from Lustmord, Raison d'être, Never Known…). Absolutely recommended for beginners in Nimh's dark ambient and mystical droning minimalism.

(Philippe Blache - Igloo Magazine)



Alberto Boccardi:

Alberto Boccardi

(CD 2012 - Fratto9 Under the Sky)


[ http://www.fratto9.com ]


Articolata, illuminata e illuminante proposta musicale in disinvolto quanto efficace e originale equilibrio tra ricerca sperimentale, elettronica, rumorismi, quiete ed ipnotiche stasi ambientali, sonorità hi tech, discreti inserti melodici, dirompenti linee di basso, parti di batteria, pulsanti e trainanti "crescendo", suggestivi suoni liquidi di chitarra elettrica arricchiti di marcati delay, improvvise ed imprevedibili "esplosioni" dinamiche…  Convincente album solista d'esordio per Alberto Boccardi, apprezzabile sia per la quantità e l'originalità delle idee, che nascono anche da un ampio e intelligente abbinamento di sorgenti sonore di tipo eterogeneo (qui non siamo certo nel campo della "solita" musica elettronico-sperimentale realizzata soltanto con un laptop, qualche software audio e campioni sonori "rubacchiati" qua e là sulla rete…), sia per la cura e l'attenzione nella qualità "tecnica" della realizzazione, sia ancora per una evidente particolare sensibilità nella messa a punto delle singole composizioni, per quanto riguarda le scelta dei "tempi", le dinamiche, i passaggi, le stratificazioni dei suoni… Un risultato finale che quindi è anche emotivamente coinvolgente, e non soltanto un insieme di "bei suoni-ben assemblati" fatti rendere al meglio attraverso un ottimo lavoro di mastering. Per dovere di completezza desidero però fare cenno all'unico elemento che dal mio punto di vista penalizza un quadro d'insieme che altrimenti avrei giudicato assolutamente impeccabile. Parlo della presenza nel secondo e per fortuna brevissimo brano (poco più di un minuto e mezzo di durata) di quell'inserto cantato di Cinzia Delorenzi (la cui voce arricchisce invece di pregio altri due brani del CD) d'impronta estremamente stereotipata e in stile sfacciatamente "retrò". Un eventuale posizionamento a chiusura del CD del medesimo brano avrebbe sicuramente giovato sia alla "fluidità" del percorso sonoro nel suo insieme, evitando un così brusco, estemporaneo e secondo me inopportuno cambio di atmosfera già alla fine della prima coinvolgente traccia, sia al brano cantato stesso, che collocato al termine dell'album avrebbe potuto risultare invece un efficace e imprevedibile  "bozzetto sonoro" di commiato marcatamente e intenzionalmente "fuori contesto". Nulla di "grave" comunque, soltanto una breve e "perdonabile" ingenuità… E in ogni caso… un ottimo CD.

(Giuseppe Verticchio)


I think many of you into unconventional/refined music have already stumbled into this label due to releases like Andrea Marutti, A Spiral or Jelousy Party, but this' a new division of the label and it's focused on musicians and composers with a minimalist, isolationist, electronic electroacoustic, whatever edge. The first release to open the series is Alberto Boccardo, I didn't know that much about him before this cd and even if you can't judge a book by the cover, it's a good debut both for the label and for the musician. Boccardo works on melodic, cinematic textures not too far from Ben Frost, Tim Hacker or music in the likes, even if I can assure you guitar is not is main element in most of the tracks, it looks like he's a guitarist (by the way who's not a guitarist in 2012?!). Even if this' a collection of "compositions", the ambient-electronic influence in many of the track is always pulsing underneath, this is not exactly electronic music and there's no intention to be filed under this category but as I've said I think the genre is overshadowing this work. I'm sure many critics will be complaining about some passages including the use of the soft melodic female vocals in the second track, but I totally approve the end result and you know why? Because despite the intensity e the phatos of the music, Boccardo managed to maintain a light touch there so if you're looking from some isolationist-post industrial heaviness stay away. Thumbs up to this young guy.

(Andrea Ferraris - Chain DLK)

Luca Sigurtà:

Bliss

(CD 2012 - Fratto9 Under the Sky)


