Gianluca Favaron:

Equivalent XI

(CD 2014 - 13)


[ http://13.silentes.it ]


Come in molti altri suoi CD, in solo o collaborativi e sotto diverse sigle, ancora una volta in questo "Equivalent XI" Gianluca Favaron affronta la "materia" rumore.

E anche stavolta non parliamo di "rumore" pesante e "industriale", ma dei suoi piuttosto "consueti", e noti per chi segue l'artista, collages elettroacustici piuttosto minimali, costruiti per lo più con brevi frammenti sonori in vario modo assemblati e stratificati.

Nonostante le analogia con alcune produzioni passate, c'è da dire però che in questo caso specifico Favaron ha "attinto" prevalentemente a frammenti di origine acustica, rumori concreti, spesso messi in ciclo e accoppiati tra loro occupando spazio opposto nel panorama stereofonico, ricreando con pochi suoni elementari, ma con grande efficacia, l'effetto di improbabili architetture meccaniche in movimento, ed evocando l'immagine di più piccole macchine, indefinite strutture e ingranaggi immaginari dal moto ipnotico, circolare e ossessivo.

In alcune tracce il moto meccanico si dissolve in più astratti, "pacati" e decomposti "dialoghi" tra suoni e rumori di medesima origine ma diversamente elaborati. 

Undici tracce e breve durata, poco superiore ai 30 minuti, per questo singolare, un po' "inquietante"  e davvero "enigmatico" lavoro di Gianluca Favaron, "audacemente" rilasciato dalla label "13", una "derivata" della più nota "Silentes" di Stefano Gentile.       

(Giuseppe Verticchio)

Cris X / Keiko Higuchi:

Melt

(CD 2014 - Musik Atlach)


[ http://www.crisx.net ]


Album di pregevole fattura, in cui la fusione tra la voce di Keiko Higuchi, ora più suadente, ora più incisiva, ora più "sofferta", addirittura quasi "blues" come nella seconda traccia del CD, lega perfettamente con le atmosfere profondamente evocative, sospese, a tratti quasi "sognanti", a tratti più "drammatiche" o progressivamente trasfigurate in una forma che suggerisce oscuri e inquietanti scorci urbani notturni, elaborate da Cristiano Luciani utilizzando morbide e ben calibrate miscele di drones, field recordings, suoni elettronici, nonché cembali e slide guitar.

I tasti del pianoforte di Keiko Higuchi sono spesso appena sfiorati, quasi accarezzati… le sequenze di note appaiono delicate, fragili, quasi timidamente "sussurrate", come nel timore di infrangere la "magia" di quella perfetta fusione con i substrati offerti al contempo da Cris X attraverso felici abbinamenti e articolati "incastri" sonori.

Così anche la voce, sempre perfettamente controllata, "misurata", anche laddove si mostra un po' più energica in primo piano, ma senza mai avere la "pretesa" di elevarsi a soggetto assoluto, senza mai sentire la necessità di "esibire", di "osare" più di quanto strettamente necessario affinchè la delicata alchimia sonora rimanga perfettamente integra, efficace ed equilibrata.

Un album splendido, raffinato, poetico, perfettamente costruito, che "trasporta", evoca, lascia sognare, immaginare, e che fa pensare… 

(Giuseppe Verticchio)

Mare di Dirac:

Tupilaq

(CD 2014 - Greytone)


[ http://www.greytone.eu ]


Cinque tracce, per quasi 40 minuti di "processioni sonore" oscure, rituali e coinvolgenti, egregiamente costruite dal progetto "Mare di Dirac", attraverso l'utilizzo di strumentazione molto varia e di diversa origine (quindi fonti elettroniche ma anche percussioni, didgeridoo, organo da chiesa, trombe marine, ciotole tibetane, voce…) impreziosite dalla partecipazione del bravo e ben noto percussionista Paolo Sanna (gong e waterphone in "Umlat") e di Mauro Sambo (sax soprano e contrabbasso in "Thecomposition").

Album molto d'atmosfera, caratterizzato peraltro da un suono estremamente dettagliato, tanto cristallino quanto profondo, che sorprende e "cattura" al primo ascolto, stilisticamente in bilico tra ritual-drone-ambient, sperimentazione, improvvisazione elettroacustica, ma perfettamente omogeneo e ben convogliato lungo un suggestivo percorso sonoro dai contorni solidi e ben definiti, costruito passo dopo passo, traccia dopo traccia, istante dopo istante, con grande efficacia, misura, perizia ed inventiva.

Tra voci confuse, bisbiglii, stridori e tintinnii metallici, echi di strumenti a fiato, cadenze ritmiche cerimoniali, rumori concreti, gorgoglii, drones profondi e riverberati, "Tupilaq" celebra l'Oscurità nella sua forma più suggestiva, lugubre e inquieta, senza però ricorrere alla "solite" e abusate soluzioni che caratterizzano tanta musica in qualche modo "dark-oriented".   

Un ottimo CD rilasciato e "firmato" dalla italiana Greytone.

(Giuseppe Verticchio)

One Sound Duo:

The Way Becoming

(CD 2014 - Tide)


[ http://www.oltreilsuono.com/claudioricciardi ]


Dopo qualche anno di silenzio, e alcuni interessanti lavori autoprodotti su CD-R realizzati tutti tra il 2013 e il 2014, Claudio Ricciardi (già membro in passato di formazioni quali Prima Materia, Handance, Timelines) stavolta insieme all'amico/musicista Orlando Lostumbo (anch'egli ex membro di Handance e tutt'ora componente dei Cosmogram) realizza come "One Sound Duo" questo nuovo CD pubblicato attraverso Tide Edizioni. Se negli anni passati Claudio Ricciardi è stato noto soprattutto per le sue varie attività ruotanti "intorno" al didjeridoo (con album pubblicati, esibizioni dal vivo, pubblicazione di uno dei primi e fondamentali libri in lingua italiana sull'argomento, costruzione dello strumento in vari materiali…), negli ultimi anni, grazie soprattutto all'acquisizione di specifiche competenze nell'ambito dell'audio editing e del montaggio/mixing al PC, ha notevolmente ampliato il suo raggio d'azione, realizzando, oltre ai già citati CD-R in solo, questo nuovo e affascinante album collaborativo. Otto tracce di difficile collocazione stilistica, dove comunque i riferimenti più significativi possono essere colti nella musica ambient, intesa in senso lato, e nella musica di matrice etnico/rituale.

Così mentre i brani "Kindred Spirits on the Sea" e il seguente "Becoming Way" rimangono abbastanza "sospesi", tra "discrete" melodie di disco armonico, rumore di onde marine, morbidi accompagnamenti e melodie di sintetizzatore, "grappoli" di note di basso elettrico e contrabbasso, il successivo "Basho's Hermitage" punta in una direzione spiccatamente rituale, descrivendo, attraverso voci recitanti, cori, percussioni, e inserti elettronici, una sorta di ipnotico e coinvolgente cerimoniale.     