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Trovandomi tra le mani questo CD, e scorrendo gli anni passati con la memoria (oltre che leggendo le note biografiche dell'autore) mi rendo conto che, escludendo progetti collaborativi e piccole produzioni artigianali/amatoriali (CD-R, cassette…) il presente "Bliss" sembrerebbe di fatto il primo CD solista stampato e pubblicato di Luca Sigurtà. Una "tappa" importante quindi, paradossalmente una sorta di "esordio", oltre che un tardivo ma doveroso riconoscimento per un artista che conosco già da molti anni, e che probabilmente fui tra i primi a scoprire  e recensire proprio tra le pagine di "Oltre il Suono" già dai tempi delle sue prime sperimentazioni sonore ("Complesso Momento Negativo", "Sinusoidale Desiderio Informatico", "Triplice Scansione Temporale"…). E' passato molto tempo da allora, e avvicinandomi a questo CD con grande curiosità scopro con piacere che le forti "asperità" caratterizzanti il suo trascorso musicale, anche relativamente recente, sembrerebbero ormai ben "limate" a finalmente alle spalle. La frammentarietà estrema, i "pesanti" rumorismi elettronici, gli scricchiolìi "glitcheggianti" spesso abbastanza sterili e almeno in parte gratuiti che hanno caratterizzato ampia parte della musica cosiddetta "sperimentale" dell'ultimo decennio e che avevano influenzato in una certa misura anche la musica di Sigurtà sembrerebbero finalmente essere "usciti di scena", per lasciare posto a miscele sonore molto più "sobrie", profonde, emotivamente coinvolgenti, e strutturalmente più "costruite", coese, "compiute", più elaborate ed efficaci. Le cinque tracce, prive di nome, che costituiscono il presente CD, sono costituite fondamentalmente da miscele di field recordings, rumori concreti, drones, onde sintetiche, e altri suoni di probabile origine elettronica comunque ben "misurati" e mai invadenti o comunque eccessivi; il tutto arricchito da occasionali, suggestivi e delicati "tocchi" melodici. Cinque "affreschi" di musica "discreta" dalle tinte color pastello, per suggerire nel loro insieme atmosfere crepuscolari, paesaggi di ambienti statici, dai contorni confusi, morbidi, evanescenti, all'interno dei quali si percepiscono comunque lenti,  svogliati, talvolta quasi ipnotici e surreali movimenti di distanti e quasi indistinguibili presenze umane…  Davvero un bell'album, di profonda, raffinata e allo stesso tempo abbastanza "tradizionale" musica ambient, intesa però nel senso più "alto" della definizione di un genere musicale che troppo spesso è purtroppo "bistrattato", e visto con distacco e sufficienza da molti ottusi sostenitori di quella presunta "musica sperimentale" che il più delle volte consta invece di accozzaglie di suoni e rumori vari mal assemblati e di assoluta, imbarazzante se non patetica inconsistenza artistica. Bravo Sigurtà.

(Giuseppe Verticchio)


Some years ago Luca Sigurtà has been brought to my attention from my Chaindlk-mate/musician Eugenio Maggi aka Crìa Cuervos, Eugenio gave me some of his early releases, later I've bought myself his cdr on Afe records, his cds with Pocket Progressive, Harshcore and so on. We're not writing about a newjack since the guy has an intense touring schedule both alone and with bands like Harshcore or Luminance Ratio, he's also been sharing splits or collaborative efforts with Andy Ortmann, Claudio Rocchetti, To Live and Shave in La, Slicing Grandpa and Fhievel just to name a few. For this second chapter of Fratto9's Microcosmos series Sigurtà has shaped his best work so far, finally enriched by a boombastic production with the aid of Giuseppe Ielasi during the mastering process. This piemontese musician has put together a release that is intriguing, meditative but at the same time relaxing. Always close to the border of ambient music, this crepuscular collection of drones is really inspired, by some means I've been quite surprised during the early listenings and it has to be addressed to the fact Luca has basically worked with weird, noisy, electro-acoustic projects and his live acts, without being exactly "power-noise" oriented, are physical and angular (whatever it means). I think despite the many influences you can perceive here and there the sound of this music is really "american", I mean even if this music sometime may suggest you comparison to Oren Ambarchi, Brendon Labelle or similar artist, Sigurtà stylistically is probably closer to John Wiese or Aaron Dilloway and this' more evident if you have the luck to see one of his shows.

(Andrea Ferraris - Chain DLK)

Terrapin:

Killing HF Harlow

(CD 2012 - Fratto9 Under the Sky)


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Brevissimo album della durata di poco più di 20 minuti, costituito da porzioni di registrazioni live  selezionate e opportunamente "riassemblate" senza ulteriori sovraincisioni di sorta. A partire da un "concept" che suggerisce una riflessione sul tema della vivisezione citando (o meglio "uccidendo"…) nel titolo lo storico e crudele vivisettore H.F.Harlow (a quando un secondo capitolo ispirato al "nostro" Silvio Garattini?), la musica si snoda lungo un lugubre percorso dominato da suoni oscuri, profondi e inquietanti, caratterizzato da movimenti lenti e progressivi, a volte scanditi da pulsazioni ritmiche artificiali che dipingono perfettamente l'orrore delle pratiche vivisettive e l'agonia delle vittime di questa abusata, disumana e anacronistica pratica di "sperimentazione" scientifica. Se già a metà degli anni '70 Hans Ruesch nel suo libro "Imperatrica Nuda" condannava tali pratiche denunciandone con argomentazioni inattaccabili anche i pesanti limiti e la sostanziale antiscientificità dei metodi, stupisce ancora di più che a quasi 40 anni di distanza ci si trovi a dover parlare di questo argomento, che una società che si vorrebbe presumere "civile", moralmente e tecnologicamente "avanzata", dovrebbe aver già "archiviato" da tempo. Consoliamoci pensando che è anche "grazie" a ciò che potremo comunque goderci questo ispirato e ben realizzato album di oscura e toccante musica drone-dark-ambient-elettronica-sperimentale, che avrei soltanto desiderato essere di durata un po' più "generosa".

(Giuseppe Verticchio)