"Terrestrial Core" vira in altra direzione ancora, abbinando il suono "quieto" e aritmico del didgeridoo di Claudio Ricciardi a substrati e inserti spiccatamente elettronici: quasi cinque minuti di pura "stasi" "dronico-elettronica".

In "Jumping Fifth" tornano di nuovo protagoniste le melodie metalliche e riverberate del disco armonico di Claudio Ricciardi abbinate alle pulsanti sequenze ritmiche di basso elettrico e contrabbasso di Orlando Lostumbo. Sul fondo ancora fondi di synth, ma il brano assume connotati improvvisamente più "incisivi" laddove inaspettatamente entra in primo piano una "prepotente" melodia di organo.

Segue "The Voice in the Room". La voce (canto armonico), la stanza e le note di chitarra sono quelle di Claudio Ricciardi, così come il trattamento della medesima sorgente sonora, talvolta stratificata su più piani, mentre ulteriori, "sommesse" elaborazioni e l'aggiunta di suoni elettronici di arricchimento sono evidentemente ad opera di Orlando Lostumbo.

"Lovers" vede l'accostamento di delicate sequenze di piano digitale, disco armonico, "morbidi" fondi sintetici, gocciolii d'acqua… Sei minuti di pure, quiete e sospese atmosfere ambientali…     

"The Cave" si addentra invece in antri cupi e sotterranei, dipingendo attraverso profondi drones, campionamenti di rumori naturali e suoni di synth atmosfere oscure, inquietanti ed evocative, concludendo con grande efficacia questo lungo e variegato "viaggio sonoro".

Non perdete di vista questa formazione: per l'inverno sono in programma esibizioni live cui consiglio vivamente di non mancare.

(Giuseppe Verticchio)


To produce and compose music in the very moment of its execution: in a sense, One Sound Duo was born thus, by letting a time made of silences and sounds free to flow, until a music happens, like a sudden answer to some question. There is no time to think, no arrangement before; one's own instrument becomes the expression of the self, of individual history, listening to many years, many sounds. The way becoming is a path that initially leads nowhere, with no fixed intentions; it creates itself in the very moment one travels through it. Even mistakes are unpredictable elements introducing to new directions, helping to find new solutions.  The presence of the Other, the hearing of the Other, the positive and comfortable sound produced by the Other, leads to travel through the same path more than once; it is not a repetition but a new way towards new solutions, before coming back to silence; a freedom of expression that finds in itself the limits of its own path. Spacedrum and double bass, two instruments so far apart for their acoustics, look for a fusion into one sound; they ask questions and propose solutions. The first belongs to the grouping of the handpans: it is a melodic metal percussion that puts the rhythm into play with a scale of notes, and that, in the range of its limitations, permits a harmonic discovery on which the second, the bass belonging to the grouping of the stringed instruments, inserts itself with its deep notes; they fuse together, as in a blacksmith melting, linking quality of notes, pauses of silence, manifold leaps of other harmonic intervals.

Later, the compositions blend with electronic sounds and field recordings; thanks to reverberations and several other effects, they create the illusion of a wider sound, becoming once again something else. It is an always-moving arrangement that, even without any staff, travels through, enters into, and goes beyond electronics. A non-rational way that originates from and rests on that vital energy accompanying every one of us since our birth. Pauses are inside, silence at the end.

(Tide - Label Press)

Enten Hitti:

La Solitudine del Sole

(CD 2011 - Hic Sunt Leones)


[ entenhitti@gmail.com ]


E' un bel po' di tempo che non mi capita di ascoltare e recensire materiale della Hic Sunt Leones, e così l'aver ricevuto il presente CD degli Enten Hitti (Pierangelo Pandiscia e Gino Ape) unitamente al più recente "Fino alla Fine della Notte" è stato un piacere particolare.

Infatti dopo un periodo di lunga "assuefazione", durante il quale ho ascoltato e recensito decine di CD HSL (Alio Die, Zeit, Aglaia, Saffron Wood, Sola Translatio…) mentre, non lo nascondo, andava progressivamente scemando anche il mio entusiasmo per pubblicazioni che, per quanto sempre ben curate e interessanti, apparivano alle mie orecchie troppo simili tra loro e poco "caratterizzate", poi per alcuni anni non ho più seguito altrettanto assiduamente l'attività dell'etichetta.   

E dopo un lungo periodo di "astinenza", per così dire, l' ascolto di "La Solitudine del Sole" mi ha piacevolmente ricondotto lungo quei "sentieri musicali"  tipici della Hic Sunt Leones, sempre in bilico tra stasi meditative, progressioni etnico rituali, suggestioni sciamaniche, reminescenze di cerimonie ancestrali… 

Già dopo pochi minuti di ascolto, caratterizzati da coinvolgenti stratificazioni di canto armonico e rintocchi metallici nella prima traccia, e successivamente da suoni di duduk, ocarine, sonagli, flauti, percussioni, sono stato prepotentemente "trasportato" nel passato…

Sia nel passato più "remoto", quello "antico", efficacemente evocato attraverso l'uso combinato di strumenti etnici e "oggetti sonori" che spesso affondano le proprie radici in epoca preistorica e che, in forme magari meno evolute, hanno comunque accompagnato l'uomo sin dalla sua comparsa sulla terra, sia nel passato più recente, quello della seconda metà degli anni '80 / inizio '90, periodo nel quale già tanti artisti, sia italiani (e mi viene in mente Walter Maioli con il suo fantastico "Art of Primitive Sound", o Lorenzo Pierobon con i KU, presente con il suo canto armonico anche nel CD qui recensito, e gli stessi Enten Hitti con il loro "Giant Clowns of the Solar World" uscito nel '96 per la "mitica" etichetta Amplexus) sia stranieri (Coyote Oldman, Jorge Reyes, Tuu, Dik Darnell, Tom Wasinger, Temps Perdu?, Lights in a Fat City, O Yuki Conjugate, John Huling, Rusty Crutcher, ma anche i più noti Steve Roach, Robert Rich, Amir Baghiri…) "inventavano" e affrontavano esperienze sonore analoghe, in forma comunque diversificata e talora "contaminata" da elementi sintetici, ma sostanzialmente simile per intenti e "ispirazione".

Le sette tracce di "La Solitudine del Sole" attingono evidentemente da tutte queste esperienze del passato escludendone le componenti elettroniche, se non per il mero trattamento a livello effettistico delle sorgenti sonore che appaiono essere di esclusiva natura acustica, e si sviluppano in modo omogeneo e coerente, alternando atmosfere ora più statiche, oscure e  "done oriented", a situazioni di maggiore "impatto" e "incisività" , più "trainanti" e dall'incedere   ipnotico-rituale.

Un buon album, che pur non discostandosi molto da quanto già sentito in tanti anni in "casa" Hic Sunt Leones" e in altre etichette del settore, supera senz'altro la "prova del tempo", regalando quasi 45 minuti di musica di matrice etnico-rituale e di atmosfera di grande qualità.

(Giuseppe Verticchio)

Twist of Fate:

Tales from a Parallel Universe

(CD 2014 - GS Productions)


[ http://www.oltreilsuono.com/nimh ]


Al di là di ogni retorica, quello della sperimentazione ambientale è a volte veramente un universo parallelo, non soltanto rispetto a musica in un certo senso più "canonica", ma anche rispetto ai segmenti del suo stesso territorio espressivo che costituiscono "scene" più o meno definite e seguite con attenzione.

Quello di Giuseppe Verticchio, che da anni conduce la propria ricerca sonora sotto l'alias Nimh, è un universo ormai consolidato nella conformazione di un profilo caratterizzato da una pluralità di linguaggi, che negli anni ha lambito la musica industriale e l'isolazionismo, includendo nella propria tavolozza anche elementi etnici ed acustici.

Twist Of Fate è il nuovo progetto intrapreso di recente dal poliedrico artista romano, che lo vede accanto a Daniela Gherardi (violino, effetti, synth) nella narrazione di avventure sonore in grado, appunto, di trasportare in una diversa dimensione. Quella di "Tales From A Parallel Universe" è una dimensione identificata fin dall'inizio come frutto del binomio tra luce e buio ("Lost In Darkness"), nella quale maestose coltri distorsive disegnano atmosfere senz'altro oscure ma spiccatamente ariose, niente affatto opprimenti. A tale breve premessa, il lavoro tiene fede, bilanciando chitarre effettate, field recordings, synth e manipolazioni digitali con il cuore pulsante di una tavolozza sonora dallo spiccato calore umano.

Anche nei passaggi più solitari e increspati ("Under An Electric Sky", "Walking Along The Railway"), ricorre sempre un contenuto in qualche misura morbido ed evocativo, persino romantico, alimentato dal violino della Gherardi che funge ad esempio da mirabile contrappunto dei riverberi della sinfonia elettrica in miniatura "Disclosing An Unexpected Universe" (quasi dieci minuti). La dimensione umana del progetto Twist Of Fate si fa ancor più evidente nelle fragili filigrane arpeggiate di "Footprints In The White Sand" e "Back Pages", fino a sublimarsi nella gentilezza incantata di "A Spring Afternoon Amid The Trees" e nella nostalgia ambientale della conclusiva "Returning Home", un ritorno con i piedi sulla terra, ma con il cuore ancora a mezz'aria, da un itinerario sonoro alieno che sintetizza in maniera pregevole ricerca concettuale e coinvolgente resa espressiva.

(Raffaello Russo - Music Won't Save You)


Quando un artista affermato in un certo ambito si cimenta su territori sonori differenti di solito si parla di sperimentazione o riciclaggio.

In questo caso non è possibile perché se è vero che "Tales From A Parallel Universe" distoglie l'attenzione sulle uscite precedenti di Nimh è altrettanto vero che di sperimentazione qui ce n'è molta poca.

Con i Twist Of Fate, formati insieme alla moglie Daniela Gherardi, Giuseppe Verticchio si è infatti rivolto ad una struttura compositiva più standard con basi di chitarra acustica impreziosite dal violino e sezioni dark ambient costruite su synth e field recordings.

Non viene inoltre riciclato niente. Al contrario alcuni passaggi segnano una lettura mai banale di quello che il panorama shoegaze e post rock ha saputo proporre nell'ultimo decennio.

L'incedere spirituale dei brani crea una sorta di rituale magnetico spezzato talvolta da soluzioni folk semplici ma efficaci.

"Disclosing An Unexpected Universe" e "Walking Along The Railway" spiccano in una scaletta che alterna momenti di luce ed altri in cui la foschia rivela le amene rovine di un castello diroccato oppure un orizzonte nebuloso.

I drone di "Under An Electric Sky" sono a cura di Davide Del Col ed il digipack a è limitato a sole cento copie quindi affrettatevi. 

(Lorenzo Becciani "Divine" - Dagheisha)


Giuseppe Verticchio (aka Nimh) has made a solid reputation in the world of (post) industrial experimentalism with a bunch of well noted releases published on Silentes, Eibon and Rage in Eden.

Structured and developed under the moniker of Nimh his musical production oscillates between abstract droning shimmer, ethno-ritual sound motifs and transcendental noises.

Twist of Fate is his new born project and duet which features the presence of Daniela Gherardi on violin and various electronic effects.

The duo delivers here their first release published on the independent, underground music label and distributor GS Productions. If a few Nimh albums occasionally infused intense melodious vibes in the original sound architecture, this new project brings to the fore the melodic technique around the repetition of small phrases.

However Twist of Fate is not a complete Tabula rasa of previous stylistic experiences acquired as Nimh, we can distinguish and appreciate a certain continuity in a track such as the opening theme with its densely vibrant dark droney air.

The listener progressively navigates through more ethereal, fragile and remarkably dreamy atmospheric pieces built around acoustic guitar's micro-tonal textures and processed electronic sounds.

This album can be largely appreciated as a tremendous guitar ambient release but the result includes much more variety with some delicate melodious interludes which provide to the ensemble an almost minimalist glitch dimension.

"Disclosing an unexpected universe" is an enchanting and enveloping smoothly track with a subtly dark droning line and detached guitar arpeggios, revealing a powerful dreamy cinematic tendency. This is quite a puzzling piece of "sound art." Tracks such as "Footprints in the white sand" or the closing "Returning home" represent the softer sonic facet of this musical adventure with simple and meditatively impressionistic guitar tricks, almost shoegazy and imaginatively conceived instrumental tracks.

Tales From A Parallel Universe is a mysteriously evocative and nostalgic dreamlike ambient album which shows an other original and interesting facet of Giuseppe Verticchio's compositional aptitudes.

Tales From A Parallel Universe is available on GS Productions.

(Philippe Blache - Igloomag)


Enten Hitti:

Fino alla Fine della Notte

(CD 2015 - Hic Sunt Leones)


[ entenhitti@gmail.com ]


Questo nuovo album degli Enten Hitti si propone come una "sintesi" di quanto è solitamente possibile "cogliere" partecipando agli spleeping concert che talvolta usano organizzare.

E in perfetta coerenza con questo intento, il CD si apre infatti con una lunga traccia (Inizia il Viaggio), di circa 20 minuti di durata, che appare quasi come una sorta di rituale iniziatico introduttivo, con il tempo scandito da ipnotici colpi percussivi, accompagnati da stratificazioni di canto armonico, rumori di sonagli, fiati e altri suoni di difficile identificazione.

Esattamente come in un rito sciamanico il brano diventa progressivamente più "intenso" e coinvolgente, gli strati sonori si sovrappongono e si arricchiscono di ulteriori elementi e sfumature, mentre il ritmo accelera conducendo in uno stato di quasi-trance…

Più statico e d'atmosfera il seguente "Nelle Terre di Mezzo", costruito unendo le voci a suggestivi sfondi di strumenti a fiato, rintocchi di piccoli cembali e violino.

Breve il seguente "Canto Solitario", perfettamente descritto dallo stesso titolo (voci di Afra Crudo e Adriana Puleio), mentre nel seguente "Respira" si torna su atmosfere "quiete" e ambientali, tra suoni di ocarine e altri strumenti a fiato tra cui sembrerebbe di distinguere un mouthorgan (Khene o simili), pietre o oggetti di terracotta o ceramica strofinati, e altri rumori concreti.

Quindi "Dentro il Sogno", brano firmato dal grande "ospite" Vincenzo Zitello, che dietro la sua "magica" arpa bardica costruisce tessiture sonore tenui e rarefatte, ben lontane dalle atmosfere del suo "mitico" Kerygma del 1989 (CD che in questo momento ho tra le mani…) e da alcuni suoi lavori successivi (che dovrei tra l'altro approfondire aggiornandomi un po'…), e che, come leggo tra le note, si è anche occupato del delicato lavoro di mastering.   

Una piacevole sorpresa, e un'ottima occasione per tornare ad interessarmi al lavoro di un artista che nel tempo avevo un po' "dimenticato", pur conservando l'antica stima e ricordando con piacere che il suo "Kerygma" è stato uno dei primi CD ad entrare nel mio primo lettore CD Marantz "CD 65 II" circa 25 anni fa…

Segue ancora "Prima dell'Alba", brano dalle atmosfere molto ambient, sempre molto minimali e rarefatte, costruite fondamentalmente attraverso delicate sequenze di note di pianoforte.

Nell'ultima traccia un canto etnico si sviluppa sopra un accompagnamento di strumento a corda, per poi lasciare posto, inaspettatamente, ad un finale strumentale completamente diverso, dove un semplice ma affascinante abbinamento di chitarra acustica e violino conclude tra atmosfere "folk" che non sarebbe male "esplorare" in modo più esteso in un futuro album, magari in un possibile progetto parallelo che metta da parte, almeno temporaneamente, le sonorità prettamente etniche e primitive cui gli Enten Hitti sono, evidentemente, molto legati…

(Giuseppe Verticchio)



Zoloft Evra:

Negative Infliction Pleasure

(CD 2015 - Naked Lunch Records)


[ https://nakedlunchrecords.bandcamp.com/music ]


Progetto fondato nel 2014 da ZC (Macelleria Mobile di Mezzanotte) insieme a Blackfrost e Cold, Zoloft Evra propone, come indicato nelle stesse note di copertina, una "perverse suicidal drone ambient"  music.

Descrizione perfettamente calzante, cui aggiungerei quanto meno il termine "black" per alludere sia alla significativa presenza di suoni di chitarra elettrica distorta che di voci "infernali" in "classico" stile black metal.

Le dinamiche e le atmosfere sono però molto più prossime ad una post-ambient drone music costruita, oltre che con "classici" drones e sintetizzatori, con un uso intelligente di suoni elettrici e abrasivi; e per quanto il tutto appaia abbastanza tetro, "pesante", inquietante, e non certo "di facile ascolto" per così dire, c'è da dire che il risultato, ad un ascolto attento, non è poi né così "ostico" né così "estremo" come il "concept", i titoli, le immagini, e l'impianto grafico potrebbero far presagire.

Siamo infatti ben lontani da certa musica "rumorosa" e inconsistente, tipo rigurgiti di pura musica industrial/power electronics fuori tempo massimo (che certo aveva invece un suo valore, uno suo significato ed una sua valida ragione d'essere a fine anni '70 /inizio anni '80, ai tempi dei primi innovativi e intransigenti esperimenti in tale direzione di artisti come Maurizio Bianchi o Pierpaolo Zoppo/Mauthausen Orchestra…), perché qui la scelta dei suoni, la struttura compositiva delle tracce, e in senso generale la lavorazione del "materiale sonoro" è tutt'altro che rozza e sommaria, e i brani hanno una loro "forma" e una pur sepolta "musicalità" assolutamente estranea ai succitati generi.

Un particolare plauso a Jacopo Fanò, della giovane ma estremamente attiva label "Naked Lunch Records" che con coraggio e ambizione ha scelto di pubblicare un album comunque "difficile" che probabilmente avrebbe avuto difficoltà ad essere collocato altrove, offrendo tra l'altro una "lussuosa" edizione in formato digipack a sei pannelli.

(Giuseppe Verticchio)


The perverse suicidal dark ambient project Zoloft Evra was founded in 2014 by the will of the main figure: ZC (Macelleria Mobile di Mezzanotte, Cronaca Nera) with the intention to create a new musical act focusing on disturbing atmospheric suicidal themes and visuality.

The project was later on joined by COLD (Nocturnal Degrade, Scent of Silence, Der Noir) on guitars and by BLACKFROST (Apolokia, Nordavind, Nostalgya, In Nomine) on vocals.

The music itself reflects the different personalities and background of the three known extreme artists involved in Zoloft Evra, each one through their own perceptions and negative meaning.

(Naked Lunch Records)

Nimh:

Black Silences

(CD 2015 - Naked Lunch Records)


[ http://www.oltreilsuono.com/nimh ]


Reduce dalla stimolante esperienza di Twist Of Fate, Giuseppe Verticchio torna a rivestirsi dell'abituale alias Nimh, ritrovando oltre un'ora di rumorose elucubrazioni chitarristiche, originariamente registrate tra il 2010 e 2011 ma che solo ora vedono la luce. Di luce, tuttavia ve n'è ben poca, a livello di suggestioni nelle tre lunghe tracce di "Black Silences", che fin dal titolo mette ben in chiaro il contenuto del lavoro, che si attesta dalle parti dei recessi più cupi della produzione dell'artista romano.

Due brani di circa diciotto minuti l'uno e la loro ideale sommatoria di trentacinque costituiscono l'itinerario sonoro proposto da Verticchio nel corso di "Black Silences". La prima tappa del suo claustrofobico viaggio attraverso profondità oscure e sinistramente risuonanti è anche quella più maestosa e dotata di snodi compositivi, che si svolgono tra cattedrali di rumore, ronzii e correnti di elettricità statica degne di riconosciuti maestri quali Tim Hecker o Lawrence English, ai quali Verticchio mostra di avere ben poco da invidiare.

L'approccio dell'artista romano è comunque estremamente diretto ed esente da compromessi: lo dimostra appieno il carattere monolitico della sua seconda declinazione del tema portante del lavoro, dall'incedere granitico su iterazioni sferraglianti, pronte a sciogliersi nel soverchiante magma sonoro del movimento finale, nel quale pesanti oscillazioni accompagnano diversi gradi di saturazione dronica.

Al termine del viaggio non c'è luce né ritorno in superficie: solo le frequenze riecheggianti di un silenzio rumoroso, nero come la pece, dal quale le stelle restano distanti, eppure possono ben essere immaginate sulle ali di un suono tanto angoscioso quanto affascinante.

(Raffaello Russo -  Music won't save you)


Newly launched independent label based in Italy Naked Lunch Records is an other fine purveyor of now legendary industrial power electronic acts (Maurizio Bianchi…) and challenging contemporary artists in the field of abstract and noisy drone ambient. It sounds quite natural that Giuseppe Verticchio, mastermind of Nimh found a warm welcome there.

With a quite singular, eclectic and dense musical production that goes from thrilling cinematic calmscapes, to ritualistic looped ambient and post-industrial drone artifacts distributed internationally (Silentes, Eibon, Rage in Eden et al.)

Nimh figures among the uncompromising icons of Italian experimental music. Despite it saw the light quite recently this album has been recorded around 2010/2011. Chronologically it is made of unreleased materials when the project was still signed by Silentes Minimal Editions and turned to its distinctive ethno-ritual sound mappings (Krungthep Archives.)

This new album has a specific charm and flavor in Giuseppe's fruitful musical trajectory. According to me it is without any doubt the most minimalist-drenched drone album of the whole discography. The equipment is reduced to its minimum and simply based on electric guitar chords and various electronic treatments. Each track is composed around a similar stylistic schema. Super distorted drone guitars and abrasive textures are slowly moving and resonate in a rather epic, dramatic and ecstatic style. The sound aesthetics remind me of transcendental noise acts from Troum, the buzzing droned out doomscapes of Expo 70 and the post-rock atmospherics of Tim Hecker.

A relevant and seriously moody noise ambient album where guitar-orientated black noises are melted with foggy and melodiously shimmering fragments. A menacing, harsh, intrusive, nihilist and emotionally disturbing noisescapey experience which is well recommended.

(Philippe Blache - Igloomag)


Dopo una serie di collaborazioni e progetti personali Giuseppe Verticchio riesce a recuperare queste straordinarie registrazioni risalenti al 2010-2011 con le quali il prolifico autore scava nei retaggi più oscuri della sua produzione.

In queste tre lunghe suite l'autore si rivela più cinico che mai nell'affrontare il suo percorso sperimentale che, avvalendosi di pesanti drone e strutture atmosferiche dark ambient, si spinge in territori emotivi inconsueti.

Sfido chiunque infatti ad affermare che la musica di Nimh sia fredda e calcolatrice. E' evidente che le macchine vengano piegate al suo volere secondo uno studio predefinito ma allo stesso tempo 'Black Silences', forse per questo più prossimo a Hall of Mirrors di altri capitoli della sua discografia, lascia il monolite industriale crescere di minuto in minuto seguendo un istinto scevro da condizionamenti. Un po' come se un pittore dipingesse all'alba e si facesse guidare più dal mutamento dei colori che dal paesaggio da riportare su tela.

Il secondo episodio è quello che più travolge l'ascoltatore ma anche le desolanti e claustrofobiche derive degli ultimi dieci minuti del terzo si rivelano un colpo da maestro.

Oltre ad essere destinato ad ottenere maggiore visibilità all'estero rispetto al passato, "Black Silences" permette di riscoprire Nimh alle vette artistiche che lo hanno reso un punto di riferimento assoluto per tutta la scena italiana.

(Lorenzo Becciani  - Suffisso Core)

Ascanio Borga:

Altered States

(CD 2015 - Sonic Boundaries)


[ http://www.ascanioborga.com ]


Dopo diversi CD-R autoprodotti, uno uscito per AFE Records nel 2008, e diversi anni di silenzio, Ascanio Borga torna alla grande con un doppio album, questa volta pubblicato su "vero" supporto CD stampato, realizzato per la sua neonata etichetta "Sonic Boundaries".

"Altered States", questo il titolo, è molto distante dalle sonorità più elaborate, "musicali", di matrice ambient rituale del precedente "Xenomorphic". 

L'esplorazione questa volta ruota tutta intorno ad una chitarra elettrica variamente effettata, con la quale Ascanio affronta un lungo viaggio "dronico", alternando sonorità distorte, a tratti aspre e incisive, masse più "rumorose", ad atmosfere più dilatate, rarefatte, dai movimenti lenti e circolari. 

Dodici tracce (che potremmo quasi definire "movimenti") equamente suddivise in due CD, registrate in diretta, senza aggiunta di sovraincisioni o ulteriori effetti, soltanto rielaborate il minimo indispensabile in fase di mastering, senza alterare la "sostanza" e gli "umori" delle performances originali, ma soltanto valorizzandone timbrica e dinamica per una migliore fruizione su CD.

Le registrazioni, stilisticamente omogenee e ben "organizzate", risalgono tutte al 2010/2011, e quindi ci aspettiamo presto un "seguito" sempre su "Sonic Boundaries", sia che la nuova musica di Ascanio Borga torni a percorrere sentieri così tesi e oscuri, sia che dovesse volgere verso soluzioni "altre".

In tanti anni di attività Ascanio Borga ha dato prova di saper affrontare con pari "destrezza" ed efficacia situazioni sonore anche molto diverse tra loro, quindi qualunque sia la direzione che prenderà la sua nuova musica sicuramente non mancherà di stupire e farsi apprezzare.

Da sottolineare, a margine, l'eccellente confezione di "Altered States" realizzata in "ricco" digipak a sei pennelli.

(Giuseppe Verticchio) 


Nimh:

Circles of the Vain Prayers

(CD 2016 - Rage in Eden)


[ http://www.oltreilsuono.com/nimh ]


Ci sono pochi dubbi sul fatto che Giuseppe Verticchio (Hall of Mirrors, Maribor) stia allargando i propri orizzonti artistici. Con il passare degli anni la sua ricerca sonora lo ha spinto ad incorporare influenze folk e world music in un contesto sperimentale che all'inizio poggiava soltanto sull'elettronica di ambiente.

Le presenti quattro tracce, registrate due anni fa e distribuite anche in una pregevole edizione limitata in legno, rappresentano quanto di più tribale immesso sul mercato da Nimh fino adesso.

L'immagine in copertina è un simbolo legato alla tradizione tibetana ed infatti per l'album sono stati utilizzati strumenti come rattles, khlui, tzeebu, rawap e tombak che fanno parte della cultura asiatica e, oltre al piccolo stato guidato dai monaci, trasportano idealmente in paesi lontani e affascinanti come Thailandia (già narrata nei minimi particolari nello splendido "Krungthep Archives") Iran e Mongolia.

A questa strumentazione si affiancano pianoforte, violino, vari oggetti metallici e l'uso di field recordings ma non sintetizzatori e questa è sicuramente una sorpresa.

"Circles of the Vain Prayers"' vede la presenza di Enrico Verticchio e "Violating the Limits" quella di Claudio Ricciardi, ma è "Touching the End" a marcare il territorio circostante con un crescendo epico in apparente contrasto con le divagazioni rumoristiche di "Black Silences".

Quando infine si arriva a "Srivatsa" l'energia sembra avere preso possesso del nostro corpo e, credenti o non credenti, anime filosofiche o meno, è impossibile non essere trascinati da tanto fervore spirituale. Difficile immaginare dove lo porterà questo percorso ma Giuseppe Verticchio si conferma uno dei pochi musicisti di casa nostra dotato di un tocco unico e di un profilo internazionale spiccato.

(Lorenzo Becciani - Suffisso Core)


For those who are not yet familiar with the work of Giuseppe Verticchio (Nimh), this Rome-based artist has created a handful of ethno-ritual, soothing and ominous industrial drone releases for labels such as Silentes, Eibon and Rage in Eden.

"Circles of the Vain Prayers" appears to be his latest effort to see the light on the martial/industrial/neo-folk label Rage in Eden.

In this new release Nimh reiterates on the entrancing neo-spiritual and mystical direction of his processed and semi acoustic ambient music.

However, contrary to his past albums such as "The Missing Tapes" and "Travel Diary" which also have an inclination for ethnic droning sonographies, this new album reinforces the darkened religious facet with a great corpus of enthralling and vertiginous loops which advocates ritual trance states observable during shamanic ceremonies/catharsis processes and astral voyages.

Based on small repetition of phrases and electronically processed figures of acoustic timbres the music really seems to communicate with some invisible forces and deities from the nature.

Musical comparisons can be found at the same time in the experimental-conceptual music of Henry Flynt, Angus McLise or Lamonte Young as well as in the static dreamy ambient tracks of Rapoon.

The whole thing is enriched by diverse noisy sequences, field recordings and samples. A very sensorial and tripped out hypnotic avant-folk ambient album. An absorbing and vertical listening treat for the ears. Absolutely recommended for fans of blackened looping ambiences.

(Philippe Blache -  Igloomag)

Twist of Fate:

September Winds

(CD 2016 - Oltrelanebbiailmare)


[ http://www.oltreilsuono.com/nimh ]


Non è stato affatto un episodio isolato, nella copiosa produzione di Giuseppe Verticchio, la divagazione in un parallelo universo acustico intrapresa due anni fa insieme a Daniela Gherardi (violino, effetti, synth) nel progetto Twist Of Fate. Come corrispettivo più lieve e arioso delle tenebrose sperimentazioni droniche di Nimh, ecco infatti Verticchio rinsaldare il sodalizio che già aveva prodotto le esili filigrane armoniche di "Tales From A Parallel Universe" (2014) in un nuovo lavoro, che anzi amplifica il sognante respiro bucolico già lasciato intravedere dal duo.

Nelle sette tracce strumentali di "September Winds", l'antitesi tra luce e buio che ancora caratterizzava il predecessore scolora infatti nell'impressionistico naturalismo acustico di pièce ispirate a una serena contemplazione e a un romanticismo che nell'immaginario autunnale suggerito dal titolo e dall'artwork trova manifestazione dal fascino agrodolce. Tutto ruoto intorno al picking gentile di Verticchio, che ricama armonie baciate dai raggi obliqui di un sole di fine estate e sospinte da brezze piacevolmente frizzanti: è la cornice all'interno della quale il duo inscrive quadretti dai colori pastello che evocano solitari paesaggi in penombra (la title track d'apertura e "In Some Lonesome Shadows"), via via pennellate di calde tinte crepuscolari dai dialoghi con il violino e morbide risonanze ("The Colours Are Changing", "In The Light Of Dusk", "A Warm Day In Autumn"), che definiscono un ambiente sonoro ovattato e sognante.

Ben più vicini alle estatiche contemplazioni della countryside che a retaggi neo-folk, i tre quarti d'ora di "September Winds" delineano un itinerario d'ascolto gentile e cristallino che, pur ispirato all'autunno, si attaglia a qualsiasi transizione quotidiana ed emozionale con delicatezza poetica, profondamente empatica.

(Raffaello Russo -  Music won't save you)


Giuseppe Verticchio è Nimh e metà Hall Of Mirrors. Ha pubblicato molti album - anche collaborativi - nel corso degli ultimi quindici anni, ha curato e cura il sito Oltreilsuono, su cui recensisce materiale appartenente allo stesso scenario nel quale agisce. Si occupa inoltre di mastering. Se faccio l'elenco dei suoi editori (Silentes, Malignant, Eibon, Afe…) s'intuisce in modo vago come possa suonare un suo disco, ma l'uomo ha molta esperienza alle spalle, quindi è un po' stupido andare a comporre l'albero delle influenze, dato che stiamo parlando di qualcuno capace allo stesso tempo di lavorare a quattro mani con Mauthausen Orchestra e coltivare una passione per alcune musiche e alcuni strumenti "non occidentali".

A un certo punto del suo percorso Giuseppe ha recuperato la chitarra come strumento per dar forma ai suoi dischi, declinandola in chiave ambientale. Ciò non toglie che, in alcuni casi, la sei corde abbia favorito la presenza di tracce più "suonate" e melodiche, per cui ha senso che di recente abbia messo in piedi questo progetto assieme a Daniela Gherardi (violino, synth, effetti) e deciso di sviluppare una narrazione ancora una volta libera e destrutturata (le sette tracce di September Winds non sono canzoni, ma passeggiate), però in qualche modo più umana e rasserenante. L'artwork, realizzato con fotografie di un bosco illuminato dal sole che forse si sta colorando d'autunno, è lo specchio fedele di quanto andremo poi ad ascoltare: un intreccio di chitarra acustica e non, accompagnato da violino e linee impalpabili di synth, che sembra essere il racconto di una giornata passata in pace a camminare e suonare, lontani dalle scocciature cittadine (verso la fine di tutto, grazie al field recording, l'umanità si ripresenta sotto forma di treno).

Siccome immagino che la parte più "gotica" del pubblico di Nimh abbia a casa qualche disco "neofolk" o "neoclassico", preciso che September Winds non ha nulla a che fare con quei sottogeneri e con quelle scene, non esprime particolari nostalgie per piccoli mondi antichi o ideali di bellezza particolari, perché è molto più terrestre, semplice senza essere banale. Potrebbe essere un disco Gizeh Records, per fare un paragone meno scontato: qualcosa che non è post-rock,  né ambient o folk, ma sta da quelle parti; qualcosa che è poetico, senza però che nessuno se la tiri da poeta.

(Fabrizio Garau -  The New Noise)

Amon:

El Khela Al'Akhdar

(2 CD 2016 - Eibon/Silentes)


[ http://www.eibonrecords.com ]  [ http://store.silentes.it ]


E' passato molto tempo da quando Andrea Marutti "vestiva" i panni di "Amon" quale principale, notturna "creatura" del suo pur multiforme universo musicale…

Non vogliamo dimenticare Never Known, o Spiral… o i tanti altri progetti collaborativi che lo hanno visto partecipe anche in tempi più recenti (Hall of Mirrors, Sil Muir, Molnija Aura, Maribor), ma certo è che per molti anni Andrea Marutti, prima di iniziare a "firmare"  le produzioni con il suo nome reale, è stato per tutti fondamentalmente "Amon".

Amon è un progetto ormai "storico" e di culto, che ha visto luce per la prima volta vent'anni fa esordendo con l'album omonimo, edito da Murder Release, al quale poi sono seguiti altri notevoli album pubblicati per lo più da Eibon (quali "El Khela", "The Legacy"…).

L'ultima volta che il nome "Amon" è comparso su una produzione di materiale nuovo e originale è stato nel 2007 su "Sator" (CD in collaborazione con Nimh uscito sempre per Eibon), e a tutt'oggi non è dato sapere se in futuro ci sarà un vero e proprio "ritorno di Amon" con altro materiale nuovo e inedito…

Intanto, in attesa di un auspicabile ritorno, Eibon e Silentes hanno scelto di pubblicare il presente doppio CD "El Khela Al' Akhdar", che come lascia presagire il titolo è una riedizione ovviamente ampliata e rimasterizzata dell'originale "El Khela" uscito per Eibon nel lontano 1997.

Il primo dei due CD ripropone infatti esattamente il titolo originale, al quale però è stato effettuato un accurato intervento di remastering che, grazie anche alle nuove tecnologie, regala a questo album un dettaglio, una profondità, una nitidezza, presenza e spazialità che non era possibile "cogliere" nell'edizione di quasi venti anni fa.

Nel secondo CD compaiono invece tracce che in realtà "coprono" l'arco temporale di più di un decennio (1995/2006), costituite in gran parte da brani usciti su varie compilation, ma comprendenti anche due brani "prelevati" dal 7'' "Aura" edito da Drone Records nel 1998, uno pubblicato sul primo CD di Amon già citato poco sopra, e due brani inediti.   

Nonostante il materiale del secondo CD non sia stato registrato nello stesso periodo di "El Khela", le sonorità, le atmosfere e le strutture dei brani di questa raccolta sono estremamente omogenee e perfettamente riconducibili, stilisticamente, a quella dark ambient "monolitica", profonda, infinitamente cupa e priva di qualsiasi spiraglio di luce che caratterizzava non solo l'originale "El Khela", ma in senso più generale anche tutta la musica di Amon prodotta negli anni immediatamente precedenti e successivi.

Impossibile e anche poco utile la descrizione nel dettaglio dei singoli brani, in quanto l'opera va "letta" nel suo insieme, trattandosi di una sorta di "continuum sonoro"  basato su stratificazioni di basse frequenze profonde e abissali, nel quale sostanzialmente solo le sfumature, le diverse dinamiche, le sottili variazioni timbriche, le quasi impercettibili variazioni armoniche, fanno la differenza tra una traccia e l'altra.

Una spettacolare e ambiziosa produzione (grazie allo sforzo congiunto di Eibon e Silentes), presentata in una fantastica confezione cartonata, che "copre" il vuoto di questa lunga assenza di Amon, consentendo non solo di riscoprire il vecchio "El Khela" valorizzato dal nuovo lavoro di remastering, ma anche di "godere", nel secondo CD, di un ascolto continuo e "razionalizzato" di tante altre tracce di Amon che altrimenti, disperse in varie compilation e releases di breve durata, non avrebbero probabilmente mai lasciato memoria di sé.

(Giuseppe Verticchio)


20 years after its initial release, Amon's "El Khela" still shines out like a pillar in the dark ambient field.

Mysterious, catacombal, bleak, monumental, cryptic ambience.

This new edition contains a remastered, repackaged and graphically renewed version of "El Khela" + a second CD with rare, unreleased and reworked tracks.

Coproduced with Silentes, "El Khela Al'Akhdar" comes in digisleeve + 2 inner sleeves.

(Eibon/Silentes)

Antikatechon:

I Feel Nothing But Repulsion

(CD 2016 - Rage in Eden)


[ http://davidedelcol.blogspot.it ]


A due anni di distanza dal precedente "Woe is the Reward", Antikatechon torna nuovamente in "casa" Rage in Eden, per rilasciare il suo nuovo album "I Feel Nothing But Repulsion".

Un'opera mastodontica, ambiziosa, quasi 70 minuti di musica, in cui Davide Del Col "scava" a fondo come mai aveva fatto fino ad ora in tutta la sua precedente produzione…

Se alle origini di questo progetto l'opera di Antikatechon si configurava "solamente" come una elegante, ben costruita e ispirata musica di matrice tipicamente dark ambient, basata su strutture ripetitive, e parti melodiche sobrie ma al tempo stesso evocative, con il tempo le strutture e le sonorità sono evolute in direzioni inizialmente imprevedibili, raccogliendo al loro interno elementi di musica industriale, metal, rituale, isolazionista, talora colorate da sfumature quasi "cosmiche"…

Il processo è stato lento e progressivo, e già nel precedente e citato "Woe is the Reward" Antikatechon aveva fatto un notevole "balzo in avanti" in questo senso…

Ma è solo nel presente "I Feel Nothing But Repulsion" che Davide Del Col espande il raggio d'azione a 360 gradi, è solo qui che "apre" tutte le porte, che "scandaglia" gli spazi in ogni direzione, che va a ricercare il dettaglio in ogni dove,  che esplora il suono e le trame con la più sincera brama di conoscenza e il più fine spirito di osservazione….

E' solo qui che nulla è precluso, nulla è scontato, nulla è "codificato" a priori…

E' qui che l'universo sonoro di Antikatechon esplode in tutta la sua (pur talvolta intenzionalmente dimessa) magnificenza, portando a compimento un album che è al tempo stesso uno straordinario punto di arrivo, e un'altrettanto straordinario punto di partenza, per quelle che saranno, nel futuro, le nuove possibili "derive" soniche del progetto Antikatechon.

La quasi "epica" title track, sviluppata intorno a droni elettrici circolari, masse di suoni saturi, fragori metallici, parti ritmiche pulsanti, oceani di distorsioni, e semplici ma evocativi giri melodici di chitarra elettrica, vale da sola l'acquisto del CD…

Senza dimenticare, ad esempio, le suggestioni crepuscolari e "notturne" di "And All My Dreams, Torn Asunder", costruite intorno a toccanti parti di piano di Philippe Blache/ Day Before Us, o il "monolitico" brano introduttivo, "The Epitome of Ingratitude", quasi tredici minuti di oscure e magmatiche stratificazioni sonore in continua, lenta metamorfosi…

Impianto grafico perfettamente in linea con il contenuto musicale, basato su immagini piuttosto inquietanti, in particolare vecchie e degradate foto in bianco e nero con ritratti di donne e bambini (e un gatto…) a cui è stato "abraso" il volto…

Probabilmente il miglior album di Davide Del Col, anche considerando gli altri suoi diversi progetti musicali e le varie precedenti collaborazioni.

(Giuseppe Verticchio)


Working under the moniker of Antikatechon, Davide Del Col has published a number of classic dark ambient releases for Silentes and Rage In Eden.

His musical universe voluntary invites the listeners to travel through deep and eerie soundscaping experiences which profoundly affect our emotions, generate powerful image and vivid metaphors about human finitude, psychic confinement and the otherworld.

This new album entitled "I Feel Nothing but Repulsion" carries on Antikatechon's aesthetics for isolationist soundscapes, bleak noises and darkly industrial musical excursions.

Piano melodic phrases are brought up by the French neoclassic ambient project Day Before Us on one track, while the ethno-ritual and eclectic droning based project Nimh is featured on one epic piece of the album.

This release is beautifully accompanied by enigmatic and ominous photographs of Bactrian Arts.

With its melodious mystical resonances, disembodied guitar drones and nasty noisy incantations "I Feel Nothing but Repulsion" is an essential opus in the post industrial and doom ambient world.

Rage In Eden is pleased to present this new album to the audience.

(Rage in Eden)

Ascanio Borga:

Raw Science

(CD 2016 - Sonic Boundaries)


[ http://www.ascanioborga.com ]


A pochi mesi di distanza dall'uscita del doppio "Altered States". Ascanio Borga torna con il nuovo CD "Raw Science", sempre rilasciato attraverso Sonic Boundaries.

Se dovessi definire in modo sintetico, e per forza di cose riduttivo, il contenuto sonoro di questo nuovo lavoro, parlerei di un album di "elaborazioni droniche".

Detta così il tutto suona molto più semplicistico e banale di quanto invece è possibile "cogliere" dall'ascolto di "Raw Science", un CD che pur mantenendo saldi punti di contatto con il precedente "Altered States", si sviluppa attraverso un approccio compositivo molto diverso (in parte anche descritto nelle note di copertina interne), utilizzando peraltro suoni molto più "ricchi" e "vibranti" caratterizzati da abbondanti e distinguibili componenti armoniche, realizzato con una estrema attenzione al dettaglio, in particolare alla scelta e al trattamento dei suoni e alla messa a punto di un master finale che, valorizzando il materiale sonoro "di base", segna un significativo traguardo anche per quanto riguarda la qualità del suono e il conseguente "impatto"  in fase di ascolto.       

Mettere insieme un'ora di "elaborazioni droniche" potrebbe essere semplice se ci si limita a raccogliere una serie di "drones" sparsi di varia origine e natura (magari recuperati in formato compresso su internet, o ottenuti con dozzinali effetti di stretching audio, o ancora ottenuti giocando con qualche plugin software, magari partendo da un già  "plasticoso" e piatto suono di synth digitale) e poi a metterli insieme con uno dei tanti programmi di montaggio audio, con semplici stratificazioni, incroci, e magari aggiungendo qualche ridondante riverbero che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe fare ancora più "dark" e "profondo"…

Ebbene no… in "Raw Science" non stiamo parlando di nulla (o quasi… posso presumere) di tutto questo…

Il lavoro di Ascanio Borga è completamente diverso.

La scelta dei suoni… la loro timbrica di base… il loro missaggio, le loro metamorfosi, evoluzioni, stratificazioni, elaborazioni, sono tutti elementi ben "ponderati", curati e opportunamente "collocati", mai affidati al caso o concessi a quella diffusa superficialità che ormai vede "normale", per molti, considerare "oscura" o musica "dark ambient" qualsiasi rozzo "agglomerato" di rimbombanti e incontrollate frequenze sotto i 400 Hertz…     

Se siete stanchi di ascoltare musica "drone oriented", perché negli ultimi quindici anni, volente o nolente, ne avete ascoltata in quantità industriale eppure non vi viene in mente neanche un titolo di CD (o di un nuovo artista "dark-ambientale")  davvero significativo che vi è rimasto impresso… "Raw Science" è il CD che fa per voi, e che vi consentirà di fare nuovamente "pace" con un genere di per sé sempre valido ma che per troppo tempo ha subito gli "abusi"  di folte schiere di "finti" manipolatori sonori dalle ambizioni ancora più modeste della loro già inconsistente creatività.

E' difficile soffermarsi a "descrivere" in dettaglio le singole tracce, quattro in tutto, che di fatto "ruotano" intorno a lenti movimenti, crescendo, stasi… costruite con suoni più o meno elettronici (direi "più", ma non in senso negativo perché qui non troverete "effetti speciali" ma solo "elettronica" propriamente detta, quella che, tanto per dire, dà origine al brano "Prima Materia" attraverso progressive "manipolazioni" di un'onda sinusoidale) ma anche, ad esempio,  attraverso l'uso di una chitarra "slide" ben effettata e integrata in grado di arricchire di emozionanti elementi melodici (di probabile "Rich-iana" ispirazione… del resto chi conosce bene Ascanio Borga non può non osservare che l'ombra di Robert Rich spesso "aleggia" sulla sua musica…) substrati più "oscuri" e meno rassicuranti…

Una curiosità… la "Porta Alchemica" che ha ispirato il primo brano (raffigurata anche come disegno all'interno dello splendido digipack a 6 facciate) è quella visitabile a Roma nei giardini di Piazza Vittorio Emanuele…  Se doveste capitare da quelle parti, almeno per curiosità, andate a dargli un'occhiata.

Un CD di Ascanio Borga ai massimi livelli.

(Giuseppe Verticchio)